Thursday 09 February 2012, 05:14

Gli articoli con tag: " referendum "

Lui vuole mandarci a mare, ma al di là del mare c’è Hammamet

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Come Bettino Craxi giusto vent’anni fa, Silvio Berlusconi ha invitato gli italiani ad andare a mare invece di andare a votare per i referendum domenica e lunedì.

Ma al di là del mare, dell’andare al mare… ci sono quattro sì per mandare anche lui ad Hammamet come Bettino Craxi!

I becchini di Genova e… quelli di Pomigliano

Al momento del trasferimento nell’ossario, dopo l’ispezione ventennale, alcuni dipendenti comunali di Staglieno addetti alla tumulazione rubavano denti d’oro, protesi ortopediche in titanio e persino lo zinco delle bare.

Sembra che denti d’oro fossero rivenduti presso un giro di dentisti e reinstallati ai clienti vivi. La direttrice del comune di  Staglieno ha spezzato una lancia a favore di questi impiegati, evidenziando il potenziale abbrutimento psicologico conseguente ad un tipo di lavoro così pesante fatto di confronto quotidiano con la morte senza alcun supporto e senza rotazione del personale.

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Oaxaca: lo stato delle cose dove sarebbe stato sequestrato Davide Casinori

Di fronte al selvaggio assalto da parte di paramilitari ad una carovana di movimenti sociali a San Juan Copala, ripubblico il reportage di fine gennaio da me realizzato a Oaxaca, completamente dimenticata dai media nonostante la repressione non si sia mai fermata. Oggi se ne parla solo perché sarebbe stato sequestrato (notizia poi smentita) un militante italiano e assassinato un finlandese. Fino a quando farà notizia solo il Venezuela e mai il Messico o la Colombia?

OAXACA – Tre anni dopo le grandi proteste dell’Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca (APPO), repressa violentemente dai sicari del governatore del PRI Ulises Ruiz, che causarono più di 20 morti, e con l’intera capitale occupata come in un assedio medievale dall’esercito federale, questo stato meridionale del Messico si approssima alle elezioni del nuovo governatore il prossimo 5 luglio. Ruiz, dopo anni di appropriazioni indebite dalle casse dello Stato, appare ancora più forte tanto a livello locale come nazionale, dove è uno dei simboli del revanscismo priista che punta a tornare a governare il Messico (dopo averlo fatto per 70 anni fino al 2000) approfittando della crisi del PAN di Felipe Calderón. Invece i movimenti social e tutta la sinistra, che continuano a subire una brutale e silenziosa repressione, hanno perso forza e sono divisi tra un’ala dura e un’altra dialogante accusata dalla prima di essersi fatta cooptare e a volte comprare dallo stesso governo. Quello che si vede visitando Oaxaca oggi è una sorta di “meno male che Ulises c’è”.

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Emiliano contro Vendola: continuiamo così, anche nel 2010 ci faremo del male

vendola Fortunati i pugliesi che hanno due ottimi candidati di centrosinistra alle imminenti Regionali.

Sono il sindaco di Bari Michele Emiliano (Partito democratico) e l’attuale presidente della Regione Nichi Vendola (Sinistra e Libertà, o come diavolo si chiama).

Sfortunati i pugliesi che vedranno i nostri baldi candidati scannarsi quasi certamente tra loro nel primo turno e magari facendo vincere le destre senza ballottaggio.

Così lasceranno campo libero alle destre del ministro Raffaele Fitto appena rinviato a giudizio per peculato, concussione, corruzione, falso, abuso d’ufficio e illecito finanziamento ai partiti ma non (e quando lo ha saputo ha festeggiato come Totò Cuffaro come fosse stato prosciolto) per associazione per delinquere.

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Dalla Colombia alla Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Santa Ana de Coro.

Arriviamo da Santa Marta(Colombia) a Maracaibo alle dieci del mattino dopo 12 ore di pulmino anziché 7 a causa del bus che prima si ferma con la batteria scarica e che poi buca una ruota.
Alla frontiera di Maicao non abbiamo nessun problema nonostante in precedenza ci avessero detto il contrario a causa delle tensioni Colombia-Venezuela.

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Con i resistenti in Honduras

p_29_11_2009 Assalti ai media partecipativi e alle associazioni sospettate di favorire il boicottaggio proclamato dalla Resistenza delle elezioni farsa benedette dal Dipartimento di Stato. Mentre in Uruguay, contemporaneamente, le elezioni sono davvero una festa della democrazia in un altro punto della “Patria grande latinoamericana”, l’Honduras, le elezioni sono la fine della democrazia.

Tegucigalpa si sveglia oggi in un’alba tragica nella quale ancora una volta, nella piena logica alla George Bush di esportazione della democrazia, ed esattamente come è avvenuto in Afghanistan, si svolgono “elezioni pur che siano”. Con brogli, senza opposizione, senza osservatori internazionali, mentre si violano i diritti umani. Non importa.

Se qualcuno va a votare, vedremo quanti saranno, allora il simulacro di democrazia è mantenuto anche se ad imporlo sono gli squadroni della morte. Era la filosofia di Donald Rumsfeld e lo rimane per Hillary Clinton.

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L’anniversario della vergogna e le prossime elezioni comunali


Scrivo in queste ultime ore della giornata, non ho potuto farlo prima, per ricordare la grande vergogna del 18 novembre 2007, quando il primo referendum propositivo della storia d’Italia fu boicottato – e fatto fallire – dalla campagna pressante dell’Union Valdôtaine, il partito di governo, che invitava pubblicamente i cittadini a restare a casa, a non andare a votare (un invito sconcertante da parte di un partito che dopo 30 anni ininterrotti alla guida della regione un po’ di senso delle istituzioni dovrebbe aver acquisito).

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Uruguay, la sinistra perde, la sinistra vince

Mujica Con appena 30.000 voti considerati “da revisionare” il quadro delle elezioni parlamentari è praticamente definitivo e dà al Frente Amplio (la coalizione di centro sinistra fondata il 5 febbraio 1971 da Líber Seregni) la maggioranza parlamentare per la seconda volta nella storia del paese.

Se da una parte per la sinistra uruguayana c’è il campanello d’allarme della mancata vittoria al primo turno di Pepe Mujica (47.4%) e la bocciatura del referendum sull’impunità, tali segnali sono controbilanciati dal mantenimento della maggioranza assoluta in parlamento.

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Arfè. La morte non spegne un pensiero fecondo

Spesso, nell’imbarbarimento di quest’anno terribile per la democrazia, mi sono tornati in mente Arfè e le nostre ultime conversazioni nel suo studio.

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Rielezione di Álvaro Uribe: come mai nessun giornale se ne preoccupa?

SantosUribePadilla Il Parlamento colombiano ha approvato martedì la legge che porterà ad un referendum col quale i colombiani decideranno se il Presidente Álvaro Uribe potrà ricandidarsi a Palazzo Nariño.

Chi scrive non è particolarmente turbato dall’idea che Uribe possa ricandidarsi (mi preoccupa di più che venga rieletto) se non che si potrebbe scrivere un intero tomo su irregolarità, brogli, violazioni del codice penale anche nella prima rielezione e sui voti comprati per permetterla che hanno portato in galera il corrotto ma non il corruttore.

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Alfonso Amato, sindaco nel salernitano: nel mio paese è benvenuto chiunque. Le ronde sono "categoricamente vietate".

La decisione è del Comune di Sicignano degli Alburni.
Una cittadina di tremila anime, in provincia di Salerno, in cui però il 10% dei residenti è composto di immigrati.
E che non ci sta alle nuove regole imposte dal Governo col pacchetto sicurezza. "Preso atto – recita l’ordinanza – che il Comune di Sicignano degli Alburni si è sempre distinto per l’assoluta civiltà dei suoi abitanti, non ha bisogno alcuno né di ronde, né di delegare a privati l’imprescindibile funzione di tutela della convivenza civile".

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Fenomenologia di Mario Adinolfi

Ci siamo, tra meno di una settimana si consegnano le firme e l’inferno di queste ore di raccolta sotto i cinquanta gradi che bruciano il fiato sarà concluso. Solo un primo passo, per carità, poi tocca prendere le famose cinquantamila firme per presentare le liste nei 475 collegi, senza cui una candidatura alla segreteria nazionale come la mia praticamente non esiste. Ma c’è tempo fino al 21 settembre. Potrò persino regalare le 48 ore di vacanza a Copenaghen promesse alla mia figlia undicenne. Unico lusso di un’estate al fronte.

Si potrebbe cominciare da qui, da quelle 48 ore di vacanza promesse alla figlia. Da onemoreblog del 24 luglio 2007 dove annunciava la sua candidatura alla segreteria del PD:

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Honduras, il punto della situazione tra gorilla, diplomazia e movimenti

Capture3 Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

Si chiamava Isis Obed Murillo, aveva 19 anni e una faccia da bambino. Lo hanno ammazzato con un colpo alla nuca mentre si allontanava dalle recinzioni dell’aeroporto di Tegucigalpa presidiato da mezzo esercito honduregno armato fino ai denti. Lo ha ammazzato un soldato che, secondo innumerevoli testimonianze, si è inquadrato, ha mirato e ha puntato proprio alla nuca di Isis secondo uno schema che è di tutti i regimi repressivi: colpire per terrorizzare, “shock and awe”.

Con Isis si conta almeno un altro morto, molti feriti con colpi di arma da fuoco, decine di persone picchiate selvaggiamente e un numero imprecisato di arresti che starebbero continuando in queste ore, piena notte in Centroamerica. Oggi però il “Fronte contro il colpo di Stato” è convocato ancora e “chissà – come ci ha detto nella notte P.T. nell’intervista pubblicata in esclusiva – se prevarrà l’indignazione o la paura”.

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Golpe in Honduras: "Orgoglio Bergamasco!"

"Honduras: il golpista che viene da Bergamo".
Inquietante quanto "La spia che venne dal freddo" questo è il titolo del servizio televisivo, agghiacciante, andato in onda nell’edizione di Studio Aperto, il telegiornale di Italia1, del primo luglio a firma di Fabrizio Filippone e Angelo Macchiavello. Il titolo in questione, comunque intrigante, ha però il diritto d’autore a firma di Rocco Cotroneo, che così pubblica il suo pezzo sul Corsera dello stesso giorno.

Nel servizio, della durata di un minuto e mezzo circa, la notizia di esteri che è seconda per gravità tra le cronache del mondo solo alle sommosse in Iran, si tramuta di colpo in una "non notizia", ma piuttosto ad una simpatica rimpatriata, ad un augurio tra paesani, all’elogio di un bergamasco che diventa famoso nel mondo.

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Gianni Minà: Il colpo di stato honduregno, un fiammifero acceso per Obama

gianni_mina Il Manifesto del 2 luglio 2009

Alla fine il golpe militare in Honduras, il secondo paese più povero dell’America latina dopo Haiti, ha finito per nuocere più di tutti, per ora, alla nuova amministrazione Usa del presidente Barack Obama, che è rimasto praticamente con il fiammifero acceso in mano, specie considerando la sua più volte affermata intenzione di cambiare metodi e politica nel continente che, una volta, era “il cortile di casa” degli Stati Uniti.

Perchè è vero che Obama ha condannato il colpo di stato in Honduras, dichiarandosi “seriamente preoccupato per la situazione” e chiedendo “a tutti gli attori politici e sociali di quel povero paese di rispettare lo Stato di diritto”, ed è vero che sulla stessa linea si è espressa anche Hillary Clinton, ministro degli esteri, che ha ribadito  “Sono stati violati i principi democratici”.

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