Wednesday 08 February 2012, 20:23

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Sesso e Fuoco a Piazza San Pietro

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“Un  giorno uno di quei “signori” è venuto a trovarlo, si è denudato una certa parte  del corpo e ha detto: “Dai, brutto frocio negro fammi godere.” Luca non ha risposto a quel “signore” così represso e se n’è andato, è fuggito a Roma dove  l’ho conosciuto nel 1998 in occasione della commemorazione del gay siciliano  Alfredo Ormando, il quale si era dato fuoco con la benzina il 13 gennaio 1997 davanti al sagrato in piazza San Pietro”.

Quanto sopra  è un brano della lettera che mi aveva scritto Peter Boom in merito alla scomparsa di Luca, somalo, giovane, omosessuale: suicidato. Parole in Bianco e Nero le avevo definite. Peter malgrado l’età e gli acciacchi è infaticabile, rimane un gran bel signore, pare n’attore, direbbero al paese e avrebbero ragione, ha fatto anche quello. E Peter mi riscrive per ricordare Alfredo Ormando, concludendo una delle sue ultime lettere in cui  mi sollecitava a scriverne: “Quando c’è di mezzo il Vaticano la gente soffre di uno storico addormentamento. Noi siamo e rimaniamo sulla breccia, un abbraccio, Peter “

I “signori” a cui fa riferimento Peter Boom, non sono quelli che soggiornano al Vaticano, anche se non ce ne sono molte di belle persone in quello Stato. Ma c’è il sovrano dello stesso, Joseph Alois Ratzinger, alias  papa Benedetto XVI,  che ha pontificato oggi ,  non solo su questioni di politica internazionale come l’ambiente, il nucleare e il Medioriente ma anche delle  norme sull’omofobia in discussione in varie sedi, dall’Onu ai singoli Stati,e tornando  all’  “ecologia umana“   dichiara che ci sono  “leggi e progetti che, in nome della lotta contro la discriminazione, colpiscono il fondamento biologico della differenza fra i sessi” e che rappresentano degli “attacchi” all’uomo e all’ambiente”: il Corpo a cui si rivolge,  stavolta non era di Cristo ma Diplomatico.

Alfredo Ormando nella sua ultima lettera autografa scriveva: “Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.”

 

E siccome a Piazza San Pietro il 13 gennaio non ci si può andare, invio in Rete l’invito comunicato presidio ricordo, chiamatelo come vi pare ad esserci a Roma, alle 18,30, il 13 gennaio 2010,Piazza Pio XII, proprio lì accanto piazza San Pietro. Troverete in ordine cronologico quanto intercorso con Peter Boom,un suo articolo del gennaio 2002, la lettera odierna, quella  dove ce lo ricorda, Alfredo Ormando,  anche il giudice  Luigi Tosti, e infine il comunicato dell’ArciGay di Roma.

Non andatevene in pace perchè siamo in guerra, incivile, e portate pazienza. Oggi mentre scrivevo non solo di questo, mi ha accompagnata la pubblicità costante della fedele amica Rai Tre con l’Ostensione Solenne della Sindone a Torino, e il clic da fare su internet per prenotarsi, gratis. In fondo vi chiediamo solo di esserci, come umani, come Persone  Libere.

Doriana Goracci

13 GENNAIO COMMEMORAZIONE DI ALFREDO ORMANDO

Giornata Mondiale per il dialogo tra Religioni e Omosessualità

 

 

ALFREDO ORMANDO

Alfredo Ormando, orfano di padre e ultimogenito di una  famiglia con otto figli di San Cataldo (Sicilia), due anni  di seminario e un tormentato periodo universitario, si è  immolato con la benzina in piazza San Pietro a Roma il 13  gennaio 1998. Sua madre lo aveva sentito la sera prima. Alfredo le aveva telefonato dicendole che si sarebbe recato a Roma per motivi di studio. Gaetano Mangano, l’uomo che gli aveva affittato una stanza a Palermo, l’aveva visto due giorni  prima quando Alfredo gli aveva chiesto in prestito centomila lire.
Una donna che pulisce i gabinetti a piazza San Pietro ha visto Ormando mentre si versava addosso la benzina e poi correva avvolto dalle fiamme verso il centro della piazza. Gli agenti di polizia l’hanno subito soccorso e uno di loro ha anche tentato di spegnere le fiamme usando la propria giacca. Prima di perdere coscienza Alfredo disse: “Non sono neanche stato capace di morire”. Fu trasportato all’ospedale Sant’Eugenio dove morì  dopo dieci giorni di atroce agonia. Le lettere che si era portato appresso non furono pubblicate e la sala stampa del Vaticano rilasciò  un comunicato stampa, dichiarando che Alfredo Ormando non si era suicidato a causa della sua omosessualità  o in protesta contro la chiesa cattolica, ma perchè  aveva problemi in famiglia. Ma, subito dopo la sua morte l’ANSA ricevette le sue lettere con la posta e ne pubblicò  parte.
Ormando aveva inviato da Palermo una copia all’ANSA, prima  di prendere il treno per Roma. Sapeva benissimo che le lettere, una volta nelle mani dei preti, non sarebbero mai  state pubblicate.  Un mese dopo la sua morte (febbraio 1998) ci siamo recati  in nove in piazza San Pietro per porre dei fiori sul luogo dove lui si era bruciato come un bonzo. Arrivò subito la  polizia e ci intimò  di andar via. Avevano l’ordine del Vaticano di far togliere anche i fiori. Io dissi loro che se Gesù  Cristo si fosse trovato sul sagrato della basilica, Lui sarebbe sceso e ci avrebbe abbracciato uno per uno e che quindi il Vaticano aveva dato ancora una volta dimostrazione di essere anticristico. Gli uomini delle Forze dell’Ordine erano visibilmente  commossi e dispiaciuti; avevano visto Ormando bruciare e uno di loro mi disse che anche lui era Siciliano; un altro mi raccontò  che il poliziotto che aveva tentato di  spegnerlo con la propria giacca era ancora sotto shock e  di notte non riusciva a dormire. La piu’ bella pianta la regalai per farla dare a quel  poliziotto per ringraziarlo per la sua buona azione. Nel 1999, sotto una pioggia battente, eravamo di nuovo a San Pietro per commemorare Ormando. Questa volta erano  presenti anche i presidenti Arcigay (Sergio Lo Giudice) e del Mario Mieli (Imma Battaglia). La polizia non poteva  permetterci di entrare sulla piazza e cosi’ decidemmo di deporre i fiori sul suolo italiano, al confine con lo  Stato del Vaticano, una chiara dimostrazione del comportamento anticristico di quello Stato. Anche gli anni passati andò  alla stessa maniera e la Polizia permise la nostra commemorazione.
Peter Boom.

Spero di poter commemorare anch’io, il 22 gennaio prossimo, dinanzi al CSM,  Alfredo Ormando, leggendo in pubblica udienza la sua lettera del Natale  1997, a riprova di uno dei tanti crimini della Chiesa cattolica, che bollerò  per l’ennesima volta come la più grande associazione per delinquere e la più  grande banda di  falsari che sia mai esistita sul pianeta Terra. Saluti
Luigi Tosti

Il 13 c.m. ricorre l’undicesimo anniversario dall’immane sacrificio di Alfredo Ormando e ci sarà (almeno lo voglio sperare) la commemorazione presso il confine con lo stato del Vaticano. Lo Stato Italiano (venduto al Vaticano) non sta facendo niente per sollevare dall’oppressione i milioni di gay, bi- e pan-sessuali italiani. L’anticristica religione cattolica non ha firmato per la depenalizzazione dell’omosessualità proposta presso le Nazioni Unite dalla Francia (Liberté, Egalité, Fraternité) mettendosi di fatto sulle stesse posizioni dei paesi islamici. OMO-, BI_ e PANSESSUALI ITALIANI SVEGLIATEVI, altrimenti Vi cammineranno sopra. Protestate e andate in massa alla commemorazione di Alfredo Ormando (il nostro Jan Palach).
Peter Boom

13 gennaio 2010 Giornata Mondiale per il dialogo tra Religioni e Omosessualità ´UN FIORE PER ALFREDO ORMANDO´ Mercoledì 13 gennaio 2010 | ore 18.30 | Piazza Pio XII (nei pressi di piazza San Pietro) Incontriamoci e portiamo un fiore per non dimenticare, mai. Come ogni anno, la comunità lgbt ricorda Alfredo Ormando, che il 13 gennaio 1998 si tolse la vita dandosi fuoco in piazza San Pietro, in segno di protesta contro l’omofobia vaticana. Fu trasportato all’ospedale Sant’Eugenio dove morì dopo dieci giorni di atroce agonia.   A dodici anni di distanza da quel tragico episodio che scosse profondamente la comunità lesbica e gay internazionale, è importante continuare a riflettere su quel gesto disperato e doloroso. Arcigay promuove ‘un fiore per Ormando’. Portiamo un fiore per commemorarlo, riflettere e non dimenticare, mai.

Lettere dal Carcere di Pavia Settembre 2009

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Allego  il testo da me personalmente trascritto, di due lettere  autografe che mi sono pervenute per posta privata e con mailing list ma che non ho capacità tecnica di allegare e sicuramente qualcuno l’avrà già fatto o lo farà. La prima è la testimonianza dei detenuti della Prima Sezione di Pavia, compagni di cella di Sami Mbarka Ben Garci , l’altra già ieri circolata sulla stampa, parzialmente o integralmente.

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19 Settembre 2009: quale manifestazione ci aspetta?

E’ assolutamente fuori discussione che nel nostro Paese esistano grandi problematiche legate all’informazione o, per essere più precisi, alla disinformazione e all’omologazione del ventennio berlusconiano.

Prendendo in considerazione questo primo e fondamentale elemento, scendere in piazza domenica 19 Settembre (Piazza del Popolo a Roma, dalle ore 16), per partecipare alla manifestazione lancia dalla FNSI in difesa della "libertà di stampa", dovrebbe essere una conseguenza logica e naturale.

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Il Carbone e le Rose con comunicato Ambulante


Accade che a Civitavecchia, noto porto del Mediterraneo, sbarchi ancora il carbone “sicuro”, attraverso gru e camion- altro che stoccato- per rifornire l’Enel, che decide da sola a quale legge fare riferimento per
i limiti emissivi della Centrale a carbone, quello pulito come Marrazzo, che ci ha mandato Rai Tre. Accade anche a Civitavecchia, che un branco di giovanottoni, una ventina, accerchi un ragazzo afghano che vende le
rose nei locali, un clandestino certamente pericoloso per la società e allora lo si spintona, lo si insulta e lo si deruba delle rose e di tutto quello che ha in tasca e fugge, l’afghano.

Ma la notturna amichevole non si ferma e si rompe la vetrina del ristorante, si continua con il saccheggio stavolta di pinte di birra e bottiglie di vino e si mena quì e là e allora un telefonino di vecchia o nuova generazione, prende vita e con il 113 se ne acchiappano due, di diciannove anni, già noti: per gli insulti razzisti e perchè rubano rose?

Intanto scorrazzano navi e fumi, giustizieri fascisti e delinquenti noti. Uno spargimento di veleni e spine che non punge nessuno di coloro che siedono lassù, in alto, a fiatare dalla bocca della Ciminiera, dalla Torre di Controllo, dalla Messa in Sicurezza, dalla sempre più rozza Cabina di Regia: già, il lavoro intenso e comune, continua…

Doriana Goracci
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Comunicato Stampa

Ambulante bengalese picchiato a Fontana di Trevi e mandato in ospedale dagli uomini di Alemanno

Gli avvenimenti accaduti negli ultimi mesi ad Enanul Hoque, cittadino del Bangladesh di 28 anni, rappresentano la trama di una storia di crudeltà, che si manifesta sempre più frequentemente in questo paese.
E’ una vicenda comune di cittadino straniero che il 19 Agosto si reca alla Questura di Roma per presentare la richiesta di asilo, che non viene accettata per l’aver eletto come domicilio la nostra l’associazione.
E’ una vicenda comune di cittadino straniero che per sopravvivere vende souvenir ai tanti turisti, che affollano questa città. Come gli altri giorni, il 5 Novembre Enanul è a Fontana di Trevi a svolgere la vendita
ambulante, con gli oggetti in mano in maniera da non occupare il suolo pubblico. Quel giorno però non sarà come gli altri, perché incontrerà i nuovi sceriffi della città, appositamente addestrati da un “bravo maestro”, ovvero dal Comandante Generale della Polizia Municipale di Roma, Buttarelli, artefice, con l’appoggio dei fascisti, il 17 Gennaio 2008 dell’attacco alla comunità bangladese, con la frase “questi immigrati bisogna mandarli via nel loro paese”.
Enanul viene fermato brutalmente. Caduto, viene trattenuto, calpestato e schiacciato in terra dai piedi di diversi agenti della polizia municipale. I passanti protestano. Qualcuno di loro chiama l’ambulanza. Enanul viene ricoverato all’Ospedale “San Giovanni” per una gamba rotta ed è lì in attesa di un intervento chirurgico. In questo stato, oltre a ricevere il danno, arriva la beffa: viene raggiunto il 6 Novembre in ospedale dalla notifica di una multa amministrativa (tralasciamo che il documento è stato volutamente datato il giorno 5!) e, coerentemente agli insegnamenti del proprio maestro Buttarelli, dalla minaccia “se denunci il fatto ti mando direttamente in Bangladesh”.

Enanul non sapeva che in ospedale si prendessero le impronte digitali, né sapeva che alcuni nuovi sceriffi, in attesa di armarsi di pistola, sono già dei picchiatori nati.
Enanul Hoque sarà una delle persone che parteciperanno il 12 dicembre allo sciopero dei metalmeccanici, per denunciare l’accaduto dei fatti ai lavoratori italiani. Sempre che il Dott. Buttarelli non provvederà anche
ad espellerlo!

Info: Asso. Dhuumcatu, via Bixio 12, Roma, Tel. 0644361830, 3398127020

Che tempo fa nell’etere?

“Vi informiamo che da oggi i messaggi non pertinenti con il tema proposto nel forum, non verranno pubblicati”.
Così era ed è scritto, cercando il Forum di discussione della Rai, chiuso il 30 giugno e mai più riaperto. Accade nel Terzo canale della radio, fonte di comunicazione pubblica e di grande interesse, non fosse che per il nome, Prima Pagina. … Leggi tutto