di Davide Matrone, lunedì 13 aprile 2009, 22:54
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Dialoghi
In piena campagna elettorale, da Radio Stereo San Luis dal Cantone di Los Rios, lo scorso sabato è andata in onda il settimanale incontro del Presidente Rafael Correa con i suoi connazionali.
Nelle quasi due ore d’intervento radiofonico, il Presidente ha evidenziato la gestione intelligente e accorta dell’economia del Governo da lui presieduto.
Da buon oratore e da economista affermato, ha parlato dell’attuale crisi economica frutto di un’ abberrante speculazione finanziaria.
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di Davide Matrone, domenica 1 febbraio 2009, 16:47
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Dialoghi
Intervista all’Ambasciatore del Nicaragua Gadiel Arce in Ecuador
di Davide Matrone
Presso la Sala dell’Audutorium della Facoltà di Scienza della Comunicazione dell’Università Centrale di Quito si è tenuto un incontro con l’Ambasciatore della Repubblica del Nicaragua, il Companero Gadiel Arce. Un incontro, organizzato dalla Gioventù Comunista Ecuadoriana (JCE), nel quale si è presentata l’attuale situazione del Paese dell’America Centrale. L’Ambasciatore, già ex – guerrigliero del FSNL, parla ai giovani in sala con grande spirito rivoluzionario e racconta:
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 28 gennaio 2009, 09:04
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America latina, Pianeta Terra, Primo piano
Il Foro Sociale Mondiale era considerato dai grandi media il contro vertice rispetto al Foro Economico Mondiale di Davos in Svizzera. Era il momento di quando ancora si credeva che tutto fosse cominciato a Seattle.
Poi quando fu chiaro che tutto (il movimento critico al neoliberismo allora imperante) era cominciato tra il Chiapas, il Caracazo, Porto Alegre e il V Centenario della conquista dell’America, tra i movimenti sociali europei, presto in franco riflusso, i più se ne disinteressarono.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 10 gennaio 2009, 14:46
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America latina
Per il presidente dell’Ecuador Rafael Correa in visita ufficiale a Cuba accolto dal calore popolare, “Cuba è stata capace di conquistare la vera libertà ed è la speranza e il destino di tutta l’America latina”. Non male per un democristiano con dottorato a Lovanio in Belgio, le Frattocchie della DC latinoamericana. Per chi ha memoria sembrano ritornare i tardi ’60 quando democristiani e socialisti latinoamericani erano divisi sul “come” ma non sul “se” fare la Rivoluzione.
Intanto la BBC apre e titola a tutta pagina con un inequivocabile: “benvenuta Cuba in America latina”. E dopo l’abbraccio pubblico a Salvador de Bahia tra Raúl Castro e il presidente brasiliano Lula sta per arrivare nell’isola perfino la presidente cilena Michelle Bachelet. Questa è considerata in Italia la bandiera dei centrosinistra all’occidentale anti-integrazionisti, e lo è stata a lungo, e il suo (presunto) andare a Canossa testimonia che solo le redazioni dei giornali italiani non hanno capito che la guerra fredda contro Cuba è finita e l’America latina l’ha vinta.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 16 dicembre 2008, 19:18
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America latina, Pianeta Terra
Il governo ecuadoriano presieduto da Rafael Correa (nella foto con Hugo Chávez) ha dichiarato una moratoria unilaterale di 30 giorni sul pagamento del debito estero illegittimo che tuttora strangola il paese.
Nel 2005 il Banco centrale dell’Ecuador aveva calcolato che per un debito contratto a partire dal 1976 di 10 miliardi di dollari l’Ecuador aveva già restituito ai creditori 31.4 miliardi di dollari e continuava a stare al punto di partenza, continuando ad essere indebitato per più di 10 miliardi.
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Rafael Correa (nella foto) espelle dall’Ecuador la multinazionale petrolifera spagnola REPSOL e invita a gettare nella spazzatura della storia l’FMI.
Evo Morales intanto espelle dalla Bolivia la potentissima DEA, la polizia antidroga statunitense finora libera di operare in Bolivia.
Intanto Hugo Chávez lancia segnali di pace “al negro Barak Obama”: “qui siamo indigeni, negri, latinoamericani, dobbiamo e possiamo sederci e costruire relazioni più giuste”.
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Sandro Viola, classe 1931, è uno dei patriarchi del giornalismo italiano. Ieri ha scritto un editoriale su Repubblica intitolato “Il Re e i talk show”. Nell’articolo si lamenta della pessima qualità dei vari Ballarò, Porta a Porta eccetera e lo fa con un esercizio retorico scarsamente degno della sua lunga carriera.
Il succo è che per Sandro Viola sarebbe bello avere un Juan Carlos di Borbone con l’autorevolezza di zittire politici impresentabili come fece al vertice iberoamericano di Santiago del Cile nel novembre 2007 con Hugo Chávez.
Per Viola quel “por qué no te callas”, “perché non stai zitto”, pronunciato dal Borbone al negraccio dell’Orinoco, come il cameo di Marshall McLuhan in “Annie Hall” di Woody Allen, assurge ad una sorta di rivincita delle persone dabbene verso i politici quaquaraquà.
Il dabbene è Don Juan Carlos di Borbone e il quaquaraquà ovviamente il presidente del Venezuela.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 30 settembre 2008, 14:52
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America latina, Pianeta Terra
Un altro presidente integrazionista, Rafael Correa in Ecuador, trionfa in America Latina ottenendo in maniera schiacciante, col 64% dei voti, l’approvazione di una delle Costituzioni partecipative più avanzate al mondo e che sanziona che nessuna base militare straniera potrà restare sul suolo ecuadoriano.
Diranno che è populista e amico di Hugo Chávez, diranno che ha liquidato l’opposizione (liquidatasi da sola) e lo calunnieranno in mille modi, ma questo giovane democristiano con dottorato a Lovanio in Belgio sta cambiando la storia di uno dei paesi più depredati del mondo.
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di Luca Romeo, lunedì 29 settembre 2008, 13:48
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America latina
Vietata la presenza militare straniera nel Paese, via la base Usa di Manta. E poi importanti riforme economiche e sociali

L’Ecuador, un piccolo Paese sudamericano, raramente alla ribalta delle cronache, avrà una nuova Costituzione, fra le più avanzate al mondo.
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di Enrico Neri, mercoledì 9 luglio 2008, 07:49
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Pianeta Terra
Ringrazio Enrico Neri per questo contributo che testimonia da Bogotà come le cose su Ingrid Betancourt non stiano come le vuole la propaganda ultrauribista alla Mimmo Candito, ma neanche come le pretende l’ultrasinistra che ha immediatamente attaccato Ingrid Betancourt. gc
Enrico Neri, Bogotà 8.VII.08
Il mondo intero si era commosso di fronte alla tragica situazione dei sequestrati delle FARC nella selva colombiana. Il mondo intero ha applaudito entusiasta la liberazione di Ingrid Betancourt e di 14 dei suoi compagni ad opera dell’esercito colombiano lo scorso 2 luglio, non solo per la sostanza dell’evento, ma per la maniera in cui si è prodotto: non una goccia di sangue, non un colpo di arma da fuoco, non un morto, non un ferito, solo un occhio pesto a un guerrigliero, ma tutto sommato… magari finissero con un saldo così le più tranquille manifestazioni politiche del più tranquillo dei paesi in pace.
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di Guido Piccoli, giovedì 15 maggio 2008, 08:17
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Dialoghi
Colombia, mossa a sorpresa (e disperata) del presidente che impacchetta e spedisce negli Stati uniti 14 capi paramilitari. Tra cui il boss Salvatore Mancuso, le cui rivelazioni gli avevano fatto il vuoto intorno. L’urlo dall’aereo: figli di puttana!
Guido Piccoli
«Figli di puttana, ci hanno tradito!». L’urlo soffocato di Rodrigo Tovar Pupo, alias Jorge 40, sulla pista dell’aeroporto militare di Bogotà, qualche secondo prima di essere spinto sull’aereo della Dea, è il miglior commento all’estradizione del gotha del narco-paramilitarismo negli Stati uniti. Tutti i grandi criminali colombiani, nessuno escluso, sono stati svegliati nel cuore della notte tra lunedì e martedì nelle loro celle dorate (a Itaguí, Barranquilla e nel carcere «La Picota» della capitale), prelevati da centinaia di militari e consegnati agli agenti statunitensi: oltre a Jorge 40 sono stati estradati l’italo-colombiano Salvatore Mancuso, Diego Fernando Murillo detto don Berna (erede di Escobar a Medellín), il boss della Costa Atlantica Hernán Giraldo e altri tredici boss.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 7 maggio 2008, 08:15
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America latina, Pianeta Terra
Il caso di Ingrid Betancourt, ad un mese esatto dall’ultima teorica speranza di liberazione, quando Parigi mandò un aereo attrezzato in loco, è di nuovo “ad un punto morto ed è necessario ricominciare di nuovo”. Lo ha affermato il Ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, in visita in America latina.
A tal fine Kouchner, a Caracas, ha consegnato al presidente venezuelano Hugo Chávez una lettera del presidente Nicolas Sarkozy perché il suo omologo venezuelano “usi tutti la sua autorità per riaprire la prospettiva di un accordo umanitario tra governo colombiano e FARC”.
Secondo Kouchner, Chávez si è detto “sempre disposto a lavorare alla risoluzione del caso”, dal quale fu estromesso dal suo omologo colombiano Álvaro Uribe.
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di Gianni Giuliani, martedì 11 marzo 2008, 16:52
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Dialoghi
Parece que el conflicto colombiano ha entrado en una fase crucial: las últimas operaciones militares han logrado propiciarle unos duros golpes a la guerrilla – FARC. De éste modo, en una misma semana, Las FARC perdieron al número dos, Raúl Reyes y a Iván Rios, traicionado por su mismo jefe de seguridad. Esta es la primer vez que es asesinado un miembro del Secretariado de la organización guerrillera.
Estos éxitos militares pueden tener varias implicaciones en ámbito internacional: la primera concierne el “intercambio humanitario”, que debería conducir a la liberación de los rehenes entre los cuales se encuentra Ingrid Betancourt; la segunda consecuencia afecta los equilibrios de la región. Ecuador y Venezuela estàn alarmadas por la violaciòn de la frontera al ingresar en territorio ecuatoriano las fuerzas armadas colombianas y se teme una desestabilización de la regiòn. … Leggi tutto
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Gli abbracci di Santo Domingo distendono ma non risolvono la crisi latinoamericana. Uribe cerca di uscire dall’isolamento nel quale lo ha cacciato la “guerra al terrorismo” senza modificare la propria linea politica. Il soft power brasiliano ha un volta di più impedito l’internazionalizzazione del conflitto colombiano, voluta da George Bush, ma i giochi restano aperti.
I media mondiali celebrano la fine della crisi delle Ande. Le foto e i video mostrano la lunga passeggiata di Álvaro Uribe per abbracciare prima Rafael Correa, poi Hugo Chávez, infine Daniel Ortega. I media meno corretti -ma con insolita prudenza- preferiscono puntare su questi abbracci teatrali dopo gli scambi di accuse che, di persona, sono stati altrettanto duri di quelli rivolti dalle rispettive cancellerie in questi giorni.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 5 marzo 2008, 10:22
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America latina, Pianeta Terra
Il fatto saliente della crisi andina non sono i carrarmati. Il fatto politico saliente è che la Colombia (con la qualificata eccezione degli Stati Uniti) è completamente isolata nel continente. Ed è completamente isolata perché l’ha fatta grossa. Dal Cile al Brasile tutti temono la volontà di escalation militare e il tentativo di incendio della regione voluto da Bogotà ed esprimono tale preoccupazione alla OEA. L’altro fatto politicamente saliente è che, come avevamo anticipato già una settimana fa, il presidente colombiano Álvaro Uribe e quello statunitense George Bush stanno mettendo in atto una strategia che impedisce deliberatamente la liberazione dei sequestrati delle FARC, a partire da Ingrid Betancourt, e anzi ne auspica la morte.
Adesso è tutto chiaro. Secondo quanto ha denunciato il presidente ecuadoriano Rafael Correa le trattative con le FARC per portare alla liberazione di Ingrid Betancourt erano ad un passo dal raggiungere l’obbiettivo. Ha rincarato la dose il portavoce del Ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner: “Álvaro Uribe era a conoscenza del fatto che Raúl Reyes [che appena poche ore prima aveva parlato con il ministro stesso], era il mediatore (come già lo fu per anni nell’epoca di Pastrana)”, ed è per questo che si è preso il rischio di una crisi internazionale uccidendolo.
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