di Davide Matrone, venerdì 1 ottobre 2010, 00:10
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Diario del Colpo di Stato in Ecuador….
Quito, Ecuador ore 15,50
Sono appena tornato da una lunga e agitata giornata. Non è un giorno come gli altri qui in Ecudor oggi 30 settembre 2010. Stamattina c’è stato un tentativo di colpo di Stato da parte della Polizia Nazionale. Alle ore 9,30 il Presidente della Repubblica dell’ Ecuador Rafael Correa si era recato presso l’Ospedale Militare per una verifica post – operazione di qualche tempo fa. Ad attenderlo reparti della polizia che dopo alcuni momenti di confronto lo hanno sequestrato e portato all’interno della Sede Nazionale della Polizia Nazionale che si trova presso la popolarissima Mariana de Jesus.
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Alla fine papà Moncayo ce l’ha fatta. Dopo 12 anni il camminatore della pace è riuscito a riportare a casa sano e salvo suo figlio Pablo Emilio, che oggi ha 31 anni ma che ne aveva appena 19 quando divenne prigioniero della guerra civile colombiana.
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di Davide Matrone, mercoledì 16 dicembre 2009, 08:39
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Dialoghi
In America Latina vincono e rivincono le forze progressiste. Le ultime elezioni in Bolivia ed Uruguay ci confermano questo. Le masse popolari, escluse ed umiliate nei decenni trascorsi dalle oligarchie servili, riprendono la parola. Il processo di cambiamento nell’ex continente desaparecido è in marcia.
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 30 novembre 2009, 14:22
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America latina, Primo piano
Pepe Mujica, l’ex guerrigliero Tupamaro, per 13 anni prigioniero della dittatura fondomonetarista, per nove anni rinchiuso in un pozzo e torturato continuamente, è il nuovo presidente della Repubblica in Uruguay. Ha ottenuto il 51,9% dei voti, superando il 50.4% con il quale Tabaré Vázquez era stato eletto cinque anni fa. Il suo rivale, Luís Alberto “Cuqui” Lacalle, del Partito Nazionale, si è fermato al 42.9% dei voti.
E’ uno scarto di nove punti, superiore a tutte le aspettative e, con un’affluenza alle urne superiore al 90% in uno dei paesi dal più alto senso civico al mondo, conferma che quella del presunto rifiuto per la figura popolana e popolare e dal passato guerrigliero di Mujica era una menzogna cucinata e venduta a basso costo dal complesso disinformativo-industriale di massa.
Il trionfo di Mujica (nella foto incredibilmente in giacca, ma senza cravatta) è espressione di quello che negli anni del Concilio Vaticano II si sarebbe definito “segno dei tempi”. Come ha detto lo stesso dirigente politico tupamaro, emozionatissimo nel suo primo discorso sotto la pioggia battente a decine di migliaia di orientali che hanno festeggiato con i colori del Frente Amplio, quello che lo porta alla presidenza è proprio “un mondo alla rovescia”.
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di Fabrizio Lorusso Mex, martedì 24 novembre 2009, 01:26
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Dialoghi
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di Davide Matrone, lunedì 14 settembre 2009, 22:33
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Dialoghi
Intervista a Gallo Velepuche Presidente Nazionale dell’Associazione dei padri di famiglia con studenti laureatisi a Cuba.
Quando e come nasce L’Associazione dei Padri di famiglia per gli studenti ecuadoriani che studiano a Cuba?
L’Associazione nasce per solidarizzare con la fraterna repubblica di Cuba. Ad un certo punto ci accorgemmo della necessità di dar vita ad un’associazione organizzata e strutturata. Tempo fa decidemmo di creare un direttivo anche nella nostra Provincia del Pichincha e cosi abbiamo iniziato. Nasce soprattutto per dare la possibilità, a chi non ha risorse economiche, di poter studiare gratuitamente A cuba che riconosce questo diritto. Oggi i nostri figli studiando lì. Abbiamo annualmente una media di 3500 studenti ecuadoriani che se ne vanno a Cuba. Un numero che è destinato a crescere grazie anche all’aumento delle borse di studio che l’attuale Governo ha aumentato negli ultimi due anni.
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di Davide Matrone, giovedì 10 settembre 2009, 21:30
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L’UNESCO dichiara l’Ecuador paese libero dall’alfabetismo.
Grazie al sistema educativo cubano "Yo si puedo".
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di Alessandro Vigilante, venerdì 14 agosto 2009, 08:17
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Dialoghi
Secondo la EFE e la France Presse, Christopher McMullen sottosegretario aggiunto di Stato per assunti dell´emisfero occidentale degli USA, in intervista pubblicata oggi (13/08/09) dal giornale equadoriano "El Comercio" ha dichiarato che l´obiettivo di siglare accordi militari con la Colombia é quello di avere immediato accesso all´area “nel caso si verifichi una emergenza umanitaria, un disastro o problemi con le FARC o con altri gruppi irregolari".
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“Né ho autorizzato né mi è stato chiesto. E non manderemo molte più truppe oltre l’assistenza che già forniamo alla Colombia [con Egitto e Israele la più grande al mondo, ndr]. Alcuni paesi, a partire dall’Ecuador e dal Venezuela, ma anche amici come Brasile e Cile, stanno tentando di trarre profitto usando la solita retorica antiyankee”.
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Caro Giuseppe Giulietti,
leggo un tuo duro attacco contro il governo venezuelano dalle pagine di “Articolo 21”, associazione nelle finalità della quale mi riconosco pienamente. La stima che ho per te mi fa scorgere il fumo del “sentito dire” e il condizionamento del continuo inquinamento delle fonti operato dal mainstream.
Il Venezuela è un laboratorio mediatico senza pari al mondo. Come tutti i governi integrazionisti latinoamericani ha dovuto fronteggiare, inizialmente senza strumenti legislativi, un irriducibile “latifondo informativo commerciale”, contrario spesso in maniera eversiva ai governi di centro-sinistra. Tale latifondo considera (strumentalmente) ogni possibile democratizzazione del sistema mediatico come un attacco all’unica libertà d’espressione che ha a cuore, la propria.
In questo contesto la demonizzazione sempre più marcata dei processi politici latinoamericani, e in particolare quello venezuelano vede inoltre sempre più spesso accostare il presidente Hugo Chávez a Silvio Berlusconi, dipinti come due autocrati accomunati dalla smania di controllare i media. Tale accostamento è diffamatorio per il governante bolivariano. Semmai è vero il contrario: Chávez è massacrato da anni da un sistema mediatico di stile berlusconiano per squallore morale, potere economico e pervicacia della disinformazione.
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Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!
A poche ore dall’arrivo a Tegucigalpa, annunciato da giorni, del presidente legittimo della Repubblica dell’Honduras, Mel Zelaya, il Ministro degli Esteri della giunta golpista, Enrique Ortiz, ha annunciato di aver dato ordine di non permettere all’aereo di atterrare in territorio honduregno.
Sull’aereo viaggiano quattro capi di stato e secondo alcune fonti sarebbe scortato da aerei della forza aerea brasiliana. Oltre a quello honduregno sono stati annunciati a bordo Cristina Fernández de Kirchner, argentina, Rafael Correa, ecuadoriano e Fernando Lugo, paraguayano.
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Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!
Il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani José Miguel Insulza è tornato a mani vuote dal suo viaggio a Tegucigalpa e la repressione contro la resistenza popolare diventa ogni giorno più dura. Il golpe è abortito all’estero ma ha sostanzialmente vinto in patria, controllando tutti gli apparati dello stato e tutti i media.
La giunta dittatoriale non cede dunque e il governo golpista annuncia addirittura l’uscita dall’OSA. Lo ha ammesso l’alto diplomatico cileno stesso in una conferenza stampa prima di ripartire dall’aeroporto civile di Tegucigalpa, dove si è recato a bordo di una aereo militare brasiliano che ha manifestato così il massimo dell’appoggio di Lula alla gestione. A questo punto è questione di ore per vedere se saranno prima i golpisti a uscire o prima l’OSA a sospendere l’affiliazione del paese. Un dettaglio.
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Rafael Correa ha stravinto le elezioni in Ecuador conquistando più del doppio dei voti del suo più immediato oppositore.
È il vantaggio più grande nel dopoguerra e per la prima volta dal ritorno della democrazia nel 1976 in uno dei paesi più instabili al mondo non ci sarà ballottaggio.
Così Quito festeggia la permanenza di un governo integrazionista e con un marcato programma di redistribuzione sociale, progressista, antimperialista, di sinistra laddove questa parola continua ad avere piena vigenza e significato nella costruzione di un Ecuador del futuro che Correa chiama “rivoluzione della cittadinanza”.
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di Samuele Mazzolini, sabato 25 aprile 2009, 11:32
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America latina
La comparsa di un nuovo fronte progressista in Ecuador a partire dal 2007 ha tracciato una linea divisoria in America Latina, consolidando internazionalmente il nuovo asse di sinistra e dando fiato al tanto desiderato cambio che nel paese, particolarmente tra i settori medi e bassi, si era manifestato in varie forme negli ultimi 20 anni, ma senza che quest’ultimo avesse avuto soluzioni elettoralmente praticabili e teoricamente coerenti.
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di Gennaro Carotenuto, domenica 19 aprile 2009, 07:39
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America latina, Diritti umani, Globalizzazione, Movimenti, Neoliberismo, Politica internazionale, Primo piano, Problemi globali, Storia
Cristina Fernández de Kirchner, presidente argentina, ha sintetizzato al suo omologo statunitense Barack Obama quello che tutto un continente pensa: “la fine dell’embargo contro Cuba non può essere un punto di arrivo di un percorso ma una precondizione” per iniziare a costruire relazioni di mutuo rispetto nel Continente.
Non sarà solo l’affabilità e perfino l’umiltà che sta dimostrando Barack Obama in queste ore a Trinidad e Tobago, per il Vertice delle Americhe, a sanare le ferite storiche di 170 anni di dottrina Monroe. Non sarà con una richiesta di voltare pagina e di “un nuovo inizio”, pur necessari, che si potranno lasciare alle spalle decenni di destabilizzazioni, colpi di Stato, complotti, assassinii, invasioni, crimini contro l’umanità, spoliazioni, imposizioni di patti leonini contro il Continente attraverso quell’aberrazione che è stata il “Consenso di Washington”, quel meccanismo perverso per il quale politiche e politici di paesi democratici o dittature potevano essere sommerse o salvate solo con l’imprimatur di una potenza straniera.
Non sarà con il ristabilimento di relazioni diplomatiche, con il Venezuela oggi (ed è un grande successo del Vertice di Trinidad), con Cuba forse domani, che recupererà credibilità il paese che per 60 anni ha imposto e tuttora sponsorizza all’America latina e al mondo il Fondo Monetario Internazionale come strumento di dominio neocoloniale.
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