di Gennaro Carotenuto, venerdì 31 luglio 2009, 08:44
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Politica internazionale
C’è perfino ancora chi è così stolto da considerarli compagni, combattenti per la libertà, socialisti, rivoluzionari, indipendentisti (maddeché?) e via vaneggiando ricordando ancora i tempi eroici dell’imboscata con la quale giustiziarono il delfino di Franco, Carrero Blanco. Quelli dell’ETA, non da oggi, da almeno vent’anni, non sono neanche dei terroristi, sono solo dei luridi mafiosi.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 9 maggio 2009, 08:14
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Castellano
Por Gennaro Carotenuto – Traducido para Rebelión por Gorka Larrabeiti
Al abrir el pasado 8 de mayo El País, periódico del que nuestros cotidianos suelen copiar la información latinoamericana, se encuentra un artículo largo y ufano. El Parlamento Europeo, como si fuera un tribunal, ha condenado a Venezuela en términos sin precedentes. Mediante un entrecomillado se informa de que ha expresado su “enorme preocupación por el deterioro de la calidad de la democracia en Venezuela”, la cual corre “un grave peligro de colapso” debido a la “concentración de poder y autoritarismo creciente del presidente Hugo Chávez”. Además, el Parlamento Europeo -cosa inaudita bien mirada- muestra solidaridad con los jefes de la oposición que sufren persecuciones políticas. Continúa el artículo copiando y tratando con aprobación gran parte de la resolución del Parlamento Europeo. ¿Qué es lo que no marcha en esta resolución? ¿Qué esconde la multinacional Prisa, que edita el diario español?
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di Doriana Goracci, sabato 9 maggio 2009, 08:12
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Dialoghi

Nel gergo giornalistico il coccodrillo è un necrologio scritto in anticipo, per averlo pronto al momento del bisogno. Quando scrissi per Gianni Baget Bozzo ancora in vita, non pensavo davvero a questa possibilità, che egli venisse a mancare così presto: leggo che aveva 84 anni, il socialista di Dio. E’ morto nella notte del 7 maggio nel sonno, dicasi morte dolce e discreta non certo ucciso come fecero per la Englaro: “È questo che ha spinto il Cavaliere a battersi per Eluana“. Nei giorni scorsi trovò la Forza tutta Italiana di rilasciare alle agenzie di stampa alcune dichiarazioni in merito al divorzio chiesto da Veronica Lario a Silvio Berlusconi. “Impossibile non sentire lui, don Gianni: amico personale del premier, voce ascoltata dai vertici di Forza Italia come, venti anni prima, nel Psi di Bettino Craxi. “E’ un fatto personale – aveva risposto Gianni Baget Bozzo – non ha per ora nessuna valenza politica. La valenza politica potrebbe averla, ma dipenderà da come verrà condotta la questione”. E ancora: “Non penso – aveva detto Baget Bozzo – che la signora sia strumentalizzata dalla sinistra, penso invece che questa sia una battaglia tutta sua, combattuta però su un piano politico, che cerca di screditare la figura di Berlusconi mostrandolo come figura dubbia”.
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di mario barone lumaga, venerdì 10 aprile 2009, 06:43
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Dialoghi
Martedì 7 aprile il Primo Ministro Zapatero ha rimodellato in maniera sostanziale il profilo del suo Governo. Cambiano i ministri della Sanità, dell’Educazione, della Cultura, dello Sviluppo, della Cooperazione Territoriale e soprattutto dell’Economia. L’annuncio in conferenza stampa è stato formale ma rassicurante, e di certo è rimasto fuori quel pizzico di preoccupazione trapelato invece, appena una settimana fa, dall’annuncio dell’intervento statale a favore della dissestata banca CCM.
“Il cambio di ritmo” è d’obbligo di fronte alla situazione di crisi internazionale e ci si aspetta dal nuovo esecutivo un passo adeguato, parola di Zapatero. Per il resto ringraziamenti, strette di mano e protocollo.
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mario barone lumaga su http://www.gennarocarotenuto.it
La profonda recessione economica nella quale siamo incastrati dimostra che il modello di «sregolazione » — adottato e imposto dagli Stati Uniti a partire dagli Anni ’80 del secolo scorso e diffusosi in seguito in (quasi) tutto il mondo—non funziona bene. Funziona male, quanto meno, per il settore finanziario, la cabina di regia dell’intero sistema. Questa è ormai convinzione diffusa, accettata obtorto collo anche da coloro che fino a ieri sostenevano che le banche e le istituzioni finanziarie in genere sono imprese come tutte le altre e devono essere lasciate libere di scorazzare per il mondo e farsi concorrenza con il minimo impaccio regolativo, alla ricerca del massimo valore per i loro azionisti. Da questa convinzione segue che occorre impegnarsi — parlo sempre per il settore finanziario — in un poderoso sforzo di ri-regolazione, la cui intensità e i cui contorni sono delineati al meglio dalla «Turner Review» (A Regulatory Response to the Global Banking Crisis) presentata pochi giorni or sono al governo inglese da Lord Adair Turner, presidente della Financial Services Authority, e che costituirà uno dei documenti di base del prossimo G20. … Leggi tutto
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Oggi è il quinto anniversario delle stragi di Madrid dell’11 marzo 2004 che causarono la morte di quasi 200 persone. Il governo di José María Aznar, in piena sinergia con i media mainstream, tentò di imporre un’insostenibile verità ufficiale. E’ un caso di scuola: usando Internet e gli SMS il popolo spagnolo insorse contro la menzogna dei media e del governo facendo informazione. Sul tema pubblico un frammento del mio saggio Giornalismo partecipativo. La storia del giornalismo e dei nuovi media come bene comune, in questo momento in corso di stampa.
Dall’11 al 14 marzo 2004 l’intera Spagna fu percorsa da un’ondata di indignazione popolare che prese forma di microinformazione partecipativa[1]. Milioni di cittadini s’indignarono per la verità di Stato sulle stragi di Madrid dell’11 marzo, che il governo di José María Aznar pretendeva di imporre attribuendole all’ETA pensando di ricavarne un vantaggio politico nelle elezioni politiche del giorno 14. La televisione, soprattutto quella nazionale, e la stampa si allinearono alla menzogna imposta dal governo[2] che cercava di mascherare le proprie responsabilità nella guerra in Iraq considerando inopportuno riconoscere la matrice islamica degli atti terroristici che avevano causato la morte di 191 persone. Quella volta in tutta la Spagna la corda si spezzò.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 7 gennaio 2009, 23:24
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Politica internazionale
Almeno bisogna riconoscere a José María Aznar di aver rotto un unanimismo di facciata in attesa dell’insediamento di Barack Obama.
Ma le sue dichiarazioni sul neopresidente statunitense rilasciate a Vanity Fair sono imbarazzanti quasi quanto quelle di Silvio Berlusconi che definì Obama abbronzato.
Per Aznar, che ha difeso tutto il suo operato come capo del governo a partire dalla guerra in Iraq, Obama è “un esotismo storico” e la sua presidenza si concluderà con un “prevedibile disastro economico”.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 18 dicembre 2008, 10:17
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Italia, Politica italiana, Primo piano
Ripropongo nel videoblog le parole quanto mai attuali di Nanni Moretti con dietro la sfinge di Francesco Rutelli a Piazza Navona: “con questi dirigenti non vinceremo mai”. Ero a Porto Alegre quel giorno a lavorare per un altro mondo urgente e necessario. Sono passati quasi sette anni e la profezia di Moretti si è avverata in tutta la sua durezza. Gli apparati hanno vinto contro la spinta dal basso della società civile progressista e hanno portato la sinistra italiana alla rovina.
I Rutelli (quello che consegnata Roma ad Alemanno ha subito preteso una poltrona più comoda) e non solo lui, hanno costruito il Partito Democratico nella peggior maniera e con le peggiori intenzioni. E’ il partito degli assessori dove si parla di potere e di soldi ma mai di politica. Il partito dove Paola Binetti può scavalcare a destra Gianfranco Fini su Chiesa e antisemitismo e su molti temi etici. Il partito dove molti potrebbero offrire la tessera a Mariastella Gelmini perché la pensano alla stessa maniera ma dove non c’è mai una parola chiara su nulla.
E non c’è perché l’unica cosa che conta sono le poltrone, i soldi, la spartizione delle tangenti come delle carriere, E Bocchino di Alleanza Nazionale (quello dei pizzini di Latorre) può dire che lui insieme al deputato del PD Lusetti e al faccendiere Romeo sono “un sodalizio”. E dove il caso Villari, ancor più di Pescara e Napoli ha messo a nudo l’incapacità di scegliere la classe dirigente di centro-sinistra. Hanno fatto un partito con il manuale Cencelli nel quale l’unica cosa che prevale oltre ai giochi di potere è il diritto di veto su tutto.
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Sandro Viola, classe 1931, è uno dei patriarchi del giornalismo italiano. Ieri ha scritto un editoriale su Repubblica intitolato “Il Re e i talk show”. Nell’articolo si lamenta della pessima qualità dei vari Ballarò, Porta a Porta eccetera e lo fa con un esercizio retorico scarsamente degno della sua lunga carriera.
Il succo è che per Sandro Viola sarebbe bello avere un Juan Carlos di Borbone con l’autorevolezza di zittire politici impresentabili come fece al vertice iberoamericano di Santiago del Cile nel novembre 2007 con Hugo Chávez.
Per Viola quel “por qué no te callas”, “perché non stai zitto”, pronunciato dal Borbone al negraccio dell’Orinoco, come il cameo di Marshall McLuhan in “Annie Hall” di Woody Allen, assurge ad una sorta di rivincita delle persone dabbene verso i politici quaquaraquà.
Il dabbene è Don Juan Carlos di Borbone e il quaquaraquà ovviamente il presidente del Venezuela.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 27 agosto 2008, 14:19
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Politica italiana
Lo stato maggiore del Partito Democratico è tutto a Denver al Pepsi Center per la Convescion democratica. Da Walter Veltroni a Francesco Rutelli, da Piero Fassino a Guglielmo Epifani, con una folta schiera di amici, parenti e collaboratori, son tutti lì a spellarsi le mani (ma è da escludere che almeno Rutelli capisca quello che dicono). In Italia nel loft non è rimasto nessuno; altri tempi rispetto a quando qualcuno al Bottegone restava pure a ferragosto.
Ovviamente Veltroni si è affrettato a spiegare che va bene il Pepsi Center, ma anche la Coca-Cola gli piace e va bene Barak Obama, ma anche su John McCain non ha nulla da dire. Appunto.
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di Doriana Goracci, lunedì 7 luglio 2008, 14:28
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Dialoghi
Era il 25 maggio 2006 e l’Avvenire si chiedeva quanto mostruoso poteva essere quell’Uno-Tutto voluto da Zapatero, ma senza unicità, personalità e libertà, esattamente come gli animali, gli alberi, i moscerini… Peter Singer con Paola Cavalieri, due filosofi, uno astraliano e l’altra taliana, autori e promotori del «Progetto Grandi Scimmie», diedero il via quella comunità di uguali, che la Chiesa Vaticana in Italia non sopportava allora, figuriamoci oggi.
“Dopo il divorzio più breve, l’aborto più largo” -tuonò Francesco Agnoli – “la fecondazione in vitro più aperta e la famiglia più scardinata, con i famosi “matrimoni” omosessuali”: dove saremmo arrivati? Contro Zapatero ci furono manifestazioni di protesta, si accusò il governo socialista di voler “attaccare la famiglia” e di “preferire le scimmie all’embrione” con il cosiddetto “Progetto Grandi Scimmie Antropomorfe” e lo Stato laico. … Leggi tutto
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Qualcuno sicuramente penserà che accontentarsi del PSOE e di José Luís Rodríguez Zapatero significa accontentarsi di poco.
Ma che bellezza sarebbe vincere un’elezione contro Eminence Ruini, contro Giuliano Ferrara, ed essendo impudicamente laici!
Che bellezza sarebbe vincere un’elezione avendo memoria come in Spagna, dove si è fatta una legge sulla memoria della guerra civile.
Che bellezza stare noi di qua e loro di là, senza Binetti né Caleari di turno, pur senza dimenticare che la realpolitik in economia è la cifra del PSOE.
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Chi muore, come Miguel Ángel Blanco, un ragazzo di 29 anni che militava nel PP, o Isaías Carrasco, un giovane di 42 anni che militava nel PSOE, ammazzato oggi, non conta nulla.
E’ facile sparare nel mucchio. E se qualcuno ha ancora un’idea romantica dell’ETA, o ricorda l’eroica azione che giustiziò il delfino di Franco, Luís Carrero Blanco, farebbe bene a riconsiderarla.
Per sparare un colpo alla nuca di un disgraziato non serve nulla, né logistica, né organizzazione, né consenso politico. Non serve neanche un obbiettivo. Né per scegliere la nuca da far saltare mentre esce di casa con moglie e figlia. Né un disegno politico, un fine superiore che giustifichi il mezzo.
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di Doriana Goracci, lunedì 25 febbraio 2008, 07:57
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Dialoghi
Le elezioni in Spagna dovrebbero dare significative indicazioni agli italiani, ma l’indifferenza dell’elettorato e di coloro che lo comandano è dilagante, lo è sempre stata. Zapatero a capo del Psoe si trova a confrontarsi con Rajoy, il rappresentante del Partito Popolare e di fatto anche della Conferenza Episcopale Spagnola, una sorta di nostro Casini un po’ più seguito. … Leggi tutto
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Un’immagine della campagna elettorale del PSOE spagnolo a Buenos Aires per le elezioni del 9 marzo ci dà una notizia e ci ricorda un problema. I 260.000 gallegos (così vengono chiamati tutti gli spagnoli d’Argentina, anche se vengono dall’Andalucia o dal Levante) sono molto coccolati tanto da José Luís Rodríguez Zapatero come da Mariano Rajoy (il candidato del PP) e potrebbero essere decisivi su chi governerà la “madre patria” per i prossimi quattro anni.
Decisivi? Vi ricorda qualcosa?
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