Friday 25 May 2012, 06:34

Gli articoli con tag: " propaganda "

Dopo «Piombo fuso» Gaza muore di sete e di malattie

Disegno di Carlos Latuff
Pubblico volentieri questo appello delle Ong italiane all’Unione europea in aiuto a Gaza, vittima oggi – dopo i bombardamenti del dicembre e gennaio scorsi che hanno ucciso indiscriminatamente più di 1400 esseri umani – dell’embargo israeliano che impedisce la ricostruzione (20mila le abitazioni distrutte e mai ricostruite per mancanza di materiali) e persino l’accesso nella Striscia della quantità di aiuti umanitari necessaria a garantire la vita di un milione e mezzo di persone.
Come si vive a Gaza è documentato
da alcune immagini della Croce rossa (lo dico anche per quelle persone che di solito storcono il naso e parlano di «propaganda anti-israeliana», se non addirittura di antisemitismo, quando si cerca di denunciare il massacro). Le trovate nel blog LogicoKaos, pubblicate da Audrey. In Gran Bretagna sono state messe online sul sito della BBC; non mi risulta che in Italia la Rai abbia fatto altrettanto.

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Venezuela: il fronte sempre caldo della disinformazione

Mi è stato segnalato questo articolo della Bbc del 10.7.2009, Venezuela imposes new media curbs. Curbs: imbrigliamento. Nell’articolo viene denunciato un attacco di Chavez alla libertà di stampa. L’articolo, che riporta unicamente i commenti delle opposizioni a Chavez, scrive che i canali Tv satellitari e via cavo considerati nazionali dovranno trasmettere i discorsi del presidente Chavez. Infine, ricordando quanto avvenuto a Rctv, scrive che questa legge sarà applicata a dozzine di enti televisivi internazionali.

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CGIL, un calcio agli stereotipi. Più giovani, donne, immigrati e iscritti record

Ma la CGIL non era il sindacato dei pensionati? Non era il sindacato dei vecchi e dei garantiti che non rappresentava più nessuno? A guardare i dati del tesseramento 2008 della CGIL gli stereotipi propagandati dal governo e dalla stampa di regime cascano come pere mature. Gli iscritti nel 2008 sono arrivati al record di oltre 5 milioni e 730.000 iscritti.

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Ancora uno stupro di Stato

Ne hanno stuprata un’altra. A Roma, un tizio in passamontagna con il solito coltello, che parlava in italiano, ha aggredito e stuprato una ragazza mentre parcheggiava la macchina nel suo garage. Come già è accaduto poco tempo fa ad un’altra donna a proposito della quale avevamo parlato, non senza una ragione, di stupro di Stato.

La notizia proprio in questi  giorni in cui si è votato il pacchetto sicurezza con le sue ronde sponsorizzate per "salvare le nostre donne" e per perseguitare gli stranieri, ha l’effetto di una bomba.

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L’eterna lotta tra Bene e Male

Cometa

A leggere una buona parte dell’informazione italiana, la situazione in Iran sembra chiara, lampante, da favola per bambini: da una parte i buoni, democratici, laici, moderati, combattenti per il cambiamento, la libertà, la modernità, dall’altra i cattivi, gli ayatollah, sostenitori della sharia, liberticidi, antisemiti… al punto che qualche giorno fa, a proposito delle elezioni in Iran, ho sentito parlare di "colpo di stato".

Riporto uno stralcio di un articolo molto citato in questi giorni, scritto da Lucia Annunziata per la Stampa del 16 giungo scorso.

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Le ronde d’Italia e i nazisti dell’Illinois

I "nazisti dell’Illinois": qualcuno si ricorda i "nazisti dell’Illinois" sbeffeggiati dai Blues Brothers? Allora si rideva; oggi, vedendo un signore vestito allo stesso modo, fotografato con alle spalle la fiamma tricolore che il Movimento Sociale Italiano ereditò direttamente dalla repubblica di Salò, oggi c’è poco da ridere.

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Le Lewinsky dell’Imperialismo

Alle ultime provocazioni di Mario Vargas Llosa, la più grande delle Lewinsky che l’imperialismo tenga sotto di sé, e quando dico “sotto” chi ha orecchie per intendere intenda, ha già risposto Gennaro Carotenuto. Ma se Giornalismo Partecipativoe le penne migliori di questo paese, di fronte al gioco sporco degli infami non sanno far altro che difendersi, il marxismo, con la spavalderia che lo contraddistingue, partecipa solo a patto di poter andare all’attacco e di non scendere sullo stesso piano infantile della stampa padronale. Innanzitutto chiariamo una volta per tutte chi sia Mario Vargas Llosa: partito da una cellula comunista di Lima, passa presto dal marxismo al radicalismo della democrazia cattolica peruviana, per approdare, a rimbambimento concluso, all’estrema destra. … Leggi tutto

Due o tre cose che (forse) ho capito di Teheran

vote

Se fossi iraniano sarei in piazza, sarebbe la scelta più probabile. In subordine mi sentirei manipolato e starei a casa. Di sicuro non riesce a piacermi Mahmoud Ahmedinejad per una serie di ragioni che vanno da un uso propagandistico dell’antisemitismo che mi ripugna, al ruolo della donna che è sempre una cartina tornasole sullo stato di una società, al fatto che non vi sia stato durante il suo mandato un avanzamento nel campo del rispetto dei diritti umani (nessuno se lo aspettava) anche se non so dire se questo sia peggiorato o se un miglioramento ci fosse stato al tempo del riformista Mohammad Khatami.

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Quell’esempio di stampa di sinistra che dialoga "oltre i vecchi steccati"

http://degeneri.noblogs.org/gallery/258/che_rylin.jpg

Su Liberazione è stata pubblicata una lettera di Maldestra e Madri per Roma Città Aperta. Si riferisce ad una questione che riguarda la stampa cosiddetta di sinistra e la pubblicazione di pagine nelle quali si sdoganano culture fasciste. Una discussione del genere tempo fa vi fu anche per un articolo pubblicato su Il Manifesto nel quale la cronaca descrittiva del fenomeno neofascista veniva stilata con pericolosi scivoloni acritici. Poi ci fu la giornalista Alessandra Di Pietro che sul settimanale Gioia proponeva una intervista alle donne di Casapound come si trattasse di una chiacchierata tra vecchie amiche i cui mariti usano chiamarsi tra loro "camerati". Belle signore, per carità, neppure un filo di cellulite. La Di Pietro ha scordato di chiedere qual è il segreto della loro bellezza. Deve essere dura liposungere anni e anni di culto della perfetta giovane fascista del terzo millennio. (Se interessa, nei "nostri" spazi c’è ampia licenza di naturale e rilassato sbracamento corporeo. Sai mai voleste farvi un morso di meravigliosa cioccolata fondente…)

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Cuba, l’altro mondo possibile

Scrivere di Cuba non è mai cosa facile soprattutto in occidente. Non ho la presunzione di affermare che il mio scritto sia la verità assoluta e nemmeno un’oggettività indiscutibile; è semplicemente ciò che ho visto, ascoltato, provato. Credo che per onestà intellettuale sia doveroso fare questa precisazione e non comportarsi come molti pseudo giornalisti della stampa italiana che denigrano l’isola riportando per filo e per segno la propaganda controrivoluzionaria, scrivendo spesso da Miami o Madrid e senza aver mai visitato il paese.

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L’ “inferno delle tendopoli” da un altro punto di vista: una realtà di emergenza, un’organizzazione difficile

Condivido alcune riflessioni di un amico che ha aiutato direttamente a strutturare e organizzare una delle tendopoli, a proposito del dibattito sul terremoto ed in particolare della lettera di denuncia pubblicata in Giornalismo Partecipativo qui.

di Vittorio Artoni

Si sarebbe potuto fare molto più e molto meglio di un governo di pagliacci come quello di Berlusconi? Sicuro. E’ necessario stare attenti perchè la ricostruzione della provincia dell’Aquila se la stanno già spartendo i maggiori clan mafiosi italiani? Sicurissimo anche questo.

Ma caliamoci davvero nella situazione, in cosa è successo, cosa sta succedendo e cosa succederà. Una città rasa al suolo non si può nemmeno pensare che sia una sorta di Eden. I problemi ci sono e ne sorgono ogni giorno di nuovi ed impensabili. Volontari, militari e operatori del ministero sono chiamati a tamponare il più possibile l’emergenza, ma forse questa è soprattutto un’occasione per riflettere (a destra, a sinistra e tra radical chic-pseudo-ecolo) che la forza della natura batte ancora l’uomo con un 3-0 netto…e spesso non ci rendiamo conto di questa nostra inferiorità! Ma così è!

E’ strano pensarlo nella modernissima Italia, è impossibile viverlo per chi fino al 5 aprile viveva tra uno schermo al plasma, i culi delle veline e le partite della serie A la domenica come, che ci piaccia o no, vive qualunque altro italiano medio. Non è così impensabile che comincino le epidemie. Vivere in 1500 in un campo da calcio comporta evidenti rischi. Stiamoci attenti ma… Che sia il prezzo di poter aver una tenda sopra la testa?

Stesso discorso per il caldo insopportabile in tenda. L”Aquila ha lo stesso clima (e altitudine) di Aosta. Il 21 aprile nevicava, a dicembre si va sotto di 20 gradi. Sarò cinico, ma nella sfiga, il terremoto è arrivato all’affacciarsi dell’estate e questa è una grande fortuna! Che vecchi e bambini non superino l’estate mi pare davvero catastrofistica come cosa. E poi sì, nelle tendopoli si muore di noia, è vero, ma è una tendopoli, c’è stata una catastrofe davvero immensa. All’aspetto ludico-ricreativo ci si pensa, laggiù nei campi, ma pare ovvio che non sia la priorità!

I campi sono pieni di droga, anche questo è vero. Ma che falsa indignazione è questa? Nella piazza sotto casa nostra non c’è? Scopriamo solo ora che “la meglio gioventù” italo-occidentale del 2000 tira cocaina in quantità semplicemente preoccupanti? I ragazzi (venti-trentenni) che sono costretti nelle tendopoli prendono la macchina, in un’ora e mezzo sono a Roma, in due e mezzo a Rimini, vanno a “rifornirsi” e tornano con ogni tipo di droga per… vivere la loro abituale quotidianità. E’ forse più grave che lo facciano ora in tendopoli piuttosto che prima dentro e fuori dalle discoteche o nelle piazzette dei paesi? Mi sembra un’analisi sociologica un po’ ipocrita e fuori luogo.

I campi sono militarizzati, è vero pure questo… meno male! Chiunque sa che la tecnologia più avanzata arriva nel campo militare con almeno una ventina d’anni d’anticipo su quello civile. E’ così fin dall’Impero Romano, quindi anche questa, che denuncia sociale è? Grazie al cielo la tecnologia bellica è stata messa a disposizione dei civili. Io mi sono trovato a scavare buche di raccolta acqua per 10 ore di fila per evitare l’allagamento del campo, il tutto con zappa e piccone portati dalle casse materiali degli scout di mezza italia. Il giorno dopo pioveva il doppio ma è arrivato il genio militare con un escavatore meccanco e tre idrovore (o idropompe): ciò che ho fatto (rompendomi la schiena) in dieci ore loro l’hanno fatto in mezz’ora (schiacciando 3 o 4 pulsanti). Qiundi ben vengano i militari mi vien da dire. Oltre al dispiegamento di uomini comunque sia pagati che solitamente o stanno in una caserma ad addestrarsi per un’ipotetica guerra o vengono mandati in giro per le città contro rom e spacciatori dall’asse La Russa-Maroni… insomma, forse per una volta si può dire che l’esercito serva a qualcosa!

Nei campi le macchine fotografiche e i giornalisti sono i nemici numero uno. Calcoliamo che per le prime due settimane paparazzi di ogni sorta si assiepavano nei campi per fotografare “la tragedia” sballottando anziani malconci e ricreando sfondi spettrali per far salire le quotazioni delle loro foto. Oltre alla “caccia allo scatto del bambino”: le foto di bambini per giornali come “Chi”, “Gente”, “Oggi” ecc sono ambitissime, ma vietitissime dalle leggi anti-pedofilia. Insomma io stesso mi sono trovato a cacciare a calci in culo (nemmeno troppo metaforici) fotografi dagli spazi kindergarden e ludoteca. I nervi già sono a fior di pelle e gli operatori non hanno modo di sapere quale destinazione avranno le foto scattate. Non è semplice come cosa!

I capi campo lasciano poco spazio alla democrazia ed al coinvolgimento dei cittadini. Altra cosa vera, ma resta, ancora una volta, una situazione di emergenza e non un gioco! Nella tendopoli di Coppito il capo campo ha imposto un massimo di alimenti da poter distribuire ai non residenti al campo (ossia coloro che si sono piantati la tenda in giardino perchè non si sentivano di abbandonare la propria casa, ma che non hanno cibo) e l’impossibilità di scegliere gli abiti distribuiti (una sorta di “ti prendi ciò che capita”). Questo è accaduto dopo che alcune persone sono venute a prendersi decine di chili di pasta e scelti gli abiti migliori per poi andare a rivendere nel ”mercato nero post-terremoto”. E’ squallido? Lo so. Ma questo è ciò che accade e come si fa fronteggiarlo senza una politica ferma e forse sì un po’ poco democratica!

Stesso discorso per gli abitanti coinvolti nelle attività di gestione del campo. A Coppito c’era una faida tra famiglie e abbiamo cacciato dalle corvé un signore che si era amorevolmente messo a disposizione della distribuzione pasti in mensa (a propisto: a Coppitto si mangia bene, davvero bene!). Il signore distribuiva piattoni a quelli della “sua fazione” e dieci maccheroni di numero a coloro che facevano parte di quella avversa: stava scoppiando la guerra! Così si è deciso di eliminare gran parte delle collaborazione degli abitanti in cucina, mensa e distribuzione materiali: non si poteva far altrimenti.

Alla fine sì, credo anche io che il G8 sarà un macello, una tortura. Per 10-15 giorni si penserà solo a 8 stronzi e ci si dimenticherà dei 55 000 Abruzzesi e questo è folle. Pare che sia tattica la scelta del G8 a L’Aquila (per fare solo un esempio: il solo ospedale da campo completamente attrezzato della protezione civile sarebbe dovuto finire alla Maddalena come parte dell’organizzazione del G8),  ma non per questo sarà una scelta indolore per la popolazione e di conseguenza corretta. L’alternativa poteva essere rinunciare all’organizzazione del G8 e chidere, in via eccezionale, che uno degli altri 7 se ne accollasse l’organizzazione, per cause di forza maggiore. Ma l’orgoglio…

La presenza di Casa Pound è preoccupante e andrebbe arginata. Putroppo qualunque associazione in grado di prestare soccorso strutturale e materiale è rientrata nel piano della Protezione Civile e i fasci hanno colto l’occasione. Con il passare del tempo e dell’emergenza credo sia giusto preoccuparsi di questa cosa e trovare il modo di buttarli fuori, perchè della loro propaganda non c’è proprio bisogno!

Credo che intorno a questo avvenimento si stia facendo davvero tanta retorica e che ognuno tiri il terremoto dalla sua parte. Ma non è una cosa fattibile, il terremoto è il terremoto, è una tragedia edifficilmente la si può  leggere diversamente. Si regredisce di 8 secoli? ma pure di più! insomma si passa da case con cancelli automatizzati e scomode tende, mi pare evidente come cosa! Teniamo viva l’attenzione e pure la polemica, ma che sia costruttiva e non strumentale. Fissiamo delle priorità, ma che siano quelle di uno stato di emergenza e non quelle della nostra vita quotidiana e pure un po’ agiata.

Micromega, Marx e i microcefali liberali

di Lorenzo Mortara

Il solito bamboccio, questa volta nella maschera di Rampini Federico, sull’ultimo numero di Micromega – la rivista liberal che lo schiavista De Benedetti e la sua "Società per Illazioni" pretendono di smerciare a sinistra – scribacchia che “almeno una profezia di Marx è stata smentita dai fatti… la caduta tendenziale del saggio di profitto che nella sua visione (del solo Rampini evidentemente – N.d.A) avrebbe portato alla rovina del capitalismo. Gli ultimi trent’anni di storia dell’economia globale – l’inglorioso trentennio seguito al presunto trentennio glorioso, apice e caduta del cretinismo keynesiano – hanno visto al contrario un consistente spostamento nella distribuzione della ricchezza a favore dei profitti e a scapito dei redditi da lavoro”.

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Ho incontrato a l’Aquila “Luigi Coelho”

Domenica 24 maggio.

(Cronaca di una domenica di fine maggio, passata tra gli sfollati)

Mi presento, sono Fabio, 40 anni, padre di 3 figli, abito nella provincia di Milano e più precisamente a Legnano. Il terremoto del 6 aprile ha scosso un po’ tutti, compreso me, che in quella notte mi ritrovai sveglio alle 5 e come per un “presentimento”, accesi il televisore del salotto di casa e seguii in diretta tv le prime immagini trasmesse da rai 3. Il racconto che farò, certo non risulterà minuzioso di particolari, ma ciò è dovuto, da una parte alla mia inabilità di reporter e dall’altra al rispetto necessario che si deve alle persone di quel luogo.

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Prendiamo Guantanamo

Allargo lo sguardo oltre il mio giardino di casa, oltre la sagoma della mia città, oltre la terraferma, oltre il Mediterraneo e il canale di Sicilia con le sue motovedette italiane di ritorno dalle coste libiche, dove è appena stato scaricato al mittente, per il macero, l’ultimo carico di rifiuti umani, clandestini o potenziali rifugiati che fossero, per accorgermi che lo skyline non cambia nemmeno oltre il mio orizzonte più immediato. Lo scenario del diritto umano resta desolante anche nel mondo nuovo di Obama, il cui avvento messianico -si favoleggiava- avrebbe ripulito e ricostruito tutte le macerie di quell’ecatombe dell’umanità e della democrazia che è stata l’era Bush. No, il mondo non è cambiato e non cambierà nell’immediato, anche e soprattutto perchè, al di là dei soprusi del potere, tanto reiterati e inflazionati da non risultarci più mostruosi, anche e soprattutto perchè ciò che prima scandalizzava e prostrava la nostra coscienza di esseri umani, oggi non la scandalizza e non la scalfisce quasi più.

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Difendere la "razza"

E’ finalmente in libreria il volume Difendere la "razza". Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini, di Nicoletta Poidimani (Sensibili alle Foglie., 2009). Questo volume nasce, come recita la quarta di copertina, "da una ricerca sulla genealogia della mentalità razzista in Italia; un lavoro di tessitura fra la storia dell’impresa coloniale nel Corno d’Africa, i dispositivi dell’immaginario di conquista, le biopolitiche di Mussolini nell’Impero e in territorio nazionale.

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