di Giuseppe Aragno, lunedì 20 settembre 2010, 08:01
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E’ certo. Renato Brunetta è molto vicino al Nobel. Dopo lunghe, serie e rigorose ricerche, dopo l’esame di migliaia di testi dei maggiori economisti, il suo Sud, un sogno impossibile ha conquistato i favori della giuria. L’idea centrale del saggio è risultata l’arma vincente del professore: senza l’inurbazione Napoli-Caserta e la Calabria, sostiene Brunetta, l’Italia sarebbe uno dei primi paesi in Europa. Per questa intuizione indiscutibilmente geniale, Brunetta, membro di un governo che è stato a suo tempo votato anche dai meridionali e che dovrebbe lavorare per risolvere i mali del Sud, è stato giudicato il miglior ministro possibile per una repubblica delle banane.
All’illustre studioso, complimenti ed auguri. E, in quanto a noi, non ci sono dubbi: ogni popolo ha i ministri e i governi che si merita.
Dal Blog di Giuseppe Aragno
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di Silvio Favari, domenica 13 dicembre 2009, 01:14
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Il recente annuncio di Barack Obama in merito all’invio di decine di migliaia di soldati in Afghanistan ha riposto l’accento su un dibattito in realtà mai sopito e costantemente attivo in tutto il mondo ed anche nel nostro paese. Sarà Obama in grado di mantenere le sue promesse? Riuscirà a tracciare un segno di reale discontinuità rispetto all’era di George W. Bush e dei Teocon?
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di Giorgio Sabaudo, domenica 6 dicembre 2009, 22:09
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Santa Ana de Coro.
Arriviamo da Santa Marta(Colombia) a Maracaibo alle dieci del mattino dopo 12 ore di pulmino anziché 7 a causa del bus che prima si ferma con la batteria scarica e che poi buca una ruota.
Alla frontiera di Maicao non abbiamo nessun problema nonostante in precedenza ci avessero detto il contrario a causa delle tensioni Colombia-Venezuela.
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Giorgio Sabaudo su http://www.gennarocarotenuto.it
di Doriana Goracci, martedì 17 novembre 2009, 23:52
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Jean-Daniel Beley foto
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di CAPRA ALBERTO, martedì 10 novembre 2009, 13:17
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"I problemi del mondo non possono essere risolti senza consultare la Russia", ha detto recentemente Mikail Gorbaciov, ultimo Presidente dell’URSS e Premio Nobel per la Pace. Oggi la sfera di influenza russa è una versione miniaturizzata dell’impero sovietico, tant’è che Medvedev parla di una "zona di interessi particolari". Capire quali sono le linee guida della politica estera russa non è semplice: sembrano esserci, almeno a prima vista, alcune contraddizioni.
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CAPRA ALBERTO su http://www.gennarocarotenuto.it
(*) Ellis Island è una piccola isola che sta nel Porto di New York, vicina alla Liberty Island e di fronte a Manhattan: dal 1892 al 1954 ha rappresentato la frontiera di ingresso negli Stati Uniti per milioni di immigranti italiani e del resto del mondo. A Ellis Island veniva condotto il controllo dei documenti di viaggio e delle condizioni di salute di chi cercava di entrare negli USA, e vi si doveva superare la quarantena. Milioni sono stati gli italiani, prevalentemente del Meridione, che la miseria ha costretto a passare attraverso questa sorta di centro di permanenza temporaneo.
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Davide Galati su http://www.gennarocarotenuto.it
Nel silenzio del complesso mediatico-industriale oggi le Nazioni Unite condanneranno pressoché all’unanimità per la diciottesima volta l’embargo statunitense contro Cuba, un crimine ed un’ossessione al quale finora Barack Obama non ha voluto o potuto mettere fine.
Per il diciottesimo anno consecutivo oggi il mondo condannerà l’ostracismo contro Cuba da parte del governo degli Stati Uniti. Nel 2008 ben 185 paesi votarono a favore di Cuba e contro gli Stati Uniti. Appena tre votarono in difesa dell’embargo: gli Stati Uniti, Israele e le isole Palau (19.000 abitanti, fino al 1994 protettorato statunitense) mentre due, le isole Marshall (56.000 abitanti) e la federazione di Micronesia (135.000 abitanti) preferirono astenersi.
A vent’anni dalla caduta del muro di Berlino e dalla fine della guerra fredda, su una faglia cruciale della quale Cuba si trovava, l’isola si è reinserita nel consesso politico ed economico internazionale ma senza ottenere la possibilità di dialogare con il grande paese a 70 miglia dalle proprie coste settentrionali. Questo, nonostante alcuni segnali conciliatori lanciati dal premio Nobel Barack Obama, non ha ancora fatto alcun passo tra quelli che la comunità internazionale si attende nei confronti del diritto di Cuba a vivere in pace e commerciare con i propri vicini.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it


Nata nel 1933 a Los Angeles, l’americana Elinor Ostrom dell’Università dell’Indiana è la prima donna ad aver conquistato il premio Nobel per l’Economia [1]. Il riconoscimento le viene assegnato in coabitazione con il connazionale Oliver Williamson, nato a Superior nel 1933 e docente presso l’Università di Berkeley. In apparenza siamo al cospetto di due studiosi molto lontani tra loro. Williamson è un teorico dell’impresa particolarmente innovativo, che tuttavia è rimasto sempre con i piedi ben piantati nel filone tradizionale neoclassico fondato sulla ipotesi di agenti economici egoisti e razionali. Ostrom ha seguito invece un itinerario di ricerca atipico, scandito da pubblicazioni sulla prestigiosa Sciencee su riviste politologiche più spesso che economiche, e costellato da ricerche empiriche tese a evidenziare quei tipici aspetti “comunitari” del comportamento umano che smaccatamente travalicano gli angusti confini ortodossi dell’homo oeconomicus. Tuttavia, come nota l’Accademia delle scienze di Svezia, entrambi gli studiosi hanno fornito contributi decisivi per «l’analisi delle transazioni economiche che si verificano al di fuori del mercato».
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Redazione su http://www.gennarocarotenuto.it
Ci sono due possibili interpretazioni per il Premio Nobel per la Pace a Barack Obama. La più malevola è accomunarlo a Noemi Letizia, la presunta amante minorenne di Silvio Berlusconi, alla quale a Venezia hanno dato un premio “al talento futuro”.
In questo senso il contributo di Obama alla pace nel mondo è tutto da fare e ci sono molti dubbi sul fatto che abbia la forza di rappresentare un vero cambiamento laddove con vero cambiamento non si può intendere solo il minimo dello smantellare l’operato dell’abominevole George Bush.
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di davide.divo, giovedì 1 ottobre 2009, 22:14
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Sembra incredibile eppure c’è qualcuno che ha fondato un comitato per il Premio Nobel a Silvio Berlusconi. Ma per cosa, si chiederà qualche incauto? Per la pace, dicono i suoi sostenitori, per il suo “indiscusso impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale”.
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di Doriana Goracci, mercoledì 30 settembre 2009, 07:28
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di Doriana Goracci, domenica 27 settembre 2009, 08:03
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di davide.divo, giovedì 3 settembre 2009, 21:48
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di Samah El-Shahat, Al Jazeera
Perchè gli economisti non hanno previsto la crisi?
La crisi finanziaria non solo ha lasciato vite e realtà economiche nel caos, ma ha dato anche un duro colpo agli economisti.
Dopotutto l’economia è stata dichiarata sin dal 18° secolo come una "scienza di previsione", ma ha fallito proprio in questo. Non ha previsto la crisi.
Anche la Regina d’Inghilterra, Elisabetta II, ha messo in imbarazzo un economista chiedendogli ad una festa "Perchè non avete previsto la crisi ? "
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Dopo due giorni di conversazioni in Costa Rica tra la delegazione dei golpisti e quella del governo legittimo dell’Honduras, nella quale ognuno accusa l’altro di essere un criminale e di meritare di andare in carcere o peggio, le cose non si sono spostate di un centimetro. E non spostarsi di un centimetro vuol dire che i golpisti guadagnano terreno, si stabilizzano, guadagnano legittimità, vedono il fronte internazionale perdere unità d’intenti.
Tanto è vero ciò che i golpisti propongono un nuovo incontro tra otto giorni, un’eternità per chi in ogni angolo del paese da due settimane è mobilitato contro il golpe e, nonostante cresca e si radicalizzi la resistenza popolare, sta subendo i colpi sempre più duri della repressione. L’ultima su questo fronte è l’arresto da parte di un commando golpista di José David Murillo, pastore protestante, dirigente ambientalista ma soprattutto padre di Isis Obed Murillo, il ragazzo di 19 anni assassinato domenica scorsa.
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E’ un voltaireiano Barack Obama che da Mosca ha chiuso ogni polemica sulla posizione dell’attuale governo di Washington rispetto al colpo di stato in Honduras: “gli Stati Uniti appoggiano il ritorno di Mel Zelaya in Honduras anche se questo si è fermamente opposto alle politiche nordamericane”.
E inoltre: “Non appoggiamo Zelaya perché siamo d’accordo con lui. Lo appoggiamo in nome di un principio universale per il quale i popoli debbono poter eleggere i propri dirigenti, che ci piacciano o no. E dobbiamo riconoscere chiaramente: gli Stati Uniti non hanno sempre agito correttamente su questo punto ma il mio governo non cercherà di imporre governi ad altri paesi”.
Sarebbe (anche per l’ammissione di responsabilità) un discorso da prima pagina quello di Barack Obama a Mosca e che va ben oltre la crisi honduregna se non si perdesse nel porto delle nebbie degli irriformabili media del pensiero unico e quindi lo mettiamo in prima pagina noi, media partecipativo.
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