giovedì 02 settembre 2010, 17:42

Gli articoli con tag: " populismo "

Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (2/3)

di Fabrizio Lorusso

Bimbahaiti.jpgQuesta è la seconda parte di un reportage sulla storia di Haiti, prima e dopo il tremendo terremoto che ha colpito la sua capitale, Porto Principe, ormai due mesi or sono. La disgrazia di un paese e i problemi profondi della sua gente vengono dal passato e non dipendono solo dalla sfortuna, dagli uragani o dalla geologia.
S’è tanto discusso di aiuti umanitari e solidarietà in Europa e negli USA, ma non si discute mai dell’estrema dipendenza cui il popolo haitiano è da sempre stato abituato: dipendenza religiosa, economica, educativa, energetica, politica e spirituale da qualche salvatore, Dio o potenza straniera. In generale non amo credere alle spiegazioni facili, attribuire la colpa di tutti i mali sempre e solo all’imperialismo, agli americani o ai francesi, oppure a un gran complotto internazionale, però l’esperienza diretta ad Haiti mi ha mostrato una realtà innegabile: una nazione orgogliosa e pacifica costantemente repressa dall’esterno e dall’interno nei suoi slanci di emancipazione, uno stato al limite del fallimento che dipende, così come i suoi cttadini, dalla cooperazione interessata dei paesi ricchi e dall’ottusità della sua stessa classe dirigente.
Alcuni hanno denunciato il "populismo" dell’ex presidente di Haiti, Aristide, spesso definito dai media come un prete-messia, ma senza cognizione di causa o secondo gli stereotipi classici da sempre diffusi sull’America Latina. Ciononostante Aristide (due volte presidente eletto tra il 1990 e il 2004 e due volte forzato in esilio dopo dei colpi di stato) aveva delle idee chiare su come far uscire Haiti dalla spirale di dipendenza e sottomissione, ma la forza delle idee approvate democraticamente a volte deve cedere alle bombe e ai machete dei pochi potenti che non sono d’accordo dentro e fuori dal paese.

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Colombia e Venezuela: amore e odio

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Quando come ministri vengono fatti uomini che più di politica biascicano populismo


Il tutto è incominciato con la campagna d’estate promossa dai radicali e la "visita" delle carceri da parte dei parlamentari. Tutti insieme e tutti appassionatamente. Anche allora ci fu un coro unanime sia dalla costola di sinistra sia dal centro della destra che stigmatizzava le condizioni delle carceri , che queste erano sopra affolate, e della vita inumana a cui erano sottoposti i carcerati. Ci fu persino qualcuno che , prese tanto a cuore la questione, che senza aver visitato un solo carcere parlò delle condizioni dei bimbi che vivevano affianco alle mamme carcerate.

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Cile, clone di Berlusconi vicino alla presidenza

Si dice che ognuno di noi abbia, da qualche parte, almeno un gemello. Può darsi. In ogni caso tanto l’Italia quanto il Cile hanno trovato due di questi figli perduti nel momento della nascita, separati dalla nazionalità, ma uniti dal conflitto d’interesse e dalla concentrazione mediatica.

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La destra pseudo sociale: un carnevale

Un tempo carnevale era il cosmopolitismo e la partecipazione collettiva del mondo greco ai riti per Dioniso, o il gioco orgiastico dei Saturnali latini che simulava la sovversione dell’ordine sociale. Il punto politico, però, era chiaro: il carattere rituale della festa cancellava la connotazione di "classe" e – lo sapevano tutti – piuttosto che aprire, carnevale chiudeva lo scontro sociale. Di bello ci rimane il gioco delle parti, l’illusione dell’emancipazione dalle regole e del ribaltamento di ruoli e gerarchie. Una “finzione felice” che dissolve il potere nella caricatura, come voleva l’antica, feroce saggezza d’una società piramidale e classista, fondata sul sangue e sul censo, che concedeva divertita agli emarginati l’effimero e innocuo piacere del cambiamento.

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Víctor Polay Campos: una vita spesa nella guerra all’ingiustizia

di Marinella Correggia, Annalisa Melandri

“Il Manifesto”, 10 settembre 2009

«Ora soluzione politica»

Intervista dal carcere del Callao, dove è sepolto vivo da quasi 20 anni, a Víctor Polay, leader dell’Mrta, il Movimento rivoluzionario Túpac Amaru. «La nostra lotta era giusta e non è stata vana. Ma il tempo delle armi è finito: in Perú e in una America latina che va vista con speranza e ottimismo»

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Elezioni giugno 2009

Elezioni giugno 2009- Bene, anzi male. Si può dire come al solito tutto e il contrario di tutto. Ognuno ha vinto, nessuno ha perso.
Io personalmente dico bene, perché è stato scongiurato il Berlusconi pappatutto, boss anche in Europa e con la forza tracotante per imporre leggi ad personam, per favorire interessi di pochi e per chiudere sempre di più gli spazi democratici. Forse il mancato plebiscito, il fallito raggiungimento del 45% del partito del predellino, gli spunterà un poco le unghie e continuerà a mantenergli qualche difficoltà che le ultime vicende personali gli hanno procurato, specie in chiave internazionale. Forse è vero che una parte dell’elettorato ubriacato si sta svegliando. Forse.

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The Guardian: "Italia: l’ombra del fascismo"

L’obiettivo centrale di Silvio Berlusconi come primo ministro italiano ormai non sembra più sorprendere e lasciare dubbi. Dal suo ingresso nel vacuum politico creatosi nel 1993 a causa del contemporaneo scandalo sulla corruzione governativa e del collasso del comunismo italiano, Mr. Berlusconi ha usato la sua carriera politica e il suo potere per proteggere se stesso e il suo impero mediatico dalla legge. Durante il più lungo dei suoi tre periodi in carica come primo ministro, Mr. Berlusconi non solo ha consolidato la sua già forte influenza sull’industria dei media italiana – oggi ne possiede circa la metà – ma ha speso un intera legislatura per garantirsi l’immunità. La legge è stata ritenuta incostituzionale ma la nuova elezione di Mr. Berlusconi, che lo riportato in sella lo scorso anno, gli ha permesso di portare a termine con successo il progetto di legge.

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L’università che piace a Confindustria

Con la conversione del decreto-legge n.180 sul “diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”, l’onda controriformatrice del duo Gelmini-Tremonti si abbatterà sull’Università pubblica con una decurtazione del fondo di finanziamento ordinario che dai 702 milioni di euro nel 2010 raggiunge nel 2011 gli 835 milioni.

Coperta dalla retorica del merito e dal vincolo dei conti pubblici in ordine, origina da un’impellente necessità di larga parte del sistema industriale italiano: dequalificare e depotenziare il sistema formativo per disporre di manodopera già ‘disciplinata’ al momento della laurea e, dunque, già in quella fase ben disposta ad accettare condizioni di sottoccupazione e bassi salari.

Guglielmo Forges Davanzati

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Mariastella Gelmini non lo sa: la storia ha le sue primavere

Non so se l’estremismo sia davvero la malattia infantile dei ceti subordinati e trovi terreno fertile nella rabbia impotente degli oppressi. Val la pena di rifletterci e ci tornerò più avanti. M’interessa per ora una premessa. Cota, Bricolo, Bossi, La Russa, Gelmini e compagnia cantante non lo sanno di certo, ma è così: i tentativi di installare a Napoli tribunali spagnoli del Sant’Uffizio furono spazzati via dalla furia popolare che, nei tumulti di piazza del 1510 e del 1547, si trovò al fianco l’aristocrazia. Erano anni fecondi di studi e di rivalutazione della natura dell’uomo e la superstizione come strumento di potere stentava a perpetuare il governo della barbarie.

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Chavez, il Venezuela e la Costituzione…

I telegiornali odierni hanno dato grande risalto al referendum popolare in Venezuela, così mi son detto, chissà cosa si dice, e ho ascoltato qualche tg. Da Tg5 e Tg2 la notizia veniva confezionata più o meno in questo modo (il grassetto riporta testuale le espressioni enfatizzate nei tg): Chavez nel suo secondo tentativo di cambiare la Costituzione ha avuto la meglio ed ora potrà candidarsi quante volte vorrà e quando vorrà, senza limiti. Dopo la vittoria ha fatto un discorso populista dei suoi, senza tenere conto che il paese è spaccato in due perchè il 45% della popolazione ha votato contro di lui. Inoltre Chavez gioisce per la propria vittoria, ma non parla della crisi economica che investe anche il Venezuela.

Mi sono dunque sorti alcuni dubbi: nella modifica alla Costituzione venezuelana è forse stato scritto che il solo Chavez può ricandidarsi alla presidenza senza limiti al numero di mandati? E’ forse scritto da qualche parte che la possibilità di ricandidarsi voglia dire automaticamente essere rieletto?
Perchè dai nostri telegiornali parrebbe di sì.

Aggiungo: come mai improvvisamente siamo preoccupati dal populista Chavez e dal suo Venezuela, quando in casa nostra c’è chi accusa la nostra Costituzione di essere “comunista” (quasi fosse una malattia peraltro…) e la sta smontando a suon di decreti legge?
Siamo forse in grado di fare prediche sul populismo quando i nostri ministri prima lanciano il sasso della “cattiveria” con gli stranieri e poi quando venti nazifascisti pestano quattro romeni a caso (notizia di oggi), nascondono la mano dietro al “Lasciate che lo Stato si occupi della criminalità”?
Siamo forse in condizioni di dare lezioni di democrazia e rispetto della separazione dei poteri, noi che abbiamo un governo che va avanti a suon di decreti, che cerca di cambiare a piacimento le sentenze dei giudici quando queste non gli garbano, che ha legiferato per tappare la bocca ai giornalisti e impedire a quelli di loro ancora liberi e indipendenti di fare il proprio mestiere?

Mi sa che il dittatore populista Chavez ha ancora molto da imparare…

C’erano una volta i Chicago Boys

Ricordate i Chicago boys? Erano un gruppo di economisti cileni, oppositori di Allende, formatisi all’Università di Chicago e poi divenuti consulenti di Pinochet. Sono stati gli architetti del modello capitalista e competitivo imposto a punta di baionetta dalla Dittatura e poi, per tanti anni, additato come “faro di salvezza” per tutta l’America Latina dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali (Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale) e da una pletora di economisti cresciuti nel dogma del mercato. … Leggi tutto

Maurizio Chierici: La Chiesa che dà fastidio

Famiglia Cristiana non è il solo giornale ad inquietare le gerarchie della Chiesa. E’ già successo; risuccederà. Con l’assenso silenzioso del Vaticano il fascismo aveva scremato ogni testata considerata inopportune. Fogli diocesani < non patriottici > nel mettere in dubbio le opere del regime. Anche la democrazia non è stata di meno. Lontano dai veleni del dopoguerra, negli anni ottanta Padre Alex Zanotelli è stato rimosso dalla direzione di Nigrizia per aver pubblicato l’elenco delle industrie italiane che fabbricavano armi proibite: mine antiuomo, per esempio.

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La nuova Rifondazione

Posto qui il commento che ho scritto su Il Buon caffè, relativo all’elezione di Ferrero a segretario del Prc.
La risorsa. Quasi una lettera
Come avevo promesso qualche giorno fa voglio esprimere con un articolo (che somiglia tanto a una lettera o a un pessimo documento congressuale) la mia posizione riguardo l’elezione di Paolo Ferrero alla guida del Prc. Dopo questa seguirò le sorti del blog – starò in stand by – e probabilmente non vi assillerò per un pò. Ora vi prego, se vi va, di leggere. E mi rivolgo in particolare ai lettori che si riconoscono in qualche modo, nella sinistra. Anche nel senso più generico del termine. … Leggi tutto

La stampa sotto anestesia

di Susanna Bohme-Kuby

dal manifesto

Franco Giustolisi (24 giugno scorso) chiede una “rivoluzione dei giornalisti, del loro agire, del loro conquistarsi o fargli conquistare l’indipendenza” suggerendo maggiori controlli contro la corruzione nel settore. La sua denuncia non sembra tener conto della situazione strutturale che – in gran parte dei casi – li rende tali. Rossana Rossanda ci ricorda la deriva della Repubblica di Weimar, e mi sembra opportuno richiamare in mente il ruolo che in essa ebbero i media. … Leggi tutto