La resistenza degli indigeni ha obbligato il governo di Lima a fermare e derogare i decreti che permettevano alle multinazionali di spogliare l’Amazzonia che dovranno essere riesaminati in Parlamento a Lima. Il tempo e la tenacia dei popoli originari diranno se è un diversivo neoliberale, una semplice tregua per dirottare l’attenzione internazionale (poca ma combattiva) oppure l’inizio di una vittoria storica di chi difende la biodiversità dell’Amazzonia.
Intanto, secondo l’indigeno awajún Salomón Aguanash, testimone diretto delle stragi, intervistato da IPS, l’ordine di Alan García era sparare per uccidere. Così, all’alba del 5 giugno, quando tre elicotteri MI-17 dell’esercito hanno aperto il fuoco su 3.500 indigeni che bloccavano la strada che collega la selva alla costa Nord, è iniziato il massacro in Amazzonia. Al termine dell’incursione sul terreno gli indigeni contavano almeno 25 morti e un centinaio di feriti ma erano più che mai disposti a resistere fino alla vittoria. I dati sulle violenze successive continuano ad essere contraddittori. Secondo fonti inconciliabili, il governo e gli indigeni, ci sarebbero 23 poliziotti morti da una parte e almeno 50-60 indigeni uccisi e fino a 400 desaparecidos dall’altra.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 16 giugno 2009, 10:07
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di Giorgio Sabaudo, giovedì 11 giugno 2009, 11:45
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America latina, Pianeta Terra, Primo piano
Qui a Iquitos, capoluogo della regione amazzonica di Loreto (la più estesa del Perù), dopo la mattanza del 5 Giugno a Bagua, il Comitato della lotta indigena ha indetto un’ assemblea in data 6 Giugno presso la Casa España alla quale hanno partecipato delegati e rappresentanti della popolazione iquiteña, tra questi; sindacati, partiti politici, ong, organizzazioni universitarie, intellettuali, giornalisti (pochissimi) e gente comune.
Tra i presenti la commozione e il desiderio di reagire e di ottenere giustizia era ed è fortissimo.
Al tavolo, come relatori, erano seduti Miller Lopez Santillane e
Maritsa Ramires in rappresentanza del Comitato de lucha indigena.
Guarda il video con le testimonianze dei massacri e leggi il commento di Gennaro Carotenuto e l’intervista di Annalisa Melandri a Ismael León Arías.
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di Michele Sini, giovedì 11 giugno 2009, 11:29
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È finora di una quarantina di morti e di centinaia di feriti il bilancio dell’uso della forza da parte del governo peruviano di Alan García, uno degli ultimi in America latina che al consenso degli elettori continua ad anteporre, come se fossimo ancora nei decenni neri di fine XX secolo, quello di Washington.
Il conflitto tra gli indigeni dell’Amazzonia e il governo di Lima (del quale demmo conto qui e qui) ha avuto così lo sviluppo più sanguinoso possibile che in queste ore sta provocando una vera e propria caccia all’uomo con almeno uno dei dirigenti indigeni più in vista, Alberto Pizango (nella foto), costretto a chiedere asilo politico in Nicaragua. Non poteva averne altro che questo in un paese come il Perù, tra gli ultimi ad essere retto da un governo ortodossamente neoliberale e che si è legato mani e piedi firmando un trattato di libero commercio all’origine dell’attuale crisi.
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di Giorgio Sabaudo, martedì 9 giugno 2009, 13:13
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Dialoghi
Da Iquitos, Loreto. Perù.
Dal 27 al 31 Maggio nella città di Puno, sul lago Titicaca, ha avuto luogo la IV Cumbre continentale dei popoli e delle nazioni indigene.
Hanno partecipato anche delegazioni di popoli africani e asiatici.
Le delegazioni di 126 etnie del mondo hanno marciato per le strade della città al confine con la Bolivia.
Le posizioni espresse sono state estremamente dure nei confronti del trattato di libero commercio siglato tra Alan Garcìa e gli Stati Uniti.
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di Davide Matrone, mercoledì 13 maggio 2009, 22:41
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Dialoghi
In un tiepido pomeriggio di fine aprile incontro Yanara Guayasamin nel suo ufficio. Un giovedi di grande fermento, ricco di appuntamenti e di interviste da rilasciare alle varie testate giornalistiche del Paese.
Dallo scorso 30 aprile, nelle sale cinematografiche di Quito, si proiettava l’ultimo lavoro di Yanara Guayasamin dal titolo “Cuba el valor de una utopia”.
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Davide Matrone su http://www.gennarocarotenuto.it
È una sentenza storica. L’ex-presidente peruviano Alberto Fujimori è stato riconosciuto colpevole di violazioni di diritti umani e condannato a 25 anni di carcere.
Nel dettaglio è stato riconosciuto all’unanimità come mandante dei massacri di Barrios Altos e dell’Università La Cantuta, dove gli squadroni della morte assassinarono rispettivamente 15 e 10 persone nei primi anni ‘90 e di aver fatto sequestrare, torturare e assassinare l’imprenditore Samuel Dyer e il giornalista Gustavo Gorritti durante l’auto-colpo di Stato del 5 aprile 1992.
Esultano le organizzazioni per i diritti umani. Per Gabriella Citroni, avvocato di Fedefam e docente di diritto internazionale all’Università di Milano Bicocca, intervistata da Giornalismo partecipativo: “è una sentenza storica perché è giunta alla fine di un regolare, equo e giusto processo, ed è la prova che esiste una sola via per combattere contro il crimine: la giustizia”.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 31 dicembre 2008, 00:09
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America latina, Pianeta Terra
Nel corso della storia il solo “Cerro rico del Potosì” in Bolivia, la più grande miniera di argento (e stagno, zinco, bronzo, piombo) del mondo, con la quale fu finanziata la rivoluzione industriale in Europa, si è presa la vita di 20 milioni di minatori.
Ma di miniere sulle Ande si continua a morire ancora oggi.
A Cerro de Pasco, in Perù, l’85% delle case sono state dichiarate inabitabili per l’inquinamento.
A La Oroya, forse il luogo più inquinato al mondo, il 99% dei bambini ha livelli di piombo nel sangue più alti dei limiti di pericolosità stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).
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di Redazione, giovedì 20 novembre 2008, 08:42
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Media
Il presidente cinese Hu Jintao è in America latina per un viaggio che da Costarica lo ha portato a Cuba e da lì in Perù. Alle 11.40 su Radio3Mondo RAI intervista a Gennaro Carotenuto sulla Cina in America latina.
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di loira, domenica 9 novembre 2008, 08:25
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Dialoghi
In Perù si parla dell’ educazione come alternativa al lavoro minorile. Così ha stabilito l’Organizzazione Internazionale del Lavoro lo scorso 12 giugno, giornata mondiale contro il lavoro minorile: ‘Educación: la respuesta acertada al trabajo infantil’. Siamo tutti consapevoli e crediamo nell’importanza dell’istruzione e della frequenza scolastica, fondamentale per lo sviluppo dell’individuo. Non a caso uno dei tre indicatori dell’ISU, indice di sviluppo umano, è proprio il livello di istruzione della popolazione di un paese. … Leggi tutto
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di reynamiranda, venerdì 10 ottobre 2008, 11:04
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Dialoghi
In Guatemala, questa settimana, si negozia il futuro delle relazioni politiche e commerciali tra l’Unione europea e i Paesi del Centro America. Fino a venerdì 10 ottobre, infatti, è in programma la Quinta riunione del tavola di lavoro che discute i termini dell’Acuerdo de Asociación tra i 27 Paesi dell’Ue e le repubbliche centro-americane (Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Honduras, Costa Rica).
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 29 settembre 2008, 07:41
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America latina, Media
Circa un anno fa ho scritto un saggio, oggi pubblicato in cartaceo, sul razzismo nella pubblicità in America Latina.
Ne pubblicai uno stralcio qui.
In breve raccontavo come in un continente soprattutto meticcio, nero e indigeno, l’essere bianco era condizione sufficiente per essere testimonial del mercato pubblicitario. Dal Messico al Perù in America latina acquistare un bene di consumo sbianca la pelle.
Quel saggio credo che valga ancora oggi al 99% ma per fortuna Pietro Armenti, su Notizie da Caracas, ci mostra brillantemente una pubblicità che va in controtendenza.
Riporto il breve commento di Armenti: … Leggi tutto
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di Michele Sini, giovedì 28 agosto 2008, 21:13
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Dialoghi
Dopo 12 giorni di mobilitazione il Congresso cancella due decreti legge che facilitavano la vendita di terre comunitarie.
Lima, 25 agosto 2008. “Si se deroga este Decreto (1015) lo único que va hacer es mantener un siglo más a nuestras comunidades campesinas en la exclusión y la marginalidad”.
“ Se si deroga questo Decreto (1015) la sola cosa che si farà è mantenere per un secolo ancora le nostre comunità contadine nell’ esclusione e marginalità”. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 27 agosto 2008, 11:48
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America latina, Media
Beh, magistrale Maurizio, non c’è altro commento.
gc
Anni fa in Guatemala le truppe speciali hanno organizzato un massacro lasciando segni di guerriglia in un villaggio indigeno. Franco Cantucci, inviato del Tg1, si è accorto della messinscena e l’ ha denunciata. Nei paesi inquieti, affidarsi alle polizie per documentare un’inchiesta a volte é necessario ma può inquinare la testimonianza. Diventare, senza volerlo, giornalisti embedded è il rischio da calcolare con attenzione. Sfogliando il Corriere della Sera di ieri la bella foto di Luigi Balzelli mostra un po’ di gente in fila, braccia alzate contro un muro mentre qualcuno sta perquisendo. Malfattori sorpresi nel rancho ( favela ) Petare, < il più pericoloso di Caracas >. La polizia non deve aver spiegato quale sospetto ha fatto scattare l’azione e cosa è successo dopo.
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