Il 25 di ottobre passato, un incidente diplomatico internazionale ebbe come attore principale l´azione di una ONG francese, l´”Arche de Zoé”. In una operazione annunciata come “evacuazione sanitaria” di vittime del conflitto nella regione del Darfour (Sudan), 17 persone sono state arrestate quando tentavano di uscire dal Ciad con 103 bambini fino a 5 anni di etá.
L´”incidente”, ancora non completamente risolto (6 francesi sono ancora nelle carceri del Ciad), ha avuto grande ripercussione in Francia ed ha fatto tornare in auge il dibattito su settore umanitario, sovranitá, diritto e dovere di ingerenza, ONGs e politica internazionale.
Per i francesi fondatori della ”Arche de Zoé” la missione era chiara: trasferire i bambini alle “famiglie accoglitrici” per salvarle dalla morte certa in Darfour. Per il Presidente del Ciad, la sua polizia investiga una rete europea di “traffico di bambini africani vittime di pedofilia e trapianto di organi”.
Con varie zone d´ombra nelle informazioni e versioni di tutti i lati, dal governo francese fino ai governi locali, la cosa certa é che né in Ciad e né in Sudan si pratica l´adozione (non esiste una regolamentazione ufficiale), e non ci sono leggi per l´adozione internazionale. Anche ammettendo le buone intenzioni dei partecipanti della ONG, si deve considerare l´illegalitá della “evacuazione”, che ha ricevuto l´appoggio della rete internazionale Save Darfour.
Da quasi 10 anni, l´antropologo francese Bernard Hours ha pubblicato un congiunto di vari articoli in cui denunciava il “diritto” (o “dovere”, come successivamente fu definito per conto di Bernard Kouchner, ex-Medico Senza Frontiere e atuale ministro degli esteri francese) di ingerenza come elemento di una strategia piú ampia e frutto della globalizzazione.
Bernard Hours é direttore di ricerche nel prestigioso Institut de Recherche pour le Développement (IRD) di Parigi e professore nella École des Hautes Études de Sciences Sociales (EHESS). Egli, in «L’idéologie humanitaire ou Le spectacle de l’altérité perdue» (L’Harmattan, 1998), parla della nascita di questo «mercato degli aiuti internazionali» come la parte visibile di un iceberg sommerso di intenzioni e strategie non cosí trasparenti, in cui i paesi ricchi egemoni nel processo di globalizzazione riescono a gestire le crisi ed a instaurare una morale controllatrice (o colonizzatrice) nei paesi in via di sviluppo. Per Hours, l´”affare ”Arche de Zoé” é solo un´altra delle innumerevoli conferme delle sue teorie.
Attualmente in Cina, dove svolge un progetto di studi sull´azione delle ONGs (locali e non), Bernard Hours ha concesso la seguente intervista alla Rits via e-mail.
Rits – Quasi completando 10 anni, la sua critica all´ideologia umanitaria pare piú attuale che mai, quando un episodio come quello della ”Arche de Zoé” occupa le prime pagine dei giornali mondiali.
Bernard Hours – L´attualitá dell´”Arche de Zoé” conferma le mie analisi sulla ingerenza occidentale. Kouchner e B.H.Lévy sono demagoghi che confondono i propri desideri con la realtá. E le loro azioni causano la reazione di sovranitá minacciate per conto di paesi come il Ciad, la Russia… Anche la critica che viene dai radicali musulmani pare dirigersi contro questa imposizione di una formula-occidentale-di-democrazia-globalizzata. Come garantire la salvaguardia delle differenze, le “alteritá”, degnamente, in un mondo che si vuole sempre piú omogeneo?
Rits – Nel suo libro lei afferma che il mercato umanitario, principalmente quando la relazione si stabilisce tra ONGs con sede nei paesi ricchi e lavoro di campo realizzato nei paesi poveri, non é niente di piú che una nuova e mascherata strategia coloniale, con nuovi obiettivi adattati al secolo XXI. Puó commentare?
BH – L´avventura della ”Arche de Zoé” prova che il settore umanitario é potenzialmente coloniale e paternalista, ma io vedo che la differenza odierna é che la vittima irrompe sulla scena costruita dai media.
Rits – E che cosa é cambiato in questo decennio?
BH – Le mie idee sono un poco cambiate, ma anche il settore umanitario si é evoluto, nonostante continui a persistere nella stessa direzione. Loro sono diventati meno radicali ed hanno appreso con l´auto-critica, inesistente nel finale degli anni 80. Ma il business continua ad essere la installazione (mise en scène) di una moralitá globale a partire da diritti umani affermati come universali.
Rits – E che differenza si puó riscontrare tra gli “umanitari” e gli “altermondisti”?
BH – Ambedue hanno come obiettivo il moralizzare la globalizzazione, ma usando mezzi differenti. Gli “altermondisti” hanno una visione piú politicizzata, gli umanitari sono stimolati piú dalla morale e dall´emozione, dicendosi “post-politici”.
Rits – Qual´é il ruolo delle ONGs locali in questo “mercato”?
BH – La questione piú importante é sapere se le ONGs locali sono relativamente autonome, principalmente in termini di risorse finanziarie, o se sono solo bracci operazionali di agenzie straniere.
Rits – E lei che scenario immagina nel futuro del settore umanitario?
BH – Il mercato umanitario continuerá a svilupparsi, a professionalizzarsi sempre di piú, auto-regolarsi, ma sará anche sempre piú dipendente dai finanziamenti internazionali. Le cause locali non appariranno se non saranno inseribili in una morale-globale.
Rits – Lei conosce la realtá dell´America Latina o del Brasile?
BH – Non personalmente, solo attraverso le mie letture. Ma, secondo la mia opinione, l´America Latina é l´ultimo continente politicizzato del pianeta – il resto del mondo ha preferito, purtroppo, abolire la politica e passare al consenso che io chiamo di post-politica. [E questo é l´argomento del suo ultimo libro, editato dalla L´Harmattan in 2003, “Domination, dépendances, globalisation : Tracés d'anthropologie politique »]
Autrice: Izabela Moi, per la Rits, http://www.rits.org.br/
Originale in: http://arruda.rits.org.br/rets/servlet/newstorm.notitia.apresentacao.ServletDeSecao?codigoDaSecao=10&dataDoJornal=atual
dicembre 2007
Traduzione dal portoghese: Alessandro Vigilante
Alessandro Vigilante su http://www.gennarocarotenuto.it