Wednesday 08 February 2012, 04:41

Gli articoli con tag: " PDVSA "

Belkys e la Rivoluzione Bolivariana di Venezuela

Intervista a Belkys Guilarte

Belkys Guilarte è una giovane donna e madre venzuelana impegnata attivamente nel processo rivoluzionario bolivariano in corso in Venezuela. È una militante e componente di un gruppo sociale che si batte per i diritti delle donne in Venezuela. Un gruppo nato negli ultimi anni e che lavora nei quartieri popolari di Caracas. Belkys ha partecipato, in compagnia di altri compagni e compagne venezuelani/e, al I incontro latinoamericano dei popoli originari delle due americhe tenutosi a Quito lo scorso gennaio. Incontro organizzato dalla Fondazione del Pueblo Indio dell’Ecuador. Ho avuto il piacere di conversare con lei e di conoscere ancor di più cosa accade oggi in Venezuela. Mi ha rilasciato la seguente intervista:

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Gianni Minà: Il colpo di stato honduregno, un fiammifero acceso per Obama

gianni_mina Il Manifesto del 2 luglio 2009

Alla fine il golpe militare in Honduras, il secondo paese più povero dell’America latina dopo Haiti, ha finito per nuocere più di tutti, per ora, alla nuova amministrazione Usa del presidente Barack Obama, che è rimasto praticamente con il fiammifero acceso in mano, specie considerando la sua più volte affermata intenzione di cambiare metodi e politica nel continente che, una volta, era “il cortile di casa” degli Stati Uniti.

Perchè è vero che Obama ha condannato il colpo di stato in Honduras, dichiarandosi “seriamente preoccupato per la situazione” e chiedendo “a tutti gli attori politici e sociali di quel povero paese di rispettare lo Stato di diritto”, ed è vero che sulla stessa linea si è espressa anche Hillary Clinton, ministro degli esteri, che ha ribadito  “Sono stati violati i principi democratici”.

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Nessuna "nuova Crisi dei Missili". Solo la solita disinformazione ad opera di Omero Ciai e la Repubblica

La notizia che il presidente venezuelano Hugo Chávez avrebbe offerto l’isola di La Orchila come base d’appoggio a bombardieri russi è rimbalzata nei giorni scorsi sulla cronaca internazionale di tutti i nostri maggiori quotidiani accompagnata da titoli inquietanti.
Per un momento il pensiero è riandato alla Crisi dei Missili del1962, quando in seguito all’invasione della Baia dei Porci, Fidel Castro chiese e ottenne dall’ Unione Sovietica l’installazione di missili nucleari a Cuba. Il 22 ottobre di quell’anno, Kennedy informò gli Stati Uniti e il mondo intero della presenza dei missili sovietici sull’isola, allora tutti pensarono per un momento che si stesse arrivando a un terzo conflitto mondiale. Kennedy definì l’installazione dei missili ”un cambiamento nello status quo, deliberatamente provocatorio e ingiustificato” (facendo finta di dimenticare la Baia dei Porci di qualche mese prima).

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Fidel non ci lasciare adesso… il sogno continua!

L’agenzia di informazione russa Ria Novosti afferma che un consorzio petrolifero nazionale russo è stato creato per la gestione di progetti petroliferi in Venezuela coopererà anche con la statale cubana Cubapetroleo. Le due aziende hanno firmato un memorandum lo scorso 23 gennaio. L’accordo è stato firmato alla presenza del vice primo ministro russo Igor Sechin e del vice presidente del consiglio dei ministri cubano, Ricardo Cabrisas. Il consorzio comprende le russe Gazprom, Rosneft, TNK-BP, Surgutneftegaz e LUKoil, ed è gestito dalla Gazprom; l’alleanza con il Venezuela è diretta dalla statale venezuelana Petroleos de Venezuela (PDVSA). Il petrolio prodotto sarà esportato negli USA, in Cina e in Europa.

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L’America integrazionista reagisce e si stringe intorno alla Bolivia, minacciata dal terrorismo secessionista finanziato da Washington e sull’orlo della guerra civile

quattro La situazione in Bolivia è drammatica. Nella giornata di ieri forze paramilitari facenti capo al prefetto (governatore) dell’opposizione del dipartimento di Pando, hanno provocato una strage di contadini che ha causato otto morti. Un altro grave attentato terroristico, con danni per 100 milioni di dollari al gasdotto che esporta il gas boliviano verso il Brasile, è stato condannato da tutti, meno che dal governo statunitense. Quell’attentato terroristico è parte di una strategia di destabilizzazione giunta al punto di non ritorno e che non colpisce solo la Bolivia ma tutta l’America latina integrazionista.

 

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Lula: “Bush, figlio mio, risolvi la tua crisi economica e lasciaci in pace”

Il presidente brasiliano commenta ironicamente la crisi finanziaria statunitense e chiede a Bush di risolverla senza dare complicazioni ad altri paesi. Intanto Brasile e Venezuela rafforzano la loro alleanza energetica.

www.verosudamerica.com

Un tanto ironico quanto incisivo Lula si è rivolto così nei confronti del presidente statunitense: “Bush, figlio mio, il problema è tuo, cerca di risolvere la tua crisi. Siamo stati 30 anni senza crescita economica in Brasile, ed ora che abbiamo iniziato a crescere vuoi complicarci la vita con questa crisi finanziaria?”. Da applaudire la sincerità, ecco la dichiarazione in portoghese: “O problema é o seguinte: nós passamos 30 anos sem crescer e agora que estamos a crescer apareces tu a intrometer-te. O problema é teu, de modo que resolve tu a crise”. Non solo, il presidente brasiliano si offre anche in aiuto al collega statunitense: “Noi abbiamo un buon know how per salvare le banche attraverso fondi pubblici, se Bush ne avrà bisogno siamo pronti a inviare la nostra tecnologia”. … Leggi tutto

Il benaltrismo dell’Avvenire sul Venezuela

Ecco, l’editoriale pubblicato ieri – mercoledì 13 febbraio 2008 – su AVVENIRE, quotidiano dei vescovi italiani. Non deve stupire il tono usato contro il presidente (plurieletto, ma questo è un dettaglio) Hugo Chavez (variamente etichettato nell’analisi – si fa per dire – del signor Ferrari). Come si permette questo satrapo (definizione dell’articolista) di alzare la voce contro la benemerita Exxon, contro la Nestlé e la Parmalat? Non sa forse che ciò che importa sono gli interessi delle multinazionali, comunque perseguiti?

D’altra parte, anche noi dobbiamo avere un po’ di comprensione: parlare male di Chavez è normale su un organo di stampa come Avvenire, considerato che il presidente non è in buoni rapporti con la gerarchia ecclesiastica cattolica del Venezuela. Quella stessa gerarchia che partecipò al golpe contro di lui nell’aprile 2002. Satrapo, dicevamo, no?

Paolo Moiola

SOTTO TIRO ORA EXXON, NESTLÉ E PARMALAT
Chavez alza la voce Ma il problema è altrove

GIORGIO FERRARI / AVVENIRE, 13 febbraio 2008

In altri tempi davanti alla rada di Maracaibo sarebbero già comparse le cannoniere. Ma fortunatamente la guerra che si combatte oggi è ‘solo’ a colpi di barili di petrolio, di nazionalizzazioni, di espropri e dispetti commerciali. Si può dire tuttavia che nel turbolento regno del venezuelano Hugo Chavez sono pochi i contenziosi non ancora accesi. È di ieri la notizia che Caracas minaccia di sospendere le forniture di petrolio agli Stati Uniti se perdurerà il congelamento di crediti per 12 miliardi di dollari della società petrolifera di Stato Pdvsa su istanza del gigante petrolifero Exxon, che nel maggio dello scorso anno si è visto nazionalizzare da Chavez alcuni campi nella Faja del Orinoco destinati all’estrazione del greggio. Non bastasse, il rude presidente venezuelano sta ingaggiando battaglia anche con due giganti del settore alimentare, la svizzera Nestlé e l’italiana Parmalat: l’accusa, sottrarrebbero latte prodotto in loco ai venezuelani per rivenderlo ai Paesi vicini.

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La Exxon-Mobil contro il Venezuela. La prossima guerra del petrolio

exxonven La multinazionale petrolifera statunitense Exxon-Mobil ha ottenuto da un tribunale di Nuova York il congelamento di beni per 12 miliardi di dollari di proprietà della compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA. E’ una guerra che ha come posta in palio la sovranità del Venezuela.

A partire dal 2001, il governo bolivariano iniziò a recuperare le risorse naturali del paese, proponendo alle multinazionali la costituzione di imprese miste. La risposta fu il golpe e la serrata golpista nel 2002, che ebbe come oggetto proprio il controllo della PDVSA. Oggi la multinazionale statunitense (la più grande finanziatrice di George Bush) Exxon alza ancora il livello dello scontro. E i media mainstream danno la colpa a Chávez.

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Da Salvador Allende a Hugo Chávez. A cinque anni dal golpe in Venezuela

A cinque anni dal colpo di stato a Caracas dell’11 d’aprile 2002, propongo un saggio da me scritto nel 2003, ma ancora oggi ritengo attualissimo, per uno studio comparato delle reazioni delle masse latinoamericane al golpismo contro governi popolari: dal caso di Juan Domingo Perón, a quello di Salvador Allende fino a Hugo Chávez. Questo saggio, tra il 2003 e il 2004, in diverse versioni fu pubblicato su Latinoamerica, Storia e problemi contemporanei e Zapruder. A quest’ultima si riferisce la versione pubblicata.

Sono passati 30 anni da quando, l’11 settembre del 1973, un colpo di stato mette fine alla Rivoluzione con empanadas[1] e vino rosso di Salvador Allende in Cile. Non è solo uno slogan: riafferma la pacificità di una transizione al socialismo che si spera tranquilla come una gita domenicale. Fa da contraltare alla Rivoluzione in libertà, onda Alleanza per il progresso kennediana, della presidenza del democristiano Eduardo Frei Montalva (1964-1970).

di Gennaro Carotenuto

In Venezuela, l’11 d’aprile del 2002, per la prima volta, un colpo di stato classico, contro un governo ascrivibile alla categoria dei “governi popolari”, viene sconfitto dalla mobilitazione di chi si riconosce nella Costituzione bolivariana e nel governo di Hugo Chávez.

Nel mezzo vi sono i tre decenni neoliberali, che trasformano le classi popolari – sempre meno operaie, sempre più lumpen – storia dei movimenti, immaginario, coscienza ed orgoglio di classe, forme di lotta. In società dove l’agenda politica è dettata e svilita dal modello economico, il dato guida è la radicale polarizzazione … Leggi tutto

Hugo Chávez, el reformista

Articulo publicado por La Jornada de México el 3 de febrero de 2007
La "ley habilitante" que, según la oposición, daría al presidente venezolano Hugo Chávez “poderes absolutos", simplifica y acelera la realización del programa socialista para el cual fue votado por el 63% de los electores el pasado 3 de diciembre. Dos meses después, una moderada nacionalización del petróleo y de la energía eléctrica, se realiza en paz, en democracia y sin tirones ni expropiaciones.

Gennaro Carotenuto

Hugo Chávez a menudo es definido por la prensa internacional de manera polémica y objetivamente no … Leggi tutto

Hugo Chávez, il riformista

La “legge abilitante” che, secondo l’opposizione, darebbe al presidente venezuelano Hugo Chávez ?poteri assoluti”, semplifica e accelera la realizzazione del programma socialista per il quale è stato votato dal 63% degli elettori lo scorso 3 dicembre. Due mesi dopo, una moderata nazionalizzazione del petrolio e dell’energia elettrica, si realizza in pace, democrazia e senza strappi né espropri.

Hugo Chávez è spesso definito dalla stampa internazionale in maniera polemica ed oggettivamente non corretta: ?autoritario?, perfino “dittatore”. E’ difficile rompere il corto circuito delle vulgate, delle semplificazioni e della propaganda, ma è vero l’esatto contrario.

In un continente caratterizzato da repubbliche presidenziali, dove il potere del presidente è … Leggi tutto

D’Alema, “populismo” e sinistra sudamericana

Ricevo, volentieri pubblico e consiglio questa intervista rilasciata da Tito Pulsinelli a Patria Grande. Si tratta di un lungo e senz’altro opportuno commento al viaggio di D’Alema in America Latina e all’intervista da questo rilasciata a Liberazione. Non posso non notare -ho fatto letteralmente un balzo sulla sedia- che l’ineffabile Angela Nocioni riesce a farsi bacchettare da sinistra perfino da D’Alema perché arriva a definire la redistribuzione -testuale- come elemosina (sic!).

Non è l’unica perla. Meritano essere citate almeno altre due nocionate. D’Alema definisce Alán García come una costola della sinistra, più o meno come definiva la Lega Nord quando gli faceva comodo: Angiolì, perché non gli domandi come mai ‘sta costola della sinistra sta reintroducendo la pena di morte?

Infine la Nocioni fa almeno dieci domande su Chávez, alle quali d’Alema dà altrettante risposte di chiusura più o meno marcata. La regina delle inviate di Liberazione però non riesce a fare -ma capisco che non si può pretendere troppo dalla vita- l’unica domanda giornalisticamente interessante: allora perché diavolo -unico paese dell’UE- non gli avete votato contro per il CdS?

Intervista a Tito Pulsinelli

Il ministro degli Esteri D’Alema è stato in visita ufficiale in Brasile, Cile e Perù, ricominciando a tessere la trama di una politica estera inchiodata all’unidirezionalità con Washington e Bruxelles, ridotta a pura promozione delle esportazioni. L’Italia era praticamente scomparsa dalla scena latinoamericana, a tutto vantaggio della banca spagnola che è diventata la … Leggi tutto

Chávez, l’America Latina e la sconfitta del neoliberismo

Il dodicesimo trionfo elettorale di Chávez, il più chiaro e monitorato di tutti, ma soprattutto il discorso politico con il quale gli ha conteso la presidenza Manuel Rosales, un Achille Lauro venezuelano, testimoniano che l’agenda politico-economica latinomericana è definitivamente cambiata e che nessuno può più vincere elezioni proponendo liberismo economico.

CARACAS – Bisogna vederlo il popolo venezuelano festeggiare. Nel metro di Caracas un anziano sulla settantina, in testa un improbabile cappellino con il volto del Che, che copre una pelata color carbone, stringe il braccio di sua moglie. Gli occhi le brillano di felicità. Tiene a bada una nipotina minuscola … Leggi tutto

Chávez, América Latina y el cadáver del neoliberalismo

El triunfo electoral de Chávez, el más claro y monitoreado de todos, pero más que esto el discurso político con el cual lo enfrentó Manuel Rosales, testimonian que la agenda político-económica latinoamericana ha cambiado definitivamente y que nadie más puede ganar elecciones proponiendo liberalismo económico.

CARACAS – Hay que ver al pueblo venezolano festejar. En el metro de Caracas un anciano con un gorro con la cara del Che, que le esconde una calvicie negra como el carbón, aprieta el brazo de su mujer. A ella le brillan los ojos mientras cuida a la sobrina, … Leggi tutto

Ottime notizie dall’Uruguay: Tabaré non firmerà il TLC con gli Stati Uniti

Tabaré Vázquez, il presidente della Repubblica Orientale dell’Uruguay, ha messo fine a mesi di polemiche e di tira e molla: l’Uruguay non firmerà un Trattato di Libero Commercio (TLC) con gli Stati Uniti.

Tabaré ha parlato giovedì al paese: se pure, come ovvio, proseguiranno trattative con il governo degli Stati Uniti per questioni tariffarie e doganali, non ci sarà un TLC, e tantomeno può essere preso in considerazione il cosiddetto “fast track”, il prendere o lasciare imposto dagli Stati Uniti che avevano fretta di portare a casa un risultato che colpisse duramente l’integrazione latinoamericana. L’Uruguay è … Leggi tutto