Friday 25 May 2012, 06:25

Gli articoli con tag: " Partito Democratico "

Lettera aperta: costruiamo insieme un’altra Italia.

"[Questa lettera è tratta da un dibattito sviluppatosi sul sito del “Giornalismo Partecipativo” www.gennarocarotenuto.it].

Siamo uomini e donne che credono nell’altra Italia.

Quell’Italia onesta che lavora, che resiste, che vuole costruire un Paese migliore. Quell’Italia che negli ultimi tempi è stata fin troppo oscurata dall’Italia dei padroni e dei padroncini, dei furbetti del quartierino, degli speculatori, dell’ipocrisia dei benpensanti e dei figli di papà, degli evasori che dichiarano quanto un operaio e tengono lo yacht in porto, dei raccomandati e dei raccomandanti, dei corruttori e dei corrotti.

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Viva l’altra Italia. Chi ci sta a darle voce?

L’articolo sull’altra Italia, pubblicato venerdì scorso (http://www.gennarocarotenuto.it/10101-viva-litalia-che-resiste-diamole-voce/), è riuscito a dar vita ad un dibattito che ha in qualche modo raccolto la provocazione con cui si chiudeva il pezzo, chiedendo se ci si dovesse veramente arrendere all’idea che l’unica alternativa politica alle destre, sul piano amministrativo, fosse lo stile di Vendola in Puglia. … Leggi tutto

Viva l’Italia che resiste. Diamole voce!

Viviamo in questi mesi una sorta di nuovo Medioevo politico, sociale e culturale. Viviamo, ogni giorno, le conseguenza del trionfo di una cultura, tutta italiana, che pone le sue radici nell’incontro della filosofia “soldi, potere e ipocrisia” di Berlusconi e del berlusconismo con l’individualismo esasperato e disumano tipico del capitalismo.

In questo nostro perfetto sistema videocratico (da vedere, al prossimo festival del cinema di Venezia, il documentario “Videocracy” dell’italo-svedese Erik Gandini), imperversano su tutti i canali viscidi uomini di potere, pronti a recitare, senza trovare la benché minima resistenza, il bollettino delle balle quotidiane. Intanto i segnali di speranza, come la lotta degli operai della INNSE, il no forte e motivato alle ronde dei comuni di Massa e di “Salerno”, la sentenza del TAR sull’ora di religione, il partecipato corteo agostano contro il ponte sullo stretto, l’Onda studentesca dello scorso autunno, rimangono gocce isolate nell’oceano.

Se è vero che grazie al maggioritario, al porcellum e al bipolarismo, Berlusconi e Bossi governano il paese con il 45% dei consensi come se fossero i padroni assoluti dello Stato, è altrettanto vero che esistono tuttora due diverse “Italie”.

Da una parte l’Italia di padroni e padroncini, dei furbetti del quartierino, degli speculatori, dell’ipocrisia dei benpensanti e dei figli di papà, degli evasori che dichiarano quanto un operaio e tengono lo yacht in porto, dei raccomandati e dei raccomandanti, dei corruttori e dei corrotti; e poi, usando i versi di De Gregori, c’è “l’altra Italia”: l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento, l’Italia che lavora, che si dispera e che si innamora, l’Italia con le bandiere, l’Italia che non muore e che resiste.

E ci sono ancora, per quanto facciano di tutto per dimenticarsene e per farlo dimenticare (come testimoniano le ultime tornate elettorali), delle forze politiche che dovrebbero (e avrebbero dovuto) essere rappresentanti  di questa “altra Italia”. Ci sono ancora, e ci saranno sicuramente almeno fino alla prossima primavera, delle regioni (Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Basilicata, Calabria) governate da giunte di sinistra sostenute da Partito Democratico, soggetti della “Federazione della Sinistra” (Prc, Pdci e altri movimenti locali) e Italia dei Valori.

La domanda da porsi è questa: per quale motivo, a maggior ragione dopo l’approvazione del (vergognoso) federalismo leghista, tali giunte perseverano, salvo rarissime eccezioni, nell’errore della “moderazione”, quando avrebbero invece la possibilità di assumere, anche a livello legislativo, posizioni che destabilizzerebbero i piani di questa destra classista, clericale, fascista e guerrafondaia, facendosi così, finalmente, portavoce di quella troppo a lungo ignorata “altra Italia”?

Di aziende come la INNSE ne esistono a centinaia in tutta Italia; di lavoratori come quelli saliti sulla gru migliaia e migliaia.

Perché queste regioni invece di assumersi la responsabilità di diventare laboratori in cui “sperimentare” l’intervento istituzionale a fianco dei lavoratori attraverso iniziative di autogestione e cooperazione, di “nazionalizzazione” e di riconversione a difesa dei posti di lavoro e dell’ambiente, preferiscono riproporre l’atteggiamento autistico della regione Lombardia?

Perché solo la Toscana ha approvato una legge che smonta di fatto i teoremi razzisti e pericolosi per la comunità del “pacchetto sicurezza?

Perché dei suddetti governatori nessuno si è preso la briga di dire che non si può continuare a costruire strade e autostrade e che si potrebbe investire in un trasporto pubblico (si pensi alle ferrovie) di qualità e per tutti, anziché nella Tav, dannosa per l’ambiente, veloce come i vecchi Eurostar e con tariffe assurde?

L’elenco di simili domande, su lavoro, ambiente, sanità, istruzione, partecipazione dei cittadini…, potrebbe continuare a lungo.

Anni fa, molti anni fa, le regioni “rosse” erano il principale motivo di orgoglio del PCI, proprio perché, nonostante gli infiniti governi democristiani, continuavano con grande celerità il loro progresso sociale, sanitario, scolastico e lavorativo.

Di fronte alle sfide poste dalla crisi economica e dal mondo del lavoro, dalla questione ambientale, dall’attacco alla scuola e alla sanità pubblica, si può sperare che queste regioni “rosse” tornino ad essere un elemento di forte rottura nei confronti dell’operato del Governo?

O dobbiamo rassegnarci all’idea che l’unica strada percorribile sia quella del leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola, inizialmente eroe della “primavera di Puglia”, finito a dover mettere in giunta prima il principale esponente dei “baroni” della (disastrata) sanità pugliese e poi, per restare “in piedi”, l’Udc di Cuffaro e “Io Sud” della Poli Bortone (ex-Msi e An e adesso “leghista” del sud)?

Mattia Nesti.

La FIOM: occuperemo le fabbriche. Come si vincono le battaglie dell’autunno?

La crisi finanziaria è ormai passata, ma la crisi dell’economia reale raggiungerà il suo apice nei prossimi mesi e, in particolar modo, nell’autunno.

Per questo, con un Governo immobile che cerca solo di salvaguardare il sistema malato che ha portato ai disastri degli ultimi mesi e di distruggere le conquiste sociali delle lotte studentesche e operaie, padroni e padroncini stanno mettendo le mani avanti, cercando di salvare i propri interessi scaricando gli effetti della crisi sui lavoratori, magari approfittando del periodo estivo, in cui l’allerta dei soggetti politici di lotta è tendenzialmente più bassa.

Fin qui niente di nuovo.

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Più americanista degli americani: un PD che, così, è senza futuro

Ormai è del tutto evidente che il contingente italiano in Afghanistan, ripetutamente sotto attacco negli ultimi giorni, stia compiendo vere e proprie operazioni di guerra contro l’esercito talebano e che questa guerra (il vocabolo "missione di pace" è ormai sparito anche dai discorsi di La Russa) non serve affatto alla sicurezza del popolo italiano, e, come ha confermato anche l’ex  Capo di Stato Maggiore del comando NATO Fabio Mini (L’Unità, 28 Luglio), "il terrorismo che si combatte in Afghanistan non è più quello né di Al Qaeda né della Jihad islamica (sempre che lo sia mai stato, fatto discutibile se si considerano gli scarsi risultati ottenuti, ad esempio, nella caccia ai "latitanti" Bin Laden e Mullah Omar, ndr). Le forze contrapposte in Afghanistan non sono in grado di portare alcuna minaccia al nostro sistema".

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Fenomenologia di Mario Adinolfi

Ci siamo, tra meno di una settimana si consegnano le firme e l’inferno di queste ore di raccolta sotto i cinquanta gradi che bruciano il fiato sarà concluso. Solo un primo passo, per carità, poi tocca prendere le famose cinquantamila firme per presentare le liste nei 475 collegi, senza cui una candidatura alla segreteria nazionale come la mia praticamente non esiste. Ma c’è tempo fino al 21 settembre. Potrò persino regalare le 48 ore di vacanza a Copenaghen promesse alla mia figlia undicenne. Unico lusso di un’estate al fronte.

Si potrebbe cominciare da qui, da quelle 48 ore di vacanza promesse alla figlia. Da onemoreblog del 24 luglio 2007 dove annunciava la sua candidatura alla segreteria del PD:

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Cupola del PD: terrorizzati dalla propria ombra

ombraC’è qualcosa da stato terminale nella ritualità autoreferenziale con la quale i dirigenti del Partito Democratico si stanno arroccando.

Ignazio Marino aveva chiesto non sei mesi ma una settimana in più di tesseramento per rimpinguare un po’ i numeri del partito e dei suoi (pensarci prima no, dottore?) e gli hanno detto di no: non sia mai, si ritarderebbe il congresso! 

Non sia mai, in realtà, che la sua candidatura (interessante ma non propriamente rivoluzionaria) prosperi e rompa col manuale Cencelli tra DS e Margherita e la corrività col governo del puttaniere.

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Partito Democratico: Alessandra Guerra sì e Beppe Grillo no?

Guerra Beppe Grillo non si è potuto iscrivere al PD perché “proveniente da un movimento politico ostile”, la qual cosa suona un po’ criptica come quando George W Bush mise nella lista delle organizzazioni terroristiche tutti gli indigeni latinoamericani. Ma cosa vuol dire provenire da un “movimento politico ostile”?

Qualcuno mi spiega per esempio perché contemporaneamente all’esclusione di Beppe Grillo hanno steso il tappeto rosso per l’ex lady Carroccio Alessandra Guerra (nella foto come comiziante leghista e in posa equivoca con Silvio Berlusconi), la cosiddetta “pasionaria leghista”, già presidente in camicia verde della giunta regionale del Friuli Venezia Giulia?

La Lega Nord non è un “movimento politico ostile”?

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Compagni indietro, il gran partito…

lista-anticapitalista-ferrerosalvidiliberto Uno tende a criticare il Partito democratico perché se lo merita…

Ma se poi uno si mette a pensare che possa essere il politburo del partito comunist-consumatore, Oliviero Diliberto, Paolo Ferrero, Cesare Salvi, a salvare le sorti della sinistra italiana, allora comincia a sentire da lontano l’olezzo della mummia di Leonid Breznev e pensa che proprio non c’è speranza.

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Grillo al PD? E io mi candido a Papa

Ci voleva davvero. Già si vedevano i primi segnali: con il caldo torrido dell’estate, la politica cominciava ad arenarsi. Chi ha voglia di discutere, polemizzare, contestare, quando il termometro supera i 30 gradi? Succede tutti gli anni, e anche quest’anno ci si stava avviando a trascorrere un mese e poco più di soporifero rilassamento, lontani dalla politica e da tutto ciò che la riguarda.
E invece no! Come un temporale estivo in piena regola ecco che ti arriva Beppe Grillo e si candida alla guida del partito democratico. Patatrac!
Fa bene; fa male; è pazzo; è un genio; è solo una provocazione; finalmente entra in politica; non può farlo…
Al di là di tutto, c’è da dire che per qualche giorno ci sarà di che parlare, e forse per un po’ ci dimenticheremo dei 30 gradi e di qualcuna delle nostre tante disgrazie. Ma siccome i temporali estivi durano ben poco, sarà meglio prepararsi al caldo successivo; che purtroppo sarà ancora più afoso del precedente.

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Beppe Grillo, il PD non è un velocipede

Sembra che sulla candidatura respinta di Beppe Grillo alla segreteria del Partito democratico si sia aperto finalmente un dibattito serio nella cupola del partito. Peccato che è il dibattito sbagliato. Infatti Piero Fassino avrebbe dichiarato “il PD non è un taxi”, Giovanna Melandri “Il PD non è un tram” e Bersani invece “il PD non è un autobus”. Noto che la più ecologica è la Melandri e immagino che quando dibatteranno dei trasporti urbani parleranno finalmente di Grillo…

Partito Democratico, Luca Bianchini sì e Beppe Grillo no?

Chi segue da tempo questo sito sa che non sono mai stato tenero con Beppe Grillo (qui e qui per esempio) ma mi sta un po’ infastidendo l’ipocrisia con la quale la cupola del Partito Democratico vuole impedire la candidatura di Beppe Grillo alla segreteria.

Butto lì un po’ di punti sapendo che molti amici, essendo ben più grillini o più piddini di me, sapranno completare.

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Ignazio Marino e la questione morale nel Partito Democratico

ansa_16236913_06520 Forse è vero che Ignazio Marino è partito con il piede sbagliato usando il caso del maniaco coordinatore di un circolo PD per sollevare la questione morale.

Forse è vero perché uno stupratore (presunto) come il rutelliano Luigi Bianchini è ben più difficile da individuare di un corrotto, un mafioso, un clientelare, un dirigente che concepisce la politica solo come “una certa reciprocità di favori” per usare il titolo di un bel libro di Paolo Pezzino sulla storia della mafia.

Forse è vero ma la reazione squadrista con la quale Marino è stato aggredito dal resto del suo partito ha testimoniato che il dottore, pur sbagliando bersaglio, aveva comunque colto nel segno di uno dei limiti fondativi del PD, quello di avere archiviato qualunque tensione etica e morale e aspirazione al cambiamento della società in favore di una più generica governabilità che porta a chiudere spesso non uno ma entrambi gli occhi.

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Ignazio Marino: «Io ci sono»

È arrivato il momento. Siamo in molti, moltissimi. Sogniamo un’Italia diversa, crediamo nella cultura del merito, nella laicità della Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti, vogliamo liberare le energie migliori di questo Paese e creare una squadra di persone che diano voce, forza, concretezza alle nostre idee.

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Ignazio Marino, qualcosa di nuovo nel Partito democratico?

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