Il generale Mario Montoya coinvolto nel massacro di San José de Apartadó
Annalisa Melandri su http://www.gennarocarotenuto.it
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Santa Ana de Coro.
Arriviamo da Santa Marta(Colombia) a Maracaibo alle dieci del mattino dopo 12 ore di pulmino anziché 7 a causa del bus che prima si ferma con la batteria scarica e che poi buca una ruota.
Alla frontiera di Maicao non abbiamo nessun problema nonostante in precedenza ci avessero detto il contrario a causa delle tensioni Colombia-Venezuela.
Giorgio Sabaudo su http://www.gennarocarotenuto.it
Il 18 aprile scorso Hernando Calvo Ospina si trovava sul volo Air France n. 438 partito da Parigi e con destinazione Città del Messico, quando a cinque ore dall’arrivo il comandante dell’aereo informava i passeggeri che su disposizioni degli apparati di sicurezza del governo degli Stati Uniti non erano stati autorizzati a sorvolare lo spazio aereo di quel paese in quanto a bordo si trovava una persona non gradita per “motivi di sicurezza nazionale”. Praticamente un terrorista, secondo l’uso in voga del termine.
Dopo uno scalo tecnico in Martinica per il rifornimento di carburante, e soltanto dopo essere ripartiti da Fort de France, il sig. Calvo Ospina è stato informato dai membri dell’equipaggio che il “terrorista” sulla cui identità tutti i passeggeri del volo, egli compreso, si stavano interrogando, era proprio lui.
Annalisa Melandri su http://www.gennarocarotenuto.it
Cristina Fernández de Kirchner, presidente argentina, ha sintetizzato al suo omologo statunitense Barack Obama quello che tutto un continente pensa: “la fine dell’embargo contro Cuba non può essere un punto di arrivo di un percorso ma una precondizione” per iniziare a costruire relazioni di mutuo rispetto nel Continente.
Non sarà solo l’affabilità e perfino l’umiltà che sta dimostrando Barack Obama in queste ore a Trinidad e Tobago, per il Vertice delle Americhe, a sanare le ferite storiche di 170 anni di dottrina Monroe. Non sarà con una richiesta di voltare pagina e di “un nuovo inizio”, pur necessari, che si potranno lasciare alle spalle decenni di destabilizzazioni, colpi di Stato, complotti, assassinii, invasioni, crimini contro l’umanità, spoliazioni, imposizioni di patti leonini contro il Continente attraverso quell’aberrazione che è stata il “Consenso di Washington”, quel meccanismo perverso per il quale politiche e politici di paesi democratici o dittature potevano essere sommerse o salvate solo con l’imprimatur di una potenza straniera.
Non sarà con il ristabilimento di relazioni diplomatiche, con il Venezuela oggi (ed è un grande successo del Vertice di Trinidad), con Cuba forse domani, che recupererà credibilità il paese che per 60 anni ha imposto e tuttora sponsorizza all’America latina e al mondo il Fondo Monetario Internazionale come strumento di dominio neocoloniale.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
L’Italia è oggi un paese dove non solo non sono più in vigore di fatto numerosi articoli della Costituzione repubblicana del 1948 ma dove non vale più neanche la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Una parte della popolazione, tra 800.000 e un milione di persone, è costretta a vivere nella paura e nel ricatto, lavorare in silenzio nello sfruttamento e nell’illegalità, pena la deportazione.
L’Italia è un paese dove un lavoratore o una lavoratrice devono aver paura di ammalarsi, perché perfino il medico deve trasformarsi in delatore, come i portieri e i centralinisti al tempo dell’OVRA, dove una puerpera sarà indotta a partorire in clandestinità (e magari morirne) per non farsi denunciare. … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Guido Piccoli (nella foto), il massimo esperto italiano di cose colombiane, offre a Giornalismo partecipativo questo importantissimo contributo a commento della sua partecipazione all’iniziativa bolognese con Ingrid Betancourt. A questo link l’intervento di Guido, qui la risposta di Ingrid (gc).
Il 16 dicembre scorso Ingrid Betancourt è venuta a Bologna per ricevere la cittadinanza onoraria e per partecipare ad una grande iniziativa in suo onore organizzata dal Comitato Betancourt per promuovere la Fondazione Betancourt. Tra gli invitati, oltre ad alcuni cantanti, il giornalista Maurizio Chierici, il presidente di Amnesty International-Italia Paolo Pobbiati, anche il sottoscritto.
Guido Piccoli su http://www.gennarocarotenuto.it
Questo è il testo dell’intervento di Guido Piccoli a Bologna nell’incontro con Ingrid Betancourt di stasera.
Vi ringrazio per questo invito E’ un’emozione avere al fianco Ingrid Betancourt. Ho cominciato a conoscere, amare e scrivere di Colombia alla fine degli anni Ottanta ai tempi di Pablo Escobar.
Tutti allora, dai giornali agli amici, mi chiedevano di Escobar, di scrivere su di lui… se l’avessi incontrato. Un mito negativo. Il male.
Dopo quasi 20 anni, con Ingrid, dal male siamo passati al bene. E’ l’unico miglioramento che vedo però.
Credo che faremmo un gran torto ai colombiani, e anche a Ingrid, se l’obiettivo fosse stretto solo su di lei e la Colombia rimanesse, dietro di lei, un paese incomprensibile.
Guido Piccoli su http://www.gennarocarotenuto.it
“Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli dei poveri“
Pierpaolo Pasolini
Li abbiamo visti tutti i soldatini boliviani inermi, facce da adolescenti indigeni massacrati di botte dai giovani bianchi o sbiancati, creoli o che si sentono creoli o che credono che con quei calci, quegli sputi, quell’odio diventeranno creoli. Li abbiamo visti i soldatini boliviani scappare via nelle strade di Santa Cruz o di Trinidad.
Quei ragazzi contadini dell’altipiano, soldatini di leva microscopici con quelle divise sempre troppo grandi. Avevano le lacrime in faccia impastate nel loro sangue e nel fango degli stivali di chi li ha umiliati. Nei loro occhi più che l’odio c’era il terrore. Il terrore di chi ancora una volta si vede sopraffatto. Il terrore di chi viene bastonato da 500 anni ogni volta che tenta di alzare la testa e teme che anche questa volta finirà nella stessa maniera.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Sono sempre più convinta che la mossa più saggia che poteva fare Ingrid Betancourt una volta liberata e che ovviamente non ha fatto, era quella di decretare un saggio e prudente silenzio stampa e godersi la sua famiglia per un mese.
Giusto il tempo di riprendersi, farsi un’idea di quanto accaduto nel frattempo, parlare con i suoi familiari della linea da seguire e poi agire di conseguenza. … Leggi tutto
Annalisa Melandri su http://www.gennarocarotenuto.it
Lo scorso anno in Venezuela Hugo Chávez ha chiesto con un referendum (tra l’altro) di potersi ricandidare alle prossime elezioni. Hanno scritto che perciò era un golpista. Lui ha perso il referendum (dello 0,7%) ed ha accettato il risultato. Hanno fatto una capriola e hanno riscritto che era un golpista. Lo hanno scritto sempre, tutte le volte che ha vinto le elezioni, anche con battaglioni di osservatori internazionali che certificavano non solo la regolarità ma che le elezioni venezuelane sono le più monitorate al mondo. Hugo Chávez era golpista per i media mainstream anche quando il golpe l’hanno organizzato contro di lui. Nessuno invece ha mai scritto che José María Aznar, George Bush e gli altri soggetti che organizzarono (documentatamente) quel golpe l’11 aprile 2002 sono golpisti. Se scrivo “Bush golpista” o “Aznar golpista” è una posizione ideologica o sono i fatti che impongono (a tutti, anche a Ciai, Battistini, Candito, Sansonetti, PG Battista e i loro galoppini, i Guanella, Cotroneo, Nocioni) di farsi carico di tale fardello? Perchè non se ne fanno carico? Ho capito, tengono famiglia, ma non mi adeguo.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Il primo pensiero è di allegria, allegria per Ingrid Betancourt e per gli altri 14 sequestrati liberati, tra i quali tre mercenari statunitensi, che in qualunque altro conflitto al mondo sarebbero stati da tempo passati per le armi.
Il secondo pensiero è perchè non si spenga la luce sulle centinaia di ostaggi che restano nella selva nelle mani delle FARC. Si vedrà se l’interesse dei benpensanti europei per la selva colombiana era genuino o era solo figlio del colonialismo mentale e razzista con il quale l’Europa guarda ai drammi del Sud del mondo. Se le luci sulla selva si spegneranno dovremo amaramente concludere una volta di più che è così, che la benpensante Europa si mobilita solo se qualcuno buca lo schermo. Altrimenti se ne frega.
Il terzo pensiero è per Álvaro Uribe, apparente trionfatore della giornata di oggi. La giornata per lui si era aperta nel peggiore dei modi, come si era aperta la settimana, il mese, l’anno. La Corte Suprema, con parole insolitamente dure, aveva preteso il rispetto delle proprie decisioni da parte del Presidente che non accetta che la sua stessa rielezione, nel 2006, sia stata viziata dalla corruzione nella forma e nella sostanza e che potrebbe perfino essere annullata.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Colombia, mossa a sorpresa (e disperata) del presidente che impacchetta e spedisce negli Stati uniti 14 capi paramilitari. Tra cui il boss Salvatore Mancuso, le cui rivelazioni gli avevano fatto il vuoto intorno. L’urlo dall’aereo: figli di puttana!
Guido Piccoli
«Figli di puttana, ci hanno tradito!». L’urlo soffocato di Rodrigo Tovar Pupo, alias Jorge 40, sulla pista dell’aeroporto militare di Bogotà, qualche secondo prima di essere spinto sull’aereo della Dea, è il miglior commento all’estradizione del gotha del narco-paramilitarismo negli Stati uniti. Tutti i grandi criminali colombiani, nessuno escluso, sono stati svegliati nel cuore della notte tra lunedì e martedì nelle loro celle dorate (a Itaguí, Barranquilla e nel carcere «La Picota» della capitale), prelevati da centinaia di militari e consegnati agli agenti statunitensi: oltre a Jorge 40 sono stati estradati l’italo-colombiano Salvatore Mancuso, Diego Fernando Murillo detto don Berna (erede di Escobar a Medellín), il boss della Costa Atlantica Hernán Giraldo e altri tredici boss.
Guido Piccoli su http://www.gennarocarotenuto.it
Il più famoso e il più importante è Salvatore Mancuso, ma con lui sono stati estradati nella notte altri 13 pezzi grossi del paramilitarismo.
E’ il segnale che la Colombia di Álvaro Uribe, travolta dallo scandalo della parapolitica, la connessione tra politica, paramilitarismo e narcotraffico, non riesce più a garantire i grandi interessi che hanno permesso all’ultimo presidente filostatunitense in Sudamerica di restare al potere.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Il caso di Ingrid Betancourt, ad un mese esatto dall’ultima teorica speranza di liberazione, quando Parigi mandò un aereo attrezzato in loco, è di nuovo “ad un punto morto ed è necessario ricominciare di nuovo”. Lo ha affermato il Ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, in visita in America latina.
A tal fine Kouchner, a Caracas, ha consegnato al presidente venezuelano Hugo Chávez una lettera del presidente Nicolas Sarkozy perché il suo omologo venezuelano “usi tutti la sua autorità per riaprire la prospettiva di un accordo umanitario tra governo colombiano e FARC”.
Secondo Kouchner, Chávez si è detto “sempre disposto a lavorare alla risoluzione del caso”, dal quale fu estromesso dal suo omologo colombiano Álvaro Uribe.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Mario Uribe è il cugino del Presidente colombiano Uribe e suo socio politico di prima importanza e vicinanza. E’ stato arrestato ieri a Bogotà per paramilitarismo dopo aver provato a chiedere asilo politico nell’Ambasciata del Costarica. Proprio lui era stato l’estensore della legge con la quale erano stati amnistiati i crimini dei paramilitari. Di fronte alle gravissime accuse per crimini di natura comune delle quali è accusato il cugino del Presidente, il governo del paese centroamericano non ha potuto che rifiutare la richiesta.
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