Friday 25 May 2012, 06:23

Gli articoli con tag: " Palestina "

Saviano in Israele: non pettiniamo le bambole nè smacchiamo i giaguari

http://www.pollanetsquad.it/film%5C217_00.jpg

NOTA DEL GESTORE DEL SITO:

  1. Mi rendo conto che questo sito ha bisogno di essere tenuto con maggior polso. Non avevo letto i commenti, sopratutto quelli di Piero dai quali mi dissocio fermamente, perché quando l’autore non sono io non passano attraverso la mia moderazione.

    In generale conosco Israele e, pur non facendo sconti a quel governo, non posso non considerare quel paese come uno dei più interessanti dove vivere. Nello specifico, ma perchè una persona, Roberto Saviano in questo caso, è obbligato a rappresentare l’icona mediatica che altri gli hanno cucito addosso?

    Perchè Saviano è un santo se ci rappresenta e diventa un diavolo se si discosta del 10% da come noi ci aspettiamo che debba essere? Gennaro Carotenuto

A Notte Fonda, Roberto Saviano al Tg 3 del 28 aprile 2009 annuncia che Shimon Peres lo ospiterà e  il Paese, Israele,  gli si confà. E immagina e programma il suo futuro. Questo è il video con l’annuncio, non immagino io un bel niente, vedo solo Muri sempre più alti che evidentemente non ha “visitato”   Saviano.

Mi piacerebbe andare a vivere in Israele: l’ho letto sul sito  che dichiara “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”.

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Non dimenticare Gaza. Anche per Khadija Shawani e le altre

Oggi, 30 marzo,  in Palestina si festeggia la cosiddetta Festa della terra, in ricordo della prima grande manifestazione di resistenza collettiva che ebbe luogo per l’appunto il 30 marzo 1976, quando migliaia di palestinesi scesero in piazza (in Israele, in Cisgiordania e a Gaza) per difendere il diritto alla terra. Ci furono violenti scontri con la polizia israeliana, tre attivisti palestinesi furono uccisi e tra questi una donna, Khadija Shawani.

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L’occidente visto dagli altri

E’ in libreria il nuovo numero di Zapruder, Riflessi incrociati. L’occidente visto dagli altri, gennaio-aprile 2009. Di seguito l’indice, che potete consultare (insieme ad altri interessanti materiali e al calendario delle iniziative) sul sito di Storie in movimento.

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Tribunale Russel per i crimini a Gaza

Basta con l'impunità

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Minori migranti: il dossier di Save the Children

minori Minori Migranti: Save the Children, in Italia 7.797 ragazzi e ragazze stranieri non accompagnati. Marocco, Egitto, Albania, Palestina ed Afghanistan i principali paesi di provenienza.

7.797 minori stranieri non accompagnati sono arrivati in Italia nel 2008. Vengono da Marocco (15,29%), Egitto (13,75%), Albania (12,49%), Palestina (9,47%) ed Afghanistan (8,48%), seguiti da Eritrea (4,99), Nigeria (4,14%), Somalia (3,90%), Serbia (3,76%) ed Iraq (3,68%), per un totale di 78 paesi diversi rappresentati.

La maggior parte di questi minori è di sesso maschile, pari al 90,46%, contro il 9,54% di sesso femminile, ed ha un’età compresa tra i 16 (26,22%) ed i 17 anni (50,58%)(1).

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Tecniche di bondage per resistere

Se avete cominciato a leggere sperando di essere istruit* su complesse tecniche di bondage (come il Karada), resterete, temo, delus*. Come spesso faccio, confondendo probabilmente anche i motori di ricerca, anche stavolta ho, nel titolo, giocato con le parole: il soggetto di questo post è la proposta, che mi viene da Samie, di un “incatenamento virtuale” (che spero possa ottenere risultati concreti) per rilanciare la circolazione delle informazioni su quanto accade in Palestina, ora che i media mainstraem – finita l’orgia di sangue e corpi sventrati -, si sono concentrati su altro.
Nel post che ha dato avvio a quello che chiamo un incatenarsi per resistere Samie infatti scriveva: “Con tutto quello che sta succedendo in Italia è facile perdere di vista ciò che sta accadendo a Gaza. All’improvviso non se ne parla più nei notiziari se non in maniera marginale. Ha smesso di essere il fatto del giorno ma, mentre i riflettori sono puntati altrove, gli illeciti, i sopprusi, le prevaricazioni continuano” e proponeva di creare “una catena tra i blog che si occupano della causa palestinese … per non disperdere le notizie, per toccare con mano l’entità della partecipazione, per avviare concrete iniziative di aiuto e sostegno”.
Marginalia si incatena (con tutti i dubbi sulle “catene”), rilanciando la necessità, già espressa in Gaza. Dei vivi che passano, di non lasciarci guidare nelle nostre pratiche di resistenza dalle “emergenze” dettate (molto spesso strumentalmente, quando una “notizia” serve a nasconderne un’altra) dall’esterno. Bisogna continuare, anche ora che l’eco del massacro di Gaza si è spento, a fare quanto è nelle nostre possibilità, per sostenere atti e azioni che possano contribuire alla fine del conflitto. Penso soprattutto all’appoggio e al sostegno concreto (per me fondamentale) a quant* in Israele, rifiutano la politica neocoloniale del governo, come i/le obiettori/obiettrici di coscienza, i/le pacifist* da sempre attiv* in quel territorio (chi ricorda ancora Rachel Corrie? E Tali Fahima? E chi si sta mobilitando per Theresa McDermott attualmente rinchiusa nella prigione di Ramleh?), le tante associazioni femministe che lottano per una pacifica convivenza di israelian* e palestines* (come le donne di Isha L’Isha, delle quale avevo già parlato). Nello stesso tempo però, vista la pesantissima situazione esistente anche nei “nostri confini” (situazione che si è aggravata con l’approvazione del disegno di legge 733 sulla sicurezza, sopratutto per migranti, rom e sinti, ma non solo), invito anche a prestare maggiore attenzione a quanto avviene “a casa nostra”

Continua in Marginalia

Insalata al prezzemolo per Tzipi Livni?

Andreas Solaro / AFP / Getty

Della signora Tzipi Livni ne sentiremo parlare in futuro, non solo oggi e tento allora di inviarle una lettera con ricetta inclusa, in attesa delle sue, percorrendo alcune fasi della preparazione culinario- israeliana, al femminile s’intende ed internazionale.

Di Tzipi Livni se ne era già occupato il Time con un articolo e una copertina dedicata a lei. Lo firmò la sua amica Condoleezza Rice, alla fine scrivendo “Rice is U.S. Secretary of State”. La descriveva come una donna di idee aperte e libere, intelligente, combattiva e di pace: da rispettare profondamente. E così con il 2007 , la rivista Time inserì Tzipi Livni fra le 100 persone che “stanno trasformando il mondo”. E la signora è intelligente davvero e non presuntuosa al punto, malgrado la vittoria, di comandare da sola: “Due primi ministri per Israele” esattamente come Due Popoli Due Stati, leit motiv caro a molti. “Il popolo ha scelto Kadima e sarà Kadima a guidare nel futuro il popolo”. A Bibi Netanyahu ha rivolto un appello per costruire un governo di unità nazionale. Ha puntato sulla sicurezza e l’economia e sappiamo quanto “cari” sono questi temi a tutti i cittadini del mondo. In questo taglia e cuci febbrile di donna, non manca l’ago con i suoi 15 seggi conquistati: “Io sono la chiave e questa chiave detterà le regole per il futuro governo”. Le lacrime una volta prerogativa femminile, sono ciò che è rimasto del partito laburista, quelle di Ehud Barak, che non lascerà la politica anche se la politica lascerà lui, almeno piangere. Inutile il suo polso di ferro nel durante elezioni…: “il ministro della Difesa Ehud Barak ha deciso di imporre un assedio totale alla Cisgiordania e Gerusalemme e di chiudere completamente i valichi della Striscia di Gaza. In un comunicato stampa, Barak ha reso noto che l’esercito permetterà il passaggio solo per motivi “umanitari” e d‘urgenza, mentre l’esercito ha chiuso i passaggi commerciali della Striscia di Gaza”.

Di “passi in avanti” Kadima ( questo significa in ebraico) e la Livni ne hanno fatti dando Lezioni di Vita, come la signora Fiamma Nirenstein, che penso apprezzerà l’operato d’amore di questo partito:” quì va alle urne l’unico paese democreatico in una selva di dittature”.Scriveva anche Alberto Stabile il 18 .9.2008 : “Se Tzipi Livni, nonostante le profonde radici familiari nella destra nazionalista israeliana è giunta, alla fine di un lungo percorso, ad accettare la necessità del compromesso, la sua vittoria all´interno di Kadima vuol dire che il processo di pace con i palestinesi ha buone probabilità di proseguire”. Ma l’autunno e l’inverno 2008-2009 nella Striscia di Gaza non hanno dato queste prospettive e gli sconfinamenti nei territori occupati hanno prodotto solo cifre da giocare alla roulette della morte: più di 1.000 morti, più di 5.000 feriti e con l’uso delle bombe al fosforo, tanto per dirla al ribasso.

Dal mpmento che anche io apprezzo la cucina internazionale, offro un’insalata al prezzemolo alla signora Tzipi Livni, dal nome ahimè un po’ compromesso data l’origine libanese, “Taboule”, compresa la ricetta . Ingredienti: parecchio prezzemolo menta bulghur (grano essiccato e triturato) cipollotto pomodoro sale succo di limone olio

Rimane il prezzo, Il prezzo del prezzemolo s’intende, come ce lo racconta Vittorio Arrigoni perchè abbiamo un debole per le note di Certi italiani. Vik ci ha inviato anche un video Canzone del gruppo israeliano “the Hadag Nahash” che si è ballato prima e durante le elezioni, con tanti bei slogan che invitano al razzismo fascista e di certe canzoni musica direttori d’orchestra e attrici protagoniste, ce ne intendiamo anche noi quì in Italia dove prezzemolo olio grano pomodoro menta cipollotto sale limone ancora abbondano, non sappiamo solo per quanto.

Da ultimo, come ottima padrona di casa saprà la Livni, l’insalata bene si accoppia con il pesce (anche quello ce l’abbiamo ancora) e pertanto ci farebbe piacere sapere da donne e tra donne che fine ha fatto” l’attivista scozzese Theresa McDermott ritrovata sappiamo nella prigione di Ramleh quattro giorni dopo essere “scomparsa” dopo che l’esercito israeliano l’aveva prelevata con la forza da un’imbarcazione libanese su cui si trovava in missione umanitaria verso Gaza”: forse tentava di pescare come certi palestinesi nel mare di fronte alla Striscia. Il problema in ogni caso che potrebbe risolvere la preparazione di un buon pasto rimane in ogni caso quello avanzato da Luca Galassi: “Contadini, giornalisti e pacifisti internazionali bersagliati dal fuoco dei cecchini israeliani. La gente di Gaza non ha il diritto neanche di raccogliere il prezzemolo”.

Quanto all’ estetica della signora Livni (spesso in versione ufficiale blù e nero) penso si richiami sobriamente alle forze armate israeliane, la Tsahal, IDF, l’esercito di difesa di Israele che ha avuto già modo di dirigere e questo stile è stato garbatamente criticato da un signore su Fastidio, dove avanza dei dubbi sulle donne che “sarebbero “biologicamente” distanti dalla guerra e che invece comandano le operazioni militari come Tzipi Livni…Margaret Thatcher e Condoleeza Rice uomini più o meno ben conciati (o al massimo automi umanoidi), ho tralasciato la Palin” .

Certa che nessuno avrà tempo per queste Storie di Cucina, ma tentare è una strada, saluto e resto in attesa delle nuove ricette, le News come si dice in inglese…

Doriana Goracci

http://www.tranchida.it/luoghi/Palestina_a.jpg

Giuseppe Gatì: “talvolta dire come la penso mi dà forza”

Scrissi di Giuseppe Gatì il 3 gennaio 2009, su Reset Italia , un mese con oggi, e circolò dove ebbi accoglienza nella Rete. Il titolo che avevo dato era Liberare l’Informazione, Liberandoci noi: GUERRILLA !

Concludevo : abbandoniamo  la Grande Abbuffata della  Menzogna, magari, anche, cantando  Fabrizio De Andrè

e  la Libertà.

gatac2ac21

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Sette punti per provare a spiegare il conflitto israelo-palestinese. In risposta ad altrettanti cliché

La straordinaria confusione (ideo)logica, a volte infarcita di malafede, altre volte dovuta a una congenita incapacità di distinguere, mi ha portato a non considerare ovvie alcune ovvietà, e anzi a partire da esse per cercare di spiegare il conflitto israelo-palestinese. Alcuni di questi luoghi comuni sono autentiche aberrazioni, ma il mio tentativo, disperato, è quello di usarli come sponda per cercare di ristabilire alcuni fatti. … Leggi tutto

El pueblo hermano de Palestina

El pueblo hermano de Palestina
di Davide Matrone

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Nella Casa del Grande Rifiuto

Quelle che seguono sono   storie  che arrivano da Israele, come quella di  una giovane donna che insieme a due amiche, si rifiutano di servire e dei loro compagni…

Ringrazio Giuliano Falco per avermi segnalato  il suo recentissimo Blog , per  cui andando a ritroso ho ritrovato che Omer Goldman non è sola, ci sono Tamar Katz, Mia Tabarin… donne giovani che si Rifiutano, così  i loro compagni di cammino, come Lyor Volinytz che  fu invitato  in Italia, a Fano, il 20 novembre 2006, nell’ aula magna dell’Istituto Tecnico-Commerciale Battisti dove  si svolse l’incontro  con il 19enne israeliano, “refusnik” e attivista del movimento Anarchici Contro Il Muro.

Refusnik in una Grande Casa dalle porte spalancate per chi non serve la Guerra a suon di Musica se credete come quella di Al Kamandjati… perche la Libertà non può stare in silenzio.

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Di parte: Beritan Gulmez

http://www.comune.roma.it/repository/ContentManagement/information/P193744644/mediterraneo_bambini.jpg

“Cosa faranno quei bambini da grandi? Cosa pretendete che facciano questi bambini?”

Sono delle domande che si pone Beritan Gulmez*, 14enne, in un tema che ha scritto alcuni giorni fà:  la  traccia era “Un fatto che  ti ha colpito negli ultimi tempi”.

Oggi Beritan mi ha autorizzata ad inoltrare le sue riflessioni, teme solo il giudizio sulla forma  italiana non correttissima  e che io non ho aggiustato di una virgola. Mentre parlavamo accarezzava la kefia e mi ha raccontato che lo scorso anno in terza media un professore la minacciò  con una nota se non si fosse tolta “quella” sciarpa dal collo. Lei accusò mal di gola e disse che aveva solo “quella”da indossare. Nel silenzio attonito della classe, la discussione andò avanti e il professore non prese provvedimenti ma concluse  che “quella era di parte”. Beritan, la kefia, la toglie difficilmente, solo quando lo vuole lei. Alla fine mi ha chiesto mentre ci salutavamo, come può migliorare la sua sufficienza in Storia, la materia che ama  più di ogni altra.

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Su Oz e Grossman

Caro Gennaro,

vedo che non hai avuto problemi a rispondermi con nettezza. Allora farò altrettanto.

Sono uno studente, tu un docente, non ho pretese di autorevolezza, ma mi documento, per quanto posso. Ammetto con stupore e dispiacere che le argomentazioni che mi hai portato, e se vogliamo anche i rimproveri che mi hai rivolto, in genere me li sarei aspettati dal mondo paludato degli “amici di Israele tout court”, non da una persona che parrebbe avere senso critico. Mi spiego, anche se troppo brevemente.

Non mi azzardo a discutere le aspettative di pace di Oz e Grossman (di Yehoshua non parliamo nemmeno), magari costoro la cercano davvero la pace, ma…valutiamo i fatti e vediamo se sono consoni al fine. Ora, sarà opportuno ricordare che Yehoshua, insieme con Grossman e Oz (di solito chiamati in campo come il trio critico della cultura israeliana), ha giustificato con la guerra del Libano cose anche peggiori, come il taglio dell’energia elettrica e dell’acqua alla popolazione di Gaza. Che tristezza e delusione accusarmi del fatto che contesto chi non dice ciò che io vorrei dicesse! Che tristezza accusarmi di pensare che tutti gli israeliani sarebbero lupi travestiti da agnelli! Argomenti malevoli come quello antistorico dell’antisionismo come antisemitismo…Non me lo aspettavo da te.

Sono convinto che non tutta la società israeliana sia guerrafondaia, ho letto vari appelli in questi giorni, ma so pure che le operazioni miliatri, ahimè, hanno un massiccio sostegno popolare e che la sinistra israeliana (non quella laburista) è vessatissima.

So che ci sono autori israeliani come Pappe che parlano di “pulizia etnica” nel 48 ed hanno dovuto abbandonare Israele, so che Jamil Hilal afferma che la soluzione “due popoli due Stati” è oramai come la pace universale di Bobbio: semplicemente impossibile. So però che, di contro, Oz e Grossman continuano a vivere in Israele senza problemi, a parlare di “due popoli due Stati”, di “odio di distruggere Israele”, argomento crudele usato da coloro che non ammettono l’entità dei torti seminati dai sionisti da 80 anni a questa parte: come Grossman e Oz chiamano la guerra del 48? Di indipendenza o di occupazione? So che Michael Warshawsky la chiama di occupazione…loro non credo. Dice Oz: “Due guerre israelo-palestinesi sono scoppiate in questa regione. Una è quella della nazione palestinese per la sua libertà dall’occupazione e per il suo diritto a essere uno Stato indipendente. Tutte le persone rispettabili dovrebbero sostenere questa causa. La seconda guerra è mossa dall’Islam fanatico, dall’Iran a Gaza e dal Libano a Ramallah, per distruggere Israele e cacciare gli ebrei dalla loro terra. Tutte le persone rispettabili dovrebbero aborrire questa causa”. Cavolo, che analisi storica: nemmeno un accenno ai crimini del Sionismo! Perché è lì la chiave: se non si ammette l’entità del crimine commesso in passato è troppo facile parlare di pace.

So che una fetta di israeliani si oppone alle stragi, ma anche so che Pappe afferma: “Lo Stato, attraverso i suoi mezzi di informazione e con l’aiuto del mondo accademico, ha diffuso un coro unanime – persino più forte di quello ascoltato durante il criminale attacco in Libano nell’estate del 2006. La giusta furia è un fenomeno costante nell’espropriazione, oggi israeliana e a suo tempo sionista, della Palestina. Ogni atto, che si trattasse di pulizia etnica, occupazione, massacro o distruzione è sempre stato ritratto come moralmente fondato e come un puro atto di autodifesa perpetrato in modo riluttante da Israele nella sua guerra contro la peggiore specie di esseri umani. Oggi in Israele, da sinistra a destra, dal Likud alla Kadima, dal mondo accademico ai mezzi di informazione, si può ascoltare questa giusta furia di uno Stato che è più occupato di qualsiasi altro nel mondo a distruggere ed espropriare una popolazione autoctona. La convinzione a priori di essere nel giusto è un potente atto di abnegazione e giustificazione”.

So che Oz critica la sinistra antisionista, mentre so che sempre Pappe (cacciato da Israele, guarda un pò) afferma: “Dobbiamo provare a spiegare non solo al mondo, ma anche agli israeliani stessi, che il Sionismo è un’ideologia che appoggia la pulizia etnica, l’occupazione, e ora l’omicidio di massa. Ciò di cui ora si sente il bisogno non è solo di una condanna della strage in corso, ma anche della delegittimazione di un’ideologia che produce quella politica e la giustifica moralmente e politicamente. Lasciateci sperare che voci significative nel mondo dicano allo Stato ebraico che questa ideologia e l’intera condotta dello Stato sono intollerabili e inaccettabili e fintanto che persistano, Israele verrà boicottata e sarà soggetta a sanzioni. Sembra che persino i più orrendi crimini, come il genocidio di Gaza, siano trattati come eventi avulsi dal contesto, svincolati da ogni evento del passato e da ogni ideologia o sistema. In questo nuovo anno, dobbiamo provare a fare in modo che l’opinione pubblica riconsideri la storia della Palestina e le malefatte dell’ideologia Sionista come i migliori mezzi sia per spiegare le operazioni di genocidio come quello in corso a Gaza che come un modo per prevenire eventi peggiori a venire”.

Hai mai sentito dire ad Oz e Grossman queste cose?

Sempre su Wikipedia, su Oz, si dice: “Diversamente da molti altri movimenti israeliani per la pace, Oz non si oppone alla costruzione di una Barriera di separazione israeliana, ma ritiene che il suo tracciato dovrebbe essere più o meno quello della Linea Verde, il confine esistente prima del 1967″. Invece sempre Pappe, israeliano cacciato, dice : “In modo analogo, potremmo essere in grado di trovare un modo più comprensibile, paragonato a quello accademico e intellettuale, di spiegare chiaramente che la politica di Israele degli ultimi sessanta anni deriva da una ideologia razzista egemonica chiamata Sionismo, protetta da infiniti strati di giusta furia. A dispetto della prevedibile accusa di antisemitismo e quant’altro, è il momento di associare nella mente pubblica l’ideologia sionista con gli oramai noti capisaldi storici del Paese: la pulizia etnica del 1948, l’oppressione dei palestinesi in Israele durante i giorni del governo militare, la brutale occupazione della Cisgiordania e ora la strage di Gaza. Tanto quanto l’ideologia dell’Apartheid ha spiegato le politiche oppressive del governo sudafricano, questa ideologia -nella sua versione più condivisa e semplicistica- ha permesso a tutti i governi israeliani del passato e del presente di de-umanizzare i palestinesi ovunque essi si trovino e di aspirare a distruggerli. I mezzi sono cambiati da un periodo all’altro e da un posto all’altro, così come i racconti che nascondevano queste atrocità. Però c’è un modello chiaro che non può essere discusso esclusivamente nelle torri d’avorio accademiche, ma che deve fare parte del discorso politico sulla realtà contemporanea della Palestina oggi. Alcuni di noi, vale a dire coloro i quali sono impegnati per la pace e la giustizia in Palestina, eludono inconsapevolmente questo dibattito concentrandosi, e questo è comprensibile, sui Territori Occupati Palestinesi (OPT) -la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Combattere là contro le politiche criminali è una missione urgente. Ma questo non dovrebbe far passare il messaggio che i poteri presenti in Occidente hanno adottato con gioia su suggerimento d’Israele: che la Palestina è solo la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, e che i palestinesi sono unicamente le persone che vivono in quei territori. Noi dovremmo ampliare la rappresentazione della Palestina in senso geografico e demografico compiendo una narrazione storica degli avvenimenti del 1948, e richiedere pari diritti umani e civili per tutte le persone che vivono, o un tempo vivevano, in quelli che oggi sono Israele e gli OPT”.

Oz e Grossman tacciono…

Oz è stato tra i fondatori di Peace Now ed esponente della sinistra sionista (Wikipedia)…di questo movimento pacifista un vero fautore della pace, anch’egli israeliano, Michael Warshawsky afferma nella sua biografia “Sulla frontiera” essere un movimento che si definiva “ebreo, sionista e consensuale”. Sionisti di sinistra? Mi sembrava una contraddizione assoluta, e infatti poco dopo dice lo stesso autore nel capitolo “Il colono di sinistra”: “Il sionista di sinistra crede nei valori democratici e vuole vivere in democrazia. Ma vuole anche, e soprattutto, uno Stato ebraico. Sarà dunque il promotore della filosofia della separazione. Non come semplice mezzo, ma come valore. Per questo il suo discorso sarà spesso più segregazionista di quello di certe tendenze della destra (…) Scopre che se i colonizzati ottengonola giustizia, se riesce a spingersi fino a fornire loro la sua approvazione e anche il suo aiuto, la sua solidarietà si ferma lì: non è dei loro e non ha alcuna voglia di esserlo. Intravede vagamente il giorno della loro liberazione, la riconquista dei loro diritti, ma non pensa seriamente a condividerne l’esistenza, ancorché liberata”. Seguono altre descrizioni spettacolari, cito un altro breve passaggio: “Ciò che distingue il sionista di sinistra da quello di destra è il paternalismo: dopo essersi degnato di riconoscere, e gli ci sono voluti più di 40 anni, l’esistenza del palestinese, il sionista di sinistra non può ammettere che questo continui a rivendicare diritti: deve fidarsi di lui, un giorno lui gli troverà una soluzione, tanto più che tutti sanno che non ama la sua situazione di occupante e che auspica da sempre la separazione. Se l’occupato, chi ha perso ciò che possedeva, si ostina a battersi per i propri diritti, dimostrerà una volta di più che non gli interessa la pace e che merita perciò la repressione di cui è oggetto”.

Oz sul Libano del 2006, Oz sull’accerchiamento di Gaza, Grossman sul Libano del 2006, Grossman sull’accerchiamento di Gaza (quello del taglio della corrente e via dicendo…).

Mi fermo qui, penso basti. Grazie per la saccenza, mi dispiace per certa superficialità. Poi non mi credi quando ti do certi consigli: ecco cosa si ottiene ad essere “compagni” democratici e dipietristi…

Discoteca o Centro sociale? Pre-Cauzioni per l’uso

Pongo questa cretina domanda volutamente. Al centro sociale che si fa  e chi ci va? Questa è la risposta “migliore” che ho trovato in rete: “I centri sociali sono luoghi d’incontro per tutta la peggio feccia dell’umanità e servono principalmente per lo scambio e il consumo di droghe”.

Non credo valga la pena porre la stessa domanda per la discoteca… malgrado le risse, le ansie famigliari da ritorno, gli incidenti… in itinere. Le banalità si susseguono ma non sono tanto banali le misure di controllo e repressione che negli ultimi anni invitano a spaziare su uno schermo come in Facebook o nelle migliaia di chat e forum: almeno il ragazzo la figlia  sta a casa e nella vita reale lo si controlla.

Cosa fa scattare il meccanismo di una chiusura di un centro sociale, come il COX 18 ad esempio?

http://radiocittafujiko.it/home/files/blu-cox18-milano.jpg

Cosa fa scattare il meccanismo dell’apertura di una discoteca?

Chi fa soldi e clienti?

Chi lucra sulle menti e sui corpi?

http://www.indymedia.ie/cache/imagecache/local/attachments/jul2006/460_0___30_0_0_0_0_0_disco.jpgArriva una notizia per la segnalazione di un amico, che assiste dal Sud alla metodica cancellazione della storia migliore della sinistra, quella fatta da noi e non dai partiti, su fino al Nord e mi scrive: “cerca di diffondere la notizia e sopratutto che vi è a Palazzo Marino (al comune) un presidio permanente…A qualcuno invece è arrivata una mail accorata da Maysa Moroni, figlia di Primo: “In questo momento stanno sgomberando COX 18 con la Calusca e l’archivio immenso di mio padre di cui stanno tentando il sequestro. L’archivio è proprietà privata mia e di mia madre. Chiunque tu conosca a Milano che sappia chi era mio padre digli di andare lì, avvocati, giornalisti, semplici persone. Qualunque tipo di visibilità tu pensi di poter dare a questa storia sarà da me apprezzata infinitamente”. Scelgo quindi questa.

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“Il Cox 18, meglio conosciuto come Conchetta, è uno storico spazio sociale milanese nella zona dei Navigli e ospita la libreria Calusca, dov’è custodito l’intero archivio di Primo Moroni, vera e propria memoria storica della sinistra milanese. Ha resistito per 33 anni, fino al blitz di questa mattina, quando il Comune ha deciso di riprenderselo con la forza. Del resto, la giunta Moratti, in particolare con il vicesindaco di An Riccardo De Corato, non ha mai fatto mistero di voler chiudere i centri sociali per normalizzare la città in vista dell’Expo del 2015. Cosa che era già avvenuta con alcuni “centri” minori. Nel panorama milanese Conchetta rappresentava tuttora uno dei luoghi più vivi e frequentati, fosse anche solo per bere una birra o ascoltare musica o andare a comprare qualcosa al mercatino biologico”.

Spiego  meglio e mi servo di quel gran motore di Indymedia, perchè oltre allo sgombero del Cox 18, c’è anche il rischio fortissimo che vada a disperdersi quanto creato dall’ Archivio Primo Moroni :…

la Libreria Calusca, fondata da Moroni nel 1971, è stata sin dai suoi inizi un crocevia di innumerevoli percorsi di elaborazione teorica, controinformazione, controculture, pratiche sociali non omologate. Così anche quando, nel 1992, la libreria ha preso il nome di “Calusca City Lights”: è allora che si è aperta alla convivenza con i giovani dello spazio occupato di Cox 18, che vi esprimevano nuove soggettività e forme di lotta, e con i ragazzi e le ragazze della Shake Edizioni Underground, che nel Centro portavano la propria esperienza punk, poi cyberpunk e cyberfemminista. Qui in Conchetta, la Calusca di Primo ha proseguito la sua funzione di connettore tra costellazioni, traiettorie e modi d’essere financo divergenti, di sensore delle soggettività e dei cambiamenti sociali, facendosi spazio condiviso, tale da oltrepassare radicalmente la dimensione del “negozio di libri” e del “consumo culturale”.Tutto questo, con lo spessore di incontri reali, di vite con-vissute, costituisce l’humus e dà respiro al molto che resta della biblioteca di Primo”.

E veniamo a chi è Primo Moroni :  Primo Moroni e la luna sotto casa: “Primo Moroni è stato scrittore, libraio e intellettuale italiano, punto di riferimento della sinistra extraparlamentare, punk anarchici e sindacalismo di base fino a tutti gli anni Novanta (nato a Milano nel 1936, vi morì nel ‘98). È anche coautore, con John N. Martin, del libro “La luna sotto casa. Milano tra rivolta esistenziale e movimenti politici” una storia sociale di Milano dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Ottanta raccontata attraverso una serie di vicende politiche ed esistenziali. In questo video Moroni parla di periferie, disagi e luoghi di aggregazione (da YouTube)
Mi rivolgo un po’ a tutte e a tutti, anche a quelli che in discoteca o in un centro sociale non ci hanno messo mai piede o solo saltuariamente. La stampa cartacea e on line, i Media diciamo, oggi dibattono tramite la voce dei nostri lungimiranti rappresentanti municipali e al Parlamento, se sia giusto far pregare davanti ad un monumento o a un luogo di culto.

Non sarò io  laica a dare sostegno a chi costruisce o anima  luoghi di culto e potere e abusa della credulità  e della speranza di un popolo.

Ma a quanto pare la discoteca E’ un luogo di culto, dove si consuma la celebrazione di una forma, che diventa a tal punto sostanza, che qualcuno decide se sono giusta o  giusto, per entrare o no,  e si paga e si consuma di tutto.

A Milano, il problema attuale è che al Duomo hanno pregato buttati ginocchioni fedeli all’Islam, stessa cosa hanno fatto per pochi minuti al Colosseo  durante la manifestazione per la Palestina il 17 gennaio e il Tempo titolava:I musulmani invadono Roma e pregano vicino al Colosseo.

Quel giorno non ci sono stati incidenti di percorso, vetrine infrante, bandiere bruciate, aggressioni, lacrimogeni e consimili.

Ma in maniera preventiva e perfettamente in linea con il Trattato di Lisbona come  questo video illustra, si previene e si studiano congiuntamente, misure e pre-cauzioni  per quelle manifestazioni che via via saranno autorizzate.

E allora passa non in secondo piano ma scompare la notizia che  il COX 18  viene CHIUSO  e che un manipolo di qualche centinaio di “facinorosi”  si sta opponendo alle forze dell’ Ordine, a Milano. A chi da fastidio che esista un centro sociale e chi ci sta dentro? Cosa sottrae, cosa ruba e a chi?
Allora più che riporre la domanda-discoteca o centro sociale- vi chiedo se è possibile rimanere con i piedi per terra e capire che la libertà sta scivolando via…anche attraverso uno sgombero.

Doriana Goracci

La canta Pierangelo Bertoli la Libertà

La luna è sotto casa, ma non la prenderò;
non cerco la fortuna che un giorno mi lasciò;
non mi appartiene il sogno, non cerco falsità:
la vita è una battaglia fatta per la verità.
Ti lascio ai tuoi pensieri, ai tuoi santoni indù,
ai mondi di parole, al vuoto che vuoi tu;
ai tuoi guerrieri pazzi che dormono con te,
che corrono sull’erba di un giardino che non c’è.
Mi hai chiesto di venire nel tuo castello blu
con gli occhi nelle tasche, coi piedi sotto in su;
ho fatto del mio meglio per stare insieme a te,
ma tu facevi tutto per non stare insieme a me.
La tua foresta muta non dà la libertà,
la voce si è smarrita, ma un giorno parlerà;
e sopra alle tue spalle la polvere cadrà,
vorrai tornare indietro, ma ritorno non sarà.
La luna è sotto casa, ed io la lascio a te:
se cerco qualche cosa la voglio perché c’è;
ti lascio ai tuoi guerrieri, ai tuoi santoni indù,
ai dogmi di una fede tra il suicidio e la virtù.
E non m’importa niente se un giorno soffrirai,
se a furia di sognare tu ti distruggerai:
sei polvere, sei neve, hai solo falsità;
io ho una cosa grande, lotto per la libertà.

Pierangelo Bertoli

Gaza. Dei vivi che passano

di Vincenza Perilli

Mona Hatoum

(L’immagine è un’opera di Mona Hatoum, artista palestinese nata a Beirut. Lo scoppio della guerra civile in Libano le impedirà di ritornare nel paese d’origine, costringendola all’esilio).

Sono passate settimane dall’inizio dei bombardamenti su Gaza, settimane durante le quali l’attivismo contro la guerra e per il cessate il fuoco non ha avuto tregua, tra appelli, presidi, petizioni per il boicottaggio dei prodotti made in Israel e per la sospensione degli accordi commerciali con Israele, manifestazioni grandi e piccole in tutto il mondo, da Roma ad Atene, da Parigi a Tel Aviv. … Leggi tutto