Thursday 09 February 2012, 04:24

Gli articoli con tag: " Palestina "

La storia dell’avvocato Gelmini

E’ singolare, ma non stupisce. La storia, nel nostro “liceo nuovo”, è una successione cronologica di eventi “correlati secondo il tempo”, in cui – occorre dirlo? – individuare le “radici del presente”. A che serve un astratto percorso botanico tra i semi invisibili del lontano passato e le incomprensibili piante che costituiscono il mondo d’oggi? A capire il presente o giustificarlo? Non è la stessa cosa. L’impressione è che non torniamo a Ranke e alla histoire événementielle. Peggio. Siamo di fronte a un corpo amputato, una cesura netta di cui la vittima designata è il pensiero critico. Lo studioso che s’arrovella sul problema drammatico del silenzio del “fatto” qui da noi da noi non ha più patria. … Leggi tutto

GAZA Dichiarazione dal Cairo contro l’Apartheid Israeliana

gaza sotto assedio

Invio la “Dichiarazione dal Cairo” redatta dalla Gaza Freedom March, di cui vi ho dato nota nei giorni passati. Aggiungo solo e chiedo di leggere attentatamente fino alla fine. Troverete dei nomi, per la precisione 131. La prima firmataria è Hedy Epstein, 85enne, sopravvissuta all’Olocausto.

Doriana Goracci

http://www.unimondo.org/var/unimondo/storage/images/notizie/eventi/gaza-freedom-march/548567-1-ita-IT/Gaza-Freedom-March_imagelarge.jpg

I partecipanti alla Gaza Freedom March hanno redatto la “Dichiarazione dal Cairo” per terminare l’Apartheid Israeliana I partecipanti alla Gaza Freedom March hanno approvato oggi una dichiarazione finalizzata ad accelerare la campagna globale per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro l’Apartheid Israeliana. Per ora, i firmatari della dichiarazione sono circa 130. Circa 1.400 attivisti da 43 paesi si sono riuniti al Cairo sulla via per Gaza per unirsi ai Palestinesi che marciavano per interrompere l’illegale assedio Israeliano. Le autorità Egiziane hanno impedito loro di entrare a Gaza.Come risultato, I partecipanti alla Gaza Freedom March sono rimasti al Cairo. Hanno dato luogo ad una serie di iniziative non violente finalizzate a far pressione sulla comunità internazionale per porre fine all’assedio come passo iniziale della lotta per rendere giustizia ai Palestinesi sparsi ovunque nella storica Palestina.
Questa dichiarazione deriva dalle seguenti azioni: Basta con l’Apartheid Israeliana

Dichiarazione dal Cairo

1 Gennaio, 2010

Noi, delegati internazionali riuniti al Cairo durante la Gaza Freedom March 2009, come risposta collettiva ad un’iniziativa della delegazione Sud Africana, dichiariamo:
In considerazione di quanto segue:
o l’attuale punizione collettiva che Israele infligge ai Palestinesi attraverso l’occupazione e l’assedio illegale di Gaza; o l’occupazione illegale della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e il proseguimento della costruzione illegale del muro dell’Apartheid e delle colonie; o il nuovo muro che stanno costruendo Egitto e USA che addirittura rafforzerà l’assedio di Gaza; o il disprezzo per la democrazia Palestinese mostrato da Israele, USA, Canada, Unione Europea ed altri dopo le elezioni Palestinesi del 2006; o i crimini di guerra commessi da Israele durante l’invasione di Gaza un anno fà; o la continua discriminazione e repressione che i Palestinesi affrontano all’interno di Israele; o la continuazione dell’esilio per milioni di rifugiati ; o tutti i suddetti atti di oppressione trovano fondamentalmente origine nell’ideologia sionista che è alla base di Israele; o sappiamo che i nostri governi hanno dato ad Israele diretto supporto economico, finanziario, militare e diplomatico, consentendogli di agire con impunità; o e memori della Dichiarazione ONU dei Diritti dei Popoli Indigeni (2007)
Riconfermiamo il nostro impegno per:
L’Auto-Determinazione dei Palestinesi
La fine dell’Occupazione
Pari diritti per tutti all’interno della storica Palestina
Il pieno diritto al ritorno per i rifugiati Palestinesi
A tal fine confermiamo il nostro impegno nei confronti della richiesta di United Palestinian, del luglio 2005, di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per costringere Israele a rispettare le leggi internazionali.
Fino a quando ciò non accadrà, noi cerchiamo e speriamo di dar luogo ad un movimento globale di massa, democratico, anti-apartheid per lavorare di comune accordo con la società civile Palestinese e implementare la richiesta Palestinese di BDS.
Consci delle tante e forti similitudini tra l’apartheid praticata da Israele e la precedente apartheid del regime in Sud Africa, proponiamo:
1) Un giro di conferenze nei primi sei mesi del 2010 tenuto da
sindacalisti e attivisti delle società civili Palestinese e Sud Africana, a
cui si uniranno sindacalisti e attivisti impegnati in questo progetto
all’interno degli stati in cui si andrà, per insegnare a fondo le tecniche
BDS direttamente ai sindacati e più largamente a pubblico internazionale;
2) La partecipazione alla Settimana dell’Apartheid Israeliana nel
Marzo 2010;
3) Un approccio sistematico e unitario nel boicottare i prodotti
Israeliani, coinvolgendo consumatori, lavoratori e sindacati dei settori di
commercio, magazzinaggio e trasporto;
4) Di sviluppare il boicottaggio Accademico, Culturale e Sportivo;
5) Campagne presso i sindacati di settore e fondi pensionistici per
incoraggiare il disinvestimento da compagnie direttamente coinvolte
nell’Occupazione e/o nelle industrie militari Israeliane;
6) Azioni legali contro il reclutamento esterno di soldati posti al
servizio delle milizie Israeliane, e procedimento penale contro i criminali
di guerra del governo Israeliano; coordinamento dei Citizen’s Arrest Bureaux
per identificare, condurre una campagna per denunciare e procedere contro i
criminali di guerra Israeliani; sostenere il Rapporto Goldstone e
l’implementazione delle raccomandazioni in esso contenute;
7) Campagna contro lo status di “fondazione di beneficienza” del
Jewish National Fund (JNF).
Facciamo appello ad organizzazioni e ad individuali che si riconoscono in
questa dichiarazione affinchè la firmino e lavorino con noi per realizzarla.
Inviateci una mail a : cairodec@gmail.com

Firmata da:
(* Affiliazione a solo scopo identificativo.)Contact:


1. Hedy Epstein, Holocaust Survivor/ Women in Black*, USA

2. Nomthandazo Sikiti, Nehawu, Congress of South African Trade
Unions (COSATU), Affiliate International Officer*, South Africa

3. Zico Tamela, Satawu, Congress of South African Trade Unions
(COSATU) Affiliate International Officer*, South Africa

4. Hlokoza Motau, Numsa, Congress of South African Trade Unions
(COSATU) Affiliate International Officer*, South Africa

5. George Mahlangu, Congress of South African Trade Unions (COSATU)
Campaigns Coordinator*, South Africa

6. Crystal Dicks, Congress of South African Trade Unions (COSATU)
Education Secretary*, South Africa

7. Savera Kalideen, SA Palestinian Solidarity Committee*, South
Africa

8. Suzanne Hotz, SA Palestinian Solidarity Group*, South Africa

9. Shehnaaz Wadee, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa

10. Haroon Wadee, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa

11. Sayeed Dhansey, South Africa

12. Faiza Desai, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa

13. Ali Abunimah, Electronic Intifada*, USA

14. Hilary Minch, Ireland Palestine Solidarity Committee*, Ireland

15. Anthony Loewenstein, Australia

16. Sam Perlo-Freeman, United Kingdom

17. Julie Moentk, Pax Christi*, USA

18. Ulf Fogelström, Sweden

19. Ann Polivka, Chico Peace and Justice Center*, USA

20. Mark Johnson, Fellowship of Reconciliation*, USA

21. Elfi Padovan, Munich Peace Committee*/Die Linke*, Germany

22. Elizabeth Barger, Peace Roots Alliance*/Plenty I*, USA

23. Sarah Roche-Mahdi, CodePink*, USA

24. Svetlana Gesheva-Anar, Bulgaria

25. Cristina Ruiz Cortina, Al Quds-Malaga*, Spain

26. Rachel Wyon, Boston Gaza Freedom March*, USA

27. Mary Hughes-Thompson, Women in Black*, USA

28. David Letwin, International Jewish Anti-Zionist Network (IJAN)*,
USA

29. Jean Athey, Peace Action Montgomery*, USA

30. Gael Murphy, Gaza Freedom March*/CodePink*, USA

31. Thomas McAfee, Journalist/PC*, USA

32. Jean Louis Faure, International Jewish Anti-Zionist Network
(IJAN)*, France

33. Timothy A King, Christians for Peace and Justice in the Middle
East*, USA

34. Gail Chalbi, Palestine/Israel Justice Project of the Minnesota
United Methodist Church*, USA

35. Ouahib Chalbi, Palestine/Israel Justice Project of the Minnesota
United Methodist Church*, USA

36. Greg Dropkin, Liverpool Friends of Palestine*, England

37. Felice Gelman, Wespac Peace and Justice New York*/Gaza Freedom
March*, USA

38. Ron Witton, Australian Academic Union*, Australia

39. Hayley Wallace, Palestine Solidarity Committee*, USA

40. Norma Turner, Manchester Palestine Solidarity Campaign*, England

41. Paula Abrams-Hourani, Women in Black (Vienna)*/ Jewish Voice for
Just Peace in the Middle East*, Austria

42. Mateo Bernal, Industrial Workers of the World*, USA

43. Mary Mattieu, Collectif Urgence Palestine*, Switzerland

44. Agneta Zuppinger, Collectif Urgence Palestine*, Switzerland

45. Ashley Annis, People for Peace*, Canada

46. Peige Desgarlois, People for Peace*, Canada

47. Hannah Carter, Canadian Friends of Sabeel*, Canada

48. Laura Ashfield, Canadian Friends of Sabeel*, Canada

49. Iman Ghazal, People for Peace*, Canada

50. Filsam Farah, People for Peace*, Canada

51. Awa Allin, People for Peace*, Canada

52. Cleopatra McGovern, USA

53. Miranda Collet, Spain

54. Alison Phillips, Scotland

55. Nicholas Abramson, Middle East Crisis Response Network*/Jews Say
No*, USA

56. Tarak Kauff, Middle East Crisis Response Network*/Veterans for
Peace*, USA

57. Jesse Meisler-Abramson, USA

58. Hope Mariposa, USA

59. Ivesa Lübben. Bremer Netzwerk fur Gerechten Frieden in Nahost*,
Germany

60. Sheila Finan, Mid-Hudson Council MERC*, USA

61. Joanne Lingle, Christians for Peace and Justice in the Middle
East (CPJME)*, USA

62. Barbara Lubin, Middle East Children’s Alliance*, USA

63. Josie Shields-Stromsness, Middle East Children’s Alliance*, USA

64. Anna Keuchen, Germany

65. Judith Mahoney Pasternak, WRL* and Indypendent*, USA

66. Ellen Davidson, New York City Indymedia*, WRL*, Indypendent*,
USA

67. Ina Kelleher, USA

68. Lee Gargagliano, International Jewish Anti-Zionist Network
(Chicago)*, USA

69. Brad Taylor, OUT-FM*, USA

70. Helga Mankovitz, SPHR (Queen’s University)*, Canada

71. Mick Napier, Scottish Palestine Solidarity Campaign*, Scotland

72. Agnes Kueng, Paso Basel*, Switzerland

73. Anne Paxton, Voices of Palestine*, USA

74. Leila El Abtah, The Netherlands

75. Richard, Van der Wouden, The Netherlands

76. Rafiq A. Firis, P.K.R.*/Isra*, The Netherlands

77. Sandra Tamari, USA

78. Alice Azzouzi, Way to Jerusalem*, USA

79. J’Ann Schoonmaker Allen, USA

80. Ruth F. Hooke, Episcopalian Peace Fellowship*, USA

81. Jean E. Lee, Holy Land Awareness Action Task Group of United
Church of Canada*, Canada

82. Delphine de Boutray, Association Thèâtre Cine*, France

83. Sylvia Schwarz, USA

84. Alexandra Safi, Germany

85. Abdullah Anar, Green Party – Turkey*, Turkey

86. Ted Auerbach, USA

87. Martha Hennessy, Catholic Worker*, USA

88. Louis Ultale, Interfaile Pace e Bene*, USA

89. Leila Zand, Fellowship of Reconciliation*, USA

90. Emma Grigore, CodePink*, USA

91. Sammer Abdelela, New York Community of Muslim Progressives*, USA

92. Sharat G. Lin, San Jose Peace and Justice Center*, USA

93. Katherine E. Sheetz, Free Gaza*, USA

94. Steve Greaves, Free Gaza*, USA

95. Trevor Baumgartner, Free Gaza*, USA

96. Hanan Tabbara, USA

97. Marina Barakatt, CodePink*, USA

98. Keren Bariyov, USA

99. Ursula Sagmeister, Women in Black – Vienna*, Austria

100. Ann Cunningham, Australia

101. Bill Perry, Delaware Valley Veterans for Peace*, USA

102. Terry Perry, Delaware Valley Veterans for Peace*, USA

103. Athena Viscusi, USA

104. Marco Viscusi, USA

105. Paki Wieland, Northampton Committee*, USA

106. Manijeh Saba, New York / New Jersey, USA

107. Ellen Graves, USA

108. Zoë Lawlor, Ireland – Palestine Solidarity Campaign*, Ireland

109. Miguel García Grassot, Al Quds – Málaga*, Spain

110. Ana Mamora Romero, ASPA-Asociacion Andaluza Solidaridad y Paz*,
Spain

111. Ehab Lotayef, CJPP Canada*, Canada

112. David Heap, London Anti-War*, Canada

113. Adie Mormech, Free Gaza* / Action Palestine*, England

114. Aimee Shalan, UK

115. Liliane Cordova, International Jewish Anti-Zionist Network
(IJAN)*, Spain

116. Priscilla Lynch, USA

117. Jenna Bitar, USA

118. Deborah Mardon, USA

119. Becky Thompson, USA

120. Diane Hereford, USA

121. David Heap, People for Peace London*, Canada

122. Donah Abdulla, Solidarity for Palestinian Human Rights*, Canada

123. Wendy Goldsmith, People for Peace London*, Canada

124. Abdu Mihirig, Solidarity for Palestinian Human Rights-UBC*,
Canada

125. Saldibastami, Solidarity for Palestinian Human Rights-UBC*,
Canada

126. Abdenahmane Bouaffad, CMF*, France

127. Feroze Mithiborwala, Awami Bharat*, India

128. John Dear, Pax Christi*, USA

129. Ziyaad Lunat, Portugal

130. Michael Letwin, New York City Labor Against the War (NYCLAW)

131. Labor For Palestine

Susanna Maiolo la donna che scavalcò la transenna

http://www.rcm.napoli.it/bicentenario/images/Balla%20La%20Pazza%201905.jpg … Leggi tutto

¡Alerta, alerta que camina la espada de Bolívar por América Latina! Nasce il Movimento Continentale Bolivariano.

Da vaccamagra.blogspot.com

.Caracas.

Abbiamo partecipato, documentandola, alla nascita del Movimiento Continental Bolivariano. La dinamicitá e l’energia sentita ha ,a tratti, commosso e dato speranze. … Leggi tutto

Infestati dal 4 Novembre con un cielo sempre più blu

http://centrostudiallevi.files.wordpress.com/2008/11/cartolina-grande-guerra.jpg

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Per Carole Roussopoulos

Ho appreso ieri sera della morte di Carole Roussopoulos. Il suo primo film che ho visto, se la memoria non mi inganna, credo sia stato S.C.U.M, parecchi anni fa, durante una delle mie tante giornate/notti en promenade per Parigi, tra cinema e femminismo.

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Il dolore è servito: buon appetito

La tragedia si trasforma in show. Succede spesso in televisione, in prima o in seconda serata. Il disastro è telegenico e fa audience, con il suo appeal sinistro e paradossale. Adeguatamente cosmetizzato e con la giusta colonna sonora, il dolore delle persone non sembra risultare roba poi tanto forte, nemmeno più all’ora di cena. Parte la sigla e poi le telecamere in collegamento indugiano, senza inutile pudore, su madri che piangono figli, su superstiti che si disperano, sulle smorfie di sofferenza dei parenti, sui volti terrorizzati dallo spavento. Gli inviati hanno la loro scaletta di quesiti intelligenti e delicati: cosa ha provato davanti al cadavere di suo figlio? Come si sta sotto le macerie? Prova odio per i responsabili? Dalle poltrone dello studio, la competente sufficienza degli esperti a gambe accavallate e i decoltè generosi delle ospiti stridono con il cordoglio diffuso e la solennità delle parole. Che si tratti di terremoti, di alluvioni, di attentati terroristici, di incidenti aerei, di militari morti in missione o di singoli omicidi, l’applomb dei presentatori è lo stesso, gli ingredienti della diretta pure. Il tutto converge, in fondo, nel grande paiolo dell’intrattenimento. Lo share val bene uno spietato cinismo, travestito da compassione.

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Attività per la libertà della Palestina in Argentina. Una lotta colpita dalla repressione. Intervista

Come compagni delle Brisop (Brigate per la solidarietà e per la pace) abbiamo intervistato il compagno Dario, di Buenos Aires, venuto in Italia per intervenire al campo estivo organizzato a Viareggio dall’Unione democratica arabo-palestinese.

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99 Posse da Brindisi e per Gaza, era il 19 settembre 2009 e Vik scriveva…

http://www.un.org/unrwa/48Commem/images/nakba.jpg

Il messaggio che accompagna il video dei 99 Posse a Brindisi,19 settembre 2009,  dice: “C’era la finanza con i cani antidroga. Non m’era mai capitato a nessun concerto”.

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Una road map di letture per la pace

ImmagineParafrasando un recente post di Paola Caridi, non sono esente dalla malattia del voler affermare la mia verità sul conflitto israelo-palestinese: prendo spunto dalla notizia dell’autorizzazione concessa da Netanyahu a favore dei coloni israeliani per circa 500 nuovi insediamenti abitativi in Cisgiordania, nonostante le riserve espresse sia dagli USA che dall’Europa.

Credo che chiunque sia onestamente intenzionato al raggiungimento della pace in Palestina dovrebbe considerare come principale ostacolo a questo traguardo l’ininterrotto processo di occupazione dei Territori palestinesi da parte dei coloni israeliani. Non è che consideri trascurabili le responsabilità palestinesi: nella definizione della road map, venivano loro richiesti l’abbandono della violenza terroristica e l’avvio di riforme in senso democratico. (Al proposito segnalo un paio di articoli di Foreign Affairs che analizzano i progressi, ma anche le difficoltà, di Hamas nel farsi partito capace di governare con sempre maggiore efficienza, oltre che con maggiore senso democratico e meno condizionamenti ideologici. Per quanto mi riguarda, devo ancora affrontare la necessaria lettura di “Hamas”, di Paola Caridi.)

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Riflessioni su Ground Zero: fotografare il buco

Scrivo di getto, senza rileggere. La notizia è di quelle che, ripetute, scuotono. E non so tacere. Lo annunciano, ad ogni anniversario, settimanali on line e carta stampata, gente di destra e gente di sinistra, stampa di cui fidarsi, e fa piacere: il nuovo anno zero è nato a New York, tra ciò che resta del tragico Ground zero. Dopo le olimpiadi classiche e Roma fondata, dopo il prodigio di Betlemme e la fuga di Medina, da qualche anno c’è il mistero di New York. Siamo all’anno otto e San Silvestro cade ora l’undici settembre. I tempi sono quelli che sono e incontrare un punto fermo non è cosa da poco. D’accordo, l’evo nuovo parte da un buco, un vuoto, un lutto difficile da elaborare, ma è pur sempre qualcosa. D’altro canto, cosa chiedere a un anno zero partorito dall’orrido accoppiamento di cumuli di detriti con resti umani – migliaia di non identificati ci hanno detto con macabra pignoleria – in un vuoto circondato da bandiere e bancarelle, dove turisti scattano foto morbose e comprano salsicce?

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Lettera aperta: costruiamo insieme un’altra Italia.

"[Questa lettera è tratta da un dibattito sviluppatosi sul sito del “Giornalismo Partecipativo” www.gennarocarotenuto.it].

Siamo uomini e donne che credono nell’altra Italia.

Quell’Italia onesta che lavora, che resiste, che vuole costruire un Paese migliore. Quell’Italia che negli ultimi tempi è stata fin troppo oscurata dall’Italia dei padroni e dei padroncini, dei furbetti del quartierino, degli speculatori, dell’ipocrisia dei benpensanti e dei figli di papà, degli evasori che dichiarano quanto un operaio e tengono lo yacht in porto, dei raccomandati e dei raccomandanti, dei corruttori e dei corrotti.

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A pallone di qua del muro

Attiva Javascript e Flash per poter vedere questo Flash video.
suggerimento di Mario Lusi. E facilmente diventa virale…

Oh SI! Gli Yes Men…



http://images-eu.amazon.com/images/P/0972952993.02.LZZZZZZZ.jpg

Aspettando Donne altrettanto di ” strada creativa”… inoltro con un video dei  Due  uomini del Si-Yes quanto Stephanie Westbrook,US citizens for Peace and Justice, ha inviato in Rete:  la sua “traduzione di una lettera bellissima degli Yes Men, noti attivisti che vanno in giro facendo finta di essere personaggi di importanti organizzazioni (come WTO, Halliburton, McDonalds, ecc) per farsi invitare a grandi conferenze in cui fanno presentazioni che prendono in giro le organizzazioni che dovrebbero rappresentare. Hanno ritirato il loro nuovo documentario dal film festival di Gerusalemme a sostegno della campagna BDS.L’originale in inglese si trova qui: http://www.commondreams.org/view/2009/07/01-13

Accettate il loro tragicomico “Acceptable Risk“, fare arte pura…

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Paola Caridi: Nonna Maria, il velo, Venaria

È stato come un flash. Ho letto la sterile, inutile, gretta polemica sul velo a Venaria, e mi è tornata alla mente nonna Maria. Nonna Maria, quella di Roma, classe 1895, nata nel Fermano e trapiantata a Roma a cavallo tra Otto e Novecento. Nonna Maria era di quelle donne dure, acciaio dietro un sorriso mite. I suoi figli (mia madre compresa) mi raccontavano che non ne perdonava una. Analfabeta, conosceva solo i numeri e sapeva far bene (anzi, benissimo) di conto. Le lettere al futuro marito, mandato al fronte durante la prima guerra mondiale, gliele scriveva Ersilia, la futura cognata. Ed Ersilia le leggeva le risposte. Aveva tirato avanti la famiglia con fatica: contadina, un pezzo di terreno alla Balduina, vicino all’antenna della radio, un banco di frutta al mercato Trionfale, tre figli che aveva fatto studiare il necessario, perché poi bisognava lavorare. Una donna dura, rispetto a mio nonno che, mi raccontano, era un pezzo di pane.

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