Friday 25 May 2012, 06:20

Gli articoli con tag: " Osama bin Laden "

Sulla BBC par condicio per gli 80 anni di Fidel Castro

Oggi, domenica 13 agosto, Fidel Castro compie 80 anni. Per celebrare la ricorrenza la BBC ha commissionato in esclusiva, a quattro importanti intellettuali latinoamericani, altrettanti articoli. A fianco di quelli critici di Carlos Alberto Montaner e Álvaro Vargas Llosa, figlio di Mario, ci sono infatti quelli pienamente elogiativi del poeta e scrittore uruguayano Mario Benedetti (nella foto) e del poeta, sacerdote ed ex-ministro sandinista Ernesto Cardenal, entrambi amici ed estimatori di Fidel Castro e di tutti i 47 anni di percorso della Rivoluzione cubana.  I quattro articoli possono essere letti a questo link.

Due articoli a due, due benevoli e due critici. Ma per i lettori italiani … Leggi tutto

Siamo tutti cubani – siamo tutti Fabio di Celmo

Questo volto non si conosce in Europa, o si conosce troppo poco. Sarebbe bene farlo conoscere. E’ Luís Posada Carriles, di professione fa il terrorista e come Osama Bin Laden è stato addestrato, armato, finanziato e protetto dalla CIA. Posada Carriles ha ammazzato migliaia di persone in centinaia di atti terroristici, tra i quali almeno un cittadino italiano, Fabio di Celmo: “dormo tranquillo -dichiara l’assassino reoconfesso- era nel posto sbagliato al momento sbagliato” e … Leggi tutto

Banlieu: cercando Malcolm X

Articolo scritto per il quotidiano La Jornada di Città del Messico

Nonostante il coprifuoco gli scontri non diminuiscono a Parigi. Le periferie di Francia vivono da due settimane un’insurrezione con cause ma senza progetto. Dalla violenza e dal rifiuto nichilista del consumismo neoliberale per adesso non sorgono dirigenti. Potrebbero avere i volti di un Laval-Hitler, Osama Bin Laden, Gandhi, Gramsci o forse Malcom X
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Buscando a Malcom X

A pesar del toque de queda no disminuyen los disturbios en París. Las periferias de Francia estallan en insurrecciones con causas pero sin proyectos. En la violencia y en el repudio nihilista del consumismo neoliberal por ahora no surgen líderes. Podrían tener las caras de Adolf Hitler, Osama Bin Laden, Gandhi o quizás Malcom X.

Gennaro Carotenuto

La clase política francesa aparece totalmente inadecuada a enfrentarse a la situación a dos semanas de la insurrección de las banlieu –periferias- de París y de toda Francia. El gobierno de derechas, en la persona del ministro de interior Nikolas Sarkozy, se hace el duro: tantos arrestos, tantos expulsados, y tiene alta la tensión provocando los levantados. … Leggi tutto

BRECHA – Estados Unidos y sus aliados islámicos. Cambia, todo cambia

Uzbekistán y Mauritania, antiguos aliados, le están poniendo palos en la rueda a Estados Unidos, mientras en la hasta ahora inconmovible Arabia Saudita se esperan a mediano plazo tiempos de incertidumbre. Al mismo tiempo, Irán decidió relanzar sus planes de producción de energía nuclear…
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BRECHA – Arabia Saudita: lujos y debilidades de una gerontocracia

CUENTAN QUE LA última vez que Fahd fue de vacaciones a su ?casa? de Marbella, prácticamente una ciudad privada dentro de la ciudad española, llegó con siete aviones, dos de los cuales transportaban únicamente su equipaje. En la pista lo esperaban 104 autos, entre Rolls Royce, Cadillac y Mercedes. … Leggi tutto

Isteria statunitense contro Telesur

Non è passato un solo giorno da domenica 24 luglio, quando sono iniziate ufficialmente le trasmissioni di Telesur -l’emittente satellitare latinoamericana con base a Caracas- senza che si siano registrate reazioni da parte del governo degli Stati Uniti.

Telesur, un servizio pubblico multistatale che ha come soci … Leggi tutto

La Jornada – Estrategias comunicativas para una masacre

De la tragedia de Londres no hay imágenes ni de cadáveres ni de sangre y, a pesar de la atribución a Al Qaeda de los atentados, se rechaza rotundamente la conexión con la matanza iraquí. Es una precisa estrategia comunicativa. Vacila a cambio la estrategia vaticana contra el choque de civilizaciones.
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Strategie comunicative per un massacro

Della tragedia di Londra non ci sono immagini né di cadaveri né di sangue e, al di là dell’attribuzione ad Al Qaeda degli attentati, si veicola il rifiuto netto della connessione con la macelleria irachena. È una precisa scelta comunicativa. Vacilla invece la strategia vaticana che nega lo scontro di civiltà.

Nella serata del 7 luglio migliaia di redazioni giornalistiche nel mondo hanno cercato senza trovarla un’immagine simbolica dei massacri di Londra. Non c’era.

Quella vana ricerca è stata originata da una precisa e probabilmente ponderata e preventiva decisione congiunta dei grandi media britannici, del Ministero dell’Interno e degli organi di Polizia. Non ci sono foto di quelle dure, non ci sono dettagli dall’interno del metro, né cadaveri, né sangue, fumo, zainetti abbandonati, distruzioni. Non ci sono neanche scene di disperazione, poche di persone che piangono. La totalità della stampa mondiale, venerdì come nei giorni successivi, ha utilizzato foto di feriti leggeri, in grado di camminare, e alcune foto dell’autobus della linea 30, fatte con uno zoom da considerevole distanza. Non è detto che sia un male, ma del 7 di luglio londinese non resterà una foto simbolo come l’aereo che si schianta sulle torri o l’albatros che affonda nel petrolio o altre foto storiche come quella del ghetto di Varsavia o il guerrigliero spagnolo di Robert Capa.

Nessuno dubita della libertà di stampa britannica, ma il sistema mediatico di quel paese è fin troppo centralizzato sulla BBC, un altro paio di canali televisivi nazionali ed un pugno di grandi quotidiani, Times, Guardian, Independent, Observer. Se c’è in gioco un sentimento nazionale e la percezione di un nemico esterno, non è difficile per pochi media autorevoli fare quadrato ed orientare l’opinione pubblica verso una percezione comune che appare severa e dignitosa. Non era detto che così fosse, né che questa fosse realmente l’idiosincrasia del paese vista la duratura isteria collettiva di fronte alla morte di Diana Spencer. Siamo così di fronte ad una scelta comunicativa con tratti molto diversi e più complessi dalla statunitense del 2001 e dalla spagnola del 2004.

L’11 settembre il sistema mediatico del paese e del mondo cavalcarono la commozione collettiva fino al parossismo. Niente di tutto il sangue, il fumo, la polvere, la disperazione fu risparmiato al telespettatore. Il clamoroso attentato fu immediatamente classificato come il peggior crimine della storia dell’umanità, un colpo a sangue freddo di un nemico che simbolizzava il demonio.

Tutto preludeva alla necessità e alla giustezza di una ?giustizia infinita? amministrata dalle mani sicure del Presidente degli Stati Uniti. L’11 marzo spagnolo fu comunicativamente più sfortunato. Le menzogne di José María Aznar, che pretese di incolpare l’organizzazione basca dell’ETA, erano così grossolane e sfacciate che il suo Partito Popolare fu duramente castigato dagli elettori la domenica seguente.

Eppure la strategia del governo Aznar verteva sugli stessi elementi delle strategie comunicative dei due paesi anglosassoni. Primo: far passare il governo e non solo la cittadinanza come vittima. Secondo: tergiversare sulle motivazioni dei terroristi. Terzo: puntare sulla diabolicità di un nemico in guerra contro la nostra società aperta. Quarto: miscelare elementi diversi, cose vere, sfacciate menzogne e non detti per raggiungere l’obbiettivo di compattare l’opinione pubblica al fianco del governo. L’approvazione di Bush superò per varie settimane il 90%. Quella di Blair è cresciuta rapidamente in questi giorni, arrivando a toccare il 49%, molto per un dirigente che ha vinto le ultime elezioni solo per mancanza di una vera alternativa.

Tanto grossolano fu il gioco di Aznar come sottile risulta quello di Blair, ma per entrambi, l’importante è stato confutare l’idea che gli attentati fossero dovuti alla guerra. Nella strategia comunicativa britannica vi è un corpus complesso di elementi. La sobrietà è giustificata con la necessità di confinare il dolore nella sfera privata. La non esposizione del corpo delle vittime contribuisce da una parte ad alleggerire il trauma sociale e dall’altra ad evitare che gli autori capitalizzino i loro dubbiosi successi. La società statunitense, alimentata dai media, reagì all’11/9 con una ripugnante pletora di più di 200 assassini di persone con tratti fisici arabi. Decine di tassisti di religione sikh morirono così. Fu un pogrom ?dimenticato dai media- che non si ripeté in Spagna e non si sta ripetendo in Gran Bretagna.

Alle motivazioni psicosociali bisogna sommare un altro elemento. I britannici sono stati indotti a rivivere uno dei momenti più gloriosi della loro storia, che sentono come parte positiva del carattere nazionale. Con l’effetto Churchill, che Tony Blair ha citato ripetutamente, la società è stata chiamata alla stessa compostezza mostrata di fronte ai bombardamenti nazisti in piena seconda guerra mondiale. La zona Est della città fu allora completamente distrutta e perfino Buckingam Palace fu colpito due volte. Eppure l’immagine che il paese volle dare fu di assoluta normalità, con teatri e ristoranti pieni. Sono gli inglesi che non si fecero invadere quelli che si vogliono riprodurre oggi.

A questi elementi, in maggioranza positivi, è stato necessario offrire alcuni elementi collaterali di tergiversazione per completare l’immagine offerta all’opinione pubblica interna e internazionale.

Blair, come Bush, hanno manipolato l’interpretazione degli attentati fino a legarla all’impegno del G8 a favore dell’Africa. Una bugia così sfacciata da essere paragonabile a quella del loro ex-complice Aznar. Per nessuno è conveniente collegare i morti di Madrid e Londra a quelli di Baghdad. In questi giorni sono stati sguinzagliati migliaia di opinionisti in tutto il mondo che ripetono in maniera martellante lo stesso messaggio: l’Iraq non ha niente a che vedere. Non esiste una concatenazione etica che dia giustificazione morale agli attentati come rappresaglia alla guerra. Ma chiunque neghi il nesso causale politico e militare tra i due eventi sta fuorviando l’opinione pubblica. E’ lo stesso messaggio finto ingenuo lanciato l’11 settembre: perché ci odiano tanto?

La BBC, docilmente, durante tutto il pomeriggio del giorno 7 ha contribuito a proiettare tale immagine. È arrivata perfino a ripetere in vari servizi che il motivo degli attentati di Madrid doveva cercarsi nella volontà di Osama Bin Laden di riconquistare la penisola iberica dopo la caduta di questa nel 1492. È una testimonianza in più che contribuisce a scolorire l’immagine della BBC come organo autorevole ed indipendente. Ce ne fornisce un’altra, che per lo spettatore attento affiora sovente, di organo tendenzioso e parziale. Se Madrid è davvero stata la vendetta per la caduta del Regno di Granada di 513 anni fa, e Londra voleva impedire gli aiuti ai bambini affamati in Africa, temiamo che prima o poi l’autorevolissima BBC reinterpreterà le Torri Gemelle incolpando gli indiani Mohawks, che popolavano Manhattan fino al secolo XVII.

UN MISTERO ANTICRISTIANO Nel pomeriggio di giovedì, gli osservatori più attenti hanno percepito come un terremoto il primo comunicato uscito dal Vaticano sui fatti di Londra. Alle 13.45 le agenzie attribuivano al Papa Joseph Ratzinger, in una lettera al Cardinale di Londra Murphy O’Connor, la definizione di ?anticristiani? per gli attentati.

Sarebbe stata una svolta di 180 gradi rispetto alla politica del suo predecessore Karol Wojtyla. Questo aveva sempre rifiutato l’idea dello scontro di civiltà e religioni voluto dai neoconservatori e dai governi anglosassoni. Tanto dopo l’11 settembre 2001 e l’11 di marzo 2004, come di fronte alle aggressioni all’Afghanistan e all’Iraq, Giovanni Paolo II era stato la voce più alta nel distinguere chiaramente tra i presunti responsabili degli attentati e l’Islam come religione ed opporsi alla guerra frustrando la tentazione di molti ?da entrambe le parti- di presentare le guerre come conflitti interreligiosi ed evitare che il mondo mussulmano potesse considerare tutto il mondo cristiano come aggressore.

In pochi minuti la lettera fa il giro del mondo e arriva sulla bocca di migliaia di politici e comunicatori che non aspettano altro per martellare ?con bolla pontificia- sulla guerra dichiarata da tutto l’Islam a tutta la cristianità. Pochi minuti ancora e il sito Internet del Vaticano pubblica la lettera in versione integrale. Il termine ?anticristiano?, è sostituito con ?barbarico?, totalmente neutrale. Non c’è nessuna smentita né niente da aggiungere: per il comunicato ufficiale gli attentati non furono anticristiani ma solo barbari. Se è stato un errore, è un disastro, forse il più grave in decenni per la diplomazia vaticana e ?silenziosamente- qualche testa dev’essere caduta nell’ufficio stampa pontificio. Sarebbe un gesto così superficiale da potere avere conseguenze gravissime sull’autorità del Vaticano stesso come mediatore nei conflitti che coinvolgono il Medio Oriente e il mondo musulmano. Se invece è stato un ballon d’essai saremmo alla vigilia di un cambiamento insolito, radicale e pericoloso della linea diplomatica vaticana con il nuovo pontefice. Benedetto XVI ?interpretiamo- non scarta l’ipotesi che, nel caso si facessero endemici gli attentati in Europa, possa fare una piena scelta di campo a fianco delle potenze occidentali. Non sappiamo ancora se Ratzinger abbia la vocazione del nuovo Urbano II o Innocenzo III, i papi che proclamarono la prima e la quarta crociata, nel 1095 e 1198. Sappiamo però che da un lato l’idea d’Occidente e delle radici cristiane dell’Europa sono profondamente radicate nel suo pensiero e dall’altro che tutto il discorso vaticano su Londra ?a parte la scivolata ?anticristiana?- ha seguito finora scrupolosamente il cammino conciliatorio del suo predecessore.

ANSA – Il presidente Bin Laden giungerà a Roma giovedì sera da Islamabad

(ANSA) – ROMA, 5 APR – Oggi ad Islamabad il presidente dell’organizzazione Al-Qaeda, Osama Bin Laden, ha annunciato attraverso dei suoi portavoce che presenzierà venerdì 8 aprile ai funerali del Santo Padre Giovanni Paolo II. Il presidente Bin Laden giungerà a Roma all’aeroporto di Ciampino giovedì sera con un volo proveniente dalla capitale pakistana.
COR-GZ
05/04/2005 20:39

Brecha – India III – Bhopal Si quieren a Osama Bin Laden, dennos a Warren Anderson

Han pasado 20 años del desastre de Bhopal, la ciudad del estado de Madhia Pradesh, donde la trasnacional estadounidense Union Carbide asesinó a 30 mil personas y destruyó la vida de al menos otras 500 mil la noche del 3 de diciembre de 1984.


Bhopal es el ground zero de India y de la globalización neoliberal. La Union Carbide, con un total desprecio de la vida y de la seguridad de la población local, implantó una fábrica que jamás hubiese podido ser construida por su peligrosidad en ningún país occidental. Hoy, 20 años después &endash;denuncia Amnistía Internacional&endash;, no sólo no hubo justicia sino que la gente sigue enfermándose por la persistente contaminación de aire y subsuelo, y las indemnizaciones hasta ahora pagadas son insignificantes. No sólo la fábrica sigue ahí, alumbrada, semidestruida, maloliente, con sus escorias donde pacen las vacas. Según Greenpeace habría que remover al menos 25 mil toneladas de escorias. Necesitarían cuatro años y al menos 30 millones de dólares. La Union Carbide ha pagado una indemnización de apenas 470 millones, poco más del 10 por ciento de lo establecido inicialmente y hoy pertenece a la Dow Chemical.


Recién en noviembre pasado los damnificados han sido indemnizados: 300 dólares por persona. Una vergüenza en la vergüenza que nos confirma lo poco que vale la vida de un habitante del Tercer Mundo frente a las multimillonarias indemnizaciones que pagan en Estados Unidos las multinacionales del tabaco a quien fumando voluntariamente llega a padecer cáncer pulmonar. La extradición del principal responsable de la catástrofe, el jefe de la filial india de Union Carbide, Warren Anderson, ha sido rechazada por última vez por el gobierno de Estados Unidos en noviembre de 2003. En 1984 logró escaparse pagando una caución de apenas 500 dólares y desde entonces disfruta de su millonaria jubilación.