Friday 25 May 2012, 06:19

Gli articoli con tag: " Olimpiadi "

The Observer: “Berlusconi è tornato, più sfacciato che mai”

Traduzione dell’articolo “Berlusconi is back and more brash than ever ” apparso domenica 29 giugno su The Observer (edizione domenicale di The Guardian). Leggi qui l’originale

Berlusconi è tornato, più sfacciato che mai

L’abbronzato leader italiano è accusato di perseguitare i nomadi e di sottrarsi alle accuse di corruzione assegnandosi l’immunità dalle inchieste. Tuttavia trova il tempo di sollecitare parti per le sue attrici favorite. Ed Vulliamy da Roma. … Leggi tutto

Intervista alla tibetologa Elena De Rossi Filibeck. Analisi politica. II PARTE

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Per capire che cosa sta succedendo in Tibet, abbiamo intervistato la Professoressa Elena De Rossi Filibeck docente di Tibetologia all’Università di Roma “La Sapienza”. Abbiamo cercato prima di individuare i nodi sociali e politici che hanno scatenato le ultime proteste e poi di risalire storicamente ai fatti di questi giorni.

I media ci hanno presentato la rivolta, i monaci, le strade di Lhasa in fuoco. Ma l’impressione che ci arriva dalla televisione è che da un momento all’altro la situazione si sia infiammata. Possibile che non ci sia un contesto dietro, una storia dalla quale emergono gli scontri?
La protesta tibetana non nasce oggi. Le Olimpiadi stanno agendo da cassa di risonanza, ma le tensioni e gli scontri arrivano da più lontano. Un esempio può aiutare a capire. Nel 1987, la Cina autorizzò l’ingresso ai turisti in Tibet poichè vedeva nel turismo una importatnte fonte di reddito. Le rivolte che scoppiarono a Lhasa in quell’anno ebbero come testimoni proprio i turisti occidentali che si trovavano nel paese. Le proteste iniziate nel 1987 durarono fino al 1989 e si conclusero con l’imposizione della legge marziale. … Leggi tutto

Tibet, lotta e compassione sul tetto del mondo

CopertinaTibetridottinaA cura di Emanuele Giordana, esce il 7 maggio allegato al quotidiano il Riformista, Tibet, lotta e compassione sul tetto del mondo. Ecco un frammento dell’introduzione.

Nell’autunno del 1977 avevamo preso, com’era abitudine in anni in cui si disdegnavano gli aeroporti ed era molto più semplice viaggiare via terra, il Direct Orient Parigi-Istanbul che faceva tappa alla stazione Centrale di Milano. La meta – lontana – era il paesino himalayano di McLeod Ganj, una cittadella dell’Himachal Pradesh indiano dove, ed era tutto quel che sapevano, risiedeva il Dalai Lama. Che cosa ci avesse esattamente spinto ad andare là anziché, come altre a volte, a Kathmandu o a Bombay, non sapremmo dire. Durante il viaggio incontrammo molte persone che andavano in quel remoto villaggetto indiano tra cui un giovane amico milanese, incontrato a Lahore, che già vestiva i panni amaranto dei monaci tibetani e che fece un pezzo di strada con noi.

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La Sandalite mentale dei media e il colonialismo mentale dell’opinione pubblica (di sinistra)

khasgara1 Avete letto tutti di Roberto Sandalo. Lugubre personaggio come sicario rosso di Prima Linea, lugubre personaggio come pentito ad orologeria, lugubre personaggio come Guardia padana (le tragedie si ripetono in farsa) e lugubre personaggio come terrorista cristiano anti-islamico. Probabilmente per Umberto Bossi e Roberto Calderoli Sandalo è un eroe (spero che nessuno lo difenda da sinistra, ma oramai siamo preparati al peggio), come lo stalliere mafioso Mangano lo è per Marcello dell’Utri e Silvio Berlusconi.

Avete visto tutti le ondate di solidarietà filotibetane, spesso giustificate, e le puntualizzazioni, spesso giuste, sulle bugie che dicono i cinesi. Avete visto tutti che ieri nel remoto Xinjiang, 72 ore di treno da Pechino (almeno quando ci sono stato io), sono stati arrestati 45 disgraziati con accuse di terrorismo che in Cina valgono una pallottola nella nuca senza guardare per il sottile.

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Olimpiadi in Cina, dagli al tedoforo!

W300px_0704-mid-protestQuanto è facile farsi pubblicità mondiale e passare per difensore dei diritti umani lavorando un quarto d’ora per intimidire vigliaccamente (ebbene sì, può aver ragione perfino il regime cinese) un ragazzino, una signora, un ginnasta che porta in giro la fiaccola olimpica.

E’ facile e ben pagato, ma l’unico risultato che ottiene è far passare la Cina da vittima avendo cura di non danneggiarne minimamente gli interessi. Intanto le democrazie europee un po’ reprimono, un po’ no le aggressioni ai tedofori e l’opinione pubblica si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità.

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Reporter Senza Frontiere, Robert Ménard e la contestazione alle Olimpiadi

manette Riuscite a pensare a qualcuno di più ipocrita del capo di Reporter Senza Frontiere, Robert Ménard, il più spregiudicato pseudo difensore dei diritti umani disponibile sulla piazza (a pagamento)?

Ieri era ad Olimpia ad orchestrare la (giusta) contestazione contro la Cina e a farsi pubblicità in mondovisione con la trovata (efficace invero) delle manette al posto dei cerchi olimpici.

Purtroppo, contro la Cina che tortura, gonfia il petto proprio l’impresentabile Robert Ménard, capo dei capi da sempre di RSF, sinistro personaggio che difende apertamente la tortura stessa, quando a dare il tormento a individui ammanettati sono quelli che gli pagano lo stipendio. 

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Le olimpiadi del profitto

La notizia non è, purtroppo, né nuova né sorprendente: il governo cinese ha avviato l’ennesima azione di repressione nei confronti del popolo tibetano. Sono già più di cento i morti, oltre ai feriti, agli arrestati e alle devastazioni; un bilancio che rappresenta solo l’inizio di quello che sembra essere un lungo periodo di sofferenze per un popolo altrimenti pacifico. A questo si aggiungono gli scontri, con conseguenti feriti ed arresti, che stanno avvenendo, per gli stessi motivi, in India e in altri paesi del mondo. … Leggi tutto

Tibet, diversi morti a Lhasa Rivolta anti cinese dei monaci

Lhasa protesta Tibet incendio 14 marzo 2008 220x dal web

Lhasa, la capitale del Tibet, è in fiamme dopo che le proteste anticinesi di centinaia di monaci buddisti sono sfociate in violenze. Il Paese è da giorni teatro di disordini in coincidenza con il 49esimo anniversario della rivolta contro il dominio cinese. Secondo quanto hanno riportato testimoni alla Cnn, nelle strade di Lhasa sono stati esplosi colpi d´arma da fuoco e sparati lacrimogeni. Nel capoluogo, un migliaio di persone avevano tirato sassi contro le forze dell’ordine ed i loro mezzi, e hanno dato alle fiamme negozi di proprietà di cinesi. La città è stata chiusa agli stranieri. Il centro emergenza della città di Lhasa ha riferito che diverse persone sono morte negli scontri. Anche “Radio Free Asia” ha parlato di almeno due morti a Lhasa, citando testimoni.

L’Unità

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Oscar Pistorius, sono d’accordo, e in disaccordo col mio accordo

pistorius11E’ ragionevole la decisione che esclude Oscar Pistorius dai prossimi Giochi Olimpici di Pechino 2008. Ragionando a mente fredda è inevitabile. Ho visto lo splendido atleta sudafricano gareggiare a Roma ed è evidente che appartenga ad un’altra categoria, che voli su strumenti che non sono gambe.

Vorrei poter dire che siano ali quegli strani trampoli che lo fanno volare sulla pista, ma non lo sono. Non sono ali. Ci sono le regole. Lo sport è una disciplina misurabile, dove tutto deve essere quantificabile, e soprattutto comparabile, le tue scarpe con le mie, le tue gambe con le mie, il mio sangue col tuo… Già, il sangue… chissà se il sangue di Oscar è più o meno normale del sangue di chi vincerà i 400 metri alle Olimpiadi a Pechino…

Eppure a mente fredda nella vita non si fa nulla di bello. Anzi, con la mente fredda la vita fa schifo e sarebbe bello poter dire a Oscar di sì, che può volare su quei trampoli insieme a dei ragazzi normali, se normali vuol dire qualcosa, sulla pista di Pechino.

Normali… Chi diavolo è questo Oscar Pistorius e perché pretende di voler stare in mezzo ai normali? Con quale impudenza lui, un povero “infelice” (come si diceva una volta e si pensa ancora oggi) reclama il diritto ad essere felice di correre più forte di tutti, di volare citius, altius, fortius, insieme ai normali?

Perché non si contenta di quelle belle gare in carrozzella, all’inizio del programma e con lo stadio che tarda a riempirsi e che servono per far sentire i normali, come a Natale, un po’ più buoni?

I normali… spaventati da un ragazzo senza gambe fino a considerarlo uno avvantaggiato, uno che ci marcia… e tenerlo lontano, escluderlo, squalificarlo, come se le sue protesi fossero una forma di doping. Ma è la normalità la gabbia, una rete nella quale inciampano non i trampoli di Oscar ma…

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Il paradosso errante di Eduardo Galeano

Il paradosso errante.

Lezioni di storia. Pillole di verità che rovesciano la «verità»

Eduardo Galeano

Ogni giorno, leggendo i giornali, assisto a una lezione di storia. I giornali mi insegnano con ciò che dicono e con ciò che non dicono.
La storia è un paradosso errante. È la contraddizione a farla muovere. Forse per questo i suoi silenzi dicono più delle sue parole e spesso le sue parole rivelano, mentendo, la verità.
Di qui a poco sarà pubblicato un mio libro che si chiama Specchi. È una specie di storia universale, e scusate se è poco. «Io posso resistere a qualsiasi cosa, meno alla tentazione», diceva Oscar Wilde, e confesso di aver ceduto alla tentazione di … Leggi tutto

Femminile, Maschile: una riflessione.

A partire dalla provocatoria scelta annunciata qui da Doriana Goracci, che tra Eva e Maria preferisce la prima, perché é “quella che offre una mela ad Adamo, una possibilità di sapere”, mi é venuto da pensare.

Non sono esperto di esegesi biblica, ma mi sembra di ricordare che Eva coglie la mela e la dá a Adamo, che la mangia.

Ricollocando il dilemma ai giorni nostri… l´eroina, per esempio: il problema non é provarla o non provarla, il problema é conoscerla, prima di farsela compulsoriamente. E chi la conosce veramente (avvicinandosi processualmente e olisticamente al problema), sa bene che non vale la pena di provarla.

Rifacendomi all´ingiustamente accantonato ultimo film del grande Stanley Kubrick, Eyes Wide Shut, uno dei messaggi piú chiari del maestro in quel caso fu che (semplificando, per caritá!): mentre le donne (in genere) risolvono le loro pulsioni inconsce sul piano onirico e dell´immaginazione, gli uomini non riescono a sublimare le pulsioni somiglianti e tendono rapidamente a concretizzare, non riuscendo a fare a meno di possedere (inglobare) materialmente l´oggetto del desiderio (con tutte le conseguenze che ne derivano).

Di fatto, anche nell´orgasmo erotico, la donna ama e gusta i preliminari, mentre l´uomo (in genere) non va per il sottile: viene e… dorme esausto. E poi, la donna puó avere orgasmi veri anche senza il pene, mentre l´uomo, senza il suo oggetto del desiderio a portata di mano, puó solo eiaculare sperma.

Semplificando ancor di piú (perdonatemi!):

Donna = Dialogo versus Uomo = Guerra.

Donna = Tolleranza versus Uomo = Violenza.

Donna = Autorevolezza versus Uomo = Autoritarismo.

Donna = Curiositá versus Uomo = Fame.

E cosí via, si va dispiegando la storia del genere umano fatta di centinaia di migliaia di anni di matriarcato e seguita recentemente da (relativamente) pochi secoli di patriarcato. Patriarcato che, iniziato con la scoperta della fusione dei metalli con il fuoco che ha permesso la manifattura delle armi, sta in (relativamente) poco tempo annichilendo la vita sul pianeta. Fino al punto che adesso, la razionalitá mascolina, é disposta a sfidare anche la vita, pretendendo di fare a meno dell´utero femminile, contemplando l´ammissibilitá della clonazione.

Tornando al caso di Eva, parrebbe che la donna si avvicina al “lato oscuro”, al “peccato”, all´”alteritá”, al “non-essere”, per curiositá, mentre l´uomo non sopporta la situazione di dubbio (generatrice di qualcosa di nuovo) e arriva immediatamente al nocciolo, mangiandosi la frutta “proibita” e facendone una indigestione cosmica, overdose olistica, cadendo succube della dipendenza dalla materia corruttrice, prima di averla immunizzata in sé con la vera conoscenza (processuale).

Qui mi viene da ricordare anche la tradizione delle sacerdotesse indiane che vengono abituate fin da bambine a ingerire piccole dosi di letale veleno di serpente, riuscendo, da adulte, a resistere a qualsiasi fortuito morso, perché immunizzate dalla pratica, minuta e costante.

Senza voler concludere niente, perché questa mia é volontá pura di provocare, vorrei qui informare che tempo fa é stata effettuata una ricerca sulle questioni di genere, su adolescenti. Due gruppi separati di ragazzi e ragazze hanno ricevuto il compito di scrivere una frase che contenesse la parola “CON”. Il risultato ha evidenziato che la maggioranza delle frasi dei ragazzi era del tipo: “Io gioco al calcio CON il pallone”, “Io passeggio CON la mia bicicletta”, “Io navigo CON il computer”, ecc. Mentre la maggioranza delle ragazze hanno scritto frasi del tipo: “Io vado al cinema CON Marco”, “Io studio CON Rossella”, “Io discuto CON mia madre”, ecc. Risulta evidente il tendenziale attaccamento maschile rispetto alle cose materiali (statiche e semplicemente manipolabili) e l´interesse femmile nella sublime sfida umana del relazionamento.

Riportando le parole del maestro esistenzialista, Jean Paul Sartre: “L´inferno sono gli altri”, ricordo che questo inferno prende fuoco in noi – veramente – solo quando ci rendiamo conto che un poco dell´altro sta anche dentro di noi. Sta proprio lí il problema, ricordato anche da un altro poeta, Claudio Lolli, che cantava: “Attento al nemico che cammina nelle tue stesse scarpe…”. Sia in senso positivo, che negativo, quindi, fondamentale é che siamo molteplici nel fondo dell´anima (junghiana).

La donna lo sa bene: da dentro di sé prende forma il frutto della vita, femminile o maschile che nasca. L´uomo, NO. La donna sta dimostrando che é disposta a, e sa, giocare con le contraddizioni dell´anima. Il maschio, a quanto pare, nonostante sfidato dall´incalzare dell´emancipazione femminile, non mi sembra che riesca a giocare la stessa partita nelle olimpiadi della liberazione.

Durante questi miei 40 anni e poco piú di vita sono venuto a sapere di molte attivitá sociali, culturali e politiche di aggregazione femminili e femministe per discutere e valorizzare il proprio genere sessuale. Ma non mi hanno mai invitato a discutere sul tema: “Quali sono i valori maschili?” Eppure, almeno qualcuno dovremmo pur averne, dopo aver eliminato le scorie dell´autoritarismo, della violenza, della forza fisica, della (cieca) razionalitá, della sicurezza ad ogni costo e della capacitá di non piangere… Ma se provo a proporre una cosa simile, persino i “compagni” piú consapevoli, cominciano ad avere dubbi sulla mia orientazione sessuale…

Sará che i colleghi uomini sono preparati per la sfida di costruire una nuova mascolinitá, che permetta loro di vivere a pieno le molteplici dimensioni della condizione umana che a tutt´oggi gli sono negate?

E per Doriana, la provocazione finale: Maria ed Eva sono la stessa persona. Maria é solo una Eva cresciuta e piú matura, che avendo acquisito piú sapienza, accetta persino di generare il “mostro” uomo, conoscendone i rischi, ma pronta ad affrontare la sfida creatrice di nuove dimensioni umane/divine piú avanzate. Perché consapevole, in fondo, di essere portatrice, come donna, di uno dei maggiori valori: il coraggio della pazienza; che rende ogni nuova conquista raggiunta un pezzetto di paradiso da vivere insieme.

Gianni Minà nell’Olimpo dei documentaristi

Gianni Minà ha ottenuto il più prestigioso premio al mondo per documentaristi. E’ il Premio Kamera della mostra del cinema di Berlino, la Berlinale, assegnato alla carriera. Sfottendo e tergiversando fin dal titolo, “Minà, da Fiorello al tappeto rosso” perfino la Repubblica mastica amaro ma è stata costretta a scriverne e per una volta la pubblichiamo. Grossolani, ignoranti, Latinoamerica lo fanno diventare Latinoamericana, ma non importa, è una bella pena del contrappasso per Omero Ciai, Alessandro Oppes e compagnia che lo denigrano e diffamano ogni volta che possono.

LA REPUBBLICA – Berlinale, al giornalista il riconoscimento alla carriera per i documentari
“Bella soddisfazione, considerato che la Rai, da anni, mi ha messo in esilio … Leggi tutto

Classico Mundial, Giappone campione

Sconfiggendo ieri a San Diego la nazionale cubana per 10-6, la nazionale giapponese ha trionfato nel primo Classico Mondiale di baseball.

Grande protagonista della partita è stato il lanciatore nipponico Matsuzaka. Ha lanciato per otto riprese concedendo appena 4 battute valide alla selezione cubana. Con lui è stato protagonista l’esterno Ichiro Suzuki. Ha realizzato tre battute valide che hanno permesso alla selezione asiatica di annotare ben 4 punti.

Chiave della partita è stata … Leggi tutto

Come nasce una velina

Omero Ciai, il bravo giornalista della Repubblica che di mestiere si occupa di parlar male di qualunque cosa in America Latina non sia di gradimento del governo Bush o del Fondo Monetario Internazionale, mi piace. E’ una persona combattiva che difende con foga le sue tesi e qualche volta si impegna a che le cose che scrive coincidano con la realtà come a lui piacerebbe che fosse. Basta essere appena un po’ esperti di America Latina per “cacharlo”, scoprirlo, come direbbero i cileni… Da storico orale, so che quello di far coincidere la realtà col desiderio è un bisogno primario dell’essere umano. Ma per Ciai sembra una necessità vitale

Quando gli si fa notare che non sempre la realtà può essere aggiustata a suo piacere, si sbraccia molto, con me e con la redazione di Latinoamerica, a volte con maniere un po’ spiccie. Ma è un bravo giornalista. E ci fornisce delle dritte indispensabili per capire come da una notizia inesistente sia riuscito a scrivere un’intera pagina su Repubblica. Vediamo di capire come: … Leggi tutto

Primo Classico Mondiale di Baseball

Il mondiale di Baseball che si sta giocando sui campi di Portorico e della California è un grande evento per mezzo mondo, anche se è ignorato dall’Italia. Cuba in seminale, Stati Uniti eliminati.
di Gennaro Carotenuto

L’hanno chiamato “I Classico mondiale”, anche se è la prima volta che si gioca, un ossimoro del quale il mondo del baseball non sembra sorprendersi. La “pelota”, come si dice nei Carabi come noi chiamiamo “pallone” il calcio, o béisbol, è lo sport nazionale ovunque il calcio non la faccia da padrone, dal Giappone al Venezuela, dal Nicaragua alla Corea. E’ anche uno dei terreni nei quali si sfidano l’orgoglio nazionale cubano e quello degli Stati Uniti. Al contrario del ping-pong di Nixon, però … Leggi tutto