Thursday 09 February 2012, 07:46

Gli articoli con tag: " Noam Chomsky "

La rivoluzione epocale del Giornalismo Partecipativo

cubo-Giornalismo-partecipativo La comunicazione di massa è spacciata. È smascherata, il re è nudo. Questo sostiene il filosofo Mario Perniola nella sua appassionata requisitoria Contro la comunicazione. Il sistema comunicativo dei media non è più in grado di tener fede alla sua missione originaria: comunicare, informare, accrescere la conoscenza comune.

Asserviti come sono alle élites del potere economico e politico, i media perseguono molteplici obiettivi, escluso quello della verità. Essi rappresentano il canale privilegiato con cui il mercato impone le sue tendenze; si sono trasformati una volta per tutte nella permanente messa in scena con cui le lobbies dominanti colonizzano l’immaginario e il consenso dei cittadini. Il linguaggio massmediatico rifugge le parole chiare, evita le prese di posizione nette, dal momento che ha bisogno di affermare qualcosa oggi per poi magari rimangiarsela domani. Ne risulta una comunicazione depurata dalle idee poiché, per sussistere, essa ha bisogno di vaporizzare ogni contenuto, di svuotare della sostanza concettuale qualunque fatto veicoli. Anzi, è nelle pieghe del non detto e del troppo detto, del rappresentato, dell’insistito e dell’opinabile, che il fatto stesso alla fine scompare. … Leggi tutto

“Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet”, il libro

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Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Il conformismo, la sciatteria, la sudditanza culturale, il servilismo e il carrierismo sono i primi motori di omologazione dei media tradizionali. Una speranza viene da Internet.

Nella nebulosa informativa, i “media personali di comunicazione di massa”, dove milioni di liberi cittadini possono dire la propria, libertà di stampa vuol dire biodiversità informativa e giornalismo come bene comune.

Secoli prima che la nostra Costituzione garantisse il “diritto di stampa”, nella Venezia di fine Quattrocento era già stato codificato il “privilegio di stampa”. Ancora oggi l’imprinting del giornalismo ufficiale, che si fa scudo con la grande storia del Quarto potere, è la corrività con l’establishment politico ed economico.

La concentrazione editoriale spacciata per libertà d’espressione sta cancellando, senza bisogno di censure, le voci di interi spezzoni della società mentre gli sponsor si pongono come unici interlocutori del giornalismo.

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“Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet”, il libro

copertina-web-Giornalismo-partecipativo

Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Il conformismo, la sciatteria, la sudditanza culturale, il servilismo e il carrierismo sono i primi motori di omologazione dei media tradizionali. Una speranza viene da Internet.

Nella nebulosa informativa, i “media personali di comunicazione di massa”, dove milioni di liberi cittadini possono dire la propria, libertà di stampa vuol dire biodiversità informativa e giornalismo come bene comune.

Secoli prima che la nostra Costituzione garantisse il “diritto di stampa”, nella Venezia di fine Quattrocento era già stato codificato il “privilegio di stampa”. Ancora oggi l’imprinting del giornalismo ufficiale, che si fa scudo con la grande storia del Quarto potere, è la corrività con l’establishment politico ed economico.

La concentrazione editoriale spacciata per libertà d’espressione sta cancellando, senza bisogno di censure, le voci di interi spezzoni della società mentre gli sponsor si pongono come unici interlocutori del giornalismo.

Se il collateralismo tra mass media e potere è un consolidato processo storico e solo ciò che è vendibile è rappresentato, i media disegnano una società unidimensionale dove interi mondi sono oscurati, travisati o criminalizzati. In una società dove, usando le parole di Noam Chomsky, il giornalismo è “la fabbrica del consenso”, tutti i migranti sono delinquenti e tutte le donne aspiranti veline.

La crisi etica ed economica della stampa è accelerata dal medium che incarna l’informazione del futuro: Internet. A 15 anni dall’arrivo dei giornali in Rete è tempo di ripercorrerne la storia: le edizioni digitali rappresentano finora un’occasione mancata, usata per abbassare i costi, precarizzare i giornalisti e omologare verso il basso il messaggio.

Trent’anni di informazione digitale rappresentano però anche un parallelo processo di democratizzazione dell’informazione. La Rete offre sinapsi e tecnologia libera, rompendo la gabbia della concentrazione editoriale. Abbassando l’asticella permette a milioni di soggetti di far circolare notizie non filtrate dal mainstream.

Con luci e ombre, da molto prima della nascita dei blog, del Web 2.0, dei social network, la Rete ha reso possibile un giornalismo diffuso e partecipativo, dal basso, ma non per questo meno verificabile. Se i media tradizionali si basano sulla cooptazione, il “giornalismo partecipativo” fonda la propria autorevolezza sulla revisione tra pari caratteristica della comunità scientifica e sulla comunicazione aperta. Siamo di fronte a un’erosione del latifondo mediatico e a una Riforma agraria dell’informazione?

Gennaro Carotenuto insegna Storia del giornalismo e dei nuovi media e Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Macerata. Giornalista pubblicista, dal 1998 collabora con Radio3Rai e scrive per il trimestrale Latinoamerica dal 1992.
Ha collaborato con quotidiani come El País, La Stampa, La Jornada. Dal 1997 è analista di politica internazionale del settimanale uruguayano Brecha. Dal 1995 sperimenta il giornalismo partecipativo con un proprio sito personale: http://www.gennarocarotenuto.it. Nel 2005 ha pubblicato Franco e Mussolini, la guerra vista dal Mediterraneo (Sperling&Kupfer). Nel 2007 ha curato il volume Storia e comunicazione. Un rapporto in evoluzione (EUM).

Leggi online:

il sommario

l’introduzione

dal Capitolo 1 – La “fine del giornalismo”?

dal Capitolo 2 – “Gli uomini preferirono le tenebre alla luce”: l’incubo del Quinto potere

dal Capitolo 3 – “Zapatistas in Cyberspace”. Un’email dal Chiapas

Grazie a voi!

Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Rielezione di Álvaro Uribe: come mai nessun giornale se ne preoccupa?

SantosUribePadilla Il Parlamento colombiano ha approvato martedì la legge che porterà ad un referendum col quale i colombiani decideranno se il Presidente Álvaro Uribe potrà ricandidarsi a Palazzo Nariño.

Chi scrive non è particolarmente turbato dall’idea che Uribe possa ricandidarsi (mi preoccupa di più che venga rieletto) se non che si potrebbe scrivere un intero tomo su irregolarità, brogli, violazioni del codice penale anche nella prima rielezione e sui voti comprati per permetterla che hanno portato in galera il corrotto ma non il corruttore.

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Kalooki Nights. Recensire un romanzo scomodo

PROLEGOMENI ALLA RECENSIONE

Recensire uno scrittore ebreo inglese può essere difficile oggigiorno. Chissà se ieri per Bellow o oggi con Roth qualcuno ha incontrato analoghi problemi. Il nodo è che prima di parlare liberamente di uno scrittore che tratta temi ebraici bisogna chiarire il proprio punto di vista. Bisogna dichiarare e chiare lettere di non essere antisemiti, di non essere dei biechi nazisti travestiti da innocui lettori o peggio ancora acerrimi negazionisti. Pesare le parole per non passare per potenziali distruttori dello stato d’Israele. La libera speculazione può portare rapidamente all’accusa di antisionismo. Solo dopo aver chiarito queste indispensabili premesse si potrà (forse) affrontare il tema senza provocare levate di scudi o censure preventive. Specie se si prova a ragionare senza preconcetti su qualche romanzo ebraico -ma non israeliano- contemporaneo, che propone un certo qual esistenzialismo ebraico, che si interroga…

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La Perdonanza e lo Share dello Stato‏

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Sentirsi parte dello Share dello Stato, come ci “informa”  il video del Tg 1 Edizione delle 13,30 del 7 aprile 2009, parte del popolo che vota, la  parte buona dell’Italia ammalata, parte di chi aiuta, commisera le disgrazie, di chi si informa come può e non ci sono molti mezzi altri per farlo, aiuta la Perdonanza: come in quel 29 agosto del 1294 nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, si ottiene un dono straordinario, la remissione dei peccati e l’assoluzione dalla pena. Le lotte fiction dei papi (oh come mi ricordano quelle in Parlamento…)  tra Celestino V e Bonifacio VIII  ad esempio, intorno alla Bolla del Perdono, hanno trovato non nel Medioevo ma nel secolo scorso, nel 1967, un primo posto assoluto e ufficiale nelle indulgenze plenarie con papa Paolo VI, così come nel sito ufficiale del comune dell’Aquila: dove rimane il modello per accedere al Bonus per i soggetti svantaggiati, in disagio economico che potevano chiederlo dal 19 marzo al 10 aprile 2009 – Ironia beffarda della memoria tecnologica.

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Costruire una società dalla base si può

A Boston, in un ricco auditorium di studenti, accademici e attivisti, il famoso intellettuale americano, Noam Chomsky, il professore Ph.D. in economia  Michael Albert, e l’ex sindaco Julio Chávez del Venezuela, hanno discusso Giovedi 19 marzo su come costruire una società dalla base.

Il dibattito si è tenuto presso il Massachusetts Institute of Technology ed è stato organizzato dal Consolato della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Boston e New York.

Con la moderazione dello scrittore e regista venezuelanalysis.com, Gregorio Wilpert, gli ospiti hanno analizzato, tra l’altro, i risultati e le sfide del processo rivoluzionario venezuelano per quanto riguarda la costruzione del Popolo.

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Sette punti per provare a spiegare il conflitto israelo-palestinese. In risposta ad altrettanti cliché

La straordinaria confusione (ideo)logica, a volte infarcita di malafede, altre volte dovuta a una congenita incapacità di distinguere, mi ha portato a non considerare ovvie alcune ovvietà, e anzi a partire da esse per cercare di spiegare il conflitto israelo-palestinese. Alcuni di questi luoghi comuni sono autentiche aberrazioni, ma il mio tentativo, disperato, è quello di usarli come sponda per cercare di ristabilire alcuni fatti. … Leggi tutto

La Shoah e l’oblio. Perchè la Shoah fu taciuta negli Stati Uniti fino al 1967?

di Marcello Faletra

Fino al 1967, anno della guerra dei sei giorni tra Israele e Egitto, nessuno negli Stati Uniti – compreso le potenti comunità ebraiche, si occuparono esplicitamente della Shoah. La ragione di questo silenzio è semplice. Coloro che menzionavano l’olocausto venivano associati al comunismo. … Leggi tutto

Il furto della democrazia.Il sintomo Santoro.

Marcello Faletra. La trasmissione di Santoro sui fatti di Gaza è lo specchio dell’Italia di oggi e un sintomo spettacolare del mutamento della percezione sociale della democrazia. Chi ha visto la puntata di Annozero, ha potuto constatare che è stata data molta importanza alla documentazione visiva e alle testimonianze viventi che sono riuscite a passare il muro mediatico imposto dagli israeliani. D’altra parte la trasmissione era dedicata ai fatti di Gaza. E non a ciò che si presume o viene fatto credere su Gaza o sui palestinesi – di cui occorre sempre ricordare che quasi nessuno sa nulla se non immagini di repertorio e opinioni calate dall’alto nei telegiornali per avallare la tesi palestinesi=terroristi.

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L’acqua (che nessuno vede) nella guerra

di Ana Echevengua*

traduzione di Antonio Lupo

ana echevengua

La nostra sopravvivenza sulla Terra è minacciata. Senza mangiare l’essere umano resiste fino a 40 giorni; senza acqua muore in 3 giorni. Siamo acqua!

Ma, mentre la popolazione mondiale si moltiplica e l’inquinamento aumenta, le fonti di acqua scompaiono. Nell’attuale guerra di Israele a Gaza -, perchè i media sensazionalisti non parlano dell’acqua, una delle cause più importanti dei conflitti in Medio Oriente? … Leggi tutto

Chi racconta i fattacci d’Israele e della Palestina, facendosi i nostri

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I  testi che vi propongo sono due articoli: da un israeliano Ran Hacohen agli israeliani, da  un’italiano Paolo Barnard agli italiani e una lettera di  una cooperativa siciliana di Alcamo ricevuta  da alcuni GAS fiorentini (Gruppi di acquisto solidale)  che  ricevono i loro  prodotti e che cercano nei fatti quotidiani di vivere e far vivere un presente diverso e migliore.  Sono tre NON noti ai Media, se non nella misura di NON renderli noti: vogliono coinvolgerci nei fattacci d’Israele e della Palestina, nella storia presente che viene raccontata, come in passato, a mo’ di santa favoletta. E’  “anche”  la nostra storia e il nostro presente. … Leggi tutto

Audizione associazioni studentesche alla camera dei Deputati

AUDIZIONE PARLAMENTARE 16 SETTEMBRE 2008 

CAMERA DEI DEPUTATI – VII COMMISSIONE PERMANENTE

MEMORIA DELLA SEGRETERIA NAZIONALE
DEL MOVIMENTO STUDENTI DI AZIONE CATTOLICA

Onorevoli Deputati di questa commissione, desideriamo innanzitutto ringraziarvi per aver accolto le istanze che in questi giorni sono emerse dalle diverse componenti del mondo della scuola. L’opportunità accordataci per rendere manifeste le nostre posizioni e proposte in riferimento alla legge di conversione del D.l. 137 oggi in discussione ci conforta e ci incentiva nel nostro impegno associativo tra gli studenti, per l’attenzione che le massime istituzioni democratiche del paese mostrano nei nostri confronti, nella contestuale speranza che un pari livello di premura sia adottato nell’ascolto e nella ricezione delle sollecitazioni da tutti noi provenienti. … Leggi tutto

Star Wars L’impero sbaglia ancora

Prosegue la protesta in tutta Europa contro le “guerre stellari” americane.

Le condizioni di salute di Jan Bednar, che insieme a Jan Tamas, è al 13° giorno di sciopero della fame, si stanno aggravando giorno dopo giorno. E’ soprattutto un’insufficienza al fegato a destare preoccupazione nei medici che lo seguono, che gli hanno consigliato, insieme ad amici e parenti, di interrompere lo sciopero della fame. Jan Bednar, tuttavia, ha deciso di andare avanti perché, “Il governo ceco non ha dato alcun segnale di voler aprire il dialogo e il Parlamento europeo tace.” … Leggi tutto

Altri quattro militanti del MOVICE assassinati in Colombia dai paramilitari

4awa Un gruppo paramilitare ha assassinato quattro indigeni colombiani del popolo Awa nell’estremo sud della Colombia, alla frontiera con l’Ecuador. Lo denuncia il "Comité Permanente por la Defensa de los Derechos Humanos (CPDH)" che afferma che il massacro è stato compiuto sabato scorso a Vegas Changü, nelle montagne di Ricaurte, nel dipartamento di Nariño, in una delle zone di maggiori combattimenti tra la guerriglia delle FARC e l’esercito.

Gli indígeni Alonso Rosero Moreano (29 anni), Johny Sotelo Rosero (22 anni), Paulino Fajardo Marín (19 anni) Manuel Antonio Rosero, 29 anni, docente nell’Instituto Educativo di Magüí Payán, sono stati prelevati da uomini incappucciati ed armati pesantemente, sono giunti nel villaggio con una lista di nomi, li hanno presi e assassinati sul posto a colpi di fucile.

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