di Gennaro Carotenuto, mercoledì 3 febbraio 2010, 20:18
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Italia, Legalità
Sono a Managua cercando di capire cosa resti del Sandinismo (presto qui) e per errore scopro che in Italia un cantante viene fatto fuori dal Festival di Sanremo perchè fa uso di cocaina.
I media fanno così schifo da ribaltare il senso del notiziabile: la notizia sarebbe stata un cantante che non ne fa uso, non il cane che morde l’uomo.
E’ dai tempi di Lelio Luttazzi che dura quest’ipocrisia in un paese dove il Tevere e il Po sono piedi di residui di cocaina, dove si considera che a Milano ci siano 150.000 consumatori abituali ma nessun potente paga mai per un narco di consumo su giri d’affari secondi solo a quelli statunitensi e dove solo i poveri disgraziati come Branzino e Cucchi muoiono massacrati in carcere insieme a centinaia di poveri pusher algerini o nigeriani.
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di Doriana Goracci, venerdì 27 novembre 2009, 17:02
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Dialoghi

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di Vincenza Perilli, giovedì 24 settembre 2009, 22:50
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Sono sempre più frequenti le rivolte e le sommosse nei cosiddetti Cie, quelli definiti "hotel di lusso" e "piccole bomboniere" dai burocrati del regime e che invece le terribili condizioni di vita denunciate dai migranti e dalle migranti detenuti/e (e gli scioperi della fame, gli arresti, i pestaggi, i tentativi di fuga, i suicidi), fanno apparire per quello che sono veramente: carceri, territori dove tutto è permesso a chi detiene il potere e il controllo. Ai primi di agosto, nel Cie di via Corelli a Milano, una nuova rivolta. Parte dalle camerate delle donne, e non a caso.
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di Zag, martedì 18 agosto 2009, 11:51
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Mi chiamo Giovanni è sono operaio, carpentiere….anzi no, non sono operaio.
Mi chiamo Giovanni e non so più chi sono.
Ho quarantadue anni, ho due figli ed una suocera a carico.
Quando ero….,quando facevo l’operaio, ero sicuro di me e della vita, del futuro. Le mie figlie le vedevo grandi serene e che lavoravano , indipendenti. Ora non ci voglio nemmeno pensare. Faccio di tutto, e quindi sono di tutto, da quando la mia fabbrica, cioè la fabbrica dove lavoravo, ha chiuso.
Ho chiuso anche la mia dignità di lavoratore.
Ho lottato con un vecchietto, a morsi e pugni per una cassetta di verdura marcia. Dietro i cassonetti di un supermercato. Abbiam lottato , e ho anche pensato di tirargli un calcio nelle palle, di quel che gli rimanevano di palle.
Poi il mio sguardo si è incrociato con i suoi occhi.
E ho visto.
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di Zag, venerdì 31 luglio 2009, 21:17
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….Una vita di tutti i giorni…..
La mattina mi alzo alle tre , appena il sole è al di sopra dell’orizzonte. Insieme ai miei compagni facciamo a gara a contenderci il secchio di acqua per pulirci gli occhi e le mani. Poi ci aspetta il camion che ci porterà nel campo dei pomodori. E’ lo stesso che a sera ci riporterà qui nella tenda. Il sole ed il caldo non mi spaventa. Laggiù nel mio paese, dal quale sono fuggito, in Nigeria,il caldo è già torrido alle prime ore dell’alba. E’ per questo che sono "abbronzato" come dicono qui in questo paese, in cui mi sono rifugiato.
Qui sto bene. Mangio, un po’ di pane e qualche pomodoro che conservo fra quelli che raccolgo; bevo, acqua che ci portano durante le ore di raccolta, in un recipiente di terra cotta "u’ Vummile" come lo chiamano da queste parti. A fine settimana mi danno dieci euro che conservo e mando alla mia famiglia che è rimasta nel mio paese. Dicono che c’è la crisi. Che la crisi è mondiale. Io non so cosa sia questa crisi. Forse, mi dicono, che quando c’è la crisi si sta male Ma nel mio paese la crisi c’è sempre stata. Qui sto bene, Almeno mangio , bevo ed aiuto la mia famiglia. Ogni tanto di notte dobbiamo scappare , perchè arrivano quelli con la testa rasata. Dicono che siam sporchi negri. E che dobbiamo tornare nel nostro paese.
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di Vincenza Perilli, sabato 25 luglio 2009, 08:39
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Dialoghi
Una donna di origini nigeriane è stata malmenata in un giardinetto a Torino da un gruppo di persone, dopo che suo figlio (un bambino autistico di sette anni) aveva colpito con una pietra un anziano. A nulla sono valse le scuse e le spiegazioni della donna: è stata aggredita, percossa con una pietra e insultata con frasi del tipo "Porta quel bastardo di tuo figlio in manicomio" e l’oramai classico "Tornatene al tuo paese". Ha riportato lesioni guaribili in dieci giorni. Molto probabilmente ora sarò sommersa dai soliti "commenti autistici" (il 97% dei quali non pubblicherò perché palesemente razzisti): mi si ricorderà che la lapidazione è ben altra cosa, che milioni di donne vengono lapidate in Africa, che il razzismo non c’entra niente … eccetera eccetera.
da Marginalia
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di portametronia, sabato 11 luglio 2009, 13:17
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Politica internazionale
Il Movimento per l’emancipazione del delta del Niger ha rivendicato due attacchi a oleodotti della Royal Dutch Shell e dell’Agip (Eni) nel delta del Niger. Mentre il presidente nigeriano Yar’Adua arriva in Italia per il G20 il cane a sei zampe torna nel mirino dei militanti.
”La piaga del sabotaggio – scrive il portavoce del Mend Jomo Gbomo – e’ scesa pesantemente sulle principali condotte di greggio della Shell e dell’Agip nello stato di Bayelsa”. "L’impianto Agip, che collega il terminale di esportazione di Brass della società, è esploso presso Nembe Creek, mentre l’oleodotto della Shell è stata attaccato vicino al villaggio di Asawo".
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di portametronia, lunedì 29 giugno 2009, 21:45
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Dialoghi

Secondo il Mend più di 20 soldati sarebbero morti nell’attacco. La Shell ha deciso di sospendere le operazioni nell’area occidentale del Niger Delta, che comprende lo stato del Delta e parte di Bayelsa. L’esercito conferma l’attacco ma nega che ci siano soldati morti.
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di portametronia, sabato 27 giugno 2009, 20:25
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Dialoghi
“L’offerta di amnistia è diretta ai criminali, non ai combattenti per la libertà”. Il Mend per accettare l’amnistia avanza le sue richieste: “Rilascio incondizionato di Henry Okah, programma di ritiro delle truppe, vero federalismo, aiuti ai civili e piani di sviluppo”. L’esercito annuncia un cessate il fuoco di 60 giorni.
L’offerta di amnistia presentata giovedì dal Presidente Yar’Adua ai gruppi armati della regione del delta del Niger comprende, oltre all’amnistia vera e propria, anche un programma di reinserimento dei guerriglieri e la promessa di liberare tutti i prigionieri legati allo scontro in atto nel Delta, forse perfino Henry Okah, leader del principale gruppo armato, il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (Mend). Nella notte tra giovedì e venerdì il Mend ha continuato a colpire le installazioni petrolifere delle multinazionali presenti nel Delta.
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di portametronia, venerdì 26 giugno 2009, 10:55
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Dialoghi
Due delle tre raffinerie nigeriane hanno chiuso, la terza ha scorte per 15 giorni. Attaccato gasdotto della Shell nel Rivers State. Jomo Gbomo scrive al Presidente russo Medvedev, arrivato oggi in Nigeria: “l’attacco di oggi celebra la sua visita”.Il Presidente Yar’Adua presenta la sua offerta di amnistia ai militanti.
Si aggrava la crisi, i nodi vengono al pettine e diventa sempre più difficile la situazione dell’economia nigeriana e sempre più fragile la posizione del governo. Gli effetti della lotta dei militanti nel delta del Niger e la repressione attuata dal governo federale su di loro hanno già scosso le fondamenta della produzione del petrolio e del gas.
Ieri, il governo ha ammesso che non ha più greggio per le sue raffinerie e per il consumo locale.
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La lingua inglese serve anche per tergiversare ed evitare che la nettezza dell’italiano dia pane al pane.
Lo abbiamo visto nelle lande irachene quando i mercenari divennero contractors. Vuoi mettere? Lo rivediamo in questi giorni, quando le prostitute del presidente del consiglio vengono ribattezzate escort. Vuoi mettere (ma le nigeriane in strada come le chiamiamo?).
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La Shell ha patteggiato, ed ha accettato di pagare 15 milioni e mezzo di dollari per risarcire la famiglia dello scrittore ed attivista nigeriano Ken Saro Wiwa e di altri 8 suoi compagni.
Ken, che aveva scritto a lungo sui soprusi subiti dal suo popolo Ogoni ad opera delle multinazionali del petrolio, fu impiccato come un ladro senza processo e dopo isolamento e torture.
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di Doriana Goracci, mercoledì 10 giugno 2009, 12:20
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Il presidente Obama è stato a Buchenwald e ha detto: “Coloro che negano il genocidio dovrebbero venire qui. Non ho pazienza con loro”.
Ne abbiamo invece molta noi con i nostri capi di stato, ne ha il popolo americano ed europeo, asiatico e arabo, africano e tutto il terzomondista che non è affatto poco. Dal 1960 ne ha il popolo nigeriano, da quando è diventato indipendente e si è visto sottrarre oltre al petrolio da chi “non c’entra niente” , 380 miliardi di dollari.
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di Martino Mai, giovedì 14 maggio 2009, 00:22
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Chi racconta che l’arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica. Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull’onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti.
Manifestazioni spontanee. E sono stati africani a farle.
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Martino Mai su http://www.gennarocarotenuto.it
Quanto è stucchevole il trincerarsi dietro il “i medici possono ma non sono obbligati” a denunciare del Ministro Roberto Maroni, quello che “bisogna essere cattivi con i clandestini”. Ci vuol proprio che non si vuol capire che un essere umano bisognoso di cure non può neanche dover temere di essere denunciato. Per cosa poi? Per una condizione, la cosiddetta “clandestinità” nella quale leggi infami lo hanno messo suo malgrado. Il caso in questione esplicita quello che è sotto gli occhi di tutti: la precisa volontà omicida della Lega Nord e del governo (gc).
Il caso. Bari, per i sanitari la donna era malata da mesi: una semplice visita poteva salvarla, Il primario: la tubercolosi va curata subito, basta un colpo di tosse per contrarla
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