Friday 25 May 2012, 06:17

Gli articoli con tag: " Nicolas Sarkozy "

Cala la febbre in America latina, ma i nodi del conflitto restano tutti

leoneluribechavezarafatGli abbracci di Santo Domingo distendono ma non risolvono la crisi latinoamericana. Uribe cerca di uscire dall’isolamento nel quale lo ha cacciato la “guerra al terrorismo” senza modificare la propria linea politica. Il soft power brasiliano ha un volta di più impedito l’internazionalizzazione del conflitto colombiano, voluta da George Bush, ma i giochi restano aperti.

I media mondiali celebrano la fine della crisi delle Ande. Le foto e i video mostrano la lunga passeggiata di Álvaro Uribe per abbracciare prima Rafael Correa, poi Hugo Chávez, infine Daniel Ortega. I media meno corretti -ma con insolita prudenza- preferiscono puntare su questi abbracci teatrali dopo gli scambi di accuse che, di persona, sono stati altrettanto duri di quelli rivolti dalle rispettive cancellerie in questi giorni.

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Rossana Rossanda – Acque torbide – Da “Il Manifesto”

Vorrei pubblicare l’editoriale di Rossana Rossanda apparso su “Il Manifesto” del 3 marzo.
Credo sia utile, al di là lo si condivida o meno, per continuare a ragionare su queste che saranno, comunque, dolorosissime elezioni. Almeno per chi si riconosce a sinistra (e non trova una “sinistra” o, con molta fantasia, riesce ad immaginarsela). Anche e soprattutto per chi aspirerebbe ad una (ri)costruzione di una sinistra sociale. Che come ogni sinistra parta dal basso e sia in grado (e abbia voglia) di “sporcarsi le mani”, con i temi “più sporchi” del sociale. Che difenda quel che, nel sociale, si è conquistato (anche a duro prezzo) e che rischia, pezzo per pezzo, di essere smantellato.

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Si estende lo scandalo: anche gli studenti italiani beccati a fare sesso in mezzo a mamma e papà

27022008 Straordinario il giornalismo partecipativo, quello di questo sito e in generale. Dunque era vero quello che era stato qui segnalato da Massimo Lauria, ovvero che la campagna dell’UNEF francese era uguale ad una dell’UDU (Unione degli Universitari) italiana, addirittura del 2000 e poi segnalataci sempre qui da Marco Drudi!

Dunque in Italia era già passata senza particolare scalpore e senza ottenere i risultati che invece sembra adesso raggiungere. Noto per inciso e con sgomento che nel 2000 governava in Italia il centro-sinistra mentre in Francia regna la destra di Nicolas Sarkozy. Andiamo a sfogliare i programmi 2008?

Noto anche due ulteriori cose.

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Decalogo velinaro per trattare il successo di Hugo Chávez in Colombia

Chavez-5HTavole della legge per i giornalisti che devono occuparsi della liberazione in Colombia di Clara Rojas e Consuelo González de Perdomo. Attenersi scrupolosamente, altrimenti finite agli annunci mortuari.

Primo comandamento: mai riconoscere i meriti di Hugo Chávez. Evitare perfino di citarlo, si farebbe il suo gioco.

Secondo comandamento: è severamente proibito ricordare che perfino Uribe e il governo statunitense hanno ringraziato Chávez e riconosciuto i suoi meriti. Ricordare poi che Uribe ha ringraziato perfino il governo cubano e il comandante Fidel Castro comporta l’immediata interruzione del rapporto di lavoro.

Terzo comandamento: visto che a Uribe proprio è impossibile dare il merito (ma magari qualcuno ci è riuscito, chissà, si potrebbe provare) dare il merito alla Croce rossa internazionale.

Quarto comandamento: se si è europei, tipo il TG1, dare il merito a Nicolas Sarkozy, che è europeo, di destra e pure fidanzato di Carla Bruni. Del resto si sa che tutte le idee buone nascono in Europa.

Quinto comandamento: sminuire l’importanza della liberazione di Clara Rojas e Consuelo González de Perdomo. Privarle del loro nome e della loro storia, e retrocederle alla categoria di “due donne” e specificare chiaramente “due su centinaia di ostaggi ancora in mano alle FARC”

Sesto comandamento: ricordare che nel ginepraio colombiano Hugo Chávez resta persona non grata, non importa di chi. E che comunque la pace in Colombia è più lontana che mai.

Settimo comandamento: fare notare che Chávez sfrutta il successo gigioneggiando davanti

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Colombia: un bambino stritolato dalla "guerra al terrorismo"

uribe_bush L’unica cosa sicura è che soprattutto la vita di Clara Rojas, la madre del piccolo Emmanuel, è in pericolo come mai prima d’ora. Metterla a tacere per sempre, tanto da parte delle FARC come da parte del governo di Álvaro Uribe, è senz’altro la soluzione più semplice. Cosa vuoi che sia un morto in più in un paese che si dissangua da mezzo secolo?

Cerchiamo di ricapitolare sfrondando. Secondo quanto ammettono adesso le stesse FARC, in un comunicato per il quale non vi è altro aggettivo possibile che "farneticante", il bambino Emmanuel, figlio di Clara Rojas, la più stretta collaboratrice di Ingrid Betancourt, non era già più con la madre da circa due anni.

Dunque le FARC hanno fatto mobilitare i governi di otto paesi, Francia, Svizzera e i sei più importanti latinoamericani, la Croce Rossa internazionale, sulla base di un falso. Nella migliore delle ipotesi supponevano di poter recuperare il bambino, ma non ne sono stati in grado e

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Brecha – Europa y el Mediterráneo – Cara a cara

La aceptación de que el sur y este del Mediterráneo van a ser gobernados por partidos de raíz islámica, empezando con Turquía, es la clave para un acercamiento que supere el choque creado por Estados Unidos después del 11 de setiembre de 2001. Es algo vital para Europa y para el mundo norteafricano y árabe.

Gennaro Carotenuto

El pasado lunes 30 de julio, el primer ministro turco Tayyip Erdogan volvió a tocar el tema del ingreso a la Unión Europea. ?Turquía sigue adelante con sus reformas y en su camino para entrar a la Unión Europea. Ahora es Europa (véase recuadro) la que debe mantener sus compromisos con Turquía.? Es muy difícil que los mantenga. Nicolas Sarkozy debe … Leggi tutto

La Europa de Nicolas Sarkozy y la izquierda

Europa es un continente de derechas. Desde los mellizos antisemitas Kaczynski ?de los cuales se habla demasiado poco- al berlusconismo mediático que no es sólo italiano, desde las ultraderechas que llegan al poder, a las derechas tradicionales que nunca lo dejaron, hasta el crepúsculo del blairismo en Gran Bretaña, que dejará lugar a otro derrumbe hacia el conservadurismo.

Europa es de derechas especialmente en sus inmensas capas medias, cada día menos sólidas culturalmente, volcadas a un bienestar consumista y conformista, que consideran … Leggi tutto

L’Europa di Nicolas Sarkozy e la sinistra

L’Europa è un continente di destra. Dai gemellini antisemiti Kaczynski in Polonia -dei quali si parla troppo poco- al berlusconismo mediatico non solo italiano, dalle varie ultradestre che entrano nei salotti buoni sempre più spesso, alle destre tradizionali, che dalle stanze del potere non sono mai uscite, fino al blairismo al crepuscolo, che lascerà il posto ad un ulteriore smottamento a destra.

L’Europa è di destra soprattutto nelle sue immense classi medie, sempre meno solide culturalmente, votate ad un benessere consumista e conformista, che considerano loro dovuto, ma sempre più spaventate da … Leggi tutto

Un nuovo mondo possibile nasce al Sud

Era tempo che il movimento operaio mondiale non festeggiava un primo maggio di conquiste e non di mera resistenza. Le notizie positive vengono dall’America, dall’Ecuador, dalla Bolivia ma soprattutto dal Venezuela dove il riformismo redistributivo del governo bolivariano si fa sempre più progressivo.

Stante anche l’arrivo di Nicolas Sarkozy all’Eliseo, in Europa le 35 ore di lavoro sono passate dalla sfera delle speranze a quella dei sogni. Nel resto del mondo, nelle maquilladoras che producono beni di consumo, da Ciudad Juárez a Guangzhou a Timisoara, l’orario di lavoro a cottimo continua ad allungarsi e … Leggi tutto

Brecha – Francia: La guerra de los excluidos

Las periferias de Francia estallan en insurrecciones con causas pero sin proyectos. Las derechas soplan sobre el fuego llamando choque de religiones a lo que es en realidad la rebelión de una clase popular multiétnica que no tiene futuro en el neoliberalismo. Mientras el gobierno proclama el toque de queda, el levantamiento se extiende a Bélgica y Alemania.

Gennaro Carotenuto
En la tarde del 27 de octubre Zyad Benna, 17 años, ciudadano francés con orígenes familiares magrebíes, y Bouna Traoré, 15 años, ciudadano francés con orígenes familiares en las antiguas colonias de África occidental, estaban jugando al fútbol en la calle en Clichy-sous-Bous, … Leggi tutto

Brecha – Una mujer al frente de Alemania

Una mujer al frente de Alemania – La dama de plumas

La democristiana Angela Merkel será la primera mujer en llegar a la presidencia del gobierno en Alemania. Sin embargo, estará lejos de poder cumplir su sueño de convertirse en ?la Thatcher germana? y deberá gobernar junto a los socialdemócratas. 

Gennaro Carotenuto
Merkel, que resultó victoriosa por muy corta distancia en las elecciones del 18 de setiembre, será jefa de un gobierno de coalición entre su partido, la CDU-csu, y los socialdemócratas del spd. En la jerga política alemana la coalición entre los dos mayores partidos se define como Grosse Koalition y es la segunda vez que tiene lugar después de la experiencia del período 1966-1969, que lanzó a la cancillería a Willy Brandt. … Leggi tutto

Brecha – China y Unión Europea: Todo por dinero

Europa le tiene unas enormes ganas a China. Olvida así que la deslocalización hacia el gigante asiático es el peligro más grande para su industria manufacturera y que China es una falsa economía de mercado y un país ultrarrepresivo en materia de derechos humanos.
Gennaro Carotenuto   


La deslocalización -mudanza territorial de empresas en busca de mano de obra barata- transfirió, sólo en los últimos tres años, al menos 500 mil puestos de trabajo entre los países occidentales y China. No son sólo manufacturas. Se trata, cada vez más, de programación de software, call centers y mucho de lo que se agrupa bajo el término ?recursos humanos? y, cada vez más, resulta posible transferir puestos de trabajo valiosos, buenos sueldos. En Estados Unidos se calcula que el 3,5 por ciento de todos los despidos son originados por transferencia al exterior del puesto de trabajo, en el 70 por ciento de los casos en la misma empresa, y en Europa se manejan cifras apenas más bajas. La preocupación de los sindicatos clasistas es importante. Para los economistas neoliberales la deslocalización es irrelevante por un lado porque ya están en marcha procesos de reequilibrio, en los cuales el factor del costo del trabajo chino barato va perdiendo importancia rápidamente. Por otro, porque consideran el outsourcing como una de las herramientas más apreciadas de la producción de riqueza neoliberal. Para el empresario, la localización es hoy nada más que localismo que impide despegar la fuerza de una empresa. Firmas con décadas de arraigo en un territorio se mudan de la noche a la mañana buscando abaratar el costo del trabajo en lo que los pesimistas llaman una carrera hacia la desindustrialización y el abandono.


EL FORDISMO PATAS ARRIBA. Es así que, por ejemplo, en enero, la empresa del noroeste de Italia De Longhi, una de las líderes mundiales en el campo de los climatizadores, ha transferido el 80 por ciento de su producción a China, despidiendo a casi 6 mil trabajadores en Italia. Según la empresa, no les queda otra solución. Según los sindicatos, la incidencia del costo de la mano de obra sobre el precio final del producto es apenas del 4 por ciento. Entonces, se preguntan, ¿es razonable deslocalizar? ¿Qué gana un país como Italia al perder 6 mil puestos de trabajo y verse invadido por climatizadores chinos al mismo precio y encima marcados como Made in Italy? Los obreros despedidos no estarán en condiciones de comprar un climatizador, como tampoco los chinos que ganan demasiado poco. Es el revés del fordismo.


¿Es posible pensar en una vuelta a los aranceles para defender el sector industrial de los países más desarrollados? ¿Cuáles clases políticas pueden radicalizarse tan rápidamente como para salir del espejismo neoliberal? Tanto Europa como Estados Unidos asisten con rigor a sus industrias primarias desde la agricultura del Tercer Mundo. Se sostiene, con alguna razón, que sin asistir a la agricultura, el territorio mismo iría a la ruina y las clases políticas tendrían que enfrentarse a verdaderas jacqueries dignas de la Francia prerrevolucionaria. Y sin embargo, algo así parece lejos de ser posible en el campo industrial. La idea de los defensores de la deslocalización es que ésta instaure otro círculo virtuoso que fortalezca a las empresas europeas en la competencia planetaria. Es una opinión que supera los ámbitos tradicionales derecha/izquierda aunque la idea ya es parte de la historia del neoliberalismo y privilegia claramente la producción de riqueza frente al valor del trabajo. Asimismo la preocupación por la deslocalización hacia China no es patrimonio de la izquierda y un hombre de derecha, como el ministro de Economía francés Nicolas Sarkozy, está entre los líderes que piensan que la deslocalización empobrecerá las economías nacionales y que la pérdida de puestos de trabajo corresponde a una pérdida neta de valor agregado.


Las relaciones entre la Unión Europea y China están entonces reguladas por la enorme codicia hacia este país que experimentan las clases dirigentes europeas, parte de la elite mundial que puede prescindir de su arraigo en el territorio para garantizar su bienestar. Se explica así, en el marco de la pérdida del valor ético de la empresa, el interés sin límites por desatar todos los vínculos residuales que aún mantiene la economía china. Se explica también el levantamiento del bloqueo a las tecnologías militares, proclamado por la Unión Europea después de la masacre de Tiananmen de 1989, así como la hipócrita posición oficial que pretende dialogar con China para obtener en un futuro lejano el respeto de los derechos humanos. Sin embargo China ya demuestra que puede torcer el brazo a los presuntuosos europeos. El yuan, en un país donde viven 70 millones de ultrarricos y al menos 300 millones de acomodados, está subvalorado entre un 30 y un 300 por ciento según las distintas fuentes. Junto a la subvaloración contemporánea del dólar, hoy en día Europa, con el euro fortísimo en todos los mercados, está pagando a un muy alto precio las ganas de insertar a China en el mercado global. La próxima década nos dirá, si ha de suceder, cuánto tiempo tardará el dragón en comerse a la Unión.