Thursday 09 February 2012, 08:33

Gli articoli con tag: " Nichi Vendola "

Ma a Di Pietro (e a Vendola) chi glielo fa fare di reggere il moccolo alle nozze UDC-PD?

Si sente dire più o meno ovunque che se Di Pietro dice cose di sinistra, per esempio sulle spese militari, lo faccia solo per opportunismo politico. Può anche essere, probabilmente è così, ma non mi sembra che guardare il dito invece della luna sia la soluzione. Intanto, in assenza di SEL e con un PD completamente muto, è un bene che ci sia qualcuno in parlamento che  quelle cose di sinistra le dica. In secondo luogo qualcuno deve spiegare a cosa serva a Di Pietro (e a Vendola, e alla sinistra se ancora esiste) reggere il moccolo al matrimonio UDC-PD.

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“Meglio essere appassionati di una bella ragazza che gay”

L’espressione omofobica di Silvio Berlusconi (ma come la mette col compagno di merende e presunto lenone Lele “faccetta nera” Mora?) è anche il primo attacco diretto alla candidatura di Nichi Vendola. Buon segno.

Malasanità: lettera aperta al Presidente Vendola e all’Assessore Fiore

Quella che segue è una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e all’assessore pugliese alla Sanità, professor Tommaso Fiore. La pubblico con l’autorizzazione dell’autrice, Alessandra Solimeo, che conosco personalmente. La lettera tratta di un caso di malasanità conclusosi con la morte del padre della scrivente, Carmelo Solimeo, affetto da epatite C, a seguito del trapianto di fegato presso il reparto Chirurgia e trapianti del Policlinico di Bari, centro comunemente ritenuto «d’eccellenza».

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Emiliano contro Vendola: continuiamo così, anche nel 2010 ci faremo del male

vendola Fortunati i pugliesi che hanno due ottimi candidati di centrosinistra alle imminenti Regionali.

Sono il sindaco di Bari Michele Emiliano (Partito democratico) e l’attuale presidente della Regione Nichi Vendola (Sinistra e Libertà, o come diavolo si chiama).

Sfortunati i pugliesi che vedranno i nostri baldi candidati scannarsi quasi certamente tra loro nel primo turno e magari facendo vincere le destre senza ballottaggio.

Così lasceranno campo libero alle destre del ministro Raffaele Fitto appena rinviato a giudizio per peculato, concussione, corruzione, falso, abuso d’ufficio e illecito finanziamento ai partiti ma non (e quando lo ha saputo ha festeggiato come Totò Cuffaro come fosse stato prosciolto) per associazione per delinquere.

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Nell’Italia che privatizza, arrivano i guerrieri dell’acqua

zanotelli6 Dall’America latina all’Europa, i protagonisti delle battaglie internazionali in difesa dell’ acqua per una serie di incontri e conferenze:
Dalla Bolivia Oscar Olivera, dal Messico Raquel Gutierrez, dall’Irlanda John Holloway, dall’Italia padre Alex Zanotelli.
Testimonianze e confronti sul valore rivoluzionario del bene comune acqua, che attorno a sé riassume le contraddizioni della nostra epoca, ispirando la creazione di nuovi orizzonti possibili. Un evento tanto più significativo, nell’Italia che privatizza l’acqua.
Verrà presentato il libro “La Rivoluzione dell’Acqua – La Bolivia che ha cambiato il mondo” [ed. Carta – a cura di Yaku], sulla Guerra dell’Acqua di Cochabamba di cui cadono i dieci anni. Insieme agli autori, Oscar Olivera e Raquel Gutierrez e la partecipazione di John Holloway.

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Viva l’Italia che resiste. Diamole voce!

Viviamo in questi mesi una sorta di nuovo Medioevo politico, sociale e culturale. Viviamo, ogni giorno, le conseguenza del trionfo di una cultura, tutta italiana, che pone le sue radici nell’incontro della filosofia “soldi, potere e ipocrisia” di Berlusconi e del berlusconismo con l’individualismo esasperato e disumano tipico del capitalismo.

In questo nostro perfetto sistema videocratico (da vedere, al prossimo festival del cinema di Venezia, il documentario “Videocracy” dell’italo-svedese Erik Gandini), imperversano su tutti i canali viscidi uomini di potere, pronti a recitare, senza trovare la benché minima resistenza, il bollettino delle balle quotidiane. Intanto i segnali di speranza, come la lotta degli operai della INNSE, il no forte e motivato alle ronde dei comuni di Massa e di “Salerno”, la sentenza del TAR sull’ora di religione, il partecipato corteo agostano contro il ponte sullo stretto, l’Onda studentesca dello scorso autunno, rimangono gocce isolate nell’oceano.

Se è vero che grazie al maggioritario, al porcellum e al bipolarismo, Berlusconi e Bossi governano il paese con il 45% dei consensi come se fossero i padroni assoluti dello Stato, è altrettanto vero che esistono tuttora due diverse “Italie”.

Da una parte l’Italia di padroni e padroncini, dei furbetti del quartierino, degli speculatori, dell’ipocrisia dei benpensanti e dei figli di papà, degli evasori che dichiarano quanto un operaio e tengono lo yacht in porto, dei raccomandati e dei raccomandanti, dei corruttori e dei corrotti; e poi, usando i versi di De Gregori, c’è “l’altra Italia”: l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento, l’Italia che lavora, che si dispera e che si innamora, l’Italia con le bandiere, l’Italia che non muore e che resiste.

E ci sono ancora, per quanto facciano di tutto per dimenticarsene e per farlo dimenticare (come testimoniano le ultime tornate elettorali), delle forze politiche che dovrebbero (e avrebbero dovuto) essere rappresentanti  di questa “altra Italia”. Ci sono ancora, e ci saranno sicuramente almeno fino alla prossima primavera, delle regioni (Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Basilicata, Calabria) governate da giunte di sinistra sostenute da Partito Democratico, soggetti della “Federazione della Sinistra” (Prc, Pdci e altri movimenti locali) e Italia dei Valori.

La domanda da porsi è questa: per quale motivo, a maggior ragione dopo l’approvazione del (vergognoso) federalismo leghista, tali giunte perseverano, salvo rarissime eccezioni, nell’errore della “moderazione”, quando avrebbero invece la possibilità di assumere, anche a livello legislativo, posizioni che destabilizzerebbero i piani di questa destra classista, clericale, fascista e guerrafondaia, facendosi così, finalmente, portavoce di quella troppo a lungo ignorata “altra Italia”?

Di aziende come la INNSE ne esistono a centinaia in tutta Italia; di lavoratori come quelli saliti sulla gru migliaia e migliaia.

Perché queste regioni invece di assumersi la responsabilità di diventare laboratori in cui “sperimentare” l’intervento istituzionale a fianco dei lavoratori attraverso iniziative di autogestione e cooperazione, di “nazionalizzazione” e di riconversione a difesa dei posti di lavoro e dell’ambiente, preferiscono riproporre l’atteggiamento autistico della regione Lombardia?

Perché solo la Toscana ha approvato una legge che smonta di fatto i teoremi razzisti e pericolosi per la comunità del “pacchetto sicurezza?

Perché dei suddetti governatori nessuno si è preso la briga di dire che non si può continuare a costruire strade e autostrade e che si potrebbe investire in un trasporto pubblico (si pensi alle ferrovie) di qualità e per tutti, anziché nella Tav, dannosa per l’ambiente, veloce come i vecchi Eurostar e con tariffe assurde?

L’elenco di simili domande, su lavoro, ambiente, sanità, istruzione, partecipazione dei cittadini…, potrebbe continuare a lungo.

Anni fa, molti anni fa, le regioni “rosse” erano il principale motivo di orgoglio del PCI, proprio perché, nonostante gli infiniti governi democristiani, continuavano con grande celerità il loro progresso sociale, sanitario, scolastico e lavorativo.

Di fronte alle sfide poste dalla crisi economica e dal mondo del lavoro, dalla questione ambientale, dall’attacco alla scuola e alla sanità pubblica, si può sperare che queste regioni “rosse” tornino ad essere un elemento di forte rottura nei confronti dell’operato del Governo?

O dobbiamo rassegnarci all’idea che l’unica strada percorribile sia quella del leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola, inizialmente eroe della “primavera di Puglia”, finito a dover mettere in giunta prima il principale esponente dei “baroni” della (disastrata) sanità pugliese e poi, per restare “in piedi”, l’Udc di Cuffaro e “Io Sud” della Poli Bortone (ex-Msi e An e adesso “leghista” del sud)?

Mattia Nesti.

Europee, la scelta dell’imbarazzo, ecco le perle da tutte le liste

Parlamento Terminate le indiscrezioni, le liste dei candidati per le elezioni europee dei prossimi 6 e 7 giugno hanno da ieri il crisma dell’ufficialità.

Eccole divise schieramento per schieramento.

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Nozze scandalose tra Piero Sansonetti e Antonio Polito

sansonetti Non ci potevo credere: i due fresconi più fresconi del giornalismo italiano, Antonio Polito e Piero Sansonetti, si sono sposati. Mangiapane a tradimento rispettivamente direttore ed ex direttore di finti giornali pagati coi soldi pubblici, si ritrovano adesso sotto lo stesso tetto, tettuccio, ma sempre col sederino al caldo, de “Il Riformista”. Sì proprio “il Riformista”, l’imprescindibile foglio “né di destra né di sinistra” che ci costa 4 Euro di tasse per ognuna delle 2.000 copiuzze vendute.

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L’incredibile Omero Ciai su La Repubblica tira il sasso e nasconde la mano

Colombia6marzo2 La Repubblica titola oggi in prima pagina: “così Rifondazione aiutò i rapitori della Betancourt”. La firma del super-scoop, perché se fosse vero di quello si tratterebbe, è quella di Omero Ciai. Gli attenti lettori di La Repubblica veramente da Omero si attendevano altro… sapere com’era finita una storia cubana che fino a ieri ad Omero stava molto a cuore ed oggi sembra non servire più. Com’è finita Omero non lo racconta, e allora lo facciamo noi, abbiate la pazienza di leggerci.

Oibò dunque, “Rifondazione aiutò i rapitori” in italiano vuol dire che Rifondazione Comunista è stata complice del sequestro di Ingrid Betancourt. Vuol dire che Gennaro Migliore le portava da mangiare (qualcosa mi dice che la mamma di Migliore cucina bene). Vuol dire che Nichi Vendola e Giovanni Russo Spena facessero i turni come carcerieri e che Fausto Bertinotti fosse il grande vecchio che decideva della vita e della morte di Ingrid.

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La nuova Rifondazione

Posto qui il commento che ho scritto su Il Buon caffè, relativo all’elezione di Ferrero a segretario del Prc.
La risorsa. Quasi una lettera
Come avevo promesso qualche giorno fa voglio esprimere con un articolo (che somiglia tanto a una lettera o a un pessimo documento congressuale) la mia posizione riguardo l’elezione di Paolo Ferrero alla guida del Prc. Dopo questa seguirò le sorti del blog – starò in stand by – e probabilmente non vi assillerò per un pò. Ora vi prego, se vi va, di leggere. E mi rivolgo in particolare ai lettori che si riconoscono in qualche modo, nella sinistra. Anche nel senso più generico del termine. … Leggi tutto

Paolo Ferrero vs Nichi Vendola

Personalmente quello che ho capito di tutto lo psicodramma del congresso del PRC è che i bertinottiani vogliono fare opposizione insieme al PD ma mai con Di Pietro, mentre invece i ferreriani vogliono fare opposizione insieme ad Antonio di Pietro ma mai col PD. Ma… gli uni e gli altri, sono stati interpellati?

Francescato (Pecoraro), Diliberto, Vendola (Bertinotti): irredimibili!

pecorella I Verdi hanno eletto come portavoce (segretario in italiano corrente) la controfigura femminile di Alfonso Pecoraro Scanio, Grazia Francescato, che lo ha difeso a spada tratta.

Se questo fosse riuscito ad uscire di casa negli ultimi mesi senza essere seppellito dai fischi e dalle pernacchie non dei nemici, ma degli amici, degli elettori e dei possibili elettori, si sarebbe ricandidato e sarebbe pure stato rieletto.

Si è dovuto accontentare di una comparsata dell’ultima ora con la quale ha fatto capire al mondo che Grazia Francescato è Cosa nostra e il partito unipersonale degli assessorucci continua a essere suo.

Rifondazione Comunista intanto va verso l’elezione di Nichi Vendola a nuovo segretario. Due cose belle per il governatore della Puglia.

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Star Wars L’impero sbaglia ancora

Prosegue la protesta in tutta Europa contro le “guerre stellari” americane.

Le condizioni di salute di Jan Bednar, che insieme a Jan Tamas, è al 13° giorno di sciopero della fame, si stanno aggravando giorno dopo giorno. E’ soprattutto un’insufficienza al fegato a destare preoccupazione nei medici che lo seguono, che gli hanno consigliato, insieme ad amici e parenti, di interrompere lo sciopero della fame. Jan Bednar, tuttavia, ha deciso di andare avanti perché, “Il governo ceco non ha dato alcun segnale di voler aprire il dialogo e il Parlamento europeo tace.” … Leggi tutto

Il Riformista, due conti in tasca ad Antonio Polito. Ogni singola copia che vende ci costa QUATTRO Euro di tasse

polito C’è stata una piccola polemica prescindibile. Il quotidiano il Riformista, diretto da quell’Antonio Polito che doveva farsi monaco buddista se Nichi Vendola vinceva le elezioni, ha attaccato pesantemente (e legittimamente) Veltroni. Veltroni ha replicato mettendo sul piatto i dodici milioni di voti con le DUEMILA copie vendute da Il Riformista tutti i giorni. Come replica il Riformista si è offeso (forse giustamente) e qualcuno ha perfino detto che Veltroni non rispettasse la libertà di stampa del Riformista.

Giusto, forse. Epperò… non per difendere Veltroni, ma il Riformista è un caso particolarmente repellente proprio per quelle 2.000 copie che vende.

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Elezioni amministrative 2005: il problema è Berlusconi

Undici regioni per il centro sinistra contro due per il centrodestra. Sei regioni, tra le quali tre importantissime, cambiano colore. Perde Storace con i suoi vescovoni. Perde Fitto, uomo dell’establishment e della governabilità contro l’anomalia del comunista Vendola candidato.
Un centro sinistra monocorde, se si eccettua la provocazione Vendola, vince e vince bene. Ma chi straperde è la maggioranza, e chi va verso un declino che potrebbe essere drammatico per il paese è Silvio Berlusconi.

Da oggi in poi è ufficialmente ostaggio della Lega Nord. Lo era anche prima, ma adesso non c’è più margine. Senza la Lega crollerebbe perfino l’ultimo ridotto del Nordest e senza la Lega lo scacco nel maggioritario sarebbe assoluto. Berlusconi è legato a filo doppio alla Lega, ma vi sono altrettanto legati AN e UDC? Quanto perdono AN e UDC per restare attaccati al carro Berlusconi-Bossi che è sempre più Bossi-Berlusconi? Il lavoro dipendente e quello precario, impoveriti dallo spostamento di ogni equilibrio a favore del lavoro autonomo, ha scoperto le carte e ha forse definitivamente letto il bluff berlusconiano.

Oggi non comincia solo la campagna elettorale per le politiche del 2006. Comincia anche ufficialmente la lotta per la successione a Berlusconi. Se Formigoni non può sfilarsi dall’abbraccio mortale con l’uomo di Arcore, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini devono fare delle scelte importanti. Il modo migliore per conquistare la leadership del centrodestra è affrontare un anno di feroce campagna elettorale allineati e coperti dietro Berlusconi o è conveniente sfilarsi prima? Se è vero come è vero che Forza Italia non ha mai smesso di essere un partito virtuale, la tentazione di superarla è fortissima.

Con il Centrodestra che vince solo in Lombardia e Veneto, AN e UDC stanno già facendo i loro conti. E stanno scoprendo che il prezzo da pagare a Bossi sarà troppo alto e forse debbono prepararsi alla successione del beneamato con cinque anni di anticipo. Saranno in particolare tentati dal buttare a mare la seconda lettura di una riforma costituzionale generalmente invisa in tutto il Centrosud che sa che la riforma è stata imposta dal Nord contro il Centro e il Sud. Potrebbero farlo semplicemente facendo finire la legislatura prima del tempo. Berlusconi in questi undici anni ha avuto a disposizione eccezionali strumenti per tenere coesa la propria maggioranza e smussare gli angoli di ogni riottosità. Ma al crepuscolo di Berlusconi, una generazione successiva deve cominciare a navigare da sola sapendo che probabilmente passerà attraverso almeno cinque anni di opposizione. I calcoli per il 2011 nel centrodestra sono già più importanti di quelli per il 2006. Il blocco sociale reazionario, ultraliberista e xenofobo, per far sopravvivere il berlusconismo stesso oggi deve già andare oltre Berlusconi.

Nel centrosinistra intanto la vittoria di Nichi Vendola rompe un tabù. Non è vero quello che i moderati hanno sempre sostenuto che bisogna puntare obbligatoriamente su candidati e programmi centristi. La crisi e la deindustrializzazione del paese hanno bisogno di soluzioni radicali e non di meri aggiustamenti di rotta. Questi non verranno da Rifondazione, ma la barra di navigazione del centrosinistra non può più non tenerne conto e pretendere che gli elettori radicali votino senza sentirsi rappresentati.