Thursday 09 February 2012, 04:08

Gli articoli con tag: " Nicaragua "

Honduras: Parla il giornalista sequestrato e torturato

DA www.fabionews.info
Dell’Honduras non sappiamo piu’ nulla.. dopo la farsa delle elezioni che hanno “legittimato” di fatto il colpo di stato l’informazione mainstream non si occupoa piu’ del piccolo paese centroamericano.
Nonostante iol fatto che il presidente legittimo continui a essere “segregato” nell’ambasciata brasiliana, nonostanet la repressine continui in forme sempre piu’ “organizzate”, nonstante tutti i paesi latinoamericani “liberi dal controllo di washington” non riconoscano il risultato elettorale…
Per questo invito a diffondere 1uesti articoli e non lasciare solo il popolo hondureno che continua a resistere!
Ciao
Fabio

Da www.itanica.org

“Vogliono zittire la stampa indipendente e popolare”

Da un punto non precisato della regione centroamericana parla il giornalista che è stato sequestrato e torturato

Lo scorso 29 dicembre, César Silva, comunicatore sociale impegnato a raccontare la lotta del popolo honduregno contro il colpo di Stato, è stato sequestrato e selvaggiamente percosso e torturato da sconosciuti, che Silva assicura essere membri dell’esercito o della polizia. Secondo le varie organizzazioni dei diritti umani dell’Honduras, quanto accaduto a Silva fa parte di una strategia repressiva promossa dal governo di fatto usando il braccio armato delle forze militari del paese, per seminare il terrore tra la popolazione ed i mezzi di comunicazione che non si sono piegati alle forze golpiste.

César Silva, insieme a Edwin Renán Fajardo, il ragazzo di 22 anni assassinato lo scorso 22 dicembre, sono autori di un’infinità di audiovisivi che sono stati materiale imprescindibile per raccontare al mondo la tragedia del popolo honduregno dopo il 28 giugno e per organizzare attività formative e di coscientizzazione della Resistenza in numerosi quartieri e colonie della capitale e nel resto del paese.

Durante il suo sequestro è stato incappucciato e portato nella zona periferica di Tegucigalpa, dove è stato interrogato per tutto il giorno e la notte affinché desse informazioni su presunti depositi di armi della Resistenza nel paese. È stato selvaggiamente percosso e torturato, denudato e quasi soffocato e alla fine è stato liberato, quasi come è accaduto a Walter Tróchez, il difensore di diritti umani della comunità LGBT assassinato pochi giorni dopo il suo sequestro.

Sirel e la Lista Informativa “Nicaragua y más” si sono mobilitate verso un luogo imprecisato della regione centroamericana per riunirsi con César Silva, il quale, immediatamente dopo il suo sequestro e liberazione, ha deciso di ascoltare i consigli di amici ed amiche ed ha abbandonato il paese con la sua famiglia.

- Come è avvenuto il sequestro?
- Venivo dal sud del paese dove era andato per distribuire del materiale audiovisivo ad organizzazioni contadine e arrivando alla capitale sono sceso dall’autobus ed ho preso un taxi per andare a casa. Non potevo certo immaginare che avevano intercettato il mio cellulare e che stavano ascoltando le mie chiamate dove segnalavo i miei spostamenti.
Quando sono arrivato nella zona dell’anello periferico, una macchina si è accostata al taxi e le persone che stavano dentro hanno estratto la pistola, intimando al taxista di fermarsi.
Pensando ad una rapina ho detto loro di prendere pure la telecamera e il computer, ma la loro risposta è stata molto chiara: “Non è questa m… che c’interessa, siamo venuti a prendere te, figlio di p…”.
Mi hanno fatto salire sull’auto, hanno minacciato il tassista affinché si dimenticasse di quanto accaduto e sono partiti. Prima mi hanno obbligato a chinare la testa e metterla tra le mie gambe e quando non ce la facevo più, mi hanno colpito violentemente sul viso e mi hanno incappucciato. Dopo circa un’ora siamo arrivati in un casolare, credo in campagna, e mi hanno rinchiuso in una stanza completamente buia. Dopo circa due ore è iniziato l’interrogatorio.

- Che cosa è successo dopo?
- L’aggressività di chi m’interrogava cresceva con il passare dei minuti, benché ci fosse sempre uno dei sequestratori che fingeva di essere il buono della situazione. Mi domandavano dove fossero le armi, chi le faceva entrare nel paese, quante cellule armate comandavo e quali erano i miei contatti internazionali.
Io non capivo che cosa volessero da me e ripetevo loro che ero un giornalista e che non sapevo nulla delle armi. Hanno iniziato ad innervosirsi e a colpirmi sulla faccia, nello stomaco, sulla schiena e nei testicoli. Mi hanno spogliato e bagnato con acqua, poi mi hanno buttato per terra e mi hanno messo acqua delle narici. Infine mi hanno messo una sedia sulla trachea e ci si sono seduti. Stavo asfissiando.
Dai loro commenti era chiaro che sapevano perfettamente chi fossi ed hanno anche parlato del materiale audiovisivo e di Renán Fajardo.
Verso le tre del mattino hanno cercato di spaventarmi ancora di più ed a voce alta hanno iniziato a pianificare il mio omicidio. Alla fine hanno però detto che mi avrebbero liberato e che avevo un angelo custode che per il momento mi aveva protetto.
Mi hanno fatto salire sulla macchina, sempre incappucciato e dopo circa un’ora si sono fermati. Hanno aperto la porta e la persona che stava al mio fianco mi ha dato un calcio e mi ha buttato fuori dalla macchina. Poi sono ripartiti.
Mi sono alzato a fatica e sono corso al Cofadeh per denunciare l’accaduto.

- Ti sei chiesto il perché del tuo sequestro?
- Quando la repressione già non avviene durante le manifestazioni, iniziano le catture selettive. Nel mio caso, credo che il lavoro fatto con Renán durante la chiusura di Radio Globo e Cholusat Sud-Canale 36 abbia fatto piuttosto male ai golpisti, perché il nostro materiale arrivava in tutti gli angoli del paese e in un certo modo aiutava a rompere l’isolamento e la disinformazione che erano gli obiettivi del governo di fatto.
Producevamo materiale audiovisivo in cui facevamo vedere ciò che stava accadendo nel paese e che, ovviamente, nessun telegiornale o radio riportava. Raccontavamo la repressione, gli omicidi, la violenza e lo distribuivamo affinché la Resistenza l’usasse per informare la gente che non poteva ascoltare o vedere i mezzi di comunicazione che erano stati chiusi dai golpisti.
Alla fine abbiamo deciso di sospendere le proiezioni perché sono iniziate le perquisizioni nei quartieri e nelle colonie dove svolgevamo le attività. Molti leader della Resistenza che promuovevano queste attività sono stati assassinati.

- Perché credi che abbiano deciso di non ucciderti?
- Credo che non avessero ricevuto l’ordine di farlo, altrimenti non ci avrebbero pensato due volte. Ma soprattutto sono convinto che l’obiettivo fosse quello di usare il mio caso per seminare terrore tra i colleghi honduregni, che portano avanti un lavoro che arreca danni e dà fastidio ai golpisti. Il messaggio è per gli altri: se hanno potuto fare questo a me, lo possono fare in qualunque momento con qualsiasi altro giornalista. Ciò che vogliono è zittirci.
Quello che comunque mi preoccupa di più è che esiste una gran quantità di colleghi che si sono venduti per alcune monete ai poteri golpisti. Hanno venduto il sangue della gente per un lavoro.

- Perché hai deciso di abbandonare il paese?
- Dopo il mio sequestro sapevo che in qualunque momento potevano arrivare a casa mia ed assassinarmi.Gli organismi dei diritti umani e vari amici mi hanno inoltre detto che non volevano vedere sui giornali altre foto di vittime della dittatura e mi hanno consigliato di uscire dal paese per un po’ di tempo. Spero sia solo per un periodo, perché voglio tornare e continuare il mio lavoro.
Non ho paura, anche se devo essere più cauto per non rendere le cose troppo facili a questi assassini. Se mi vogliono ammazzare, che almeno facciano un po’ di fatica.

© (Testo e foto Giorgio Trucchi – Lista Informativa “Nicaragua y más” di Associazione Italia-Nicaragua – www.itanica.org )

¡Alerta, alerta que camina la espada de Bolívar por América Latina! Nasce il Movimento Continentale Bolivariano.

Da vaccamagra.blogspot.com

.Caracas.

Abbiamo partecipato, documentandola, alla nascita del Movimiento Continental Bolivariano. La dinamicitá e l’energia sentita ha ,a tratti, commosso e dato speranze. … Leggi tutto

La farsa elettorale in Honduras

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Guerra al terrorismo o nuovo maccartismo?

maccartismo

Il 18 aprile scorso  Hernando  Calvo Ospina si trovava sul volo Air France n. 438 partito da Parigi e con destinazione Città del Messico, quando a cinque ore dall’arrivo il comandante dell’aereo informava  i passeggeri che  su disposizioni degli apparati di sicurezza del governo degli Stati Uniti non erano stati autorizzati a  sorvolare lo spazio aereo di quel paese in quanto a bordo si trovava una persona non gradita  per “motivi di sicurezza nazionale”. Praticamente un terrorista, secondo l’uso in voga del termine.

Dopo uno scalo tecnico in Martinica per il rifornimento di carburante, e soltanto dopo essere ripartiti da  Fort de France, il sig. Calvo Ospina è stato informato dai membri dell’equipaggio che il  “terrorista” sulla cui identità tutti i passeggeri del volo, egli compreso, si stavano interrogando, era  proprio lui.

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Campagna mondiale di boicottaggio a Chiquita che appoggia il colpo di Stato in Honduras

chiquita ita

Campagna mondiale di boicottaggio a Chiquita
che appoggia il colpo di Stato in Honduras

Rispondendo all’appello del Frente Nacional contra el Golpe de Estado en Honduras http://contraelgolpedeestadohn.blogspot.com/2009/08/todos-organizar-el-boicot-contra-la.html), chiediamo il vostro apoggio per realizzare un BOICOTTAGGIO MONDIALE INDEFINITO contro la compagnia multinazionale CHIQUITA che, dietro le quinte, sta appoggiando i golpisti.

Per maggiori approfondimenti, consigliamo la lettura dei seguenti articoli:

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La crisi delle rimesse: -11% in America latina

dolar Il Banco Interamericano di Sviluppo ha reso noto un rapporto sullo stato delle rimesse che giungeranno in America latina dagli emigrati nel 2009.

Secondo la stima saranno 62 miliardi di dollari con una discesa netta dell’11%. La metà degli immigrati che inviano denaro a casa ha dichiarato che ne invierà meno o non riuscirà ad inviarne affatto quest’anno.

Chi perde di più è il Messico che riceve circa un terzo delle rimesse continentali ma il problema ha conseguenze negative su tutto il continente.

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Honduras, perché gli Usa tacciono? Colpa del conflitto Obama- Hillary

Alcuni fedelissimi della Segretaria di Stato americana oggi lavorano attivamente con i golpisti.

Tom Hayden
La politica americana confrontata al colpo di Stato del 28 giugno (che ha detronizzato il presidente dell’Honduras Manuel Zelaya, sostituendolo con Roberto Micheletti), rischia di sprofondare nella confusione a causa delle divergenze tra il Presidente Barack Obama e la Segretaria di Stato Hillary Clinton.
Questi contrasti vengono da lontano, almeno dalle primarie del 2008 quando i due si sfidarono per l’investitura presidenziale.

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Il Presidente sostituto di Honduras accetterá la restituzione della carica al deposto Zelaya, dicono gli alleati

Il Presidente sostituto di Honduras, Roberto Micheletti, é disposto a negoziare la restituzione della carica al deposto Manuel Zelaya – punto chiave dell´accordo proposto e finora rifiutato. Ma dipende dall´appoggio di altri settori del regime golpista e dell´elite economica del paese, secondo funzionari di alto grado del governo.

Il golpe in Honduras ripete copioni del secolo XX

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ULTIMORA si conferma il sequestro del dirigente di Via Campesina, Rafael Alegría in Honduras

rafael-alegria Dopo ore di rumori sarebbe confermato il sequestro da parte dell’esercito golpista in Honduras del dirigente del movimento contadino Via Campesina Rafael Alegría.

Il dirigente di Vía Campesina, una delle organizzazioni contadine più importanti al mondo, è protagonista da anni delle lotte contro il neoliberismo e per un’agricoltura biologica e a dimensione umana e contro l’agroindustria, è stato sequestrato mentre cercava di raggiungere la frontiera col Nicaragua e riunirsi col presidente legittimo Mel Zelaya.

Alegría è ben conosciuto ai movimenti sociali di tutto il mondo per essere stato tra i principali animatori del movimento dei Fori Sociali Mondiali (nella foto a Porto Alegre).

Orrore in Honduras: i golpisti torturano e assassinano un militante democratico

Ezequie Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sulla Resistenza al golpe in Centroamerica!

Si chiamava Pedro Ezequiel ed era un militante democratico honduregno tra quelli che ieri erano andati ad accogliere il presidente legittimo Mel Zelaya. E’ stato sequestrato ieri da un commando dell’esercito golpista nelle vicinanze del luogo dove il presidente legittimo voleva entrare nel paese.

Oggi il corpo di Pedro Ezequiel è stato fatto ritrovare a pochi metri dalla strada nella località di Alauca con evidenti segni di tortura alle mani, al volto e lesioni in varie parti del corpo.

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Hillary Clinton e la “temeraria” scelta della non violenza in Honduras

Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sulla Resistenza al golpe in Centroamerica!

INF_NOTA25025_248 Adesso sappiamo che Hillary Clinton avrebbe dato del “temerario” anche al Mahatma Gandhi, al tempo della marcia del sale. La stessa cosa avrebbe fatto con Rosa Parks e con Martin Luther King. Adesso sappiamo che anche Salvador Allende, non piegandosi al colpo di Stato di Augusto Pinochet e non tradendo il suo mandato “non aiutò a trovare una soluzione”.

Eppure è stato questo, “il ritorno di Mel Zelaya in Honduras è temerario e non aiuta a ristabilire l’ordine costituzionale in Honduras”, il raggelante commento del segretario di stato statunitense al tentativo del presidente legittimo dell’Honduras, riconosciuto come tale da tutti i governi del mondo e da tutte le organizzazioni internazionali, che ieri è entrato pacificamente per pochi minuti in territorio honduregno.

Zelaya, che si sta dimostrando un uomo degno, lo ha fatto per lanciare un messaggio al paese e al mondo intero: “nessuno può accettare un golpe nel secolo XXI, noi siamo venuti per dare un esempio di pace”.

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Honduras, lacrimogeni e proiettili della dittatura contro i movimenti sociali per impedire il ritorno di Mel Zelaya

Mel Esercito e paramilitari golpisti contro il popolo in Honduras. Almeno dieci posti di blocco nei 110 km che separano Tegucigalpa dalla frontiera con lil Nicaragua.

Repressione, lacrimogeni, ma anche proiettili che secondo alcune testimonianze avrebbero causato un morto e almeno due feriti, non stanno impedendo al popolo dell’Honduras, che avanza al canto dell’inno nazionale e di “el pueblo unido jamás será vencido” di ricevere Mel Zelaya.

Il presidente legittimo, che in questo momento è alla frontiera con il Nicaragua, sul punto di forzare l’ingresso nel paese fu deposto da un golpe lo scorso 28 giugno.

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Honduras, coprifuoco da mezzogiorno

Ore decisive in Honduras. I movimenti sociali rompono l’assedio e vanno verso la frontiera col Nicaragua ad accogliere il presidente legittimo Mel Zelaya ma la dittatura proclama il coprifuoco da mezzogiorno.

Zelaya: torno in Honduras, se dovesse capitarmi qualcosa, il generale Romeo Vásquez Velásquez sarà il responsabile della mia morte.

La democrazia ha un prezzo e sono disposto a pagarlo. Intervista al Presidente honduregno, Manuel Zelaya, rilasciata a Giorgio Trucchi per l’Associazione Amicizia e Solidarietà Italia – Nicaragua, è ripresa da www.infoaut.org

Dopo la conclusione della conferenza stampa con il presidente costituzionale dell’Honduras, Manuel Zelaya Rosales, che si è svolta nell’ambasciata di questo paese a Managua, salgo sulla macchina con cui si spostano il presidente ed il suo ministro della Presidenza, Enrique Flores Lanza, diretti ad un’intervista con un canale televisivo internazionale. Mancano pochi giorni o forse poche ore all’atteso ritorno del presidente Zelaya in Honduras, e nell’oscurità dell’auto cominciamo questa intervista in esclusiva per il Sistema informativo della UITA.

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Honduras, l’isola dei famosi, la normalizzazione del silenzio e degli squadroni della morte

Foto Giorgio Trucchi Si sono spente le luci e se ne va perfino l’ “Isola dei famosi” dall’Honduras mentre si rafforza la resistenza popolare (nella foto di Giorgio Trucchi), si espellono i giornalisti e la diplomazia si impantana in trattative che convengono solo ai golpisti.

Roberto Micheletti, il dittatore di Bergamo alta che ripartendo dal Costa Rica ha dichiarato di aver bisogno di qualche giorno di riposo, intanto manda i suoi squadroni della morte ad ammazzare il sindacalista Róger Bados e fa un’offerta irricevibile al presidente legittimo Mel Zelaya: vieni, consegnati, ti processiamo e poi ti amnistiamo. Buonasera!

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