Friday 25 May 2012, 06:16

Gli articoli con tag: " New York "

RockMelt, La Repubblica (una volta di più) copia

rm Stavo cercando notizie su Rockmelt, il post-browser annunciato dall’inventore di Mosaic e Netscape, che promette entro fine anno di rappresentare una novità importante. Stavo cercando notizie e non ho potuto fare a meno di notare che il pezzo di Repubblica a firma di tal Giovanni Gagliardi, è una copia conforme ma più povera del pezzo del New York Times pubblicato il 13.

Sembra abbastanza evidente che Gagliardi si sia limitato a riportare quanto scritto dal quotidiano statunitense senza citare, verificare, indicare la fonte, insomma senza nulla di quanto obbligatorio fare per un buon giornalismo.

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Honduras, perché gli Usa tacciono? Colpa del conflitto Obama- Hillary

Alcuni fedelissimi della Segretaria di Stato americana oggi lavorano attivamente con i golpisti.

Tom Hayden
La politica americana confrontata al colpo di Stato del 28 giugno (che ha detronizzato il presidente dell’Honduras Manuel Zelaya, sostituendolo con Roberto Micheletti), rischia di sprofondare nella confusione a causa delle divergenze tra il Presidente Barack Obama e la Segretaria di Stato Hillary Clinton.
Questi contrasti vengono da lontano, almeno dalle primarie del 2008 quando i due si sfidarono per l’investitura presidenziale.

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Il Presidente sostituto di Honduras accetterá la restituzione della carica al deposto Zelaya, dicono gli alleati

Il Presidente sostituto di Honduras, Roberto Micheletti, é disposto a negoziare la restituzione della carica al deposto Manuel Zelaya – punto chiave dell´accordo proposto e finora rifiutato. Ma dipende dall´appoggio di altri settori del regime golpista e dell´elite economica del paese, secondo funzionari di alto grado del governo.

Il golpe in Honduras ripete copioni del secolo XX

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Walter Veltroni lavora alla legge sul conflitto d’interesse!

giustiniano Dante Alighieri impiegò circa 16 anni per scrivere la “Divina Commedia”, Alessandro Manzoni quasi 20 per passare dal “Fermo e Lucia” ai “Promessi sposi”.

La notizia che Walter Veltroni stia personalmente redigendo la “legge sul conflitto d’interessi”, che il centrosinistra doveva fare 15 anni fa (e che a meno che non sia ispirata direttamente da Patrizia, Noemi e altri autorevoli esponenti del PDL non passerà mai), ci restituisce il polso di un momento storico nel quale uno non sa se dire “finalmente, meglio tardi che mai” o contrirsi all’evanescenza di un progetto presentato solo a futura memoria e che non giungerà mai neanche in aula.

Attendiamo quindi senza nessuna trepidazione (tanto, a questo punto) la titanicità di un’Opera pensata per sfidare i millenni neanche fosse il “Corpus iuris civilis” di Giustiniano (per il quale, detto tra noi, bastarono cinque anni).

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Venezuela: il fronte sempre caldo della disinformazione

Mi è stato segnalato questo articolo della Bbc del 10.7.2009, Venezuela imposes new media curbs. Curbs: imbrigliamento. Nell’articolo viene denunciato un attacco di Chavez alla libertà di stampa. L’articolo, che riporta unicamente i commenti delle opposizioni a Chavez, scrive che i canali Tv satellitari e via cavo considerati nazionali dovranno trasmettere i discorsi del presidente Chavez. Infine, ricordando quanto avvenuto a Rctv, scrive che questa legge sarà applicata a dozzine di enti televisivi internazionali.

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Biotestamento, il Cavaliere vuol comprare l’assoluzione

di Natalia Lombardo

Adesso Silvio Berlusconi dovrà confrontarsi, da una parte, con l’invito del presidente Napolitano a costruire quel clima «corretto e costruttivo» fra governo e opposizione (e a L’Aquila il premier è già partito male); dall’altra parte, il gaudente cavaliere delle notti bianche a Palazzo Grazioli, ha il problema di farsi benedire dalla Chiesa, far rimangiare alla Cei quelle parole sul «libertinaggio» privato che è affar pubblico.

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Figlio di …un Leviathan

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Il testo che segue parte dalla RdB CUB Immigrati l’ho letto su Indymedia e mi ha colpita per la sua pregnanza. Ve lo passo , anche per ri-passare quanto  la squallida  cronaca parlamentare emette, e ci stende, anzichè farci rialzare, non solo dalla poltrona. Da ultimo apprendo ora, grazie ad una precisazione del giornalista a Prima Pagina per nota del Viminale, che la puerpera straniera e clandestina è tutelata con il fagotto fino ai 6 mesi di vita dello stesso. Che si vuole di più?

Per approfondimenti e " pari opportunità", segnalo un articolo di Lorenzo Prencipe, scalabriniano, che appare sulla Perfetta Letizia.

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Manuel Zelaya parla all’ONU a New York e giovedì vuol tornare in Honduras

090630040905_sp_zelaya_ap_283 Il presidente Manuel Zelaya sta parlando in questi minuti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. L’attivismo della diplomazia poche volte ha potuto concentrare tanto consenso rispetto a una battaglia civile quale quella del rifiuto del golpe in Honduras.

Mel Zelaya all’ONU ha denunciato “l’oscurantismo delle forze reazionarie decise a fermare i movimenti popolare che nel Continente hanno eletto governi progressisti come risposta alle disastrose conseguenze delle loro politiche neoliberali”.

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Prendiamo Guantanamo

Allargo lo sguardo oltre il mio giardino di casa, oltre la sagoma della mia città, oltre la terraferma, oltre il Mediterraneo e il canale di Sicilia con le sue motovedette italiane di ritorno dalle coste libiche, dove è appena stato scaricato al mittente, per il macero, l’ultimo carico di rifiuti umani, clandestini o potenziali rifugiati che fossero, per accorgermi che lo skyline non cambia nemmeno oltre il mio orizzonte più immediato. Lo scenario del diritto umano resta desolante anche nel mondo nuovo di Obama, il cui avvento messianico -si favoleggiava- avrebbe ripulito e ricostruito tutte le macerie di quell’ecatombe dell’umanità e della democrazia che è stata l’era Bush. No, il mondo non è cambiato e non cambierà nell’immediato, anche e soprattutto perchè, al di là dei soprusi del potere, tanto reiterati e inflazionati da non risultarci più mostruosi, anche e soprattutto perchè ciò che prima scandalizzava e prostrava la nostra coscienza di esseri umani, oggi non la scandalizza e non la scalfisce quasi più.

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Sorrentino, Salvatores, Olmi: quarant’anni di cinema italiano

Tre salti temporali, tre cortometraggi che comprendono quarant’anni di cinema Italiano. Coinvolti nel progetto “Per Fiducia” sono tre registi originali, che portano tre idee di cinema fortemente diverse, fortemente personali. É quindi molto interessante vedere come il progetto sia riuscito ad integrare tre identità registiche così diverse, cercando di veicolare un messaggio comune che è, appunto, la fiducia.

Partiamo dal più giovane: Sorrentino, classe 1970, è uno dei registi più personali, più originali che vi siano oggi in Italia. Venerato dalla critica, è in un momento di grande visibilità in tutto il mondo, con articoli su New York Magazine (addirittura: “Cinque motivi per cui Paolo Sorrentino salverà il cinema”) e The Guardian. Il suo cortometraggio, “La partita lenta”, riesce ad essere personale, originale ed evocativo.

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Roberto Saviano: Il coraggio dimenticato

Chi racconta che l’arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica. Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull’onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti.

Manifestazioni spontanee. E sono stati africani a farle.

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Intervista a Yanara Guasamin, regista ecuadoriana

In un tiepido pomeriggio di fine aprile incontro Yanara Guayasamin nel suo ufficio. Un giovedi di grande fermento, ricco di appuntamenti e di interviste da rilasciare alle varie testate giornalistiche del Paese.

Dallo scorso 30 aprile, nelle sale cinematografiche di Quito, si proiettava l’ultimo lavoro di Yanara Guayasamin dal titolo “Cuba el valor de una utopia”.

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Kalooki Nights. Recensire un romanzo scomodo

PROLEGOMENI ALLA RECENSIONE

Recensire uno scrittore ebreo inglese può essere difficile oggigiorno. Chissà se ieri per Bellow o oggi con Roth qualcuno ha incontrato analoghi problemi. Il nodo è che prima di parlare liberamente di uno scrittore che tratta temi ebraici bisogna chiarire il proprio punto di vista. Bisogna dichiarare e chiare lettere di non essere antisemiti, di non essere dei biechi nazisti travestiti da innocui lettori o peggio ancora acerrimi negazionisti. Pesare le parole per non passare per potenziali distruttori dello stato d’Israele. La libera speculazione può portare rapidamente all’accusa di antisionismo. Solo dopo aver chiarito queste indispensabili premesse si potrà (forse) affrontare il tema senza provocare levate di scudi o censure preventive. Specie se si prova a ragionare senza preconcetti su qualche romanzo ebraico -ma non israeliano- contemporaneo, che propone un certo qual esistenzialismo ebraico, che si interroga…

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Gli affari di Donald Rumsfeld

La rivista Pacífica ha intervistato vari esperti negli Stati Uniti e Messico, che hanno allertato circa l’elaborazione di armi chimiche nei laboratori del Pentagono ed i benefici milionari delle imprese multinazionali farmaceutiche. In questo caso, per i laboratori Gilead Sciences Inc, diretti da Donald Rumsfeld, che possiedono i diritti sul farmaco "Tamiflu", che si sta vendendo come cura per l’influenza derivata dal virus A/H1N1 e che ha già guadagnato miliardi durante l’influenza aviaria.

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Messico: la recita che i media nascondono sul virus

mascarita In Messico quella che noi chiamiamo “mascherina” si chiama anche “tappabocca”. E i messicani, che in 5.000 anni di rigogliosa storia ne hanno viste di carestie, guerre ed epidemie indotte, fin da quella dei conquistadores, non hanno perso né la capacità di riflettere né la lingua tagliente e non si fanno tappare la bocca neanche dalla presunta nuova pandemia. A Città del Messico, poco dopo la scossa di terremoto dell’altro giorno girava (ovviamente di bocca in bocca) una battuta fulminante: “Cos’ha detto il Messico all’influenza? Uuuhhh, guarda come tremo”.

Oramai sembra evidente che i numeri delle prime ore, complice l’effetto valanga del sistema mediatico mainstream locale (Azteca e Televisa, un duopolio privato che il nostro a confronto è zucchero) e internazionale, erano stati gonfiati e i morti, che per un breve momento erano saliti per bocca dello stesso presidente Felipe Calderón a 159, sono stranamente precipitati ad appena una ventina.

Una ventina concentrati un una megalopoli di venti milioni di abitanti, dove una dozzina di decessi vengono dai quartieri più poveri e in un contesto dove qualunque influenza che si rispetti fa un numero di vittime ben maggiore. Dopo l’antrace e l’aviaria anche la suina, ribattezzata influenza A o H1N1 per neutralizzarne il nome (si dice su ordine della multinazionale della carne suina Smithfield Food Inc.), sta retrocedendo dalla categoria di “pandemia” a quella di psicosi indotta dai media e dal governo.

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