di Gennaro Carotenuto, domenica 28 ottobre 2007, 07:17
Archiviato in:
America latina
Con quasi matematica certezza oggi Cristina Fernández de Kirchner, attualmente primera dama (“first lady” in italiano corrente), consorte dell’attuale presidente Nestor, sarà il prossimo presidente argentino, senza neanche passare dal ballottaggio.La porteranno alla Casa Rosada i poveri, le donne e l’enorme interno del paese, mentre i benestanti e le grandi città non la amano. Peronista da tutta la vita, militante della Gioventù Peronista (JP, che in quel partito e in quegli anni voleva dire la sinistra peronista) da prima di conoscere il marito all’Università de La Plata, Cristina è la prima donna eletta … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, venerdì 21 settembre 2007, 22:45
Archiviato in:
Pianeta Terra
E se fossimo alla fine dell’era del dollaro? E se fosse necessaria una nuova Bretton Woods per un’uscita non traumatica dal predominio del dollaro?
I paesi petroliferi amici degli Stati Uniti, a cominciare dai sauditi, hanno gradito ben poco, anzi per niente, la decisione della FED sul taglio dei tassi che ha fatto svalutare pesantemente il dollaro. La banca centrale saudita se n’è apertamente svincolata rifiutando di tagliare i propri tassi. Perché dovremmo … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, giovedì 16 agosto 2007, 15:32
Archiviato in:
America latina
Il tam-tam mediatico organizzato dalla NED statunitense per i media mainstream, punta tutto su un solo punto “Chávez presidente a vita”. Non solo è falso, ma è un nuovo passo della campagna di diffamazione portata avanti dal governo degli Stati Uniti -che nel 2002 fomentò un fallito colpo di stato in Venezuela- ma serve per occultare l’importanza della riforma costituzionale proposta nella Repubblica bolivariana. Vediamone i dettagli … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, venerdì 23 marzo 2007, 11:34
Archiviato in:
America latina
Alejandro Peña Esclusa, uno dei partecipanti* di secondo piano al fallito colpo di stato dell’11 aprile 2002 a Caracas, del viaggio del quale in America ed Europa chi scrive ha dato conto qui, continua a millantare di essere il cugino della vergine Maria e i bollettini dal sito della sua organizzazione, Fuerza Solidaria, sono così trionfali da sembrare i cinegiornali Luce del ’42 o del ’43 sui trionfi della guerra fascista.
Contemporaneamente a tanti presunti trionfi, Peña Esclusa, è però molto preoccupato dal … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, venerdì 23 marzo 2007, 11:20
Archiviato in:
America latina, Primo piano
Botta e risposta tra diplomazia argentina e statunitense. Gli Stati Uniti bacchettano sui rapporti con Hugo Chávez e l’Argentina rispedisce al mittente: “inaccettabile”. Ecco tutti i dati di un’Argentina che da quando ha rotto le relazioni con l’FMI si fa ogni giorno meno povera.
La scorsa settimana, ricorderete, Hugo Chávez aveva presieduto nello stadio del Ferro, a Caballito, piena Buenos Aires, un atto politico pubblico (nella foto) davanti a decine di migliaia di persone, critico nei confronti di George Bush mentre questo stava chiuso in ambasciata a Montevideo, sull’altra sponda del fiume dell’argento. La stampa mondiale aveva parlato di competizione tra i due leader più esposti del continente latinoamericano, per il quale Bush faceva un “tour anti-Chávez” e questi replicava con un “tour anti-Bush”.
Normale dialettica politica, ma mentre la diplomazia venezuelana non si è sognata di protestare contro chi ha ospitato Bush, quella statunitense ha ritenuto di avere diritto di bacchettare chi ha permesso a Chávez di esercitare la propria libertà di espressione. Nicholas Burns, il più stretto e diretto collaboratore di Condoleeza Rice, in maniera … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, mercoledì 21 marzo 2007, 16:51
Archiviato in:
Senza categoria
¿Quién maneja a Alejandro Peña Esclusa, el neofascista venezolano que está de gira desde hace meses por Europa y América? En su tierra no representa a nadie, es un antisemita y un golpista, pero en Roma lo recibe el Secretario del UDC [partido post-democratacristiano, N. d T.], Lorenzo Cesa y el Cardenal Renato Martino y en España se entrevista con el ex Presidente de la Generalitat de Catalunya, Jordi Pujol, y el Presidente del Partido Popular (PP) de Cataluña y ex Ministro de Asuntos Exteriores de España, Josep Piqué. Sigamos paso a paso, desde Washington hasta el Vaticano pasando por los escuadrones de la muerte salvadoreños y los milicos argentinos, la operación (análoga a la que condujo a Ahmed Chalabi, acusado de bancarrota, a ser el hombre de la Casa Blanca para el Irak post-Sadam) con vistas a una solución autoritaria para la Venezuela saneada por Chávez. … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Chi c’è dietro Alejandro Peña Esclusa, il neofascista venezuelano in tournée da mesi tra Europa e America? In patria non rappresenta nessuno, è un antisemita e un golpista, ma a Roma lo ricevono il segretario dell’UDC, Lorenzo Cesa e il Cardinale Renato Martino. Seguiamo passo a passo, da Washington al Vaticano, passando per gli squadroni della morte salvadoregni e i milicos argentini, l’operazione (analoga a quella che portò il bancarottiere Ahmed Chalabi ad essere l’uomo della Casa Bianca per l’Iraq post-Saddam) per la soluzione autoritaria per il Venezuela bonificato da Chávez.
esclusivo per GennaroCarotenuto.it
Lorenzo Cesa, segretario politico dell’UDC: “non conoscevo il signor Peña Esclusa; nessuno mi aveva avvertito che fosse dichiaratamente antisemita e golpista e noi non appoggeremo un colpo di stato in Venezuela. Tuttavia ci è stato presentato da … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, mercoledì 7 marzo 2007, 09:23
Archiviato in:
America latina
Chi ha detto che “la lotta contro le disuguaglianze è la chiave dello sviluppo dell’America Latina”? Hugo Chávez, direte voi, o forse Lula da Silva, o Nestor Kirchner o perfino Fidel dal suo letto di dolore. Ebbene sbagliate, lo dice George Bush, che è sul piede di partenza per un tour latinoamericano che non solo la BBC definisce “anti-Chávez”.
“Il mio messaggio -ha detto due giorni fa il presidente statunitense con toni inconsapevolmente e svagatamente leninisti- è rivolto ai lavoratori e ai contadini latinoamericani. Io affermo -ha enfatizzato- che voi avete un amico negli Stati Uniti che si preoccupa per voi nei momenti difficili“. Poi, con toni probabilmente autoironici, ha concluso: … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, sabato 30 dicembre 2006, 20:18
Archiviato in:
Dialoghi
Annalisa Melandri: Caro Gennaro, per una volta permettimi di non essere d’accordo con te, è una magra consolazione dire che la liberazione di Luis Gerez è un trionfo per i diritti umani in Argentina.
E anche se con gioia apprendiamo questa notizia, non possiamo non riflettere sul fatto che ciò che è accaduto è un fallimento, un disastroso fallimento che deve far … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, sabato 30 dicembre 2006, 11:02
Archiviato in:
America latina
Riapparizione con vita, esigeva tutta l’Argentina democratica. "Sono gli stessi di sempre", sono state le sue prime parole una volta liberato. Lo hanno sequestrato in strada, lo hanno incappucciato, di nuovo torturato come la prima volta, nel 1972 quando aveva appena 16 anni, hanno finto di fucilarlo più volte, ma poi il dispiegamento di forze voluto immediatamente da Nestor Kirchner -che ha parlato alla nazione- li ha indotti a rilasciarlo. E’ un trionfo per i diritti umani in Argentina.
Luís Gerez, 50 anni, muratore, militante peronista, era stato sequestrato mercoledì notte a Escobar, nel nord del Gran Buenos Aires. Il suo sequestro si presentava identico a quello di Jorge López, tre mesi fa, testimone chiave come Gerez in processi per violazioni di diritti umani, che ad oggi continua ad essere desaparecido. La colpa di Gerez era stata quella di avere riconosciuto tra i suoi torturatori del 1972, quando aveva appena 16 anni, il poliziotto di Escobar, Luís Patti, che poi avrebbe fatto carriera politica. Come negli anni ’70, come per Jorge López, Luís Gerez -costantemente minacciato da mesi- era scomparso nel nulla nel breve tragitto da casa … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, sabato 30 dicembre 2006, 02:24
Archiviato in:
America latina
A tre mesi dalla sparizione di Jorge López, c’è un secondo desaparecido in Argentina. Si tratta di Luís Gerez, è un muratore di 50 anni, militante peronista di Escobar; aveva testimoniato contro il torturatore Luís Patti.
Quando aveva appena 16 anni, ed era militante della Gioventù Peronista, Gerez fu sequestrato e torturato da Luís Patti ad Escobar, una località a Nord del Gran Buenos Aires dove ha sempre vissuto. All’inizio di quest’anno, quando Patti fu eletto deputato, aveva testimoniato in parlamento raccontando di come, appena adolescente, aveva riconosciuto Patti stesso tra i torturatori, che gli applicavano corrente elettrica (picana) alla lingua e ai testicoli mentre lo tenevano legato alla rete di un letto di un commissariato di Escobar. La testimonianza di Gerez era stata decisiva per impedire che il torturatore Patti potesse entrare in carica come deputato.
Da quel giorno Gerez non aveva però più trovato pace. Militante … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, lunedì 23 ottobre 2006, 09:10
Archiviato in:
America latina
Sia Hugo Chávez che Lula da Silva corrono verso una trionfale riconferma elettorale. Per Lula è la consacrazione dopo essere stato costretto al ballottaggio da giochi sporchi. Per Chávez, atteso il 3 dicembre alla riconferma, non c’è proprio storia: è lui il leader della Rivoluzione bolivariana ed ha almeno il doppio dei voti del suo rivale. E intanto la Farnesina, per fare il proprio interesse nazionale, e non votare contro il Venezuela all’ONU, sta facendo infuriare Washington.
Ci siamo. Mancano sei giorni alla rielezione di Lula da Silva. Gli ultimi sondaggi (Ibope e Datafolha) lo danno tra il 57 e il 62% dei voti, con oltre il 20% di vantaggio sul candidato delle destre Geraldo Alckmin fermo intorno al 38%. Il presidente operaio (ma presidente operaio davvero) aveva mancato l’elezione al primo turno per pochi decimali di punto e solo a causa di un dossier quasi certamente confezionato per danneggiarlo da servizi segreti deviati. L’8% di voti raccolti da candidati alla propria sinistra (da Heloisa Helena e Cristovam Buarque) riconfluiscono in gran parte verso Lula, che mostra di poter recuperare anche … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, domenica 22 ottobre 2006, 17:34
Archiviato in:
Senza categoria
originale in italiano qui
Desaparecidos, falsos dossier, servicios secretos en acción, fraudes electorales, la batalla en la ONU, un golpe de estado inminente en Bolivia y la vida amenazada de militantes y dirigentes politicos. Para la primavera latinoamericana llega la hora de ponerse a la prueba contra la reacción.
La primavera latinoamericana, a más de alguno, le había parecido una fiesta. Los movimientos sociales se transformaban en gobiernos de manera tan fácil que hacía dudar de porque no hubiese sucedido antes. Presidentes elegidos por casualidad, como el argentino Nestor Kirchner, se revelaron capaces de agregar consenso y cancelar la impunidad. Movimientos radicales- hijos de ancestrales sacrificios- como los sin tierra brasileros … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, venerdì 20 ottobre 2006, 20:49
Archiviato in:
America latina
Un gigantesco accordo commerciale è stato firmato ieri a Santa Cruz de la Sierra dal presidente boliviano Evo Morales e dal suo omologo argentino Nestor Kirchner. Nei prossimi venti anni l’Argentina acquisterà 17 miliardi di dollari di gas boliviano, il quintuplo di quanto ne acquistava finora e pagandolo a un prezzo equo e solidale del 43% in più. E’ un altro esempio di integrazione regionale latinoamericana e di come il commercio Sud-Sud cambia il mondo e sconfigge il colonialismo.
Per Evo Morales è un accordo strategico che lo leva dall’angolo nel quale si era trovato dopo gli scontri tra minatori statali e cooperativisti, ne rilancia immagine, azione politica e credibilità e allontana il golpismo strisciante dell’opposizione e delle multinazionali. Per Nestor Kirchner è un’alternativa di lungo periodo nella politica energetica del paese ed una scelta di campo nello schierarsi chiaramente a fianco di un governo amico in difficoltà e riconfermare la centralità delle imprese pubbliche latinoamericane in campo energetico.
Nei prossimi vent’anni la Bolivia arriverà a fornire 27,7 milioni di metri cubi di gas al giorno all’Argentina. Lo farà attraverso un accordo tra le imprese pubbliche dei due paesi, la YPFB boliviana e l’Enarsa argentina. Sono esattamente 20 milioni di metri cubi in più -oltre il quintuplo- rispetto a quanto l’Argentina acquistava … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, martedì 17 ottobre 2006, 22:56
Archiviato in:
America latina, Primo piano
Desaparecidos, dossier falsi, servizi segreti in azione, brogli elettorali, la battaglia all’ONU, un colpo di stato imminente in Bolivia e la vita minacciata di militanti e dirigenti politici. Per la primavera latinoamericana arriva l’ora della prova contro la reazione.
este articulo en español aquí
La primavera latinoamericana a più d’uno era sembrata una festa. I movimenti sociali si facevano governo in maniera così facile da far dubitare del perché non fosse successo prima. Presidenti eletti per caso, come l’argentino Nestor Kirchner, si sono rivelati capaci di aggregare consenso e cancellare impunità. Movimenti radicali -figli di atavici sacrifici- come i senza terra brasiliani, fanno prudentemente politica. Perfino un colpo di stato organizzato con tutti i sacri crismi, quello dell’11 aprile 2002 a Caracas, è stato spazzato via dalla democrazia partecipativa della rivoluzione bolivariana. A Mar del Plata, a fine 2005, movimenti popolari e nuove classi dirigenti hanno gridato, insieme ai governi, un inaudito “no” all’ALCA e a George Bush. Argentina e Brasile hanno chiuso i loro conti con l’FMI: non vogliono più consigli interessati e l’integrazione regionale disegna un continente che mette finalmente al primo posto l’inclusione sociale.
Le destre di sempre hanno incassato colpi, via via più concreti, al privilegio e all’impunità. Ma il 2006, anno elettorale fondamentale, sta dando segnali di una sistematica reazione sotto forma di una nuova guerra sporca. Non può esserci ancora un nuovo Piano Condor, ma i segnali sono molteplici, diseguali, mutevoli eppure omogenei, e da non sottovalutare … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it