Gli articoli con tag: " Nestor Kirchner "
Diritti umani in Argentina. Appena 68 i condannati in 4 anni
Il CELS (Centro di Studi Legali e Sociali), a 34 anni dal golpe dei 30.000 desaparecidos in Argentina pubblica un importantissimo rapporto completo sullo stato dei processi per violazioni dei diritti umani aperti da quando Nestor Kirchner riuscì ad abolire le leggi sull’impunità volute da Carlos Menem.
Su 1464 imputati, tra militari e civili, appena 75 hanno già avuto una sentenza, con 68 condanne e 7 assoluzioni.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
L’Argentina umiliata nelle mani delle destre
Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!
Sconfitta grave per il governo in Argentina nelle elezioni di metà mandato dove si rinnovava metà Camera e due terzi del Senato. Le destre coalizzate cercavano la resa dei conti e l’hanno ottenuta con la bassezza che è loro propria: dominando i media con le calunnie, l’avidità, la delegittimazione, fomentando la paura. L’Alleanza tra il peronismo di destra e i neoliberisti fascistoidi, con alla testa l’imprenditore Francisco de Narváez batte il partito di governo che aveva schierato alla testa l’ex capo dello stato Nestor Kirchner nella Provincia di Buenos Aires con il 34% contro il 32%. È una vittoria di stretta misura ma che ha un significato politico molto più vasto: il centro-sinistra kirchnerista che nel bene e nel male aveva risollevato il paese dopo il crollo del dicembre 2001 sembra giunto al capolinea. Intanto cresce una speranza alla sua sinistra. Per il grande regista Pino Solanas, la coscienza critica del paese che ha raggiunto il 24% a Buenos Aires, il vero crimine da combattere resta sempre la fame.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Honduras, Uruguay, Argentina, domenica di democrazia in America latina
Archiviato in: America latina, Movimenti, Neoliberismo, Politica internazionale, Primo piano
Oggi è una fredda domenica d’inizio inverno in sudamerica, ma è soprattutto una giornata di democrazia nel Río de la Plata e in Honduras dove si terrà il referendum per decidere se in novembre verrà eletta un’Assemblea Costituente che dovrà scrivere una Carta che metta fine a una lunga storia di disuguaglianza e ingiustizia sociale e fermare lo sfruttamento senza limiti del paese da parte delle multinazionali imposto dal Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti.
Tenere il referendum è la miglior risposta al tentativo di golpe messo in atto dall’esercito e dai poteri forti del paese centroamericano condannato dall’ONU, dall’Organizzazione degli Stati Americani (quindi Stati Uniti compresi), dall’Alba, ma non (stranezze della politica) dall’Internazionale Socialista o dall’Unione Europea. Quello honduregno sarebbe (ma la tensione è ancora alta) il secondo colpo di stato che fallisce nel XXI secolo in America latina per la reazione di massa della popolazione in difesa del governo democraticamente eletto dopo quello venezuelano dell’11 aprile 2002 ed è tanto più significativo che una reazione popolare così importante si registri nella regione più fragile, il centroamerica, della Patria grande che più lentamente del resto del Continente sta iniziando a cambiare.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Verso le legislative in Argentina. Un referendum su Cristina Fernández?
Tra poco più di una settimana si vota in Argentina. Si rinnovano la metà dei deputati e un terzo del senato ma soprattutto si verificheranno i rapporti di forza nel peronismo che per metà si riunisce intorno all’ex-presidente Nestor Kirchner e per metà si allea con la destra securitaria (ma che si autodefinisce “moderna”) del capo del governo della città di Buenos Aires, Mauricio Macri.
A distanza segue Elisa Carrió, oramai la Binetti argentina, che dal radicalismo pallidamente progressista ha completato uno spostamento verso il più bigotto dei conservatorismi. Il tutto in un quadro politico che comunque si sposta verso destra.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Néstor, Cristina e Catamarca
L’8 marzo nella provincia argentina di Catamarca si sono celebrate le elezioni per il ricambio dei deputati al governo provinciale e di altre cariche di carattere locale: il primo scoglio elettorale con l’ex presidente Nestor Kirchner alla presidenza del partito Justicialista. Questa election day locale è stata vissuta dai K come il primo duello nazionale di quest’anno elettorale. Nonostante le alleanze con vecchi avversari politici, nonostante le sfilate di buona parte del governo alla provincia del nord argentino, nonostante il comizio di chiusura del grande capo in persona, Catamarca ha scelto altro. Nemmeno le ormai consolidate pratiche clientelistiche hanno dato i suoi frutti: lo sperimentato Ishii, intendente della località bonaerense di José C Paz, esperto in elezioni –come si suol dire- “aiutate”, non è riuscito a influenzare con la sua sapienza il voto dei catamarqueños. (Ishii è stato talmente bravo nel 2007, che il caso di José C Paz è arrivato persino all’OEA). Nemmeno il già collaudato affitto di remises, per accompagnare i votanti al seggio, ha funzionato questa volta.
Federica B su http://www.gennarocarotenuto.it
La leggenda del re galantuomo e dell’indio villano ed ingrato
Archiviato in: America latina, Disinformazione, Globalizzazione, Media, Neoliberismo, Politica internazionale, Primo piano
Sandro Viola, classe 1931, è uno dei patriarchi del giornalismo italiano. Ieri ha scritto un editoriale su Repubblica intitolato “Il Re e i talk show”. Nell’articolo si lamenta della pessima qualità dei vari Ballarò, Porta a Porta eccetera e lo fa con un esercizio retorico scarsamente degno della sua lunga carriera.
Il succo è che per Sandro Viola sarebbe bello avere un Juan Carlos di Borbone con l’autorevolezza di zittire politici impresentabili come fece al vertice iberoamericano di Santiago del Cile nel novembre 2007 con Hugo Chávez.
Per Viola quel “por qué no te callas”, “perché non stai zitto”, pronunciato dal Borbone al negraccio dell’Orinoco, come il cameo di Marshall McLuhan in “Annie Hall” di Woody Allen, assurge ad una sorta di rivincita delle persone dabbene verso i politici quaquaraquà.
Il dabbene è Don Juan Carlos di Borbone e il quaquaraquà ovviamente il presidente del Venezuela.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Guernica e desaparición
Nonostante il corrispondente a Copacabana del Corriere della Sera (che non mi conosce) sostenga pubblicamente che io non faccia nulla nella vita e quindi passi il tempo a promuovermi, sono stato duramente bacchettato perchè dimentico perfino di promuovere le iniziative alle quali partecipo.
Lasciando all’oblio quelle passate, che mi promuovo così tanto da tenerle nascoste (mi brucio il capo con l’accendino), mi corre l’obbligo di ricordare almeno le iniziative imminentissime. Stasera giovedì, a Macerata, alle 17.30 presento il libro Guernica 1937. Le bombe, la barbarie, le menzogne, Donzelli 2008, di Angelo d’Orsi che sarà presente e ovviamente ha cose più interessanti del sottoscritto da dire. Dettagli qui.
Domani, venerdì, parteciperò a Roma al convegno della Fondazione Basso (volantino qui) su informazione e sparizione di persone. Il mio intervento ha l’esagerato titolo di Violazioni dei diritti umani nel continente sudamericano, ma ci sono ospiti (amici che non vedo da tempo) che vale davvero la pena di ascoltare. Uno tra i tanti, il giurista argentino Eduardo Luís Duhalde (neanche parente dell’ex presidente) responsabile della politica sui diritti umani di Nestor Kirchner prima e di Cristina Fernández oggi.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Tornano i cacerolazos nell’Argentina post-crisi
L’indignazione per il discorso apertamente ironico e superbo della presidenta Cristina Fernandez de Kirchner (CFK), che ribadiva la posizione del governo rispetto alla politica agraria ha sortito un effetto inesperato: i vicini di Capital Federal e delle principali città si sono spontaneamente mobilizzati nelle piazze e nelle strade.
Dopo 13 giorni di protesta ininterrotta dei produttori agricoli, senza eccezioni, nonostante il lungo weekend pasquale, il campo ha ribadito oggi la netta opposizione alla decisione di aumento generalizzato delle trattenute esercitate sulle esportazioni agricole. … Leggi tutto
Federica B su http://www.gennarocarotenuto.it
Cristina Fernández e Hillary Clinton
E’ divertente come la donna del Sud Cristina Fernández, la pinguina peronista della Patagonia, si faccia chiamare sempre col suo cognome, Fernández, e non con quello del marito, Nestor Kirchner.
Al contrario la donna del Nord, Hillary Clinton, ha uno straordinario bisogno di identificarsi con il cognome del marito, Bill Clinton, e non con il suo, Rodham.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Lula con Fidel, ecco come funziona la dottrina Shannon
I media mainstream in questi giorni ci hanno offerto una straordinaria (quanto inosservata) dimostrazione di come funzionino e di come manovrino per influenzare l’opinione pubblica mondiale.
Il caso è che hanno fatto finta di non accorgersi o quasi che il presidente brasiliano Lula sia andato a Cuba. Ha firmato importantissimi accordi commerciali ed energetici e Petrobras opererà nelle acque territoriali cubane. Lula ha manifestato la grande amicizia del Brasile verso la sanguinaria dittatura cubana, i rapporti del Brasile verso la quale sono per sua stessa definizione i migliori della storia.
Non solo. Il presidente Lula da Silva si è incontrato con il diavolo barbuto Fidel Castro, l’ha abbracciato e baciato con calore, si sono intrattenuti da vecchi amici quali sono per quasi tre ore, e ha dato al mondo ghiotte notizie di prima mano sulla sua salute. Lo ha definito "incredibilmente lucido come nei momenti migliori, e in uno stato di salute impeccabile" tanto che Fidel stesso ha dovuto smorzare le dichiarazioni entusiastiche di Lula.
In pratica Lula ha fatto e detto a Cuba e con Fidel esattamente le stesse cose che fa e dice Hugo Chávez. Con una differenza.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Colombia: un bambino stritolato dalla "guerra al terrorismo"
L’unica cosa sicura è che soprattutto la vita di Clara Rojas, la madre del piccolo Emmanuel, è in pericolo come mai prima d’ora. Metterla a tacere per sempre, tanto da parte delle FARC come da parte del governo di Álvaro Uribe, è senz’altro la soluzione più semplice. Cosa vuoi che sia un morto in più in un paese che si dissangua da mezzo secolo?
Cerchiamo di ricapitolare sfrondando. Secondo quanto ammettono adesso le stesse FARC, in un comunicato per il quale non vi è altro aggettivo possibile che "farneticante", il bambino Emmanuel, figlio di Clara Rojas, la più stretta collaboratrice di Ingrid Betancourt, non era già più con la madre da circa due anni.
Dunque le FARC hanno fatto mobilitare i governi di otto paesi, Francia, Svizzera e i sei più importanti latinoamericani, la Croce Rossa internazionale, sulla base di un falso. Nella migliore delle ipotesi supponevano di poter recuperare il bambino, ma non ne sono stati in grado e
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Banco del Sur, un passo decisivo per l’integrazione latinoamericana
Domenica è stato fondato a Buenos Aires il Banco del Sur, Banco del Sud. Dopo un anno di negoziati, ne sono paesi fondatori il Brasile, l’Argentina, il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia, il Paraguay e l’Uruguay, che insieme raccolgono i tre quarti della popolazione del Sud America, 284 dei 375 milioni di abitanti. Restano fuori solo Cile, Perù e Colombia, i paesi della costa pacifica che ancora guardano a Washington. Lula da Silva, Hugo Chávez e Nestor Kirchner (che ha voluto far coincidere il raggiungimento di questo risultato con la conclusione del suo mandato presidenziale), sono i padri in quello che si profila come un passaggio decisivo verso l’integrazione latinoamericana.
Il Banco del Sur, che avrà come sede principale Caracas, fu proposto dal presidente venezuelano Hugo Chávez alla fine del 2004 (ne parlò a chi scrive in questa intervista) e fu accolto da
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Su Chávez e il Borbone; se Allende avesse potuto fare altrettanto!
Provate ad immaginare se Salvador Allende fosse uscito vivo dal golpe dell’11 settembre 1973, se il popolo cileno avesse rovesciato la situazione, sconfitto i golpisti e Don Salvador fosse rimasto legittimamente al governo. Credete che Allende avrebbe fatto sconti al mandante del colpo di stato, Henry Kissinger, parlando magari dalla tribuna delle Nazioni Unite? Credete che non sarebbe stato ridicolizzato e criminalizzato?
Perché mai Hugo Chávez non deve dare pane al pane e definire “golpista” e “fascista” José María Aznar? L’ex capo del governo spagnolo, ha documentatamente partecipato all’organizzazione del golpe che doveva vedere Chávez morto l’11 aprile 2002, e di questo fu direttamente accusato dal Ministro degli Esteri di Zapatero stesso, ed è il figlioccio politico di Manuel Fraga (l’ultimo ministro di Franco in attività). Quale straordinaria ipocrisia riduzionista impedisce agli europei di … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Cristina Fernández de Kirchner e la ferocia dei neoliberali
Ascolta il dibattito alla Radio Svizzera con Gennaro Carotenuto sulle elezioni in Argentina.
Cristina Fernández è stata eletta Presidente della Repubblica Argentina con un comodissimo 44% dei voti. Al secondo posto, Elisa Carrió con il 21% e terzo per l’ex-ministro dell’economia di Nestor Kirchner, Roberto Lavagna, con il 19%. Carrió avrebbe vinto a Buenos Aires e a Santa Fe e Lavagna a Cordoba. In tutto il resto del paese ha vinto Cristina.
Dunque come previsto, Cristina sarà presidente e il 10 dicembre si installerà alla Casa Rosada come titolare e non solo come primera dama.
Che una elezione presidenziale diretta si concluda al primo turno è insolito ed è segno di forza di chi vince. Che si concluda con il doppiaggio da parte di chi vince sul secondo classificato è un evento straordinario, anche se in America latina è successo ultimamente con Rafael Correa in Ecuador (e quasi a Chávez in Venezuela, 63 contro 36). Questa è la cifra e mostra come le classi popolari stanno esprimendo sempre più spesso maggioranze sgradite alle classi medio alte. E’ ciò meno democratico di un modello nel quale sono eletti i candidati espressi dalle classi dirigenti?
Eppure, … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it