Thursday 09 February 2012, 04:03

Gli articoli con tag: " Nassiriya "

Olimpiadi in Cina, dagli al tedoforo!

W300px_0704-mid-protestQuanto è facile farsi pubblicità mondiale e passare per difensore dei diritti umani lavorando un quarto d’ora per intimidire vigliaccamente (ebbene sì, può aver ragione perfino il regime cinese) un ragazzino, una signora, un ginnasta che porta in giro la fiaccola olimpica.

E’ facile e ben pagato, ma l’unico risultato che ottiene è far passare la Cina da vittima avendo cura di non danneggiarne minimamente gli interessi. Intanto le democrazie europee un po’ reprimono, un po’ no le aggressioni ai tedofori e l’opinione pubblica si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità.

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Sulle "vittime americane" in Iraq

350caduti Nel quinto anniversario dell’invasione in Iraq praticamente tutti i media italiani, tra questi vari TG, incluso il TG3, ma anche La Stampa, il Sole24ore, il Messaggero, e poi l’Unità e potremmo continuare, ricordano le 4.000 "vittime americane". Non succede lo stesso negli Stati Uniti, dove il termine "victims" di fatto non esiste, o viene usato solo per le vittime irachene. In Italia si sta modificando la percezione del "caduto" tra XX e XXI secolo e questo sempre più spesso viene sovrapposto alla "vittima di guerra".

Il cuore di questa riflessione è l’uso del termine "vittime", che come scelta alternativa a "caduti" implica un ragionamento storico-politico che non può fermarsi alla casualità nell’uso di un apparente, ma falso, sinonimo. Proviamo a verificare come i media statunitensi identifichino quelle 4.000 "vittime americane", numero considerato da tutti una "milestone" (pietra miliare) della guerra irachena. Cercando il termine "fallen", "caduto", questo è usato in gran copia, ma è minoritario rispetto al termine "death" o "dead", "morti", che appare il termine di gran lunga più usato: "4.000 soldati morti" è la definizione quasi egemonica. I caduti statunitensi, nella loro stampa, sono soprattutto morti, senza né indulgenza né esaltazione.

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Triste ipocrisia per il matrimonio in “articulo mortis” dell’agente del SISMI Lorenzo d’Auria

lorenzodauriaLorenzo d’Auria, l’agente del SISMI ferito in Afghanistan ed attualmente in coma irreversibile, è stato sposato all’Ospedale del Celio, “in articulo mortis”. E’ la forma prevista dal diritto canonico per chi è in immediato pericolo di vita e che, per le norme concordatarie, prevarica il diritto civile.

Lorenzo ha tre figli con la sua compagna. Ma non avevano voluto sposarsi. Oggi sono stati costretti a farlo perché lei potesse … Leggi tutto

L’Iraq esiste ancora

Anche se lo spazio dedicato alla macelleria irachena è esponenzialmente diminuito dall’abbandono italiano di Nassiriya, e siccome non ci sono ostaggi italiani in quel paese, e siccome il nostro maggior alleato continua a star perdendo la guerra e quindi è opportuno parlarne meno possibile, vale la pena ricordare che l’Iraq continua a esistere. Negli ultimi sette giorni ci sono stati almeno 150 morti e 450 feriti gravi, senza calcolare il numero di uccisi tra gli insorti che, chissà perché, non calcola mai nessuno. L’evento più clamoroso -in altri tempi se ne sarebbe parlato- è stato l’irruzione in una festa di matrimonio, con 23 morti e 17 sequestrati, alcuni dei quali sono stati poi liberati.


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I funerali del soldato – uso pubblico del lutto negli Stati Uniti e in Italia

Radio, Tv e giornali italiani danno discreto spazio al fatto che il quotidiano statunitense New York Times, per la prima volta in tre anni e mezzo, mostri le immagini del funerale di un caduto in Iraq. È il New York Times, non la Fox, eppure la notizia resta rilevante. Se George Bush non è mai andato ad un solo funerale dei 2811 caduti in Iraq finora ufficialmente celebrati, mentre in Italia la presenza delle massime cariche dello Stato è indispensabile, ci sono ragioni e differenze culturali profonde.

La notizia, e la rappresentazione della notizia, offrono la possibilità di molteplici spunti di riflessioni su Stati Uniti, Italia, guerra e rappresentazione della morte. Il primo è l’intimità della cultura dominante statunitense con l’idea della morte in combattimento. Morire in guerra è un fatto possibile negli Stati Uniti laddove in Italia risulta intollerabile. La morte in guerra è accettabile socialmente, redime ed è perfino desiderabile se dà alla legione straniera -guatemaltechi, honduregni…- che in larga misura combatte le guerre statunitensi, l’ambita cittadinanza ?americana?. Come nelle guerre combattute fino alla prima metà del XX secolo, sotto la bandiera a stelle e strisce si cade combattendo, eroicamente, offrendo il petto al nemico. La morte in guerra ha quindi un senso, patriottico e di riscatto personale. Intendere la guerra come ?inutile strage?, per stare a Benedetto XV, non ha cittadinanza in questa parte della cultura statunitense.

Tuttavia, anche negli Stati Uniti, la morte in guerra ha comunque un peso politico che per la classe dirigente è opportuno evitare di sostenere. Dissociare il caduto in guerra dall’evento del funerale di questo è una scelta politica necessaria. Il caduto muore pubblicamente in Iraq, poi viene seppellito privatamente in … Leggi tutto

Medaglia a Quattrocchi: dissento fermamente

In piena facoltà mio caro Presidente, le scrivo la presente che spero leggerà.
Le scrivo in merito alla medaglia al valore concessa al cittadino italiano Fabrizio Quattrocchi. Questi uscì illegalmente dall’Italia con incarichi imprecisati di natura paramilitare, connessi alla guerra in Iraq, ed ivi fu ucciso in circostanze drammatiche. Qualcuno definisce Quattrocchi vigilante, ma altri credono di chiamarlo a ragion veduta mercenario. Ha svolto indagini, caro presidente, sulla vera natura della presenza in Iraq di Fabrizio Quattrocchi ed i suoi, prima di assegnargli una delle più alte onorificenze della nostra democrazia?

Egregio Presidente, colpisce che per i cosiddetti “eroi di Nassiriya” non sia stata riservata la stessa medaglia d’oro né lo stesso vitalizio concesso ai familiari di Quattrocchi. Colpisce che niente di tutto questo sia stato da lei concesso alla memoria del costruttore … Leggi tutto

La vedova di Nicola Calipari al Ministro Antonio Martino: “Vergognati”

Rosa Calipari è seduta al fianco del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, durante il discorso del Ministro della Difesa (Forza Italia) Antonio Martino, mentre quest’ultimo attribuisce all’”oscuro disegno del fato”, la morte di Nicola, suo marito. E’ la cerimonia per ricordarlo ad un anno dalla morte. Si svolge alla sede del Sismi di Forte Braschi ed è stata appena scoperta una stele in suo onore. Martino termina di parlare, Rosa Calipari gli si avvicina terrea in volto e lo apostrofa con un inequivocabile: “Vergognati”.

E’ andato così oltre il comportamento omissivo di Antonio Martino da scegliere proprio la commemorazione di Nicola Calipari per assolvere definitivamente i suoi assassini. E’ andato così oltre che perfino il vice presidente del consiglio Gianni Letta, deve smorzare e quasi … Leggi tutto

Il paese dei conformisti: una domanda sul caso di Federico Aldrovandi

C’è almeno una domanda sul caso di Federico Aldrovandi che non è possibile non porsi. Sul suo caso c’è almeno un sito ed un blog, quindi non vale la pena dilungarsi sui dettagli. Federico, un diciottenne incensurato, forse (e sottolineo forse) è stato massacrato di botte da quattro poliziotti la notte del 25 settembre 2005 a Ferrara. La versione ufficiale parla di malore. Chi scrive ha passato a Ferrara praticamente tutte le due settimane successive alla morte di Federico. Ha parlato con centinaia di ferraresi e nessuno gli ha mai parlato di Aldrovandi. Come mai?

Vent’anni fa poteva un “Federico X” morire nelle circostanze perlomeno dubbie nelle quali è morto Aldrovandi senza suscitare … Leggi tutto

Ancora sulla concubina di Nassiriya

Ringrazio tutti per il dibattito così fecondo sviluppatosi sul sito su un tema che evidentemente ha toccato nel vivo. Tra l’altro il pezzo “La concubina di Nassiriya” è stato pubblicato sul sito di Libero (il fornitore di servizi non il quotidiano di Feltri) e lì ci sono stati oltre 300 commenti. Ma sinceramente mi risultano più importanti e graditi i vostri.

Quello che più mi ha sconvolto rispetto alla vicenda, oltre a quanto ho scritto, è stato che l’esponente più autorevole del centro-sinistra ad avere preso una posizione sul tema è stato Franco Grillini, deputato in quota ArciGay. … Leggi tutto

La concubina di Nassiriya

Che penserà il cardinale Camillo Ruini che si riempie la bocca di patria, di eroi e di famiglia ma non parla mai di esseri umani in carne ed ossa, di fronte a quanto capitato ad Adelina Parrillo, la non signora Rolla, che dopo 12 anni di vita, d’amore, di convivenza, dell’aver fatto da madre per la figlia di Stefano Rolla, civile morto a Nassiriya, è stata sbattuta via da tre energumeni mandati dal protocollo della cerimonia del Vittoriale.

Si vergognerà di se stesso il cardinalone Camillo Ruini tutto “Dio-Patria-Famiglia” e dei suoi o si compiacerà per il pubblico ludibrio al quale è stata esposta la peccatrice, la concubina di Nassiriya … Leggi tutto

Chi ha ucciso Michele Sanfilippo?

Come e perché è morto il caporalmaggiore italiano Sanfilippo a Kabul l’11 ottobre? Le autorità militari come sempre fanno muro e parlano di incidente. Ma anche oggi durante i funerali, perfino il celebrante si è dovuto mordere la lingua riguardo quelle “circostanze non chiarite” che una volta di più fanno da pietra tombale alla morte per “fuoco amico” di un militare italiano. … Leggi tutto

Guernica ad Atocha

Allo stadio di Villareal pieno di gente gridano per un gol di José Mari, la stella locale. E’ il secondo della squadra spagnola Villareal-Roma 2-0. Coppa UEFA, muy importante.

A poche decine di km da Madrid e dalle 192 borse nere, ognuna un morto, e a 15 ore dagli attentati, lo show business ha deciso che tutto continuasse come se niente fosse.
Il polso di quanto è successo a Madrid a 15 ore da quello che è stato definito “l’11 settembre europeo” è che niente di quanto detto nelle prime ore è stato confermato oltre al terribile conto delle vittime. Di più: con il passare delle ore la pista ETA va perdendo forza y va prendendo consistenza l’ipotesi Al Qaeda. Il governo di José María Aznar, a 72 ore dalle elezioni politiche, nella mattinata necessitava mostrare la totale fiducia e il controllo sui fatti.

E’ tutto chiaro, aveva detto Angel Acebes, il Ministro dell’Interno. Non c’é il minimo dubbio: è stata l’ETA. Durante tutta la mattina, nessuno ha osato mettere in dubbio la versione ufficiale. Troppo grande e troppo terribile è l’alternativa che si va facendo strada con il passare delle ore: se non è stata l’ETA- che è il terrorismo conosciuto- chi?
Durante gli ultimi due anni e mezzo, esattamente 30 mesi y zero giorni dall’11 di settembre del 2001, le autorità europee hanno spaventato le società euroccidentali: siamo sotto scacco, hanno ripetuto fino alla nausea. Non è questione se succederà, hanno ripetuto tutti i ministri dell’Interno dell’Unione, è questione di quando e dove. E dove è Italia, Spagna o Gran Bretagna, i tre paesi che hanno appoggiato in tutto l’avventura statunitense in Iraq. Arriva la mattina dell’11 di marzo, un altro 11, e Atocha, Atocha, il cuore pulsante della Spagna, 100 metri in linea d’aria del monumento all’orrore umano che è il Guernica, l’opera di Picasso conservata lì, nel Museo Reina Sofía, un paio di semafori camminando verso il centro.

Atocha è Guernica e Atocha è Nuova York. 10 bombe, 200 morti, 1400 feriti. Atocha, un intreccio di binari, una grande stazione, un grande nodo di traffico nell’ora di punta, decine di treni locali, è adesso un intreccio di sangue, resti umani, grida e lacrime. E fuori i madrileni, quelli che in una vecchia canzone della guerra civile “de las bombas se ríen” e resistono, stanno in coda per donare il sangue.
Atocha è Guernica, ma chi è stato? Per otto o dieci ore le intelligenze sono messe a dura prova. Forse è perfino meglio non ragionare. Non ragionare che l’ETA non abbia mai operato così. Perché adesso? Non ragionare che per due anni e mezzo ci è stato continuamente annunciato che sicuramente Al Qaeda avrebbe colpito l’Europa, presto e duramente. Ma adesso il pensiero unico è più unico che mai: è stata l’ETA. L’intreccio dei binari è l’intreccio dei patti politici che reggono la società spagnola che aspetta domenica per proclamare Mariano Rajoy successore ed erede di José Marí­a Aznar. E’ l’intreccio dei patti politici che hanno reso illegale Batasuna, con la “Ley de Partidos”, e adesso impediscono qualunque dialettica con gli indipendentisti baschi.

Con un filo di vergogna -malpensante ma va detto- che se è stata l’ETA il PP vince con la maggioranza assoluta e se è stata Al Qaeda allora perde. Bisogna leggere tra le righe delle agenzie informative. Alle 14 -7 ore dopo le bombe- un’agenzia dalla Germania afferma che il governo Schroeder offre il suo aiuto investigativo al governo spagnolo. Perché? Parla Aznar e non nomina l’ETA. Parla il Re, che non parlava dal tentativo di colpo di stato Tejero, il 23 di febbraio del 1981, y non nomina l’ETA. Parla di nuovo Acebes e dichiara che in un furgoncino vicino ad Atocha hanno trovato dei versi del Corano e sette detonatori. E afferma che sebbene quella dell’ETA continua ad essere l’ipotesi più probabile, non se ne scartano altre. Alle 23 arriva una prima rivendicazione di Al Qaeda al periodico arabo “Al Quds Al Arabe” en Londres. Niente di ciò è sufficiente, ma fa sfogare la sensazione che tutto fosse già scritto.
Alla fine uno respira, nella drammaticità assoluta del giorno, 10 bombe, 200 morti, 1400 feriti, per lo meno i cervelli sono liberi di ragionare. Sono liberi di cercare una spiegazione. Se uno comincia a discutere la versione ufficiale, l’ “è stata l’ETA”, con il passare delle ore la terribile realtà si trasforma in “speriamo sia stata l’ETA”.

L’ETA è il terrorismo conosciuto, Al Qaeda è la terra incognita, è una guerra senza quartiere che da Nassiriya e Bagdad si sposta oggi a Guernica-Atocha, domani a Guernica-Londra, dopodomani a Guernica-Roma. Per capirlo si dovrebbe cominciare ribattezzando Guernica-Nassiriya, Guernica-Bagdad e rispettare anche quei morti. Se questa è la globalizzazione del terrore, speriamo sia stata solo l’ETA.

Berlusconi, Sanremo, Nassiriya, culto della personalità

Evviva il culto della personalità, Berlusconi come Stalin. Ma quando personaggi rispettabili come Stefano Rodotà dicevano che col maggioritario ci sarebbe stata la personalizzazione della politica e sarebbero sparite le idee ed i programmi, chi è che non gli ha dato ascolto?