Friday 25 May 2012, 06:11

Gli articoli con tag: " narcotraffico "

Lula vuole incontrare Obama per discutere sull´America Latina

Il Ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, ha informato ieri (14/08/09) durante una breve visita alla capitale peruviana Lima, che il presidente Luiz Inácio Lula da Silva desidera incontrarsi per discutere con il suo collega statunitense, Barack Obama, su temi regionali, come quello del malessere scaturito dalla presenza militare degli USA in Colombia e dalla crisi politica in Honduras.

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diario dalla Repubblica Bananera dell’Honduras

baraL’ultimo invio di Federico Mastrogiovanni dall’Honduras: ha meno di 30 anni, un precario italiano.

Non ce l’ha mandato nessuno, c’è andato da solo e scrive sul suo Radical Shock: "Ma in compenso corro giorno e notte per servire la benemerita radio svizzera che mi sta dando da magnà"

Giornalismo volontario…crepa come ti pare, già me lo sento il commento.

Doriana Goracci

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Frei Betto, la mano invisibile del Mercato

Fin da bambino avevo le mie paure, come tutti. La prima paura era di figurare bene davanti a mio padre, quindi obbedirgli e mangiare ravanelli (che non mi piacevano); paura di prendere zero in matematica. Paura, negli anni della dittatura, d’essere travolto da un’auto della polizia. Paura sotto la pioggia torrenziale, che la mia baracca nella favela, affacciata su un precipizio, fosse travolta dall’acqua. Ho collezionato altre paure. Una di queste paure è la mano invisibile del Mercato.

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Messico: la recita che i media nascondono sul virus

mascarita In Messico quella che noi chiamiamo “mascherina” si chiama anche “tappabocca”. E i messicani, che in 5.000 anni di rigogliosa storia ne hanno viste di carestie, guerre ed epidemie indotte, fin da quella dei conquistadores, non hanno perso né la capacità di riflettere né la lingua tagliente e non si fanno tappare la bocca neanche dalla presunta nuova pandemia. A Città del Messico, poco dopo la scossa di terremoto dell’altro giorno girava (ovviamente di bocca in bocca) una battuta fulminante: “Cos’ha detto il Messico all’influenza? Uuuhhh, guarda come tremo”.

Oramai sembra evidente che i numeri delle prime ore, complice l’effetto valanga del sistema mediatico mainstream locale (Azteca e Televisa, un duopolio privato che il nostro a confronto è zucchero) e internazionale, erano stati gonfiati e i morti, che per un breve momento erano saliti per bocca dello stesso presidente Felipe Calderón a 159, sono stranamente precipitati ad appena una ventina.

Una ventina concentrati un una megalopoli di venti milioni di abitanti, dove una dozzina di decessi vengono dai quartieri più poveri e in un contesto dove qualunque influenza che si rispetti fa un numero di vittime ben maggiore. Dopo l’antrace e l’aviaria anche la suina, ribattezzata influenza A o H1N1 per neutralizzarne il nome (si dice su ordine della multinazionale della carne suina Smithfield Food Inc.), sta retrocedendo dalla categoria di “pandemia” a quella di psicosi indotta dai media e dal governo.

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La crisi e le false notizie… Matteo Dean da Città del Messico

Si gioca, ma le tribune sono vuote Città del Messico, cittadinanza in quarantena

Sembra fatto apposta. Quando l’anno scorso si cominciò a parlare di crisi finanziaria e si cominciavano a intravedere i segni dell’attuale crisi economica, il governo messicano, attraverso il suo ministro delle finanze, parlava “di un leggero catarro” per l’economia nazionale. Qualche mese dopo, smentito dai fatti – mezzo milione di disoccupati negli ultimi due mesi del 2008 -, il governo dovette correggersi: “questa è una polmonite”. La metafora, già di per sé un po’ sfortunata, sembra in questi giorni aver riscosso il prezzo dell’abuso verbale.

Dal mese d’ottobre scorso, il sistema sanitario affronta il problema del virus influenzale. Un virus poco conosciuto in questo paese, per ovvie ragioni latitudinali. Ma da ottobre, ovvero da oltre sei mesi, il sistema sanitario non riesce a contenere il problema. E mentre nella società si promuoveva la dubbia pratica delle vaccinazioni antinfluenzali, negli ospedali gli stessi operatori sanitari si ammalavano. Ed alcuni morivano. È il caso di due studenti all’ultimo anno di praticantato presso l’ospedale Juarez della capitale messicana.

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Le democrazie latinoamericane esigono a Barack Obama, la fine delle ingerenze, il rispetto del diritto internazionale e la fine dell’embargo contro Cuba

ObamaGaleano Cristina Fernández de Kirchner, presidente argentina, ha sintetizzato al suo omologo statunitense Barack Obama quello che tutto un continente pensa: “la fine dell’embargo contro Cuba non può essere un punto di arrivo di un percorso ma una precondizione” per iniziare a costruire relazioni di mutuo rispetto nel Continente.

Non sarà solo l’affabilità e perfino l’umiltà che sta dimostrando Barack Obama in queste ore a Trinidad e Tobago, per il Vertice delle Americhe, a sanare le ferite storiche di 170 anni di dottrina Monroe. Non sarà con una richiesta di voltare pagina e di “un nuovo inizio”, pur necessari, che si potranno lasciare alle spalle decenni di destabilizzazioni, colpi di Stato, complotti, assassinii, invasioni, crimini contro l’umanità, spoliazioni, imposizioni di patti leonini contro il Continente attraverso quell’aberrazione che è stata il “Consenso di Washington”, quel meccanismo perverso per il quale politiche e politici di paesi democratici o dittature potevano essere sommerse o salvate solo con l’imprimatur di una potenza straniera.

Non sarà con il ristabilimento di relazioni diplomatiche, con il Venezuela oggi (ed è un grande successo del Vertice di Trinidad), con Cuba forse domani, che recupererà credibilità il paese che per 60 anni ha imposto e tuttora sponsorizza all’America latina e al mondo il Fondo Monetario Internazionale come strumento di dominio neocoloniale.

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Tra simpatia e scetticismo. I problemi di Barack Obama al debutto al Vertice delle Americhe di Trinidad e Tobago

obamacalderon A 48 anni d’età il presidente degli Stati Uniti Barack Obama (nella foto ieri con Felipe Calderón) viaggia per la prima volta alla scoperta di un’America latina che lo guarda tra la simpatia e lo scetticismo. Dal Messico viaggia oggi a Trinidad e Tobago dove parteciperà fino a domenica, tra altri 33 capi di stato suoi pari, al Vertice di un continente americano non più dipendente dal “consenso di Washington”. Il ritiro di alcune delle misure più crudeli contro Cuba e l’ammissione di responsabilità di Hillary Clinton ("per il 90%" ha detto) per la guerra civile del narcotraffico in Messico sono appena un piccolo passo per riequilibrare un secolo di relazioni diseguali che il presidente non ha probabilmente la forza di modificare.

Nell’eterno ciclo del bastone e la carota della maniera di gestire le relazioni con l’America latina, per gli Stati Uniti, un paese al punto più basso di credibilità in decenni, qualcuno si illude che stia per tornare il ciclo della carota. Carota come all’epoca del “buon vicinato” rooseveltiano e in quella, solo millantata, dell’ “Alleanza per il progresso” kennediana. Forse ne sapremo qualcosa di più nei prossimi tre giorni a Trinidad ma tutto lascia prevedere che nella migliore delle ipotesi quella di Obama sarà una carota particolarmente insipida con gli Stati Uniti travolti dalla crisi strutturale del neoliberismo che tuttavia non smettono di promuovere nel loro ex giardino di casa.

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Lo sfruttamento delle donne rappresenta il 17% del PIL dell’America latina

445 La tratta e lo sfruttamento di bambine e donne rappresenterebbe il 17% del PIL del Continente. È quanto afferma la “Coalizione contro la tratta delle donne” riunitasi a Città del Messico questa settimana tornando a sollevare un problema che resta trascurato nelle agende pubbliche e che è un enorme affare economico per la criminalità, tollerato se non coperto dalla politica e che genera una catena di guadagni enormi in tutto il mondo nel turismo sessuale.

Eppure, per l’avvocato Teresa Ulloa Ziáurriz, la tratta delle donne e la prostituzione sono pratiche più pericolose e redditizie del narcotraffico: “quando tu vendi una dose di droga, la merce non è più tua. La stessa donna può essere venduta anche 40 volte al giorno rendendo centinaia di dollari. Quando non ti serve più la butti via ma tutti lo percepiscono come un reato minore”.

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Hillary Clinton e Felipe Calderón, qualcosa di nuovo nella lotta alla droga?

Alle 11.30 a Radio3 Mondo, Radio3Rai, Anna Maria Giordano intervista Gennaro Carotenuto sull’incontro tra Hillary Clinton e Felipe Calderón e sul narcotraffico tra Messico e Stati Uniti. Ascolta la trasmissione qui.

Gli emiri, il Milan, l’Inter, la Juve e il Ponte sullo Stretto

agoradi Antonio Mazzeo

La notizia dei 500 milioni di euro offerti dall’Abu Dhabi United Group for the Development and Investment (ADGDI) per rilevare il 40% del pacchetto azionario del Milan calcio ha fatto il giro del mondo, mettendo in fibrillazione azionisti, scommettitori e tifosi. Il presidente del Consiglio e proprietario della blasonata squadra italiana, Silvio Berlusconi, ha smentito qualsivoglia trattativa di cessione, ma ci sono troppe strane coincidenze per poter archiviare frettolosamente l’intera vicenda. Innanzitutto perché dietro l’operazione ci sarebbe lo sceicco Mansour Bin Zayed Al Nayhan, membro della famiglia che governa l’emirato di Abu Dhabi, nonché proprietario del Manchester City, team inglese del solo qualche mese fa aveva chiesto di acquistare Kaká dal Milan, in cambio di 108 milioni di euro.

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Buono e cattivo giornalismo sul Messico

originalOggi alle 11.40, Radio3Mondo, Radio3Rai l’antropologa Chiara Calzolaio, probabilmente la studiosa italiana che più si è dedicata a Ciudad Juárez, parlerà di Messico, femminicidi, narcotraffico e violenza. E’ segno che qualcosa si muove nell’informazione italiana. A questo LINK (minuto 13) la testimonianza di Chiara Calzolaio ad Anna Maria Giordano sulla vita a Juárez e la sua analisi sulla situazione messicana.

Un segno come quello di sabato alle 19 quando il TG3 ha finalmente parlato di “guerra civile in Messico”. Che mi risulti è la prima volta che un media mainstream italiano utilizzi questo termine, “guerra civile”, che Giornalismo partecipativo spende da anni di fronte alla tragedia messicana che solo nel 2008 ha causato 5.600 morti, un terzo dei quali a Ciudad Juárez.

Purtroppo però c’è anche il pessimo giornalismo. Come quello de “l’Espresso” che nel n. 7 a p 42 pubblica un servizio di primo piano dal titolo: “Miss alla cocaina”. Sottotitolo: “Belle, vistose, fatali. Si trovano sempre più donne ai vertici dei cartelli della droga in centro e sudamerica. Vogliono la ricchezza facile…”. Sul dilagare del narcotraffico in paesi amici dell’Occidente, il Messico e la Colombia, sulle infiltrazione nella politica, sugli enormi guadagni che garantiscono anche nel Nord del mondo c’è la censura assoluta (salvo dar tutta la colpa alle FARC o a Hugo Chávez). E allora se ne può parlare collateralmente solo ammiccando a un po’ di pruriggine e voyerismo.

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Guatemala: brutale intervento armato del 26.1.09 contro i villaggi dell’area della «laguna del tigre»

COMUNICATO DEL VICARIATO APOSTOLICO DEL PETEN – GUATEMALA –

SUL BRUTALE INTERVENTO ARMATO DEL 26.1.09 CONTRO I VILLAGGI DELL’AREA DELLA «LAGUNA DEL TIGRE»

Il Vicariato Apostolico del Peten, e i suoi agenti pastorali riuniti nei giorni 26/27 di gennaio, desiderano portare a conoscenza dell’opinione pubblica e del governo socialdemocratico, presieduto dall’ Ing. Alvaro Colom, l’energica sua protesta per l’intervento della Polizia e dell’esercito contro uomini, donne, bambini e bambine di varie comunità della «Laguna del Tigre», intervento che si è concluso con due persone uccise e vari feriti, oltre a più di 40 persone arrestate. … Leggi tutto

Crisi del neoliberismo: l’ONU denuncia che i soldi della droga hanno salvato alcune banche

(AGI/EFE) – Vienna, 26 gen. – Con un mercato in crisi e a corto di liquidità, il narcotraffico è servito per salvare alcune banche dal collasso.

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Il dossier "Coca Nera" – Libera: "un grande buco nei dati forniti dalle Nazioni Unite". Sandro Donati: la cocaina prodotta in un mese è pari a quella che le agenzie stimano in un anno

    Sandro Donati

    Presentato stamani a Roma presso la Federazione nazionale della Stampa il dossier ufficiale sul traffico internazionale di Cocaina sulla base dei dati forniti dalle agenzie dell’Onu. Dentro -  si scoprono numeri sballati, conti che non tornano e tante domande senza una risposta. Ne abbiamo parlato con Sandro Donati, autore (insieme a Libera) del dossier "Coca nera", per capire perchè agenzie internazionali falsano dati su produzione e sequestro di Cocaina nel mondo.

    Come si è arrivati al  dossier "Coca nera"?

    Dopo anni di attenta analisi dei dati forniti dalle dall’Onu mi sono accorto di  alcune anomalie: i dati della produzione aumentavano, poi diminuivano e poi tornavano nuovamente alti. Qualcosa non andava e ho deciso di occuparmene.

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Repubblica Dominicana: alti ufficiali della Marina coinvolti nel narcotraffico con la Colombia

La mattanza di narcotrafficanti colombiani avvenuta lo scorso mese di agosto a Paya,   nella provincia meridionale di Peravia,  nella Repubblica Dominicana,  ha scosso profondamente il paese.
 
Che questo fosse da tempo diventato  crocevia e porto finale di un notevole traffico di stupefacenti dalla Colombia,  era cosa nota ma che in questo traffico fossero implicati  in maniera così evidente  ambienti militari, istituzionali e politici è stata la notizia che ha fatto aprire gli occhi di tutti sul fatto che la Repubblica Dominicana da qualche anno a questa parte si sta  convertendo in una sorta di narco Stato, anche  se il fenomeno non ha ancora raggiunto i livelli macroscopici di Colombia e Messico, tanto  per citare due paesi le cui vicende in materia di traffico di stupefacenti risaltano maggiormente all’ attenzione dei media di casa nostra.
 
Il 4 agosto scorso, sei colombiani e un nicaraguense,  che poco prima  erano sbarcati sulla costa con 1200  kg di cocaina e che per questo  carico dovevano ricevere 15 milioni di pesos, sono stati trucidati a colpi di arma da fuoco poco lontano dalla loro abitazione sul mare,  dove da tempo vivevano indisturbati e da dove è stato trafugato sia il carico di droga che una ingente somma di danaro in contanti.
Uno di loro, il nicaraguense, sopravvissuto fingendosi morto,  è riuscito a raggiungere un posto di polizia e ha quindi permesso il ritrovamento dei cadaveri  e l’identificazione di alcuni degli assassini che hanno agito indossando  le uniformi della Direzione Nazionale del Controllo Antidroga(DNCD).
 
Ne sono seguiti vari arresti, quasi tutti alti ufficiali della Marina di Guerra,  uno dei quali è risultato essere anche l’autore materiale degli omicidi, per cui si parla di una vera e propria cupola criminale all’interno dell’ istituzione militare che controllava anche il traffico verso la vicina Puerto Rico.
 
Un senatore, Wilton Guerrero del Partito della Liberazione Dominicana (PLD)  ha accusato  sia la DNCD, che  la Polizia e il Pubblico Ministero di quella provincia, di essere strutture al servizio del narcotraffico.
In effetti molti si sono chiesti, a mattanza avvenuta, come fosse possibile che nessuno avesse mai avviato indagini o per lo meno semplici controlli sui quei  cittadini stranieri sospetti, che conducevano un tenore di vita elevato, che vivevano così vicino alla costa e che tutti  sospettavano essere dei narcotrafficanti.
 
Il senatore Guerrero,  ha reso noto che da anni denunciava la connivenza tra narcotraffico e autorità militari e di polizia nella provincia di Peravia, ma le sue denunce erano sempre cadute nel vuoto. In particolare le sue accuse sono state rivolte al capo della polizia di Baní, il generale Hilario Gonzáles e al procuratore Víctor Cordero.  Il massacro dei colombiani, ribattezzato con il nome di  massacro di Paya,  ha finalmente acceso i riflettori su di una realtà scomoda, pesante e difficile da gestire, ma che tuttavia presenta ancora aspetti da chiarire, soprattutto su chi siano gli autori intellettuali degli omicidi e su che fine abbia fatto la droga e il danaro.
Wilton Guerrero in un incontro con il presidente della Repubblica Dominicana Leonel Fernàndez, avvenuto lo scorso mese di ottobre ha parlato di un “serpente che è stato preso per la coda e non per la testa”.
 
Perfino l’ambasciatore statunitense in Repubblica Dominicana, Robert Fannin si è preso la briga di denunciare che “importanti funzionari dominicani sono coinvolti nel narcotraffico”, dichiarazione che ha provocato non pochi malumori.
In particolare, il Cardinale Nicolás de Jesús Rodríguez ha detto: “gli Stati Uniti mancano di autorità morale per rilasciare dichiarazioni del genere”.
E infatti alle sue sono seguite le dichiarazioni dell’ex vicepresidente della repubblica e dirigente del PLD che afferma di avere informazioni secondo le quali “agenti della DEA che hanno prestato servizio nel paese, oltre ad agire con accondiscendenza, sono stati coinvolti in attività del narcotraffico e mai le autorità statunitensi hanno rivelato i loro nomi o li hanno giudicati”.
 
Praticamente lamenta che quando si parla di grandi narcotrafficanti  saltano alla cronaca soltanto nomi e cognomi ispanici, “mai i nordamericani hanno accusato un Brawn o uno Smith” e aggiunge che i traffici di droga in cui la DEA è coinvolta riguardano anche il Messico, la Colombia, il Venezuela, e molti altri paesi.
E’ un po’ come diremmo dalle nostre parti, il “segreto di Pulcinella”. Basta ricordare il Nicaragua e i Contras.