Thursday 09 February 2012, 10:20

Gli articoli con tag: " Massimo Teodori "

“Bush non era di destra, era solo un cretino”

Una volta anche per il revisionismo ci volevano alcuni decenni. Anzi, prima si faceva la storia, poi veniva la storiografia, poi si digeriva, e poi solo dopo un bel po’ si revisionava, spesso pretestuosamente. Adesso il revisionismo si fa a tambur battente. Bastano 48 ore, saltando i preliminari.

Quando stasera a Zapping, la trasmissione di Radio1 più di destra di tutta la radiofonia, moderata (per modo di dire) da Aldo Forbice, che in questi anni ha difeso tutti i crimini del neoliberismo e tutte le guerre del neoconservatorismo, una degli opinionisti, l’imprenditrice veneta Marina Salomon ha spiattellato lì: “Bush non era di destra, era solo un cretino” confesso che mi è corso un brivido nella schiena.

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Lo strano caso del repentino recupero di John McCain su Barack Obama. Come in Italia nel 2006, in Messico nel 2000 e in Venezuela nel 2007 stanno di nuovo taroccando i sondaggi?

zogbyFino a due giorni fa tutti davano per chiuse le elezioni statunitensi con la vittoria di Barack Obama. Il candidato del partito democratico, secondo i sondaggi, aveva oramai un vantaggio pressocché incolmabile.
Perfino estremisti filostatunitensi nostrani, come Massimo Teodori, oramai si attaccavano al razzismo come ultima speranza: “vedrete che i sondaggi sono sbagliati, [meno male che] la gente è razzista. Si vergogna di ammetterlo ma alla fine non voterà Obama”.

Da ieri però, improvvisamente, l’umore e lo scenario sono cambiati e, nonostante l’importante appoggio dell’ex-segretario di Stato Colin Powell a Obama, tutti si stanno concentrando su di un prodigioso recupero di John McCain.

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Il potere intollerabile del pacifista Gino Strada

"Lo abbiamo scritto a più riprese: è Gino Strada il grumo torbido che fa bassa demagogia, inquina la lotta al terrorismo e degrada l’immagine italiana nel mondo. Ma ora c’è qualcosa di ben più grave: è l’evidente legame intessuto di connivenze e ricatti sotterranei tra il sedicente operatore umanitario e il governo della Repubblica".

Così apre il quotidiano Il Giornale, nell’editoriale firmato dal fondamentalista neoconservatore Massimo Teodori. E’ furioso Teodori, non si controlla e scaglia parole come pietre: "Gino Strada il grumo torbido…", "le connivenze e ricatti sotterranei tra il sedicente…". Il governo della Repubblica connivente con un pacifista… Qualunque cosa significhi sarebbe una notizia. E bella.

Avevamo previsto ieri che le parole -indubbiamente gravi- di Gino Strada, avrebbero creato uno show mediatico anti-Emergency e soprattutto anti-pacifista. Soprattutto anti-pacifista perché nessun merito, nessuno spazio, deve essere concesso alla cultura antimilitarista, soprattutto quando questa diventa parte attiva della soluzione delle … Leggi tutto

Il giorno che lo scontro di civiltà si è squagliato tra sorrisi e mercatini

“Impero del Male contro Bene”, due a zero e palla al centro! Nancy Pelosi, presidente della Camera statunitense (ma non ditele ‘la Bertinotti’ di quel paese) va a Damasco e conversa amabilmente con il Male, il giovane Assad. Nelle stesse ore, il Feroce Saladino a Teheran sorride e manda baci in mondovisione. “Houston, abbiamo un problema!”

Dopo una giornata come quella di ieri i teorici dello scontro di civiltà e delle guerre infinite sono disperati. C’abbiamo messo anni a demonizzare l’impero del Male e invece bastano un paio di pacche sulle spalle di berlusconiana memoria e gli’è tutto sbagliato e tutto da rifare, come avrebbe detto Gino … Leggi tutto

Alejandro Peña Esclusa, Condoleeza Rice e Manuel Rosales; sveliamo i retroscena

Alejandro Peña Esclusa, uno dei partecipanti* di secondo piano al fallito colpo di stato dell’11 aprile 2002 a Caracas, del viaggio del quale in America ed Europa chi scrive ha dato conto qui, continua a millantare di essere il cugino della vergine Maria e i bollettini dal sito della sua organizzazione, Fuerza Solidaria, sono così trionfali da sembrare i cinegiornali Luce del ’42 o del ’43 sui trionfi della guerra fascista.

Contemporaneamente a tanti presunti trionfi, Peña Esclusa, è però molto preoccupato dal … Leggi tutto

Aldo Forbice su Zapping di Radio1 Rai: caccia all’uomo contro Prodi

Credo che non ci sia il podcast, altrimenti vi inviterei ad ascoltare la trasmissione di stasera, 16 gennaio, di Zapping, su Radio1 Rai a partire dalle 19.40, condotta da Aldo Forbice, con … Leggi tutto

I veri nemici di Israele

La splendida Cecilia Rinaldini, nel GR3 delle 8.45 di stamane 31 luglio, firma un’eccellente, surreale ma paradigmatica e importante intervista a Massimo Teodori.
Rispetto alla guerra in Libano ed al suo rapido trasformarsi in un pantano ed un boomerang per gli israelostatunitensi, l’americanista radical-neoliberal-italoforzuto, opportunamente stimolato dalla giornalista del gr Rai, si dedica in maniera sorprendentemente puntigliosa a dividere le sorti degli Stati Uniti da quelle dello stato israeliano.

A qualunque persona di medio intelletto e cultura è chiaro che per ogni goccia di sangue versata in Libano il governo degli Stati Uniti sia almeno altrettanto responsabile quanto … Leggi tutto

Il Riformista: i nostri beniamini sono Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli

Il quotidiano d’alemiano “Il Riformista”, creato non come controparte alle destre ma come controparte all’Unità, quotidiano dello stesso partito (per carità non più organo) del quale Massimo d’Alema è presidente) diretto da Antonio Polito, una sorta di Ayatollá anglofilo che grida alla guerra santa e condiretto da Oscar Giannino, così ultraliberale che per lui Massimo Teodori e Giuliano Ferrara sono degli sporchi comunisti, oggi scrive:

“i nostri beniamini sono Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli”.

Delle due l’una, o l’editore di riferimento è cambiato, o l’editore di riferimento ha cambiato partito. Avvisateci per favore.

L’Economist e la patente d’indegnità

Unfit, termine inglese che significa indegno, incapace, incompetente, inabile, non opportuno e simili. Ci risiamo. L’autorevole settimanale inglese Economist nell’ultimo numero ha stabilito che il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio è ?unfit? a rimanere nel suo incarico. Immediatamente la sparata dell’Economist, che vede pagliuzze italiche con lodabile puntualità, ma fa muro per mascherare e negare ogni trave anglosassone, ha dato nuova linfa al partito che chiede le dimissioni del governatore.

Qualche anno fa, lo stesso settimanale aveva considerato ?unfit? a governare l’Italia Silvio Berlusconi. Il centro-sinistra compatto, senza riflettere neanche un secondo, si era spellato le mani, aveva festeggiato, tradotto, ciclostilato e regalato a migliaia le copie dell’articolo e quasi ci aveva costruito sopra una fallimentare campagna elettorale. ?Se lo dice l’Economist…?, ?l’autorevole Economist…?, ?viva l’Economist?, ?l’Economist, la bibbia…?, ?l’Economist, che non è certo di sinistra…?. Quest’ultima detta dai capi del centro-sinistra suona particolarmente stonata, perché palesemente rappresenta che essere di sinistra sia per loro diventato un velleitarismo giovanile mentre la custodia del rigore fosse da tempo appaltata alle destre alle quali il settimanale britannico dà voce.L’Economist fa brodo, dunque, l’Economist sarebbe autorevole, se l’Economist parla male di qualcuno questo qualcuno è ?out?. Così si ragiona anche e soprattutto a sinistra nella provincia italiana dell’impero. Ragionassero così le vestali del liberalismo, gli Antonio Polito o i Massimo Teodori, passi pure. Ma chi non ha ancora svenduto il proprio cervello ai dogmi del liberismo, neo o vetero style, che è lo stesso, dovrebbe riflettere sull’origine dell’autorevolezza dell’Economist. Questo settimanale è stato in questi decenni una delle cariatidi che ha sostenuto a spada tratta l’imposizione del neoliberismo anglosassone sul pianeta. Lo ha fatto difendendo sempre e comunque i dettami neoliberali, presentandoli come dogmi di fede.

L’autorevole Economist non ha mai fatto autocritica quando i campioni da lui fino al giorno prima idolatrati, gente come Fujimori, Menem o Collor de Mello scappavano con la cassa. Non ha mai battuto ciglio di fronte all’evidenza dei crimini e disastri del neoliberismo che nei cinque continenti ha creato fame, guerra e dissoluzione sociale.

Questo settimanale, che qualcuno ritiene autorevole, si è sempre spellato le mani per applaudire il dittatore cileno Augusto Pinochet, genocida e ladro, lodando sperticatamente il suo ignobile governo. Può bastare.

Sicuramente Silvio Berlusconi è ?unfit? a governare l’Italia e probabilmente lo è anche Antonio Fazio a governare la Banca d’Italia ma è molto triste che ci sia in Italia qualcuno che sia felice di farselo dire dall’Economist. Anche l’Economist come Berlusconi, ma soprattutto l’Economist, è unfit, indegno eticamente e moralmente per giudicare chicchessia.

Personalmente diffido da chi si affida all’indegno Economist, amico di dittatori sanguinari, sostenitore del complesso militare-industriale che governa il mondo, plaudente verso l’FMI quando questo ordina la chiusura di scuole e ospedali nel terzo mondo in nome dell’ortodossia monetarista, per stabilire chi sia degno e chi no.

I media italiani, Nicola, Giuliana, Silvio e l’atlantismo

I media italiani, televisioni, radio, giornali, passato il primo sconcerto stanno imbastendo come previsto l’enorme cortina fumogena per confutare la tesi che l’uccisione di Nicola Calipari e il ferimento di Giuliana Sgrena non siano casuali. Rispetto a un’opinione pubblica dal bellicismo sempre incerto il timore che l’omicidio Calipari potesse dare la spallata finale a quella che è appena una sopportazione dei motivi ufficiali della presenza in Iraq, è indispensabile rispondere con un fuoco di fila importante. Tanto importante da risultare sorprendente.

Per lo scontato Massimo Teodori, l’ineffabile Antonio Polito, gli imperturbabili Ernesto Galli della Loggia e Angelo Panebianco, tutto quello che è successo a Bagdad è stato chiaro e solare dal primo momento. Tutte le colpe sono innanzitutto di Giuliana Sgrena, che si è andata ad impicciare di problemi non suoi. Se una tesi simile ?pur se espressa da giornalisti- non sorprende, altre colpe sono ripartite anche tra i nostri servizi segreti e il governo Berlusconi, per quella loro contiguità criminale che li porta a tentare ?per umanità o calcolo ? di salvare gli ostaggi. Questa tesi fa più effetto ma tutto è lecito pur di scagionare preventivamente i presunti autori materiali.

Non può stupirci. Anche la nostra opposizione può permettersi di attaccare (blandamente) il governo, ma non può mettere in dubbio le basi diseguali della nostra politica internazionale. Come per l’11 settembre, anche questo evento servi per fare la conta. E politici, intellettuali, comunicatori, opinionisti, devono mostrare fiuto nel loro posizionamento. Ha impressionato, come di fronte alla dignitosa prima reazione di Silvio Berlusconi, con la convocazione dell’Ambasciatore, Gianfranco Fini si sia precipitato ad occupare lo spazio politico della totale supinità all’alleato.

Le ipotesi di Pierre Scolari sono probabilmente indimostrabili. Ma sono solo probabilmente indimostrabili, non automaticamente indimostrabili e quindi false. Di fronte a un omicidio e tre persone ferite, il reato che si configura è quello di tentata strage. Ma è necessario escludere tale ipotesi investigativa, attribuendola alle fantasie di un marito particolarmente provato.

Ma la tesi di Scolari sarà davvero indimostrabile solo se le autorità italiane riotterranno il cellulare di Calipari sequestrato dagli stessi autori dell’omicidio, se potranno esaminare l’auto di proprietà del nostro corpo diplomatico sequestrata, se gli autori del “gesto” saranno interrogati liberamente da magistrati italiani o almeno indipendenti.

Ma se così non sarà allora anche le tesi sulla casualità dell’incidente, sono altrettanto indimostrabili come le parole forse avventate di Pierre Scolari. E resteranno indimostrabili se il comando statunitense, ovvero i vertici della catena di comando dalla quale dipendono i presunti autori materiali di un omicidio -preterintenzionale o volontario che sia sempre omicidio resta- non collaboreranno con organi investigativi competenti e indipendenti. Se non collaboreranno, mettendo immediatamente a disposizione le prove e rendendo possibili gli interrogatori, questa indisponibilità diverrebbe un fatto processualmente rilevante. Non è possibile accettare supinamente il costume statunitense di non farsi processare e non accettare inchieste indipendenti. La legalità internazionale è incompatibile con qualunque dubbio di impunità e questo dovrebbe andare innanzitutto negli interessi degli SU. Se così non sarà, sarà un fatto che, se non può corrispondere a una condanna, aiuterebbe oggettivamente a comporre il nostro giudizio sui fatti rivalutando le ipotesi di Scolari.

Questo semplice ed inoppugnabile ragionamento, non appassiona chi ha già alzato la cortina di fumo innocentista, che è disposta a sacrificare non solo Nicola Calipari, e lapidare Giuliana Sgrena, ma perfino Silvio Berlusconi, che infatti è sparito perché ha capito che come si muove, sbaglia.

Infatti la nostra stampa moderata non ha difficoltà nello stabilire le sue priorità. E priorizza l’interesse all’assoluzione preventiva dei presunti autori materiali all’interesse della famiglia Calipari e dello stesso governo.
Fa riflettere il fatto che in qualunque contesto avvenga un fatto di sangue che coinvolge nostri corpi dello stato, il sistema fa quadrato e questi risultano avere sempre ragione: Pinelli si è buttato dalla finestra, Giorgiana Masi si è suicidata, Carlo Giuliani ha avuto quello che meritava.

Questa regola ammette una sola eccezione: la fedeltà atlantica. Di fronte all’atlantismo tutto salta, i morti di Ustica e quelli del Cermis se la sono cercata e il fuoco amico è così amichevole da dovere essere accolto con sportività. Sul povero Calipari si può costruire una stantia retorica patriottarda, che salva capra e cavoli, e vada incontro alla giusta emotività popolare. Ma, come per i macchinisti dei treni che quando muoiono in servizio è sempre per colpa loro, la morte di Calipari deve essere stata casuale e, se dovesse essere necessario, dovuta alla sua imperizia o ad una politica del governo sbagliata.
I nostri grandi opinionisti hanno come sempre risposto ad un riflesso condizionato che è un istinto di sopravvivenza. Nessuno ha mai dettato a queste lucide menti indipendenti come devono comportarsi. Stanno semplicemente alle regole di questo gioco, si adeguano automaticamente, non c’è bisogno di ordini. Il Minculpop e le sue veline non servono in democrazia eppure la madre dei velinari è sempre in cinta. In ballo ci sono articoli di fondo di giornale pagati 1000-2000 Euro, i passaggi radiofonici di 60 secondi che fruttano anche 500 Euro stando in ciabatte a casa, e le comparsate televisive da 1-2000 o perfino 5000 Euro di cachet. Queste, a loro volta, portano migliaia di Euro di diritti per i libri che questi signori pubblicano a scadenze fisse pieni di aria fritta. Tanto tutti sanno che un Berlusconi (tanto più un Calipari) passa, ma gli interessi economici che rappresenta restano.