Vicente Feliú – Mario y yo – Omaggio a Don Mario Benedetti
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
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È morto a Montevideo Mario Benedetti, scrittore, giornalista, rivoluzionario, ma soprattutto poeta. Era il poeta del popolo, cantava l’amore e la Patria Grande, e chiamava per nome e cognome i nemici dell’America latina.
Militante politico latinoamericanista, perseguitato ed esiliato in dittatura, coscienza critica del Novecento, cantore della dolcezza dell’amore. Il linguaggio, l’ironia, la sensibilità, la modestia, l’umanità lo facevano dei grandi poeti latinoamericani del XX secolo quello sicuramente più popolare.
Così Don Mario Benedetti era soprattutto, cosa rara per la poesia, conosciuto ed amato da moltitudini, milioni di persone che da un capo all’altro del continente conoscono e recitano a memoria decine e decine dei suoi versi, “Tattica e Strategia”, “Non salvarti”, “Bruciare le navi”, “Facciamo un patto”, “Difesa dell’allegria” e cento altre.
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Da tutta la vita rifuggo le definizioni, le tessere, gli inscatolamenti, che piacciono tanto soprattutto a sinistra, per bollare, etichettare, ghettizzare e autoghettizzarsi e smettere di pensare.
Faccio però un’eccezione: sono da sempre e sarò sempre allendista. Mi riconosco tuttora pienamente nel progetto di socialismo umanista del presidente Salvador Allende e dell’Unidad Popular.
Oggi 26 giugno 2008, ricorrono i cent’anni della nascita di questo cileno universale, un rivoluzionario, un socialista e un militante della Patria grande latinoamericana che lo annovera tra i propri padri come il più umano. In un giorno come questo, dedicato alla vita di Don Salvador, una vita di militante instancabile nel rispetto fino alla morte del proprio mandato e del popolo che lo elesse, non è il caso di parlare dei suoi lugubri carnefici, di Henry Kissinger e del suo ascaro Augusto Pinochet.
Da allendista voglio dedicare al mio Don Salvador, quello con il quale, come Tomás Moulián, da sempre mantengo una conversazione ininterrotta sul destino del Cile e dell’America latina, una mia traduzione di una poesia di Don Mario Benedetti a lui dedicata.
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Massimo Cavallini, ex giornalista dell’Unità, dopo il fallimento del quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 2000, non si è perso d’animo e si è trasferito in un sobborgo per benestanti di Miami, Florida. Da lì detta la linea per il quotidiano comunista Liberazione, ascoltatissimo dal direttore, Piero Sansonetti. La missione di Cavallini, quella per la quale sta a Miami, è riposizionare la sinistra italiana contro i governi integrazionisti latinoamericani e in particolare contro il governo venezuelano. Solo casualmente la sua missione coincide con gli interessi della CIA, delle mafie cubane di Miami, del Grupo Prisa spagnolo, delle multinazionali che depredano da decenni il continente, e ainda mais.
Joaquín Villalobos, stalinista, ex guerrigliero salvadoregno, è l’assassino del poeta e rivoluzionario Roque Dalton (nella foto), uno dei più grandi intellettuali latinoamericani del XX secolo. Lo ammazzò dopo un processo sommario e al termine dell’esecuzione Villalobos lasciò il corpo di Dalton in pasto agli avvoltoi. Oggi molta acqua è passata sotto i ponti. Il sicario di Roque Dalton (se glielo domandano, alza le spalle e definisce quell’omicidio "un peccato di gioventù") è diventato consigliere del presidente colombiano Álvaro Uribe.
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Già, mi arrendo. Ho già capito che mi tocca tradurle le righe che ho scritto stanotte sul Che, Ernesto Guevara, e non c’è verso di sfangarla. Ma le richieste di traduzione mi fanno capire perché ho sentito il bisogno di scriverle in spagnolo e quanto è intima la figura di Ernesto e quanto è poco utile questo Che gridato, il Chesù Cristo dell’immagine qui a fianco, (brutta eppure esemplificativa) questo Che icona pop, e quanto è ancora necessario il Che nostro.
Mi rompono gli anniversari e non trovo parole per parlare di lui. Chi sono io perché giornali, radio, mi chiamino per parlare di lui? E poi mi esigono che prenda posizione, mi pretendono, tanta merda[1]… continuamente e questo mi … Leggi tutto
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Riprendo e rilancio l’appello di oggi di Un ponte per. Parafrasando Mario Benedetti, L’Iraq (e la cultura irachena) ancora esiste
L’esercito iracheno e americano, contravvenendo a tutte le convenzioni internazionali, è entrato con la forza nella biblioteca nazionale di Baghdad facendone … Leggi tutto
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Con Gianni Galleri, Mauro Pigozzi, Giuseppe Paladina, Jacopo Masi, Paolo Maccioni:
Gianni Galleri: Caro Gennaro, sabato ho partecipato ad una conferenza dove veniva presentato … Leggi tutto
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Oggi è il 24 marzo e sono passati 31 anni dal colpo di stato genocida in Argentina. Oggi che le grandi alamedas sembrano tornare timidamente ad aprirsi ricordiamo i 30.000 desaparecidos con le parole di Mario Benedetti (traduzione di Gennaro Carotenuto a fronte). Con loro ricordiamo gli oltre mezzo milione tra assassinati e desaparecidos causati nel continente dalle dittature fondomonetariste e le decine di milioni di sommersi, vittime del neoliberismo per imporre il quale le dittature fondomonetariste, il genocidio, il piano Condor, furono in America Latina propedeutiche e indispensabili. E ricordiamo monsignor Oscar Romero, assassinato sull’altare un 24 marzo di 27 anni fa. Entra nell’articolo per leggere. … Leggi tutto
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Secondo Google Analytics, il mese di gennaio è stato un mese medio su GennaroCarotenuto.it. 9000 persone diverse (Benvenute!) sono giunte su questo sito, per un totale di 15.000 visite (due visitatori su cinque ritornano, una media altissima) per appena meno di mille articoli letti al giorno. Considerando che … Leggi tutto
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Alcuni blogger, tra questi Luca Conti di Pandemia e Luca De Biase hanno lanciato l’idea di raccontare cos’è un blog a chi non ne ha mai sentito parlare a partire dalla propria esperienza. Raccolgo la sfida ed ecco il mio contributo.
Non scorderò mai di quando un professore, ero all’Università di Malta, mi chiamò nel suo studio. Si collegò in chiamata internazionale con Londra e davanti ai miei occhi si materializzò a colori la Gioconda, scaricata dal sito del museo del Louvre.
?Questo cambia il mondo?, ci dicemmo, e poche volte come quella avevamo ragione. Era il 1994, e usavamo Mosaic, predecessore di Netscape. L’anno dopo stavo a Madrid e lavoravo a El País, oltre a scrivere la mia tesi di dottorato. In tutta la redazione di uno dei più importanti quotidiani d’Europa c’era un solo computer collegato a Internet. Quando proposi di … Leggi tutto
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Esta entrevista a Don Mario me parece fantástica y se la aconsejo por varios motivos. Lo primero es que después de la muerte de Luz, su mujer de toda la vida, como 70 años juntos, a pesar del golpe que representó la muerte de ella, Don Mario vuelve a hablar, y hablar para él es como elegir de seguir viviendo. Además que para mi Don Mario es Don Mario. Yo, después de la muerte de Luz, no me atreví a contactarlo, a llamarlo ni a escribirle. ¿Quién soy yo para violar su duelo?
Y sin embargo quiero quererle decir por este medio que yo como millones lo sentimos y lo animamos, para lo que se puede. Tuve el honor de ser huésped de Don Mario en su casa, ahí en Zelmar Michelini, casi 18 de julio, dos, no, tres veces. Y nunca vi a Luz, a la señora Luz Alegre de Benedetti, ese nombre que … Leggi tutto
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Il militare uruguayano, torturatore ed assassino, Juan Rodríguez Buratti, si è suicidato ieri a Montevideo. Si è sparato un colpo in testa nel suo garage, pochi attimi prima di essere condotto nella sede dell’Interpol. Oggi, 11 settembre, doveva essere interrogato sulla sparizione di tre persone in dittatura e, con ogni probabilità, sarebbe stato arrestato mettendo fine a 21 anni di personale impunità.
Il poeta Mario Benedetti scrisse: “un torturador no se redime suicidandose, pero algo es algo”, “un torturatore non si redime suicidandosi, ma meglio di niente”.
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Oggi, domenica 13 agosto, Fidel Castro compie 80 anni. Per celebrare la ricorrenza la BBC ha commissionato in esclusiva, a quattro importanti intellettuali latinoamericani, altrettanti articoli. A fianco di quelli critici di Carlos Alberto Montaner e Álvaro Vargas Llosa, figlio di Mario, ci sono infatti quelli pienamente elogiativi del poeta e scrittore uruguayano Mario Benedetti (nella foto) e del poeta, sacerdote ed ex-ministro sandinista Ernesto Cardenal, entrambi amici ed estimatori di Fidel Castro e di tutti i 47 anni di percorso della Rivoluzione cubana. I quattro articoli possono essere letti a questo link.
Due articoli a due, due benevoli e due critici. Ma per i lettori italiani … Leggi tutto
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Tra gli innumerevoli commenti di questi giorni (196 per appena tre post) estraggo ed invito a leggere questo di Alejandro Parreira che rimette le cose al loro posto rispetto al “semanario Brecha” di Montevideo, tirato in causa ieri più volte in maniera irridente ed offensiva dal redattore di Repubblica, Omero Ciai. Mi onoro di far parte della casa di Avenida Uruguay 911 (angolo Calle Andes), fin dal 1997. E’ il mio posto nel mondo, ne sono felice, e mi sento libero. Per Brecha ho firmato centinaia di articoli su temi di politica internazionale e non ho nessuna invidia per quel “grande” giornalismo che obbliga a leccare… stivali di potenti.
Come iscritto all’ordine dei giornalisti quindi trovo particolarmente volgare -ma al passo con i tempi- questa maniera di classificare il giornalismo per potere economico delle testate. Brecha non è un “foglio clandestino”, tutt’altro. E’ anzi una florida cooperativa giornalistica con tanto di gadget, libri e videocassette. E forse pochi sanno che gli articoli di Eduardo Galeano, pubblicati in tutte le lingue del mondo, sono originariamente scritti per Brecha. Ricordo che fior di giornalisti, durante il fascismo, hanno rischiato la vita per scrivere per “fogli clandestini”. Il più importante di questi si chiamava “l’Unità”. Oggi per Omero Ciai, che dall’Unità viene, “foglio clandestino” è un insulto.
Per quanto riguarda le molteplici insinuazioni verso il dr. Gianni Minà … Leggi tutto
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Nel disastroso vertice dove gli Stati Uniti si sono fatti parte attiva per bloccare ogni possibile riforma dell’ONU, è emersa come figura mondiale quella del presidente venezuelano Hugo Chávez. Denuncia con lucidità i mali delle Nazioni Unite e propone soluzioni per un’organizzazione che, da Bill Clinton ai movimenti sociali, tutti vogliono ?e non possono- rifondare.
di Gennaro Carotenuto
Il vertice delle Nazioni Unite della scorsa settimana ha sancito l’impossibilità di riformare questa istituzione e la sconfitta del progetto ‘riformista? del segretario generale Kofi Annan. Sarebbe stato un disastro totale se dal vertice non fosse emersa, per la prima volta in molti anni, un’opposizione istituzionale al mondo unipolare e al pensiero unico neoliberale che ha portato l’ONU all’immobilità attuale. Quest’opposizione prende e solleva la bandiera del Sud del mondo, dei movimenti sociali e della società civile del pianeta. Nell’ambito istituzionale questo mondo per la prima volta può identificare nella figura del presidente venezuelano uno dei suoi dirigenti. … Leggi tutto
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