Thursday 09 February 2012, 08:43

Gli articoli con tag: " Mariano Rajoy "

ETA e Hugo Chávez. Quello che i giornali non dicono

ETA In Italia la polemica non ha attecchito. Troppo complicata da spiegare (o da capire?) per i prodi corrispondenti dall’America latina dei nostri grandi giornali la storia delle complicate relazioni tra ETA e FARC e le questioni connesse al diritto d’asilo. Eppure in Spagna e nell’area grancolombiana non si parla d’altro da due settimane e perfino il presidente colombiano Álvaro Uribe (sic!) ha dovuto stoppare Mariano Rajoy (il successore di José María Aznar alla guida del PP) che era andato a Bogotà praticamente per dichiarare guerra al Venezuela (pensando di poter utilizzare l’ex colonia per fare propaganda interna). Rajoy, dopo essersi visto a Palazzo Nariño con Uribe si è visto costretto ad abbassare i toni con la coda tra le gambe e si è ulteriormente coperto di vergogna nel suo appoggio incondizionato ad Uribe, sostenendo pubblicamente che in Colombia non si violano i diritti umani.

La storia è quella del giudice Eloy Velasco, un magistrato spagnolo molto di destra, che, in una sentenza che si riferiva ad un caso di collaborazione tra ETA basca e FARC colombiane, buttava lì due righe che testualmente dicevano “è chiara la collaborazione del governo venezuelano con queste due organizzazioni terroriste”. Tutto lì, senza alcuna spiegazione, documento, prova. Una goccia di veleno e null’altro buttata fuori dal calamaio, con l’aiuto del computer magico di Raúl Reyes (il dirigente delle FARC ucciso in Ecuador) ma sufficiente per far riempire paginoni a Madrid: Chávez protegge l’ETA.

… Leggi tutto

L’ultima carta per John McCain?

nixon_kennedy_debate_ap_400x260In pochi giorni è passato dall’essere favoritissimo all’essere ad un passo dal KO.

E’ John McCain, il 72enne candidato del partito repubblicano statunitense, affondato dalla dimensione storica del fallimento totale del bushismo dal quale può differenziarsi solo a parole.

Stanotte McCain affonta l’ultimo dibattito contro Barack Obama. Deve rimontare un distacco che qualche sondaggio vede già in doppia cifra. Lo deve fare in trasferta, parlando di risposte da dare alla crisi economica e non di truppe da spostare e nemici da bombardare.

… Leggi tutto

Viva Zapatero, la sinistra che c’è!

zapatero Qualcuno sicuramente penserà che accontentarsi del PSOE e di José Luís Rodríguez Zapatero significa accontentarsi di poco.

Ma che bellezza sarebbe vincere un’elezione contro Eminence Ruini, contro Giuliano Ferrara, ed essendo impudicamente laici!

Che bellezza sarebbe vincere un’elezione avendo memoria come in Spagna, dove si è fatta una legge sulla memoria della guerra civile.

Che bellezza stare noi di qua e loro di là, senza Binetti né Caleari di turno, pur senza dimenticare che la realpolitik in economia è la cifra del PSOE.

… Leggi tutto

Zapatero contro Rajoy e le cellule staminali

segundo_debate C’è stato un frammento del secondo dibattito Zapatero – Rajoy in onda in questo momento su TVE in attesa delle elezioni di domenica 9 in Spagna, che mi ha colpito più di tutto il resto che pure è stato un lungo corpo a corpo.

… Leggi tutto

Zapatero punta sull’Argentina, e tu Walter Veltroni?

20080221elpepinac_3

Un’immagine della campagna elettorale del PSOE spagnolo a Buenos Aires per le elezioni del 9 marzo ci dà una notizia e ci ricorda un problema. I 260.000 gallegos (così vengono chiamati tutti gli spagnoli d’Argentina, anche se vengono dall’Andalucia o dal Levante) sono molto coccolati tanto da José Luís Rodríguez Zapatero come da Mariano Rajoy (il candidato del PP) e potrebbero essere decisivi su chi governerà la “madre patria” per i prossimi quattro anni.

Decisivi? Vi ricorda qualcosa?

… Leggi tutto

Spagna: a quattro settimane dal voto sul filo del rasoio PSOE e PP, ma Zapatero è preferito a Rajoy

cis2

Il PSOE è ancora avanti a quattro settimane dalle politiche del 9 marzo in Spagna. Ma il vantaggio sul PP adesso è un sospiro, appena poco più di un punto percentuale, che potrebbe valere un vantaggio italiano di appena un seggio in parlamento. Ciò secondo l’inchiesta resa nota poco fa dal CIS. L’aspettativa di voto vede il PSOE con il 40.2% dei voti (-2.5% rispetto al 2004, tallonato dal PP al 38.7% (+1%). Seguono i piccoli, Izquierda Unida, i catalanisti moderati e repubblicani, i nazionalisti baschi e gli altri, tutti con spostamenti minimi. Dove, sempre secondo il CIS, continua a farsi preferire il PSOE è nel capo del governo, José Luís Rodríguez Zapatero, che si fa largamente preferire al suo rivale di destra, Mariano Rajoy. Il voto medio assegnato a Zapatero è 5,36 ma il suo rivale si ferma a 3.95 punti.

Guernica ad Atocha

Allo stadio di Villareal pieno di gente gridano per un gol di José Mari, la stella locale. E’ il secondo della squadra spagnola Villareal-Roma 2-0. Coppa UEFA, muy importante.

A poche decine di km da Madrid e dalle 192 borse nere, ognuna un morto, e a 15 ore dagli attentati, lo show business ha deciso che tutto continuasse come se niente fosse.
Il polso di quanto è successo a Madrid a 15 ore da quello che è stato definito “l’11 settembre europeo” è che niente di quanto detto nelle prime ore è stato confermato oltre al terribile conto delle vittime. Di più: con il passare delle ore la pista ETA va perdendo forza y va prendendo consistenza l’ipotesi Al Qaeda. Il governo di José María Aznar, a 72 ore dalle elezioni politiche, nella mattinata necessitava mostrare la totale fiducia e il controllo sui fatti.

E’ tutto chiaro, aveva detto Angel Acebes, il Ministro dell’Interno. Non c’é il minimo dubbio: è stata l’ETA. Durante tutta la mattina, nessuno ha osato mettere in dubbio la versione ufficiale. Troppo grande e troppo terribile è l’alternativa che si va facendo strada con il passare delle ore: se non è stata l’ETA- che è il terrorismo conosciuto- chi?
Durante gli ultimi due anni e mezzo, esattamente 30 mesi y zero giorni dall’11 di settembre del 2001, le autorità europee hanno spaventato le società euroccidentali: siamo sotto scacco, hanno ripetuto fino alla nausea. Non è questione se succederà, hanno ripetuto tutti i ministri dell’Interno dell’Unione, è questione di quando e dove. E dove è Italia, Spagna o Gran Bretagna, i tre paesi che hanno appoggiato in tutto l’avventura statunitense in Iraq. Arriva la mattina dell’11 di marzo, un altro 11, e Atocha, Atocha, il cuore pulsante della Spagna, 100 metri in linea d’aria del monumento all’orrore umano che è il Guernica, l’opera di Picasso conservata lì, nel Museo Reina Sofía, un paio di semafori camminando verso il centro.

Atocha è Guernica e Atocha è Nuova York. 10 bombe, 200 morti, 1400 feriti. Atocha, un intreccio di binari, una grande stazione, un grande nodo di traffico nell’ora di punta, decine di treni locali, è adesso un intreccio di sangue, resti umani, grida e lacrime. E fuori i madrileni, quelli che in una vecchia canzone della guerra civile “de las bombas se ríen” e resistono, stanno in coda per donare il sangue.
Atocha è Guernica, ma chi è stato? Per otto o dieci ore le intelligenze sono messe a dura prova. Forse è perfino meglio non ragionare. Non ragionare che l’ETA non abbia mai operato così. Perché adesso? Non ragionare che per due anni e mezzo ci è stato continuamente annunciato che sicuramente Al Qaeda avrebbe colpito l’Europa, presto e duramente. Ma adesso il pensiero unico è più unico che mai: è stata l’ETA. L’intreccio dei binari è l’intreccio dei patti politici che reggono la società spagnola che aspetta domenica per proclamare Mariano Rajoy successore ed erede di José Marí­a Aznar. E’ l’intreccio dei patti politici che hanno reso illegale Batasuna, con la “Ley de Partidos”, e adesso impediscono qualunque dialettica con gli indipendentisti baschi.

Con un filo di vergogna -malpensante ma va detto- che se è stata l’ETA il PP vince con la maggioranza assoluta e se è stata Al Qaeda allora perde. Bisogna leggere tra le righe delle agenzie informative. Alle 14 -7 ore dopo le bombe- un’agenzia dalla Germania afferma che il governo Schroeder offre il suo aiuto investigativo al governo spagnolo. Perché? Parla Aznar e non nomina l’ETA. Parla il Re, che non parlava dal tentativo di colpo di stato Tejero, il 23 di febbraio del 1981, y non nomina l’ETA. Parla di nuovo Acebes e dichiara che in un furgoncino vicino ad Atocha hanno trovato dei versi del Corano e sette detonatori. E afferma che sebbene quella dell’ETA continua ad essere l’ipotesi più probabile, non se ne scartano altre. Alle 23 arriva una prima rivendicazione di Al Qaeda al periodico arabo “Al Quds Al Arabe” en Londres. Niente di ciò è sufficiente, ma fa sfogare la sensazione che tutto fosse già scritto.
Alla fine uno respira, nella drammaticità assoluta del giorno, 10 bombe, 200 morti, 1400 feriti, per lo meno i cervelli sono liberi di ragionare. Sono liberi di cercare una spiegazione. Se uno comincia a discutere la versione ufficiale, l’ “è stata l’ETA”, con il passare delle ore la terribile realtà si trasforma in “speriamo sia stata l’ETA”.

L’ETA è il terrorismo conosciuto, Al Qaeda è la terra incognita, è una guerra senza quartiere che da Nassiriya e Bagdad si sposta oggi a Guernica-Atocha, domani a Guernica-Londra, dopodomani a Guernica-Roma. Per capirlo si dovrebbe cominciare ribattezzando Guernica-Nassiriya, Guernica-Bagdad e rispettare anche quei morti. Se questa è la globalizzazione del terrore, speriamo sia stata solo l’ETA.