Thursday 09 February 2012, 13:40

Gli articoli con tag: " Marcello dell’Utri "

Dialogo in Sicilia

la Angelo Panebianco sul Corriere di oggi strilla: “orrore, a sinistra c’è qualcuno ancora tentato dalla demonizzazione di Berlusconi che tanto male ha portato alla sinistra, e meno male che c’è il PD che dialoga”.

Dialogantissimi, per esempio, erano i candidati del Partito Democratico alle amministrative di questo fine settimana in Sicilia.

Ad Agrigento il candidato del PD ha preso il 15%. A Catania il 17 contro il 78 del candidato delle destre. Risultato quasi uguale a Messina.

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Nuovi manuali di storia

Marcello Dell’Utri ce l’aveva detto con singolare chiarezza: “se vinceremo, la scuola avrà nuovi testi di storia. E’ ora di piantarla con la retorica della Resistenza“.
Pronti ad obbedire, in attesa di credere e combattere, gli autonominati che occupano il Parlamento hanno pensato bene di presentare al Paese un biglietto da visita inequivocabile: i discorsi parlamentari di Almirante, razzista, sottosegretario a Salò e, come tale, collaboratore dei nazisti nello sterminio di slavi, rom, comunisti, omosessuali, ebrei e testimoni di Geova.
E’ vero. Anche a poter scegliere, non c’era da stare allegri. Marcuse lo intuì e sono decenni che lo sperimentiamo: “la libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni né gli schiavi“. E, tuttavia, una classe politica che si colloca fuori dall’Europa autonominandosi è di per sé sintomo d’una grave malattia che ha colto il Paese.
Chiediamocelo, quindi: così stando le cose, come saranno i manuali di storia della “nuova scuola“? Lelio La Porta li immagina figli dalle “conquiste” del revisionismo storiografico e, su “Rinascita” del 5 giugno, teme “un’opzione ideologica che trova il suo retroterra nel ventennio fascista e nella possibile riscoperta di un testo unico di storia“. L’ipotesi è ottimistica e irreale. Un testo unico toccherebbe troppi interessi e comporterebbe scelte apertamente autoritarie. Aspettiamoci di peggio. Del nuovo modello di sviluppo imposto dal capitalismo, l’Italia – in linea con la storia di una imprenditoria stracciona – interpreta ancora una volta le istanze degenerative, ma il Novecento è alle nostre spalle e si son fatti passi avanti rispetto all’antica rozzezza totalitaria. Anche da noi l’edificazione d’un autoritarismo moderno ed efficiente è affidata agli strumenti del “pensiero unico” e, come acutamente previde Marcuse, mira alla realizzazione di un “totalitarismo democratico“. Non importa se, in termini di logica, la definizione fa acqua da tutte le parti: l’esito finale del processo promette di cancellare il conflitto sociale e tanto basta.
Protagonisti di un combiamento epocale, di natura così radicale da far pensare ad una sorta di nuova “rivoluzione industriale“, i “padroni del vapore“, compresa la retroguardia dei Montezemolo e dalle Marcegaglia, si sono accorti che la dimensione totalitaria non si adatta esclusivamente a “un’organizzazione politica terroristica della società“, ma può agevolmente sostenere una “organizzazione economica-tecnica non terroristica, che opera mediante la manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti“. Di nuovo, rispetto alle previsioni di Marcuse, c’è che si può terrorizzare anche e solo suscitando fantasmi. Di qui l’interesse per l’educazione ridotta ancora una volta a terreno privilegiato per l’affermazione di un regime. E’ scienza antica e risale quantomeno al Montesquieu dello Spirito delle leggi: le norme “dell’educazione sono le prime che riceviamo. E poiché ci preparano ad essere cittadini, ogni singola famiglia deve essere governata sul piano della grande famiglia che le comprende tutte. Se un popolo in generale ha un principio, le parti che lo compongono, cioè le famiglie, l’avranno anch’esse. Le leggi dell’educazione saranno dunque diverse in ogni specie di governo. Nelle monarchie avranno per oggetto l’onore; nelle repubbliche, la virtù; nel dispotismo la paura“.
Paura, quindi. Ecco il tema di fondo che ritroveremo nei nuovi manuali. Paura del diverso, paura dei clandestini immigrati, paura per l’integrità della famiglia, paura dei terroristi, paura della giustizia ingiusta, paura dei comunisti che non ci sono più ma potrebbero tornare. Paura e, come antidoto, un principio che ce ne liberi: l’ordine. Meglio se benedetto da dio. Il nostro, naturalmente, il dio buono e misericordioso, del quale non aver timore. E’ Allah che fa paura sostiene non a caso Magdi Allam.
Che libri quindi? Implicitamente, Fini ne ha dettato il principio ispiratore nel suo discorso di insediamento alla Camera. Ottenuta la “ricostruzione di una memoria condivisa, una sincera pacificazione nazionale nel rispetto della verità storica tra i vincitori e i vinti” – che, tradotto in pagine di un manuale di storia, vuol dire rivalutazione del fascismo e liquidazione dell’ethos della Resistenza – c’è da metter mano ai temi fondanti della convivenza civile. Di qui la domanda retorica e, tuttavia, essenziale: siamo veramente liberi? E, se lo siamo, la nostra libertà non è forse minacciata?
E’ il secondo filo rosso che percorrerà i nuovi manuali di storia. Io – ha affermato Fini tra gli applausi dell’opposizione – ritengo “che la Camera dei deputati debba essere consapevole che un’insidia per la nostra libertà e, di conseguenza, per la nostra democrazia a mio avviso esiste tuttora. La minaccia non viene di certo dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso, che sono ormai sepolte con il Novecento che le ha generate. I rischi per la nostra libertà sono oggi di tutt’altra natura. L’insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale, dalla errata convinzione che libertà significhi assoluta pienezza di diritti“.
Ecco. La prefazione ai nuovi manuali è stata già scritta, porta l’autorevole firma del Presidente della Camera e non richiede un testo unico. Domanda, anzi, una molteplicità di testi che insegnino il medesimo pensiero.
No. Non si vuole insegnare diversamente la storia e non si intende imporre semplicemente una ricostruzione dei fatti. E’ molto peggio. Si punta a certificare la morte della storia, per assassinare l’intelligenza critica. E non si tratta solo della storia. Nel mirino c’è la cultura. L’idea non è nuova e nemmeno originale. Stavolta, però, nasce in un Parlamento che – aveva visto giusto Gaetano Arfè – ricorda sempre più da vicino la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
L’articolo è uscito su Fuoriregistro, rivista on line che si può leggere cliccando sul seguente link:

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=11760

A votare, per favore…

grillo Brutto segnale quel QUATTRO per cento in meno. Brutto segnale se il calo è soprattutto in Centro Italia. Brutto paese dove se si dice che non si portano i cellulari, immediatamente si trovano centinaia di stronzi pronti a sfidare le regole, perché sì. Immaginatevi se davvero ne mettessero uno in galera, pianti e strepiti.

Brutto volgare paese, quello dove nessuno si degna di far passare avanti una signora centenaria e premio Nobel come Rita Levi Montalcini. Vorrei proprio conoscerli e guardarli in faccia i genitori di quei “signori” che non l’hanno fatta passare. A me mia madre mi avrebbe preso a schiaffi.

Quel 4% in meno, e quella preoccupante concentrazione nelle regioni cosiddette rosse (a Bologna si sfiora il -5%) sembrano preparare al peggio. E il peggio sono altri dodici anni di guai in compagnia di Silvio, cinque a palazzo Chigi, sette al Quirinale, finché morte non ci separi.

Su dieci opzioni (troppissime) in misura diversa riconducibili alla sinistra (da Di Pietro a Ferrando), i qualunquisti del tanto peggio preferiscono l’undicesima: il taglio delle palle… tanto “so’ tutti uguali”. Viva Beppe Grillo, no? E’ con lui che si governa un moderno paese industrializzato, vero?

Ci sono ancora alcune ore per ragionarci sopra e ripensarci, perfavore!

Quel 4% in meno sembra preparare al trionfo degli imberbi del tanto peggio, del “da questa sconfitta si potrà finalmente ripartire” (per dove non sanno dirlo), quelli che presumibilmente stasera brinderanno insieme a Silvio Berlusconi, Marcello dell’Utri, Umberto Bossi e Giuliano Ferrara. Tanto sono tutti uguali, no?

Paolo Borsellino prima di morire: Marcello dell’Utri, Vittorio Mangano, Silvio Berlusconi, la mafia a Milano!

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E’ il mafioso del Popolo della Libertà Marcello dell’Utri a fare i brogli con la ‘ndrangheta. O CON LA MAFIA O CONTRO BERLUSCONI!

dellutri E’ stato il mantra di Silvio Berlusconi per tutta la campagna elettorale: "i comunisti fanno i brogli". Adesso il suo più stretto collaboratore è stato preso con le mani nel sacco.

Adesso sappiamo che il parlamentare siciliano in carica e ricandidato che avrebbe comprato 50.000 schede bianche dalla ‘ndrangheta calabrese è Marcello dell’Utri, fondatore con Silvio Berlusconi di Forza Italia e del Popolo della Libertà.

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La Sandalite mentale dei media e il colonialismo mentale dell’opinione pubblica (di sinistra)

khasgara1 Avete letto tutti di Roberto Sandalo. Lugubre personaggio come sicario rosso di Prima Linea, lugubre personaggio come pentito ad orologeria, lugubre personaggio come Guardia padana (le tragedie si ripetono in farsa) e lugubre personaggio come terrorista cristiano anti-islamico. Probabilmente per Umberto Bossi e Roberto Calderoli Sandalo è un eroe (spero che nessuno lo difenda da sinistra, ma oramai siamo preparati al peggio), come lo stalliere mafioso Mangano lo è per Marcello dell’Utri e Silvio Berlusconi.

Avete visto tutti le ondate di solidarietà filotibetane, spesso giustificate, e le puntualizzazioni, spesso giuste, sulle bugie che dicono i cinesi. Avete visto tutti che ieri nel remoto Xinjiang, 72 ore di treno da Pechino (almeno quando ci sono stato io), sono stati arrestati 45 disgraziati con accuse di terrorismo che in Cina valgono una pallottola nella nuca senza guardare per il sottile.

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Articolo 27: la responsabilità penale è personale (ma quella politica è un’altra cosa)

immagine_copertina L’articolo 27 della nostra Costituzione recita: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”.

Sfido chiunque a modificarne una virgola. Vorreste forse cambiare il terzo periodo in: “Le pene devono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla afflizione del condannato”? O magari cambiare il primo periodo in: “La responsabilità penale è collettiva e ricadrà sui figli del reo fino alla settima generazione”? Alzi la mano chi è d’accordo. O il quarto in: “è ammessa la pena di morte”? Oppure si potrebbe cambiare il secondo periodo in “l’imputato è considerato colpevole fin dal primo avviso di garanzia”?

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Appello per Francesco Giuffrida

Questo appello si riferisce ad un mandato di comparizione per il giorno 12. Oggi è 15 e non se ne sa nulla.

Giovanni Giolitti, Mara de Paulis: Carissimi, desideriamo rivolgerci a voi direttamente e personalmente, non ricorrendo … Leggi tutto