Friday 25 May 2012, 06:00

Gli articoli con tag: " Manuel Zelaya "

Honduras: Osservatore brasiliano testimonia repressione al corteo pro-Zelaya

Simpatizzanti del presidente deposto di Honduras, Manuel Zelaya, e forze di sicurezza del paese sono tornate ad affrontarsi ieri durante un blocco stradale realizzato da manifestanti a nord della capitale Tegucigalpa.

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Il Presidente sostituto di Honduras accetterá la restituzione della carica al deposto Zelaya, dicono gli alleati

Il Presidente sostituto di Honduras, Roberto Micheletti, é disposto a negoziare la restituzione della carica al deposto Manuel Zelaya – punto chiave dell´accordo proposto e finora rifiutato. Ma dipende dall´appoggio di altri settori del regime golpista e dell´elite economica del paese, secondo funzionari di alto grado del governo.

Il golpe in Honduras ripete copioni del secolo XX

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Diamo visibilità all’Honduras per evitare carneficine!

Informazione – America Latina – Comincio io WEB
Ricevo e inoltro volentieri (con richesta di sottoscrivere) l’appello che richiede di mantenere alta l’attenzione sull’Honduras con l’obiettivo di evitare carneficine.
Infatti e’ palese il pericolo che, quando/se saranno spenti i riflettori dei media su cio che sta accadendo in Honduras, ci sara’ ancora piu’ repressione…
Noi cerchiamo di informare sugli avenimenti degli ultimi gg… Chiedo anche a chi legge questo appello di diffonderlo a sua volta per contribuire attivamente a difenderci dalla disinformazione di massa!!
Ciao
fabionews.info

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Mel Zelaya in territorio dell’Honduras

Il presidente hondureño Manuel Zelaya è entrato in territorio honduregno: “nessuno può accettare un golpe nel secolo XXI, noi siamo venuti per dare un esempio di pace” sono le sue prime parole.

Zelaya: torno in Honduras, se dovesse capitarmi qualcosa, il generale Romeo Vásquez Velásquez sarà il responsabile della mia morte.

La democrazia ha un prezzo e sono disposto a pagarlo. Intervista al Presidente honduregno, Manuel Zelaya, rilasciata a Giorgio Trucchi per l’Associazione Amicizia e Solidarietà Italia – Nicaragua, è ripresa da www.infoaut.org

Dopo la conclusione della conferenza stampa con il presidente costituzionale dell’Honduras, Manuel Zelaya Rosales, che si è svolta nell’ambasciata di questo paese a Managua, salgo sulla macchina con cui si spostano il presidente ed il suo ministro della Presidenza, Enrique Flores Lanza, diretti ad un’intervista con un canale televisivo internazionale. Mancano pochi giorni o forse poche ore all’atteso ritorno del presidente Zelaya in Honduras, e nell’oscurità dell’auto cominciamo questa intervista in esclusiva per il Sistema informativo della UITA.

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Honduras: il segnale di Barack Obama

Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

INF_NOTA24588_20 Il dipartimento di stato del governo statunitense, in una conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio di ieri, lunedì, ha chiarito che nessun rappresentante del governo di fatto honduregno, che ha inviato ieri una delegazione nella capitale del paese nordamericano, sarà ricevuta.

Al contrario nella stessa conferenza stampa è stato chiaramente affermato che oggi martedì il presidente legittimo Manuel Zelaya sarà ricevuto al massimo livello presente nel paese, probabilmente dalla stessa Hillary Clinton, essendo il presidente Barack Obama impegnato in Europa.

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Honduras, il punto della situazione tra gorilla, diplomazia e movimenti

Capture3 Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

Si chiamava Isis Obed Murillo, aveva 19 anni e una faccia da bambino. Lo hanno ammazzato con un colpo alla nuca mentre si allontanava dalle recinzioni dell’aeroporto di Tegucigalpa presidiato da mezzo esercito honduregno armato fino ai denti. Lo ha ammazzato un soldato che, secondo innumerevoli testimonianze, si è inquadrato, ha mirato e ha puntato proprio alla nuca di Isis secondo uno schema che è di tutti i regimi repressivi: colpire per terrorizzare, “shock and awe”.

Con Isis si conta almeno un altro morto, molti feriti con colpi di arma da fuoco, decine di persone picchiate selvaggiamente e un numero imprecisato di arresti che starebbero continuando in queste ore, piena notte in Centroamerica. Oggi però il “Fronte contro il colpo di Stato” è convocato ancora e “chissà – come ci ha detto nella notte P.T. nell’intervista pubblicata in esclusiva – se prevarrà l’indignazione o la paura”.

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Honduras: atterraggio fallito, la pista è occupata dai golpisti

L’esercito golpista ha messo camionette sulla pista dove stava per atterrare l’aereo del presidente legittimo Manuel Zelaya e il pilota ha dovuto rinunciare. Mel Zelaya: “Ci hanno minacciato di abbattere l’aereo. Continuerò a tentare di entrare nel paese finché ci riuscirò. Questo conferma che esiste una minoranza ostinata senza alcun progetto politico che non impedire l’esercizio della democrazia. A questo punto denuncio che il governo degli Stati Uniti non ha fatto tutto quello che era in loro potere per fermare il golpe”.

Honduras, il volo disperato di Zelaya

 t_aeropuerto610x_132 Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

ULTIMORA: Anche Zelaya sarebbe atterrato in Salvador. In questo momento è in volo verso Tegucigalpa dove arriverà intorno alle 24 italiane. Non è accompagnato dagli altri presidenti.

Accompagnato solo dal presidente dell’assemblea generale delle Nazioni Unite Manuel d’Escoto, il presidente legittimo dell’Honduras Manuel Zelaya starebbe volando verso Tegucigalpa mentre un altro aereo con a bordo il segretario generale dell’OSA Insulza e i presidenti di Argentina, Ecuador e Paraguay sarebbe diretto verso il Salvador.

Intanto a Tegucigalpa la giunta golpista ha chiuso l’aeroporto internazionale di Toncontín presidiato da forti contingenti militari, dove si starebbero dirigendo migliaia di persone per accogliere Zelaya.

L’oggetto del contendere: La Costituzione dell’Honduras, meglio un golpe piuttosto che cambiarla?

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Gol per i golpisti: il Cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga chiede a Zelaya di non tornare

Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

onion_news3134.article Mentre viene annunciato un ulteriore slittamento a domani domenica del ritorno di Manuel Zelaya, una presa di posizione influentissima rende ancora più improbabile il ritorno del presidente legittimo e fa segnare un punto alla giunta golpista: il Cardinale di Tegucigalpa Óscar Rodríguez Maradiaga ha chiesto “all’amico Zelaya” di non tornare in patria affermando apertamente che il ritorno di questo causerebbe un bagno di sangue.

Ma secondo il quotidiano filogolpista La Tribuna però Rodríguez Maradiaga sarebbe andato ben oltre la semplice considerazione di inopportunità del ritorno del presidente legittimo.

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José Miguel Insulza arrivato in Honduras

Apc-Honduras/ Segretario generale Oas arrivato a Tegucigalpa per incontrare leader e spiegare "nostra posizione"

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Golpe in Honduras: "Orgoglio Bergamasco!"

"Honduras: il golpista che viene da Bergamo".
Inquietante quanto "La spia che venne dal freddo" questo è il titolo del servizio televisivo, agghiacciante, andato in onda nell’edizione di Studio Aperto, il telegiornale di Italia1, del primo luglio a firma di Fabrizio Filippone e Angelo Macchiavello. Il titolo in questione, comunque intrigante, ha però il diritto d’autore a firma di Rocco Cotroneo, che così pubblica il suo pezzo sul Corsera dello stesso giorno.

Nel servizio, della durata di un minuto e mezzo circa, la notizia di esteri che è seconda per gravità tra le cronache del mondo solo alle sommosse in Iran, si tramuta di colpo in una "non notizia", ma piuttosto ad una simpatica rimpatriata, ad un augurio tra paesani, all’elogio di un bergamasco che diventa famoso nel mondo.

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Gianni Minà: Il colpo di stato honduregno, un fiammifero acceso per Obama

gianni_mina Il Manifesto del 2 luglio 2009

Alla fine il golpe militare in Honduras, il secondo paese più povero dell’America latina dopo Haiti, ha finito per nuocere più di tutti, per ora, alla nuova amministrazione Usa del presidente Barack Obama, che è rimasto praticamente con il fiammifero acceso in mano, specie considerando la sua più volte affermata intenzione di cambiare metodi e politica nel continente che, una volta, era “il cortile di casa” degli Stati Uniti.

Perchè è vero che Obama ha condannato il colpo di stato in Honduras, dichiarandosi “seriamente preoccupato per la situazione” e chiedendo “a tutti gli attori politici e sociali di quel povero paese di rispettare lo Stato di diritto”, ed è vero che sulla stessa linea si è espressa anche Hillary Clinton, ministro degli esteri, che ha ribadito  “Sono stati violati i principi democratici”.

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La Costituzione dell’Honduras, meglio un golpe piuttosto che cambiarla?

Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

constitucion de jon E’ straordinario come in questi giorni siano spuntati tanti comparativisti esperti addirittura di costituzioni centroamericane. Soggetti tendenti alla menzogna e ad evocare fantasmi e paure ataviche, spiegano che il solo proporre di riformare o riscrivere la sacra e perfettissima costituzione del 1982 prova che si voglia imporre una dittatura comunista e che pertanto sia sacrosanto o per lo meno inevitabile il golpe in Honduras piuttosto che permettere la deriva antidemocratica di un’Assemblea Costituente.

E’ proprio così? Forse è bene chiarire alcuni aspetti sulla Costituzione e la Costituente che facciano capire quanto viziata è l’informazione che i grandi media stanno dando sui motivi del golpe che a parole condannano ma al quale con i fatti tengono il gioco.

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Manuel Zelaya parla all’ONU a New York e giovedì vuol tornare in Honduras

090630040905_sp_zelaya_ap_283 Il presidente Manuel Zelaya sta parlando in questi minuti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. L’attivismo della diplomazia poche volte ha potuto concentrare tanto consenso rispetto a una battaglia civile quale quella del rifiuto del golpe in Honduras.

Mel Zelaya all’ONU ha denunciato “l’oscurantismo delle forze reazionarie decise a fermare i movimenti popolare che nel Continente hanno eletto governi progressisti come risposta alle disastrose conseguenze delle loro politiche neoliberali”.

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