Chi segue Nuda Verità da qualche tempo sa che seguo con grande attenzionequello che succede in Venezuela con il Presidente Chavez.
Quante discussioni ha generato il mio interesse e quante volte mi sono trovato a prendere posizione per difendere l’operato di un uomo che è riuscito quantomeno a dare una svolta positiva alla tradizione coloniale di quel Paese. Non nascondo che la personalità di Chavez può far storcere il nasino ai più salottieri o agli scettici per natura, agli osservatori “neutrali” che seppur interessati si formano un opinione superficiale. Ho discusso con venezuelani pro e contro la politica della Repubblica Bolivarista del Venezuela e continuo imperterrito ad osservare ed a riportare i fatti.
Nei giorni scorsi, oltre 17 milioni di persone sono state chiamate a eleggere 22 governatori, 328 sindaci e centinaia di consiglieri regionali e municipali e Chavez
ha vinto ancora una volta. Il Partito Socialista Unico Venezuelano (Psuv) ha vinto assicurandosi 17 governatori su 22, ma l’opposizione avanza guadagnando uno stato oltre ai due che già controllava (il risultato dei due stati rimanenti è ancora incerto).
In particolare, la coalizione di opposizione ha confermato la guida dello Stato nord-occidentale di Zulia, il più ricco e popoloso del Paese, e dello Stato di Miranda, nel centro del Paese, il secondo con più abitanti, ma soprattutto ha strappato al Psuv la zona metropolitana di Caracas e lo stesso comune della capitale.
“Il popolo, che ha votato per i candidati della rivoluzione o per altri, ha dimostrato che noi godiamo qui di un sistema democratico e che noi rispettiamo le sue decisioni” ha dichiarato Chavez. ”Vorrei ricordare a tutti coloro che insistono a chiamarmi tiranno - ha aggiunto - che un anno fa il ‘tiranno Chavez’ ha perso un referendum per meno di 10 mila voti. E sono stato il primo a riconoscere di aver perso e a essermi congratulato con i vincitori”.
A detta degli ossservatori internazionali la regolarità delle elezioni non è in discussione. Un unico episodio degno di nota riguarda le minacce dello stesso Chavez a Manuel Rosales, suo avversario principale nelle presidenziali del 2006, attualmente sotto inchiesta per riciclaggio. Il presidente aveva affermato che se la “mafia” di Rosales avesse vinto nello Stato di Zulia, lui avrebbe mandato l’esercito (e se mi posso permettere un commento: magari facessimo anche noi così in Italia con la nostra di mafia!)
Ognuno continui a pensarla come vuole, ma il laboratorio politico aperto in Venezuela, funziona e continua ad influenzare tanti Paesi del Centro e Sud America: in piena democrazia.
Marco Ferrari su http://www.gennarocarotenuto.it