Friday 25 May 2012, 05:57

Gli articoli con tag: " Lula "

“Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet”, il libro

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Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Il conformismo, la sciatteria, la sudditanza culturale, il servilismo e il carrierismo sono i primi motori di omologazione dei media tradizionali. Una speranza viene da Internet.

Nella nebulosa informativa, i “media personali di comunicazione di massa”, dove milioni di liberi cittadini possono dire la propria, libertà di stampa vuol dire biodiversità informativa e giornalismo come bene comune.

Secoli prima che la nostra Costituzione garantisse il “diritto di stampa”, nella Venezia di fine Quattrocento era già stato codificato il “privilegio di stampa”. Ancora oggi l’imprinting del giornalismo ufficiale, che si fa scudo con la grande storia del Quarto potere, è la corrività con l’establishment politico ed economico.

La concentrazione editoriale spacciata per libertà d’espressione sta cancellando, senza bisogno di censure, le voci di interi spezzoni della società mentre gli sponsor si pongono come unici interlocutori del giornalismo.

Se il collateralismo tra mass media e potere è un consolidato processo storico e solo ciò che è vendibile è rappresentato, i media disegnano una società unidimensionale dove interi mondi sono oscurati, travisati o criminalizzati. In una società dove, usando le parole di Noam Chomsky, il giornalismo è “la fabbrica del consenso”, tutti i migranti sono delinquenti e tutte le donne aspiranti veline.

La crisi etica ed economica della stampa è accelerata dal medium che incarna l’informazione del futuro: Internet. A 15 anni dall’arrivo dei giornali in Rete è tempo di ripercorrerne la storia: le edizioni digitali rappresentano finora un’occasione mancata, usata per abbassare i costi, precarizzare i giornalisti e omologare verso il basso il messaggio.

Trent’anni di informazione digitale rappresentano però anche un parallelo processo di democratizzazione dell’informazione. La Rete offre sinapsi e tecnologia libera, rompendo la gabbia della concentrazione editoriale. Abbassando l’asticella permette a milioni di soggetti di far circolare notizie non filtrate dal mainstream.

Con luci e ombre, da molto prima della nascita dei blog, del Web 2.0, dei social network, la Rete ha reso possibile un giornalismo diffuso e partecipativo, dal basso, ma non per questo meno verificabile. Se i media tradizionali si basano sulla cooptazione, il “giornalismo partecipativo” fonda la propria autorevolezza sulla revisione tra pari caratteristica della comunità scientifica e sulla comunicazione aperta. Siamo di fronte a un’erosione del latifondo mediatico e a una Riforma agraria dell’informazione?

Gennaro Carotenuto insegna Storia del giornalismo e dei nuovi media e Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Macerata. Giornalista pubblicista, dal 1998 collabora con Radio3Rai e scrive per il trimestrale Latinoamerica dal 1992.
Ha collaborato con quotidiani come El País, La Stampa, La Jornada. Dal 1997 è analista di politica internazionale del settimanale uruguayano Brecha. Dal 1995 sperimenta il giornalismo partecipativo con un proprio sito personale: http://www.gennarocarotenuto.it. Nel 2005 ha pubblicato Franco e Mussolini, la guerra vista dal Mediterraneo (Sperling&Kupfer). Nel 2007 ha curato il volume Storia e comunicazione. Un rapporto in evoluzione (EUM).

Leggi online:

il sommario

l’introduzione

dal Capitolo 1 – La “fine del giornalismo”?

dal Capitolo 2 – “Gli uomini preferirono le tenebre alla luce”: l’incubo del Quinto potere

dal Capitolo 3 – “Zapatistas in Cyberspace”. Un’email dal Chiapas

Grazie a voi!

Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

L’America latina respinge le minacce di Hillary Clinton

091123224228_sp_lula_iran_ap_226x170 Hillary Clinton minaccia l’America latina per le relazioni con Teheran: “è una cattiva idea fare affari con l’Iran e l’America latina deve sapere che ne pagherà le conseguenze”.

L’America latina integrazionista, che nell’ultimo decennio è diventata un attore mondiale indipendente moltiplicando per quattro le relazioni e il commercio Sud-Sud col resto del mondo, da Brasilia a Caracas a La Paz rifiuta le minacce della signora Clinton e sottoscrive accordi con Teheran nei quali si conferma che, nel rispetto degli accordi sulla non proliferazione nucleare, sia l’Iran che i paesi latinoamericani hanno diritto di sviluppare programmi nucleari pacifici.

Il regime iraniano fa affari con mezzo mondo, a cominciare dall’Unione Europea, ma nella visione neocoloniale del segretario di Stato statunitense quando si tratta dell’ex cortile di casa gli Stati Uniti (che dalla loro hanno eccellenti relazioni con alcuni dei più impresentabili regimi al mondo) credono di avere ancora il diritto di dar lezioni su come si sta al mondo.

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Anarchia e Che il Mediterraneo Sia non una bara

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Uruguay, America latina: Pepe Mujica presidente, “il mondo alla rovescia”

pepe Pepe Mujica, l’ex guerrigliero Tupamaro, per 13 anni prigioniero della dittatura fondomonetarista, per nove anni rinchiuso in un pozzo e torturato continuamente, è il nuovo presidente della Repubblica in Uruguay. Ha ottenuto il 51,9% dei voti, superando il 50.4% con il quale Tabaré Vázquez era stato eletto cinque anni fa. Il suo rivale, Luís Alberto “Cuqui” Lacalle, del Partito Nazionale, si è fermato al 42.9% dei voti.

E’ uno scarto di nove punti, superiore a tutte le aspettative e, con un’affluenza alle urne superiore al 90% in uno dei paesi dal più alto senso civico al mondo, conferma che quella del presunto rifiuto per la figura popolana e popolare e dal passato guerrigliero di Mujica era una menzogna cucinata e venduta a basso costo dal complesso disinformativo-industriale di massa.

Il trionfo di Mujica (nella foto incredibilmente in giacca, ma senza cravatta) è espressione di quello che negli anni del Concilio Vaticano II si sarebbe definito “segno dei tempi”. Come ha detto lo stesso dirigente politico tupamaro, emozionatissimo nel suo primo discorso sotto la pioggia battente a decine di migliaia di orientali che hanno festeggiato con i colori del Frente Amplio, quello che lo porta alla presidenza è proprio “un mondo alla rovescia”.

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Che vergogna! Lula incontra oggi Ahmadinejad a Brasilia!

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La crisi è passata, ma non per i lavoratori dell’ex Eutelia

Oggi c’è stata una manifestazione dei lavoratori dell’Eutelia. La vicenda di questi lavoratori credo sia nota, almeno a quelli che si occupano di vicende sindacali o che seguono le vicende di lavoratori che perdono il posto di lavoro. Questa però è una vicenda che apparentemente è fuori dal coro. A parte la brutta , bruttissima storia di squadracce che irrompono in una fabbrica occupata dai lavoratori che aspettano gli stipendi capitanata dall’amministratore, passata quasi sotto silenzio se non fosse per un giornalista rai che si trovava la per caso. Ma la storia diventa strana perchè non si tratta di una fabbrica che ha perso competitività sul terreno internazionale, non sono lavoratori obsoleti in un ciclo produttivo ormai declassato e superato dall’innovazione tecnologica. Anzi! … Leggi tutto

Il mistero della morte

Il volto giovane, fermo per sempre in una maschera di cera ghiacciata e consegnato inconsapevole al cellulare furtivo, aveva tratti affilati e lunghi e, sotto uno zigomo, un taglio lieve, grigio e sottile come la traccia casuale e inavvertita della punta di un lapis su un foglio candido come la neve. Di vivo rimaneva il respiro, troncato un’ultima volta dalla fitta implacabile venuta su dalla schiena spezzata in due punti e fermo lì, sorpreso sulle labbra cinerine, quasi condensato in un velo livido, in un inutile tentativo di rivolta frustrato dal sopraggiungere liberatorio e ad un tempo proditorio dell’oscuro trapasso dall’inganno della vita al mistero della morte. Il cavo ormai immoto delle orecchie custodiva inutilmente l’eco d’un grido strozzato – “ma così l’ammazziamo!”’- che nessuno avrebbe potuto ascoltare, nemmeno il medico legale, chiamato in fretta e furia e ad attestare quelle che, di lì a poco, la stampa avrebbe presentato come le “conseguenze sciagurate d’una caduta accidentale”.

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Le arance contro i fagioli. Il latifondo, la rivoluzione mancata di Lula

terra2 Mentre i Sem Terra (contadini senza terra) rilanciano il conflitto agrario occupando il più grande aranceto agro esportatore del Brasile, il presidente Lula passerà alla storia per molti buoni motivi.

Tra questi c’è quello di aver strutturalmente trasformato il paese in una grande potenza rispettata in tutto il mondo e che ospiterà per la prima volta le Olimpiadi nel 2016. Ma passerà alla storia anche per non essere riuscito a mettere mano alla questione del latifondo, il cambio strutturale più importante necessario in un paese con oltre 100 milioni di contadini.

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Carte Revolver e Taranta Precaria ai vertici legali dell’American Express Italia ?

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Quanto scrivo e titolo, appende un punto interrogativo, non per i presunti indagati ma per il tema Banche Informazione e Lavoro che è tutto ancora da "raccontare", in quanto armato, e di armi ne possiedo niente se non i tasti la penna e la memoria: andiamo avanti, lo farò anch’io.

" Due rappresentanti legali della sede italiana di American Express sono indagati dalla Procura di Trani con l’accusa di truffa e usura aggravata in relazione ai tassi di interesse applicati alle carte di credito del tipo Revolving "Gold Credit".

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L’Honduras resiste

Aggiornamento sulla situazione in Honduras al 29 settembre.
Attraverso alcuni canali informativi dell’America latina, mainstream e alternativi, cerchiamo di capire qualcosa di più.
L’ambiguità dell’amministrazione USA. La doppia faccia di Micheletti. Chi e cosa c’è dietro?

Dal quotidiano peruviano La República apprendiamo che

Reprimono gli honduregni con i gas della polizia peruviana.
23/9/09 – La polizia del regime di fatto di Micheletti in Honduras usa i lacrimogeni per reprimere la popolazione che respinge colpo di stato e sostiene Manuel Zelaya. In ciò non ci sarebbe nulla di strano, se non per il fatto che questi gas provengono dal Perù. Il ministero degli Interni avrebbe dovuto spiegare come questi gas possono venire in Honduras se appartengono alla polizia peruviana.
In un
video si vede chiaramente (a 1 min. 30 secondi) che l’etichetta sul lacrimogeno riporta: Polizia Nazionale del Perù.

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Manuel Zelaya è tornato in Honduras, la dittatura reprime, ore di speranza e paura

Mel A quasi tre mesi dal colpo di stato del 28 giugno, il presidente legittimo dell’Honduras Manuel Zelaya è ritornato a Tegucigalpa e sta incontrando la Resistenza al golpe nell’Ambasciata brasiliana che lo ospita. Il ritorno si configura come una dimostrazione di forza oltre che del movimento democratico honduregno del Brasile e dei governi integrazionisti latinoamericani.

Migliaia e migliaia di honduregni stanno infatti manifestando l’appoggio a Zelaya, circondando l’Ambasciata e la sede ONU che ha parlato loro al grido di “Patria, restitución (ritorno di Zelaya) o muerte”.

Intanto la dittatura di Roberto Micheletti ripristina per l’ennesima volta il coprifuoco, blocca i cellulari, reprime ed intima (sic) al governo brasiliano di consegnare il presidente.

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Leggi anche: Il giorno dell’insurrezione pacifica in Honduras?

Honduras, il ritorno di Manuel Zelaya a Radio3Mondo

Il diritto alla pietà

Mentre l’auto scende da Palau, la baia è un incanto verde smeraldo e Caprera e La Maddalena sono un punto di domanda che un dio cui non credo rivolge a un miscredente. Sono passate da poco le 14, quando il cellulare ritrova d’improvviso il campo e un amico mi dice che la manifestazione in difesa della libertà di stampa “è stata rinviata a data da destinare“.

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Yes, sfollare e C.A.S.E. dell’Aquila

http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/gallery/lastladies/foto8_0.jpg

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Skype verso i cellulari italiani è carissimo!

skype_logo Posso dire che i 28,7 centesimi (Iva compresa) che Skype chiede al minuto per chiamare i cellulari italiani sono un furto?

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Sta nascendo il Brasile saudita?

lula0409 Il Brasile sta scoprendo immensi giacimenti di petrolio. Sono così importanti che potrebbero portare il paese al quinto posto al mondo per riserve e da far slittare in secondo piano i biocombustibili che solo fino a un paio d’anni fa erano una priorità per la politica energetica nazionale. Nasce così il Brasile saudita, una nuova grande potenza petrolifera tanto che per il presidente Lula, che ne ha parlato ieri alla nazione, i risultati delle introspezioni petrolifere sono così importanti da rappresentare “un nuovo giorno dell’indipendenza nazionale” dove dovrà essere lo Stato a controllare queste risorse.

Da due anni il mare brasiliano non smette di rivelare sorprese. Al sud del paese, sotto uno spesso strato di sale che in qualche punto arriva a 2.000 metri e a 7.000 metri di profondità sotto l’Oceano, in una fascia di 800 km quadrati al largo degli stati di Espíritu Santo e Santa Catarina, si trovano giacimenti immensi. Così grandi da moltiplicare fino a sette volte le riserve brasiliane facendole passare da 14 a oltre 90 miliardi di barili trasformando il paese in una potenza petrolifera di prim’ordine, forse la quinta per riserve dopo Arabia Saudita, Iran, Iraq e Kuwait, e su livelli paragonabili a Emirati Arabi, Russia e Venezuela.

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