domenica 21 marzo 2010, 19:44

Gli articoli con tag: " L’Espresso "

Le tombe di Ghedini

L’Unione Sarda (20 marzo 2005): L’avvocato Nicolò Ghedini ha accompagnato alcuni funzionari della Soprintendenza archeologica e una pattuglia di carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale e artistico, in un punto ben circoscritto del parco dove sarebbero stati ritrovati importanti reperti archeologici. Si parla di un sito di notevole importanza, risalente al terzo secolo a. C., con alcuni resti di vasellame e tracce di una piccola necropoli. … Leggi tutto

Il Brunetta della Domenica

brunettaSono mesi che mi riprometto di fare un articolo su codesto signore e finalmente ho trovato il tempo di farlo.

Il nostro ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, è passato alla ribalta delle cronache italiane come uno dei politici di era Berlusconiana più apprezzati, proprio per il suo "instancabile" lavoro e la sua tenace attività contro i fannulloni presenti, senza alcun dubbio, nell’amministrazione pubblica.

I punti principali dell’era Brunetta sono molteplici e vanno, dalla lotta già citata ai fannulloni, alle pensioni, al debito pubblico. Partirei proprio da quest’ultimo punto però.

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La campagna di diffamazione de “Il Giornale” contro Antonio di Pietro

giornali_oggi Dal 19 dicembre all’11 gennaio Il Giornale ha dedicato ad Antonio di Pietro titoloni in 17 prime pagine su 21, mentre in Italia e nel mondo accadeva di tutto. Fior da fiore, fra i titoli più succulenti: “Tutti gli intrallazzi del clan Di Pietro”. “Gasparri: Di Pietro coniglio”. “Rivolta dei fan di Di Pietro”. “Di Pietro jr. si dimette, ora tocca a Tonino”. “Bondi: non vorrei mai mio figlio in politica”. “Di Pietro, il giallo dei rimborsi elettorali”. “Di Pietro nei guai vuol depistare e sforna referendum”. “La verità sulle case di Di Pietro”. Come se i presunti “intrallazzi” su rimborsi e immobili non fossero già stati archiviati dal Gip di Roma il 14 marzo 2008.

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Che furbetto quel Brunetta

di Emiliano Fittipaldi e Marco Lillo – L’Espresso

La trasferta a Teramo per diventare professore. La casa con sconto dall’ente. Il rudere che si muta in villa. Le assenze in Europa e al Comune. Ecco la vera storia del ministro anti-fannulloni

La prima immagine di Renato Brunetta impressa nella memoria di un suo collega è quella di un giovane docente inginocchiato tra i cespugli del giardino dell’università a fare razzia di lumache. Lì per lì i professori non ci fecero caso, ma quella sera, invitati a cena a casa sua, quando Brunetta servì la zuppa, saltarono sulla sedia riconoscendo i molluschi a bagnomaria. Che serata. La vera sorpresa doveva ancora arrivare. Sul più bello lo chef si alzò in piedi e, senza un minimo di ironia, annunciò solennemente: "Entro dieci anni vinco il Nobel. Male che vada, sarò ministro". Eravamo a metà dei ruggenti anni ‘80, Brunetta era solo un professore associato e un consulente del ministro Gianni De Michelis.

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Piena solidarietà a De Feo e Fittipaldi

Articolo21 – l’articolo del quale si parla è qui mentre Annalisa Melandri ci ricorda chi è Nicola Cosentino, Forza Italia e la Camorra, patto per un disastro ambientale

La Guardia di finanza di Napoli ha perquisito oggi le abitazioni e il luogo di lavoro dei giornalisti dell’Espresso Gianluca De Feo ed Emiliano Fittipaldi. I redattori del settimanale si sono occupati dello smaltimento dei rifiuti in Campania. Articolo 21 esprime perplessità rispetto alle perquisizioni avvenute nella sede de L’Espresso e nelle abitazioni dei colleghi che hanno effettuato le inchieste sui rifiuti a Napoli. – ad affermarlo è l’Associazione Articolo 21 attraverso il suo portavoce Giuseppe Giulietti – Noi siamo vicini e solidali con i giornalisti che esercitano nel migliore dei modi la loro professione che è quella di informare i cittadini su quel che accade.

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Così ho avvelenato Napoli

di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi – il servizio di copertina dell’Espresso in edicola

Le confessioni di Gaetano Vassallo, il boss che per 20 anni ha nascosto rifiuti tossici in Campania pagando politici e funzionari

Temo per la mia vita e per questo ho deciso di collaborare con la giustizia e dire tutto quello che mi riguarda, anche reati da me commessi. In particolare, intendo riferire sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all’anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave, in terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito…Comincia così il più sconvolgente racconto della devastazione di una regione: venti anni di veleni nascosti ovunque, che hanno contaminato il suolo, l’acqua e l’aria della Campania.

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Scivolando

fc35cop Ho passato parte della mattinata nello studio professionale di un amico, un tipo progressista senza essere radicale, con il quale sono in sintonia su parecchie cose. Mentre aspettavo il mio turno nella sala d’attesa non ho potuto non notare la trasformazione avvenuta sul tavolino che faceva angolo tra i due divanetti. Oltre a qualche immancabile rivista d’arredamenti, era completamente scomparso L’Espresso, che ricordavo troneggiare da sempre, sostituito unicamente da Famiglia Cristiana.

Poi col mio amico non ho avuto occasione di indagare, abbiamo parlato di Olimpiadi e di Ezequiel Lavezzi, ma mi sono domandato cosa fosse cambiato. E’ il mio amico a essersi mosso? Chissà… E se il mio amico fosse rimasto quel che era? Allora chi si è spostato? Famiglia Cristiana a sinistra o L’Espresso verso destra?

Grand Hotel Pecoraro Scanio

Pubblico qui il pezzo postato da Martino Mai per i dialoghi e che uscirà domani sull’Espresso. Uno non sa bene cosa la sinistra deve essere, ma sa cosa non deve essere un dirigente politico della sinistra: un bandito come Alfonso Pecoraro Scanio. Visto che in galera quelli come te non ci possono andare in questo paese, almeno abbi la decenza di iscriverti a Forza Italia, schifoso.

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Grand Hotel Pecoraro Scanio Marco Lillo per L’espresso
Dura la vita del ministro dell’Ambiente. Basta guardare l’elenco dei viaggi di Alfonso Pecoraro Scanio nella seconda metà del 2007, contenuto nelle carte inedite dell’indagine che lo riguarda, per rendersene conto. Mai un momento fermo. Sempre in giro tra Miami, Parigi, la Normandia, Saturnia, Perugia e Milano. Tutte vacanze in alberghi super lusso e mai una volta che riuscisse a saldare il conto. Forse non passerà alla storia come il ministro più abile nell’aprire le discariche, ma resterà negli annali per la capacità di farsi pagare relais e hotel a sette stelle. … Leggi tutto

Argentina: spazzatura L’Espresso

chavez_cristina Esser contro la pena di morte di Tarek Aziz (il ministro degli esteri di Saddam Hussein) non vuol dire aver voglia di andarci a cena o, se si dirige un settimanale, affidargli una rubrica e farlo passare per un autorevole opinionista. Eppure è quello che fa, lo abbiamo più volte denunciato, l’Espresso con Moisés Naím.

Naím come Tarek Aziz, probabilmente non ha mai ammazzato personalmente nessuno, ma era un ministro chiave nel governo di Carlos Andrés Pérez, che nell’89 fece ammazzare forse 10.000 persone in un giorno solo con il Caracazo, colpevoli di protestare contro il Fondo Monetario Internazionale del quale l’economista Naím era ligio esecutore.

E quindi Moises Naim è responsabile di crimini contro l’umanità e per quelli essere giudicato, non fare l’opinionista. Insomma tanto impresentabile è Naím che tanto vale che L’Espresso la prossima bustina di Minerva la faccia scrivere a Radovan Karadzic, magari nella sua nuova veste di santone new age.

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Decreto Sanjust

di P.Gomez e M.Lillo, L’Espresso

L’incontro con la giovane annunciatrice. Il feeling immediato. Poi gioielli, inviti, regali in denaro. E una nomina a Palazzo Chigi. Ancora una volta il premier mescola pubblico e privato

Questa volta non è solo una questione di stelline e raccomandazioni. Per l’ex annunciatrice Rai Virginia Sanjust di Teulada, Silvio Berlusconi ha fatto di più. Niente a che vedere con le intercettazioni in cui il Cavaliere chiedeva ad Agostino Saccà di far lavorare un manipolo di attricette “per tenere su il morale del capo” o conquistare al centrodestra, tramite i favori alle ragazze, alcuni senatori del centrosinistra. No. Stavolta, per far felice Virginia, Berlusconi ha messo in moto la presidenza del Consiglio. Ha promosso atti concreti, con tanto di numeri di protocollo e stanziamenti a valere sul bilancio dello Stato. O almeno così sostiene l’ex marito di Virginia, l’agente segreto Federico Armati.
In una singolare causa contro il premier lo 007 ha depositato al tribunale dei ministri un decreto con cui la ragazza, il 20 ottobre 2003, veniva nominata da Berlusconi “esperta della presidenza del Consiglio”. E ha chiesto ai giudici di acquisirne un secondo: quello con cui Palazzo Chigi, alla vigilia delle elezioni del 2006, dopo aver licenziato dal Sisde lo stesso Armati, lo riassume per trasferirlo al Cesis, l’organismo di coordinamento tra i servizi segreti civili e militari.

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Tonino di Pietro, ma non lo sai che si fa ma non si dice?

dipietro Forse ha ragione Antonello Soro a dire che la parola “magnaccia” non appartiene al linguaggio del PD e forse ha ragione perfino l’attendente di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, a sostenere che quello di Antonio di Pietro sia un linguaggio “rozzo e volgare”. Ma alzi la mano chiunque abbia letto le intercettazioni in questione, pubblicate dal settimanale L’Espresso, e non abbia pensato che il capo del governo con quelle chiamate non stesse proprio piazzando le sue donnine allegre al miglior offerente.

La ricchezza della lingua italiana per l’opera di Berlusconi, così come emerge da quelle telefonate, dà ampia scelta: oltre che magnaccia, c’è lenone (bel termine classico oltretutto), mezzano, ruffiano, pappone, sfruttatore, protettore… Immaginiamo per un istante Bonaiuti e Soro, con la penna rossa in mano, correggere “magnaccia” con “lenone”: Berlusconi è un lenone. Che bel paese sarebbe.

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Beppe Grillo, diavolo o santo?

Post aggiornato sabato 12, ore 12.45

In passato scrissi parecchio e criticamente di Beppe Grillo e del V-day soprattutto in questo articolo e ci furono un numero importante di dialoghi facilmente rintracciabili. Tuttavia mi continuano ad arrivare segnalazioni, che descrivono Grillo come una specie di demonio. Basta guardare questo articolo di Disinformazione e questo post nel suo blog del giornalista dell’Espresso Alessandro Gilioli.

“Disinformazione” soprattutto accusa Grillo di avere un agente. Se vi dico che la cosa non mi scandalizza manco pe’ gnente? Gilioli cerca di

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Media mainstream e blog

Luca Conti di Pandemia, pubblica una classifica interessante e border line con uno degli aspetti del giornalismo partecipativo, ovvero del rapporto tra blogger informativi e media mainstream nella costruzione del loro agenda setting.

Senza entrare in questa sede nel merito in senso più ampio, questa classifica, estratta da Wikio, dà alcune piste interessanti. La Repubblica, il quotidiano che storicamente è stato pioniere dell’online, che più ha investito e che più ha strizzato l’occhio alla fornitura di spunti ai (e dai) media nati online e ai blog  (basti pensare a

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Presunzione di colpevolezza per la rumena presunta rapitrice di bimbo

In Italia, se ti chiami Berlusconi, o Fassino, o Fazio, sussiste una forma estesa di presunzione di innocenza che (vedi Previti) va perfino oltre la condanna passata in giudicato. Se invece sei rumena, specie se prostituta o zingara, sei colpevole senza processo ed è già tanto se non ti fuciliamo sul posto.

Il caso è quello di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo. I media sono del tutto univoci: la donna, rom, nomade, zingara, a seconda del grado di grossolanità, è sicuramente colpevole di aver nascosto un bambino di tre anni sotto la sua gonna per sequestrarlo. Dalla Rai a Mediaset, dall’ANSA al Corriere della Sera a Repubblica non si trova un condizionale a pagarlo un milione. Del resto è noto (leggasi: è diffusa vulgata) che gli zingari rapiscono i bambini e non importa che MAI nella storia uno “zingaro” sia stato condannato … Leggi tutto

Omero Ciai, lo scolaretto di La Repubblica, beccato per l’ennesima volta a copiare

La storia, gustosissima, ve la racconta Attilio Folliero ed è a lui che vi rimando. L’inchiesta nella quale Omero Ciai scoprirebbe le malversazioni della famiglia Chávez è, secondo quanto rivela Folliero, completamente copiata da altra fonte, ed è ragionevole pensare che Omero Ciai non sia mai stato nei luoghi che descrive e non abbia mai incontrato le persone che dichiara di aver incontrato. Di più, Omero Ciai spaccia come propria un’inchiesta da altri realizzata. Non proprio una sciocchezza in quanto a deontologia professionale.

Ciò segue ad una lunga serie di articoli scopiazzati da Ciai in giro, come puntualmente rivelato da questo e altri siti. E’ davvero sicuro il direttore Ezio Mauro che i lettori di La Repubblica non meritino una miglior copertura sugli avvenimenti latinoamericani?

Faccio solo tre brevi considerazioni:

1) si conferma una volta di più che il gruppo editoriale L’Espresso … Leggi tutto