Friday 25 May 2012, 05:52

Gli articoli con tag: " legalità "

Gianni Alemanno si indigna per le scarcerazioni. E quegli otto mesi a Rebibbia?

Indignandosi per le scarcerazioni dei fermati di Roma Gianni Alemanno ha colto due occasioni. E’ uscito dall’angolo nel quale si è ficcato per la parentopoli romana, nella quale è coinvolto fino al collo, ed è riuscito a far vedere che anche tra gli ex-fasci filoberlusconiani, quando non vige il garantismo assoluto per chi ruba, nei confronti del conflitto sociale alligna sempre e solo la passione per il manganello.

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Le cinque tesi del popolo viola

Devo confessare che non cambierei una virgola delle cinque tesi del popolo viola riunito a Roma: sì alla costituzione e alla ricerca, no alla precarietà e alle mafie (gc).

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Prof. Marcello dell’Utri, dall’Ucciardone alla cattedra nell’Università di e-campus

dellutri bossi Tenetevi forte prima di cliccare.

E’ il futuro che avanza nell’Università privata del futuro, E-Campus, l’Università del CEPU fatta da soli professori precari dove pochi giorni fa è andato in visita l’uomo saggio che ci governa.

Prendete un pregiudicato, uno che di trame nere e mafiose ne sa tante, e fatelo professore, di Storia contemporanea. Del resto non è proprio lui, Marcello dell’Utri, ad aver “scoperto” i falsi diari di Mussolini spacciandoli per veri?

E volete sapere l’ultima della Gelmini?

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Messico: López Obrador ci riprova

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Andrés Manuel López Obrador, in uno Zócalo di Città del Messico gremito (foto) di sostenitori, ha annunciato ieri la sua candidatura alle elezioni presidenziali 2012.

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Antanas Mockus in grafica

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Pubblichiamo alcuni dei bei manifesti della campagna elettorale di Antanas Mockus alla presidenza della Colombia. I testi sono qui e qui.

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Incredibile: Finocchiaro/Scajola, Lucio dell’Inter, la British Petroleum

Incredibile botta di vita di Angela Finocchiaro del Partido Democratico: “se Scajola non viene a chiarire in parlamento allora chiederemo le dimissioni”. L’ultima volta che il PD ha chiesto le dimissioni di qualcuno fu per lo scandalo della Banca Romana nel 1891, quando capo del governo era di Rudinì.

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Antanas Mockus, un verde per la Colombia?

Chi è Antanas Mockus, il candidato verde in testa ai sondaggi per le imminenti elezioni colombiane? Riuscirà un filosofo di origine lituana, ex sindaco di Bogotà, a sbaragliare il regime uribista? Non vale troppo la pena dar retta ai sondaggi in Colombia ma a quattro settimane dal voto le inchieste demoscopiche lo affiancano o addirittura lo mettono in testa, davanti al candidato uribista Juan Manuel Santos, padrone dei media e in grado di decidere della vita e della morte di molti colombiani. Il 30 maggio, data del primo turno, sapremo se la Colombia è attesa dalla presidenza di quello che Guido Piccoli definisce “un Beppe Grillo creolo”.

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Dagli USA Salvatore Mancuso ammette: “noi paramilitari appoggiammo attivamente Uribe”

Salvatore Mancuso, capo supremo delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) e una delle figure più sinistre di narcotrafficante e paramilitare colombiano, a capo di bande di sicari ai quali si attribuiscono almeno 5.000 omicidi, stretto alleato della ‘ndrangheta calabrese e dal 2008 estradato negli Stati Uniti, dichiara davanti alla Corte Suprema che appoggiò l’elezione di Álvaro Uribe.

Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.

La storia dell’avvocato Gelmini

E’ singolare, ma non stupisce. La storia, nel nostro “liceo nuovo”, è una successione cronologica di eventi “correlati secondo il tempo”, in cui – occorre dirlo? – individuare le “radici del presente”. A che serve un astratto percorso botanico tra i semi invisibili del lontano passato e le incomprensibili piante che costituiscono il mondo d’oggi? A capire il presente o giustificarlo? Non è la stessa cosa. L’impressione è che non torniamo a Ranke e alla histoire événementielle. Peggio. Siamo di fronte a un corpo amputato, una cesura netta di cui la vittima designata è il pensiero critico. Lo studioso che s’arrovella sul problema drammatico del silenzio del “fatto” qui da noi da noi non ha più patria. … Leggi tutto

REPORTAGE – Ciudad Juárez: viaggio al termine del neoliberismo (ultima parte)

Juarez5 Il sogno dell’industrializzazione neoliberale si è trasformato in un incubo. Ciudad Juárez, frontiera tra il nord e il sud del mondo, la città delle “maquiladoras” e dei femminicidi è oggi la città più violenta del pianeta. Negli ultimi due anni la guerra tra narcos, nella quale è coinvolto come parte in causa l’esercito messicano, ha già causato 4.700 morti e 100.000 rifugiati.

Terza e ultima parte, la prima parte può essere letta qui, la seconda qui.

Reportage di Gennaro Carotenuto e Chiara Calzolaio da Ciudad Juárez

STATO D’ASSEDIO Da quando è stato eletto, il presidente Felipe Calderón ha dichiarato guerra al narcotraffico. La sua strategia non consiste nell’investire nella società civile e nella legalità ma nella militarizzazione del territorio attraverso il controverso esercito messicano. Questo è costruito per occuparsi dell’ordine interno e in molteplici contesti si è dimostrato essere pienamente coinvolto nel narcotraffico che dovrebbe combattere. Lo dimostra il fatto che il 16 dicembre 2009, a Cuernavaca (centinaia di km dal mare nello stato di Morelos), la DEA statunitense sia ricorsa alla Marina, nell’operazione per detenere e uccidere Arturo Beltrán Leyva, alias “il capo dei capi”. Questo, quella sera stessa, aspettava a cena il generale Leopoldo Díaz Pérez, responsabile militare dell’intera regione.

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REPORTAGE – Ciudad Juárez: viaggio al termine del neoliberismo (seconda parte)

Juarez3 Il sogno dell’industrializzazione neoliberale si è trasformato in un incubo. Ciudad Juárez, frontiera tra il nord e il sud del mondo, la città delle “maquiladoras” e dei femminicidi è oggi la città più violenta del pianeta. Negli ultimi due anni la guerra tra narcos, nella quale è coinvolto come parte in causa l’esercito messicano, ha già causato 4.700 morti e 100.000 rifugiati.

Seconda parte, la prima parte può essere letta qui.

Reportage di Gennaro Carotenuto e Chiara Calzolaio da Ciudad Juárez

MODERNITÀ Juárez è enorme. Lo spazio urbanizzato verso il deserto non ha limiti. Le grandi strade sono percorse da decine di pattuglie dell’esercito e della polizia federale. In mimetica vanno i militari, in nero la polizia federale, entrambi in passamontagna e armati fino ai denti. I posti di blocco asfissianti rallentano il traffico in una città dove il desiderio di normalità si scontra con la realtà. Non erano passate due ore dal mio arrivo in città quando sono stato fatto scendere dall’auto per una perquisizione corporale circondato di militari armati.

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Non vinceremo subito

Chiamare le cose col loro nome vero è il primo gesto rivoluzionario“, affermava Rosa Luxemburg. Non prenderemo il Palazzo d’inverno, ma non ci farà male.”Il Manifesto” del 12 annunciava una mobilitazione a base di raccolta firme e rotoli di carta igienica. Anche questo va bene se altro non c’è: rotoli e carta igienica. Tuttavia, dietro l’enfasi rituale – prosa brillante, lustrini e pailettes – c’è la sinistra all’angolo, appesa al carro di una nebulosa. La “società civile“, dicono gli ottimisti. Lo slogan è efficace, c’è la piazza in armi, un po’ di folclore che peccato non è e la fede illuministica nelle virtù della “ragione“. Senza intenti polemici, però, l’elemento di fondo ha un nome vero: si chiama scollamento e ci separa dalla realtà di un paese che annaspa, mentre sul fronte opposto un governo reazionario sa fare il suo mestiere: alzo zero e fuoco a volontà. … Leggi tutto

Il Decreto e La Piazza Viola – Domenica 7 marzo 2010

La piazza, o meglio la parte centrale di Piazza Navona, è ben riempita alle 15:20 quando, attraversando i vicoli del centro storico pullulanti di turisti ed autoctoni a passeggio, giungo in uno dei luoghi ultimamente più frequentati dall’Italia manifestante. Siamo a poche centinaia di metri dai palazzi del potere: da Piazza Colonna, sede di quel governo sempre più autoritario ed arbitrario, da Montecitorio e da Palazzo Madama, illustri e sbiadite insegne che oggi sembrano quantomai un relitto del passato a fronte delle scintillanti vetrine, mediatiche e non, di Palazzo Chigi.

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Gli “impresentabili”… Formigoni ed Errani: “ineleggibili” ma candidati!

Cosa prevede la legge?

A seguito della legge costituzionale n.1 del 1999 (che introdusse, per le regioni ordinarie, l’elezione diretta dei presidenti di regione), la legge quadro dello Stato n. 165 del 2004 ha fissato alcuni “principi generali” cui le regioni sarebbero state vincolate nel rinnovare la propria legislazione elettorale.
Tra questi, vi è il principio della “non immediata rieleggibilità”, allo scadere del secondo mandato, del presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto (in pratica, un “divieto di terzo mandato” consecutivo per i governatori).

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Il dato politico è… che fare?

A me pare che occorre ora , che la frittata è stata fatta, analizzare l’avvenuto e pensare a come procedere. Io credo che si era creata una situazione quasi farsesca, che aveva superato, di molto, ogni fantasia romanzesca. Il partito di maggioranza, accreditato da tutti , specialmente il Lombardia a surclassare le coalizioni avverse, fa degli errori madornali, o per sciatteria, come credo in Lombardia, e per arroganza o per diatribe interne ( l’allontanamento dall’ufficio elettorale dovuto ad un cambio di candidati dell’ultimo minuto).

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