Tuesday 07 February 2012, 07:20

Gli articoli con tag: " La Repubblica "

Testimonianza da Quito sul Colpo di Stato in Ecuador

Diario del Colpo di Stato in Ecuador….

Quito, Ecuador ore 15,50

Sono appena tornato da una lunga e agitata giornata. Non è un giorno come gli altri qui in Ecudor oggi 30 settembre 2010. Stamattina c’è stato un tentativo di colpo di Stato da parte della Polizia Nazionale. Alle ore 9,30 il Presidente della Repubblica dell’ Ecuador Rafael Correa  si era recato presso l’Ospedale Militare per una verifica post – operazione di qualche tempo fa. Ad attenderlo reparti della polizia che dopo alcuni momenti di confronto lo hanno sequestrato e portato all’interno della Sede Nazionale della Polizia Nazionale che si trova presso la popolarissima Mariana de Jesus.

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Come una cozza allo scoglio, Berlusconi s’attacca al porcello

Non sono pugnalate, Fini, non è Bruto né Cassio e, nei panni di Cesare, Berlusconi fa cilecca persino come caricatura, ma trentatre sono i colpi contati, trentatre le astensioni, una raffica, e dopo la standing ovation dei fedelissimi e il patetico saluto romano, il piccolo re s’è ritrovato nudo. Nulla v’è al mondo che in eterno duri e ora sì, ora saremmo davvero alle comiche finali, se in fondo al tunnel non apparisse lo spettro del naufragio.

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La storia dell’avvocato Gelmini

E’ singolare, ma non stupisce. La storia, nel nostro “liceo nuovo”, è una successione cronologica di eventi “correlati secondo il tempo”, in cui – occorre dirlo? – individuare le “radici del presente”. A che serve un astratto percorso botanico tra i semi invisibili del lontano passato e le incomprensibili piante che costituiscono il mondo d’oggi? A capire il presente o giustificarlo? Non è la stessa cosa. L’impressione è che non torniamo a Ranke e alla histoire événementielle. Peggio. Siamo di fronte a un corpo amputato, una cesura netta di cui la vittima designata è il pensiero critico. Lo studioso che s’arrovella sul problema drammatico del silenzio del “fatto” qui da noi da noi non ha più patria. … Leggi tutto

REPORTAGE – Ciudad Juárez: viaggio al termine del neoliberismo (ultima parte)

Juarez5 Il sogno dell’industrializzazione neoliberale si è trasformato in un incubo. Ciudad Juárez, frontiera tra il nord e il sud del mondo, la città delle “maquiladoras” e dei femminicidi è oggi la città più violenta del pianeta. Negli ultimi due anni la guerra tra narcos, nella quale è coinvolto come parte in causa l’esercito messicano, ha già causato 4.700 morti e 100.000 rifugiati.

Terza e ultima parte, la prima parte può essere letta qui, la seconda qui.

Reportage di Gennaro Carotenuto e Chiara Calzolaio da Ciudad Juárez

STATO D’ASSEDIO Da quando è stato eletto, il presidente Felipe Calderón ha dichiarato guerra al narcotraffico. La sua strategia non consiste nell’investire nella società civile e nella legalità ma nella militarizzazione del territorio attraverso il controverso esercito messicano. Questo è costruito per occuparsi dell’ordine interno e in molteplici contesti si è dimostrato essere pienamente coinvolto nel narcotraffico che dovrebbe combattere. Lo dimostra il fatto che il 16 dicembre 2009, a Cuernavaca (centinaia di km dal mare nello stato di Morelos), la DEA statunitense sia ricorsa alla Marina, nell’operazione per detenere e uccidere Arturo Beltrán Leyva, alias “il capo dei capi”. Questo, quella sera stessa, aspettava a cena il generale Leopoldo Díaz Pérez, responsabile militare dell’intera regione.

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Quando la costituzione e’ una questione di fede.

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La vicenda è nota: in un asilo di Goito l’iscrizione ai fanciulli è stata vincolata alla dichiarazione, da parte delle famiglie, di avere una concezione che sia permeata da una “visione cristiana della vita“.

L’asilo è PUBBLICO.

I soldi sono versati dai contribuenti.
Alcuni di questi potrebbero avere figli.
Alcuni potrebbero essere atei.
Alcuni, nel caso tengano ad una propria coerenza sostanziale, non potranno mandare i figli in una tale sezione dell’asilo nonostante paghino per tale servizio. … Leggi tutto

Il generale Mario Montoya coinvolto nel massacro di San José de Apartadó

Diritti civili: celebrate le prime nozze gay in Messico

100312010125_sp_226_ap_mex_bodas_gay2_g Emma e Janice, Lol Kin e Judith, Jesusa e Liliana, Jaime e David, Daniel e Temístocles oggi sposi. Alle 12.30 in punto di giovedì queste cinque coppie sono state ufficialmente sposate a Città del Messico con tutti i doveri e i diritti che prevede il matrimonio per le coppie eterosessuali.
È un momento storico per la città e per il paese e tra i testimoni d’onore all’evento, celebrato nell’antico palazzo comunale vi è stato lo stesso sindaco di Città del Messico Marcelo Ebrard, possibile alternativa ad Andrés Manuel López Obrador come candidato di Centro Sinistra alla presidenza della Repubblica.
Le storie delle cinque coppie, tre di donne e due di uomini, riunite nella cerimonia, sono molto differenti. In particolare Liliana e Jesusa, una coppia storica e stabile da 30 anni insieme, affermano che per loro non fosse fondamentale sposarsi: “per noi, dopo una vita insieme, in realtà non cambia nulla nella vita pratica, ma pensiamo che sia un gesto fondamentale per le nuove generazioni”.

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Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (1/3)

Di Fabrizio Lorusso

Campo.jpgQuesto reportage nasce dall’esperienza diretta, dalle fonti documentali e giornalistiche, dalle testimonianze, i video e le interviste che io e l’amico Diego Lucifreddi abbiamo raccolto durante il mese di febbraio 2010, periodo in cui siamo rimasti nel quartiere Delmas di Port au Prince, Haiti, per collaborare con l’Aumohd (Associazione di Unità Motivate da un’Haiti dei Diritti) che è un associazione di avvocati volontari dedicati alla difesa dei diritti umani e civili delle persone più povere e svantaggiate soprattutto in quartieri difficili e tristemente famosi come Cité Soleil e Gran Ravine. Visto l’alto livello di corruzione e ingiustizia sociale e giuridica ad Haiti l’associazione si occupa dall’anno della sua nascita (2002) di aiutare i cittadini imprigionati ingiustamente (circa il 90% della popolazione carceraria di Porto Principe), ma nei momenti di crisi come questo, in una metropoli sconvolta da quei 36 secondi di terremoto che ne hanno cambiato la storia, l’Aumohd e il suo presidente Evel Fanfan provvedono a fornire servizi di ogni tipo alla popolazione del quartiere, ai sindacati, ai gruppi di base e alla gente in generale nei limiti delle proprie possibilità. Sono inoltre aperti alla creazione di reti internazionali di supporto e scambio d’informazioni oltre ad accogliere persone volenterose e interessate a conoscere la realtà haitiana. Dopo il terremoto si sta promuovendo una raccolta fondi via PayPal che può consultarsi qui: http://prohaiti2010.blogspot.com/

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Belkys e la Rivoluzione Bolivariana di Venezuela

Intervista a Belkys Guilarte

Belkys Guilarte è una giovane donna e madre venzuelana impegnata attivamente nel processo rivoluzionario bolivariano in corso in Venezuela. È una militante e componente di un gruppo sociale che si batte per i diritti delle donne in Venezuela. Un gruppo nato negli ultimi anni e che lavora nei quartieri popolari di Caracas. Belkys ha partecipato, in compagnia di altri compagni e compagne venezuelani/e, al I incontro latinoamericano dei popoli originari delle due americhe tenutosi a Quito lo scorso gennaio. Incontro organizzato dalla Fondazione del Pueblo Indio dell’Ecuador. Ho avuto il piacere di conversare con lei e di conoscere ancor di più cosa accade oggi in Venezuela. Mi ha rilasciato la seguente intervista:

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Feltri e Bossi I “VERI ISTIGATORI” di Massimo Tartaglia?

Da un po’ di giorni mi chiedo :se possono i vari  Augusto Minzolini(vedi la facilita’ e leggerezza con cui  distorgono l’informazione) allora anch’io, semplice non addetto, posso da una conversazione trarre mie conclusioni , e poi non tanto distorte :

recentemente per pura casualita’ ho parlato via “SKYPE” con un presunto ex compagno di studi di M.Tartaglia,  il presunto attentatore del piu’ amato dagli italiani o meglio il presunto lanciatore di una mai ritrovata statuetta , e conversando conversando prima della Polonia poi dell’Italia   ho saputo quanto segue:

Tartaglia (classe 1967) era un buon studente ed inventore ,poi nel  ’90 incomincio’ a leggere Vittorio Feltri e ne resto’ affascinato, in seguito come tanti suoi cooregionali si esalto’ ad ascoltare  Umberto Bossi , poi codesti soui eroi “voltagabbeneggiarono” ma ormai la sua OSSESSIONE anti-Berlusconi  era inculcata e si stava piano piano tramutando in ODIO. Gli consigliarono di  avvicinarsi  agli ULIVI”, “ASINELLI”, “MARGHERITE”, “DEMOCRATICI”  ma si  accorse subito che questi “oppositori” in realta’ erano dei buoni ed inoffesivi veri profeti del PARTITO DELL”AMORE, allora comincio’ a “premeditare” di fare giustizia da solo contro il Premier-Tyccon.

Qua sotto riporto le prove-cause del disagio del povero Archimede dei ns giorni .

FELTRI E BOSSI quando erano  QUASI COMUNISTI
“Per quattordici anni, diconsi quattordici anni, la Fininvest ha scippato
vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci
con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui
si deve tra l’altro la perla denominata ‘decreto Berlusconi’, cioe la
scappatoia che consente all’intestatario di fare provvisoriamente i propri
comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in
fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in
sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una
repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato
cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignita, e che invece in
Italia e ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano
morti suicidi per la vergogna”.
(Vittorio Feltri, L’Europeo, 11 agosto 1990, subito dopo l’approvazione
della legge Mammi).

“Il dottor Silvio di Milano 2, l’amico antennuto del Garofano, pretende tre
emittenti, pubblicita pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e
alcuni periodici. Poca roba. Perché non dargli anche un paio di stazioni
radiofoniche, il bollettino dei naviganti e la Gazzetta ufficiale, cosi
almeno le leggi se le fa sul bancone della tipografia?”.(Vittorio Feltri,
L’Europeo, dopo la conquista berlusconiana della Mondadori e l’approvazione
della legge Mammi).

BOSSI:
”Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito Partito Fascista.
Questi (di Forza Italia) sono quella cosa li. E si puo dimostrare
facilmente. Al loro interno non hanno nessun meccanismo elettivo. Questo
partito e messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano
nascosti dietro paraventi, non rispettano le regole della Costituzione,
chiamano golpista il presidente della Repubblica, svuotano di potere il
Parlamento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore.
Inoltre usano le televisioni, che sono strumenti politici messi insieme da
Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto Gelli: dove il Paese dal
punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra
contro sinistra dopo la rottura del meccanismo consociativo che faceva da
ammortizzatore. Hanno usato le televisioni come un randello per fare e
disfare. Si tratta di una banda antidemocratica su cui e bene che ci sia
qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di ricostituzione
del partito fascista”
(Umberto Bossi, Ansa, 19 gennaio 1995)

”Richiamo le istituzioni a verificare se nei confronti della Fininvest non
esistano gli estremi per configurare in quelle televisioni lo strumento per
la ricostituzione del Partito Fascista. Se cosi fosse, si proceda ad
oscurare quelle televisioni”
(Umberto Bossi al congresso nazionale straordinario della Lega Nord, Ansa,
12 febbraio 1995).

Mie conclusioni : che siano questi due voltagabbana che hanno reso LABILE la PSICHE  del povero Massimo?

La “Decima” di La Russa sfonda una porta aperta

Fischi per fiaschi e non fa meraviglia: non è un’aquila e la sua poltrona di ministro è nata a Fiuggi e si chiama Fini Gianfranco. Certo, per carità di patria, qualcuno dovrebbe spiegare a La Russa che la vicenda storica del fascismo s’è chiusa senza onore a Salò e, se di antenati ha scelto d’occuparsi, ha preso un granchio: Comsubin risale a “Mariassalto”, la struttura della Marina che seguì la sorte del “Regno del Sud” ed ebbe per nemica la “Decima Mas”. Poco o nulla a che vedere, quindi, con la turpe vicenda di Borghese, disertore e boia nell’Italia repubblichina e poi golpista in quella repubblicana.
Se questa è la premessa d’obbligo, dopo la figuraccia del “ministro della nostalgia”, due parole occorrerà pur dirle sul valore politico della malaccorta incursione per dare a Cesare ciò che a Cesare spetta. Come da rituale, una sedicente sinistra strepita e si strappa i capelli, ma in fondo lo sa bene: La Russa è il terminale destro d’una tenaglia che a sinistra ha in Violante l’alter ego e giunge tardi a sfondare una porta già aperta. Onore al merito: se torniamo a parlare di fascismo, è perché a sinistra qualcuno s’è impegnato veramente a fondo nella strenua difesa dei “ragazzi di Salò”. Certo, la polemica è demodé ma, per capire come sia possibile che dopo settant’anni e tre generazioni, un fascismo di terza mano e un antifascismo sterilizzato tengano ancora banco, occorre tornare per un momento all’alba della Repubblica, a un’aurora che fu molto più buia di quanto in genere siamo soliti pensare. Nel buio fitto e angosciante, basterà un lumicino per veder emergere un antifascismo che non fu semplicemente piegato alla ragion di Stato, com’era probabilmente fatale, ma ridisegnato a tavolino dagli “intellettuali organici” di formazione stalino-comunista del Pci, e ci lasciò in eredità la visione distorta d’una lotta di liberazione “a senso unico”, condotta da un blocco tutto rosso e tutto “garibaldino”. Dietro la trama del disegno c’è la radice delle future e fatali degenerazioni: l’“antifascismo militante” soffocato dal rituale retorico che fa “tabula rasa” dei valori della Resistenza e finisce col salvare i gerarchi riciclati. Ci sono – e se ne sa assai poco – i segreti accordi e i compromessi inconfessati da cui nasce la legge sull’epurazione, che Togliatti, il Guardasigilli, affida alla consulenza decisiva di Gaetano Azzariti, giurista fascista e presidente del tribunale per la razza dal 1938 al 1943; ci sono la continuità dello Stato e uno statalismo sbilanciato in misura marcata verso il capitale, c’è il Concordato inserito nella Costituzione e ci sono – l’esito è fatale – Scelba, Valletta e il sindacato rosso confuso con quello giallo in una spuria commistione interclassista.
Se si torna a quei giorni solo apparentemente lontani, è facile capire come siamo giunti a La Russa e alla sua sfrontata interpretazione del ruolo di ministro della Repubblica. E, d’altra parte, senza La Russa, non sarebbe possibile cogliere il significato più profondo del percorso dei mangiafuoco e degli sparafucile della sinistra estrema, che – ancora una volta in nome della “democrazia” – aprono al dialogo e, dopo avergli tirato addosso sparando a mitraglia, ora tessono la lode sperticata di un parlamentarismo di cui sono protagonisti guitti e figuranti, contenti di trovar posto nella risorta Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Chi è interessato alla conclusione dell’articolo, può cliccare sul seguente link: Il Blog di Giuseppe Aragno

È il presidente brasiliano Lula l’uomo dell’anno

lula2 Mentre si avvia all’ultimo anno della propria presidenza in Brasile piovono i riconoscimenti locali e mondiali sul presidente operaio (per davvero) Luiz Inácio da Silva detto Lula.

Il quotidiano francese “Le Monde” lo ha proclamato “uomo dell’anno”. Se “La Repubblica” se ne duole noi ci associamo e spieghiamo le nostre ragioni. Nonostante alcune mancanze come aver lasciato irrisolta la questione del latifondo, la sua era passerà alla storia davvero come una rivoluzione: quella dell’inclusione sociale.

Il primo gennaio 2010 il salario minimo in Brasile aumenterà nuovamente del 10%, il 5.5% in termini reali. Da quando Lula è presidente, ovvero dal 2003, i salari si sono rivalutati in termini reali del 53.5%. Ovvero un lavoratore che prima guadagnava 200 Euro e con l’inflazione pienamente sotto controllo e scontata nei nostri conti, oggi ne guadagna, sempre in termini reali, 307; e scusate se è poco.

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Quanto astio “La Repubblica”"!

Mi era sfuggita questa breve di “La Repubblica” della vigilia di Natale da Washington sul riconoscimento assegnato da “Le Monde” al presidente brasiliano Lula. Vale la pena.

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Peter Gomez e Marco Travaglio: dal ‘94 ad oggi l’infinita serie di insulti del premier e dei suoi

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Messico giudicato colpevole di feminicidios e desapariciones

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