Thursday 09 February 2012, 04:07

Gli articoli con tag: " Kurdistan "

Ehsan Fattahian Impiccato

http://www.amnesty.org.nz/files/18824_web_2.jpg

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Di parte: Beritan Gulmez

http://www.comune.roma.it/repository/ContentManagement/information/P193744644/mediterraneo_bambini.jpg

“Cosa faranno quei bambini da grandi? Cosa pretendete che facciano questi bambini?”

Sono delle domande che si pone Beritan Gulmez*, 14enne, in un tema che ha scritto alcuni giorni fà:  la  traccia era “Un fatto che  ti ha colpito negli ultimi tempi”.

Oggi Beritan mi ha autorizzata ad inoltrare le sue riflessioni, teme solo il giudizio sulla forma  italiana non correttissima  e che io non ho aggiustato di una virgola. Mentre parlavamo accarezzava la kefia e mi ha raccontato che lo scorso anno in terza media un professore la minacciò  con una nota se non si fosse tolta “quella” sciarpa dal collo. Lei accusò mal di gola e disse che aveva solo “quella”da indossare. Nel silenzio attonito della classe, la discussione andò avanti e il professore non prese provvedimenti ma concluse  che “quella era di parte”. Beritan, la kefia, la toglie difficilmente, solo quando lo vuole lei. Alla fine mi ha chiesto mentre ci salutavamo, come può migliorare la sua sufficienza in Storia, la materia che ama  più di ogni altra.

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Il leggero rumore delle Ali

http://images.movieplayer.it/2004/01/22/la-locandina-di-uccidete-la-colomba-bianca-39232_thumb.jpg Giornate di Musica e Tregua, anche se Vittorio Arrigoni dice che solo i morti la vedono al 21 gennaio a Gaza. Sembra che le armi meccaniche e chimiche, le macchine volanti,  e tutte le diavolerie di questo mondo si siano azzittite finalmente. La voce di Aretha Franklin, nera certa, ha cantato Obama e vola la speranza, la leggo anche se qualcuno esprime se ma e però. Nacque nel ‘52 Vola, Colomba Bianca vola : “Dio del Ciel se fossi una colomba Vorrei volar laggiu’ dov’e’ il mio amor, Che inginocchiato a San Giusto Prega con l’animo mesto…Fummo felici uniti e ci han divisi Ci sorrideva il sole, il cielo, il mar Noi lasciavamo il cantiere Lieti del nostro lavoro E il campanon din don Ci faceva il coro Vola, colomba bianca, vola…il coro ripete”. … Leggi tutto

I minori augurano Buona Crisi e felice nuova Paura

di InterDo [ 19 Dicembre 2008 ]

Foto di Valentina Perniciaro _muri di Atene_Foto di Valentina Perniciaro _muri di Atene_

E’ accaduto qualcosa di nuovo che può  farci fermare un momento? Le notizie- si sa-quelle vere, vanno a  a finire nei cassonetti, come la carta dei regali scartati, dopo il 25 dicembre. Per carità,  due ragalini, robbette da niente…ma come si fa a non fare nulla? E’ quello che mi chiedo anche io. E  stiamo fermi, come tanti alberi di natale. Sul mulo e l’asinello, ci camminano altri, anzi alcuni vanno a piedi. Per chi avesse voglia di continuare a leggere e trovare qualcosa di nuovo, niente di eccitante premetto, consiglio  di leggere e guardare  Baruda . Ha delle foto splendide, perchè l’ autrice, giovane e reale, è una piccola donna di quelle dure,  tenera quando le pare e fotografa e scrive…

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Comunicato UIKI per Leyla Zana

Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia

All’attenzione dell’opinione pubblica italiana,

Comunicato stampa sul nuovo possibile arresto di Leyla Zana e sulla militarizzazione del Kurdistan … Leggi tutto

Giuliana Sgrena torna in Iraq. Per tutti noi

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto. Ma la vittima di solito no.
Invece c’è una giornalista – intrepida o un po’ folle, dipende dai punti di vista – che ha deciso di rivarcare i confini del proprio incubo personale per continuare a fare il suo mestiere sul campo, secondo coscienza. … Leggi tutto

La leggenda del re galantuomo e dell’indio villano ed ingrato

p_30_09_2008 Sandro Viola, classe 1931, è uno dei patriarchi del giornalismo italiano. Ieri ha scritto un editoriale su Repubblica intitolato “Il Re e i talk show”. Nell’articolo si lamenta della pessima qualità dei vari Ballarò, Porta a Porta eccetera e lo fa con un esercizio retorico scarsamente degno della sua lunga carriera.

Il succo è che per Sandro Viola sarebbe bello avere un Juan Carlos di Borbone con l’autorevolezza di zittire politici impresentabili come fece al vertice iberoamericano di Santiago del Cile nel novembre 2007 con Hugo Chávez.

Per Viola quel “por qué no te callas”, “perché non stai zitto”, pronunciato dal Borbone al negraccio dell’Orinoco, come il cameo di Marshall McLuhan in “Annie Hall” di Woody Allen, assurge ad una sorta di rivincita delle persone dabbene verso i politici quaquaraquà.

Il dabbene è Don Juan Carlos di Borbone e il quaquaraquà ovviamente il presidente del Venezuela.

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Olimpiadi in Cina, dagli al tedoforo!

W300px_0704-mid-protestQuanto è facile farsi pubblicità mondiale e passare per difensore dei diritti umani lavorando un quarto d’ora per intimidire vigliaccamente (ebbene sì, può aver ragione perfino il regime cinese) un ragazzino, una signora, un ginnasta che porta in giro la fiaccola olimpica.

E’ facile e ben pagato, ma l’unico risultato che ottiene è far passare la Cina da vittima avendo cura di non danneggiarne minimamente gli interessi. Intanto le democrazie europee un po’ reprimono, un po’ no le aggressioni ai tedofori e l’opinione pubblica si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità.

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Il Pkk kurdo non è “terrorista” dice la Corte di giustizia europea, di Orsola Casagrande (il manifesto)

Il Pkk non va inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche stilata dall’Unione europea nel 2002. Il tribunale di prima istanza della corte di giustizia europea del Lussemburgo ha pronunciato ieri un verdetto per molti versi storico. … Leggi tutto

Feste in volo sul Kurdistan?

“La guerra mi ha portato i miei migliori amici, alcuni poi se li è
portati via”, così dice Hevi e ha 21 anni, è una donna curda del Pkk,
poesia e politica della resistenza.
Il Kurdistan è in Turchia, Armenia, Siria, Iran, Iraq, il suo petrolio è
di tutti, è l’agognato primato geopolitico per competere con gli Usa e
l’Unione Europea.La Turchia bombarda nuovamente con aerei e poi con
l’artiglieria le basi del Pkk in Nord Iraq, lo annuncia lo stesso
stato maggiore delle forze armate turche e dice  inoltre che le
operazioni militari proseguiranno nelle aree di confine tra Turchia e
Iraq, “non importa quali siano le condizioni”. Si colpiscono le basi
della guerriglia curda del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk).Ci
sono montagne in Kurdistan, lì dove è già Iraq, lì dove è ancora
Turchia, in quel confine che fa dire a una guerrigliera davanti a un
falò: “Per me  il fuoco e la montagna significano la libertà, che è una
cosa irraggiungibile”.

Li chiamano ribelli curdi, quelli che da anni muoiono sotto i raid
turchi. I curdi si esprimono nelle lingue del paese in cui vivono, come
imposto dalle regole scolastiche del luogo, alcuni hanno scordato per
sempre l’espressione più autentica del loro popolo, molti hanno pagato
con la vita il pronunciare la loro autodeterminazione.

Nelle pagine dei giornali, in questo Natale 2007 apprendiamo che almeno
800 soldati turchi sono penetrati in Iraq, non sono certo pastori…

Intanto a Modena pochi giorni fa di questo dicembre, si è potuto vedere:
“Ayazma. Ghetto curdo nel cuore di Istanbul” in cui è descritta in 12
minuti una baraccopoli che sorge nel cuore della moderna Istanbul. Sono
seguiti   reportage dalla Turchia meridionale e orientale che
documentanol’impegno delle associazioni e  delle amministrazioni locali
italiane per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione
curda nel sudest della Turchia, per  lo sviluppo di Centri sanitari per
donne e bambini dove a differenza degli ospedali turchi, sia possibile
avere
cure sanitarie ed esprimersi in lingua curda.
Poi ci sono le Madri della Pace, un gruppo di donne nato nel 1999, che
iniziarono le marce  per giungere ad una vita libera e in comune, dopo
aver perso parenti e amici kurdi ma anche turchi e della Georgia.
Rivolsero il loro appello anche da Roma dove le conobbi con le Donne in
Nero, dicendo: “Uniamo le nostre  mani, preserviamo i nostri figli dalla
morte e altre madri dal pianto, fermiamo le guerre”. Non furono mai
spettatrici ma donne in lotta.“Noi non cerchiamo la vendetta, al
contrario noi abbiamo seppellito i nostri dolori nei nostri cuori e
stiamo lottando per la pace”.  Chissà se ancora pubblicano un periodico
bimestrale “BARIS”
(termine turco per pace). La loro organizzazione è indipendente.

Di Ocalan, nel frattempo, non abbiamo nessuna notizia, è il loro
amatissimo capo rinchiuso da anni in un carcere solo per lui, dove finì
grazie all’allora governo  e persona di  D’Alema, il governo e
la politica estera intelligente ed amica che abbiamo ancora.
Ma quello che mi preme, perchè di curde e curdi ne conosco nel viterbese
e nel Lazio, è sapere che Feste stanno facendo a questo popolo senza
pace da anni come la Palestina.
Era il 2006 quando Stefano Savona fu premiato con la sua “Primavera in
Kurdistan” come miglior documentario italiano dell’anno al
Festival di Bellaria,  al Cinéma du Réel di Parigi, al Trento Film
Festival, al Cervino Cinemountain International Film Festival 2007, al
Salina Doc Festival. E’ un film politico e poetico, che narra del
viaggio di alcuni combattenti del Pkk (il Partito dei Lavoratori del
Kurdistan) dal Nord dell’Iraq verso il confine con la Turchia.
Immagini straordinarie ed interviste condotte con amore di vita
partigiana, di ragazze e ragazzi che vivono sulle montagne che abbiamo
avuto l’opportunità di vedere perchè come ci racconta il regista Savona
:“Sono partito da solo con la mia videocamera facendomi prestare 3.000
euro. Non avevo nient’altro. Solo in seguito Arté mi ha dato un
finanziamento per il montaggio”, con una sola videocamera (la  Sony 150)
e un microfono.“Questo vuol dire – sostiene Savona – che film si possono
fare con qualsiasi strumento, se uno li vuole fare”.

Il documentario lo vidi quest’autunno a notte fonda, alle 23,50 di un 2
ottobre  su Rai Tre.
Vi consiglio di andare, quando volete a questo link

http://www.minimumfax.com/media.asp?mediaID=7

dove si vede la primavera in Kurdistan, non un Natale che non c’è, nel
Paese che non esiste come la Palestina, entrambi Francobolli neri della
Strategia Politica e Finanziaria Globale.

Che passino presto queste Feste, per loro e per noi, che torni la vita,
quella vera e non quella di un giorno convenzionale per il commercio
delle anime e dei corpi.
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Doriana Goracci
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I curdi hanno sempre torto

ToroSeduto Come gli indiani d’America, come gli ebrei dei ghetti e i palestinesi di Gaza, i curdi hanno sempre torto. Sono passati 87 anni dal trattato di Sèvres, che proclamò l’indipendenza del Kurdistan, e 84 da quello di Losanna che la cancellava senza neanche menzionarlo, e ancora una volta le loro ragioni stridono con la geopolitica e la realpolitik. Gasati da Saddam Hussein, repressi e discriminati in Turchia fino ad esser loro impedito di parlare la loro lingua come ai catalani sotto Franco, traditi da Bush padre, che li fece sollevare e poi li tradì abbandonandoli alla rappresaglia nel ’91, sono utili se fanno funzionare i pozzi di petrolio a Kirkuk, ma sono sempre e solo terroristi se ricordano di esistere. In quanto curdi.

Perché nessuno parla dell’epidemia di colera in Iraq?

kirkuk-map Solo nella città di Kirkuk, Kurdistan iracheno, nel giro di un mese si sono registrati più di 2.000 casi di colera, e l’epidemia si sta espandendo, già che nell’ultima settimana i casi registrati sono stati almeno cento al giorno. In tutto l’Iraq, secondo il Ministero della Sanità di quel paese, gli infettati sarebbero oltre 3.000 e i morti almeno 12.

E’ difficile incolpare gli untori di Al Qaeda oppure, in maniera speculare, gli untori Marines. E allora si preferisce il silenzio.

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Il giorno che lo scontro di civiltà si è squagliato tra sorrisi e mercatini

“Impero del Male contro Bene”, due a zero e palla al centro! Nancy Pelosi, presidente della Camera statunitense (ma non ditele ‘la Bertinotti’ di quel paese) va a Damasco e conversa amabilmente con il Male, il giovane Assad. Nelle stesse ore, il Feroce Saladino a Teheran sorride e manda baci in mondovisione. “Houston, abbiamo un problema!”

Dopo una giornata come quella di ieri i teorici dello scontro di civiltà e delle guerre infinite sono disperati. C’abbiamo messo anni a demonizzare l’impero del Male e invece bastano un paio di pacche sulle spalle di berlusconiana memoria e gli’è tutto sbagliato e tutto da rifare, come avrebbe detto Gino … Leggi tutto

George Bush come Sean Connery: Licenza d’uccidere

George N(erone) Bush ha dato licenza di uccidere gli agenti iraniani in territorio iracheno. Appena due settimane fa aveva fatto assaltare il consolato iraniano ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, e sequestrare cinque diplomatici.

Non fosse stato per l’asimmetria mediatica, che giustifica sempre smaccatamente le azioni criminali a patto che siano perpetrate dai “buoni” (Machiavelli?) l’incidente di Erbil doveva essere comparato al sequestro di diplomatici statunitensi a Teheran del 7 aprile 1980, del quale si dice fu protagonista il giovane Ahmedinejad, e che fu utilizzato per … Leggi tutto