Negli utimi giorni ho ricevuto molteplici richieste in merito e quindi pubblico con piacere un frammento sulla morte di Carlos Andrés Pérez (nella foto con George Bush padre) da un più ampio articolo scritto per il cartaceo di “Latinoamerica” in uscita in questi giorni (gc).

Carlos Andrés Pérez (1922-2010, in carica nei periodi 1974-1979 e 1989-1993 detto El Gocho, o CAP), militante socialdemocratico fin dagli anni ’30, amico intimo e poi nemico acerrimo di Fidel Castro, terzomondista nel primo mandato e filostatunitense nel secondo, fece una rapida carriera come segretario e poi come Ministro degli Interni di Rómulo Betancourt, del quale fu l’erede politico. “Disparen primero, averigüen después”, “prima sparate, poi controllate” era la regola dichiarata della polizia alle dipendenze di Pérez, una logica criminale che causò centinaia di morti e che tuttora è difficile da sradicare. Divenuto presidente passa alla storia per la pseudo-nazionalizzazione del petrolio negli anni ’70. Questa aprì le porte alla cosiddetta “Venezuela saudita” che significava il saccheggio dell’erario da parte di profittatori privati ma soprattutto del controllo da parte delle multinazionali straniere sul petrolio pubblico del paese. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 25 dicembre 2009, 19:15
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America latina, Storia
E’ morto a 93 anni a Caracas Rafael Caldera.
Democristiano, fu in casa sua che nel 1958 si gestò il Patto di Puntofijo che, dopo la caduta del dittatore Marco Pérez Jiménez, stabilì in Venezuela una democrazia dell’alternanza tra i democristiani del Copei, del quale Caldera è stato uno dei maggiori dirigenti, e i socialdemocratici di Acción Democrática.
Puntofijo fu un patto che da una parte salvò il Venezuela dalle dittature fondomonetariste che distrussero l’America latina negli anni ‘70 ma dall’altro rappresentò una morsa in grado di continuare a garantire per 40 anni il controllo delle straordinariamente corrotte élite sul paese.
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Oggi è una fredda domenica d’inizio inverno in sudamerica, ma è soprattutto una giornata di democrazia nel Río de la Plata e in Honduras dove si terrà il referendum per decidere se in novembre verrà eletta un’Assemblea Costituente che dovrà scrivere una Carta che metta fine a una lunga storia di disuguaglianza e ingiustizia sociale e fermare lo sfruttamento senza limiti del paese da parte delle multinazionali imposto dal Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti.
Tenere il referendum è la miglior risposta al tentativo di golpe messo in atto dall’esercito e dai poteri forti del paese centroamericano condannato dall’ONU, dall’Organizzazione degli Stati Americani (quindi Stati Uniti compresi), dall’Alba, ma non (stranezze della politica) dall’Internazionale Socialista o dall’Unione Europea. Quello honduregno sarebbe (ma la tensione è ancora alta) il secondo colpo di stato che fallisce nel XXI secolo in America latina per la reazione di massa della popolazione in difesa del governo democraticamente eletto dopo quello venezuelano dell’11 aprile 2002 ed è tanto più significativo che una reazione popolare così importante si registri nella regione più fragile, il centroamerica, della Patria grande che più lentamente del resto del Continente sta iniziando a cambiare.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 27 agosto 2008, 14:19
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Politica italiana
Lo stato maggiore del Partito Democratico è tutto a Denver al Pepsi Center per la Convescion democratica. Da Walter Veltroni a Francesco Rutelli, da Piero Fassino a Guglielmo Epifani, con una folta schiera di amici, parenti e collaboratori, son tutti lì a spellarsi le mani (ma è da escludere che almeno Rutelli capisca quello che dicono). In Italia nel loft non è rimasto nessuno; altri tempi rispetto a quando qualcuno al Bottegone restava pure a ferragosto.
Ovviamente Veltroni si è affrettato a spiegare che va bene il Pepsi Center, ma anche la Coca-Cola gli piace e va bene Barak Obama, ma anche su John McCain non ha nulla da dire. Appunto.
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di Francesco Zurlo, venerdì 15 febbraio 2008, 14:51
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Dialoghi
da Camminare Domandando

Quando più di vent’anni fa nel 1985 Alan García andò al potere in Perù, era l’ “idolo” della socialdemocrazia europea, da Craxi a Felipe Gonzales. Era giovane (a 36 anni il più giovane presidente della repubblica sudamericana), aveva studiato all’estero, la sua retorica incantava i peruviani durante i celebri balconazos. Soprattutto era fautore di una politica eterodossa nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e credeva, a ragione, che se il Perù non avesse rallentato i pagamenti al grande organismo monetario e non si fosse allontanato dal piano di aggiustamento strutturale che invece il suo predecessore Balaunde aveva seguito pedissequamente, il Perù non si sarebbe mai rialzato dalla recessione. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, sabato 6 gennaio 2007, 18:37
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Dialoghi
Ricevo, volentieri pubblico e consiglio questa intervista rilasciata da Tito Pulsinelli a Patria Grande. Si tratta di un lungo e senz’altro opportuno commento al viaggio di D’Alema in America Latina e all’intervista da questo rilasciata a Liberazione. Non posso non notare -ho fatto letteralmente un balzo sulla sedia- che l’ineffabile Angela Nocioni riesce a farsi bacchettare da sinistra perfino da D’Alema perché arriva a definire la redistribuzione -testuale- come elemosina (sic!).
Non è l’unica perla. Meritano essere citate almeno altre due nocionate. D’Alema definisce Alán García come una costola della sinistra, più o meno come definiva la Lega Nord quando gli faceva comodo: Angiolì, perché non gli domandi come mai ‘sta costola della sinistra sta reintroducendo la pena di morte?
Infine la Nocioni fa almeno dieci domande su Chávez, alle quali d’Alema dà altrettante risposte di chiusura più o meno marcata. La regina delle inviate di Liberazione però non riesce a fare -ma capisco che non si può pretendere troppo dalla vita- l’unica domanda giornalisticamente interessante: allora perché diavolo -unico paese dell’UE- non gli avete votato contro per il CdS?
Intervista a Tito Pulsinelli
Il ministro degli Esteri D’Alema è stato in visita ufficiale in Brasile, Cile e Perù, ricominciando a tessere la trama di una politica estera inchiodata all’unidirezionalità con Washington e Bruxelles, ridotta a pura promozione delle esportazioni. L’Italia era praticamente scomparsa dalla scena latinoamericana, a tutto vantaggio della banca spagnola che è diventata la … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, martedì 5 dicembre 2006, 17:21
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America latina, Primo piano
Per la seconda volta nella storia una proposta dichiaratamente socialista vince, anzi stravince, elezioni presidenziali in pace e democrazia. Dopo Salvador Allende nel 1970 tocca a Hugo Chávez, in condizioni politiche, economiche, culturali, storiche diverse e con una correlazione di forze molto più favorevoli. Propone al mondo, e in primo luogo alla sinistra, un problema politologico che ai più sembrava sepolto: è davvero finito il socialismo?
CARACAS La riconferma a furor di popolo di Hugo Chávez alla presidenza del Venezuela, è avvenuta sulla base di un programma dichiaratamente socialista. In otto anni il Venezuela bolivariano ha operato una massiccia redistribuzione che ha dimezzato la povertà estrema nel paese e la disoccupazione, utilizzando la proprietà pubblica del petrolio. Si può continuare a trattare … Leggi tutto
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Il dodicesimo trionfo elettorale di Chávez, il più chiaro e monitorato di tutti, ma soprattutto il discorso politico con il quale gli ha conteso la presidenza Manuel Rosales, un Achille Lauro venezuelano, testimoniano che l’agenda politico-economica latinomericana è definitivamente cambiata e che nessuno può più vincere elezioni proponendo liberismo economico.
CARACAS – Bisogna vederlo il popolo venezuelano festeggiare. Nel metro di Caracas un anziano sulla settantina, in testa un improbabile cappellino con il volto del Che, che copre una pelata color carbone, stringe il braccio di sua moglie. Gli occhi le brillano di felicità. Tiene a bada una nipotina minuscola … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 13 novembre 2006, 00:34
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America latina, Disinformazione
Come avevo preannunciato, l’aggiornamento del sito girando per cyber messicani, mi risulta molto difficile. Anche se con gli accenti acuti voglio però puntualizzare alcune cose. A presto articoli da e sul Messico, López Obrador, zapatismo, Oaxaca…
Su tutta la stampa di centrosinistra mondiale ha imperversato in questi giorni Sergio Ramírez, ex-dirigente sandinista, con una dichiarazione facilmente riassumibile in “il trionfo di Daniel Ortega è la cosa peggiore che potesse succedere al Nicaragua”. Non importa quanto apodittica sia questa dichiarazione, e non importa preoccuparsi se gli altri candidati fossero effettivamente migliori di Daniel Ortega. Non importa neanche capire perché dopo 16 anni di neoliberalismo spietato (il migliore dei mondi possibili), che ha costretto all’emigrazione il 10% della popolazione, distrutto quel poco di servizi lasciati dalla rivoluzione, e lasciato nell’inedia il 70% della popolazione nicaraguense, finalmente la popolazione nicaraguense abbia detto BASTA a 16 anni di neoliberismo. L’importante è che a far dire che Daniel è il peggio del peggio si trovi disponibile qualcuno che si considera “di sinistra”.
Per le elezioni venezuelane del prossimo 3 dicembre sta già scaldando i motori Teodoro … Leggi tutto
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Il plauso del governo britannico, nella persona del ministro degli Esteri Margaret Beckett, per la forca a Saddam Hussein non è un dettaglio secondario. La Gran Bretagna ha abolito la pena di morte molto tardi, nel 1965, e di recente il governo di Tony Blair si è impegnato con decisione per impedire che l’ONU si facesse parte attiva nella richiesta di una moratoria universale.
Mentre in Italia anche Alleanza Nazionale si mostra fermamente contraria all’esecuzione di Hussein, allora quel governo di centrosinistra europeo che invece applaude alla forca, stride ancora di più. Ancora una volta, sempre di più, l’isola britannica sceglie di allontanarsi … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, domenica 5 novembre 2006, 09:47
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Dialoghi
Peppe One: Sarà questo senso di impotenza di fronte alle stragi di Oaxaca, ma mi viene da allargare il discorso. Un tempo, in un modo o nell’altro, le vicende latino americane erano prese a mo d’esempio nei dibattiti della sinistra italiana, servivano a sostenere tesi -penso al Berlinguer che del Cile … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 21 agosto 2006, 07:30
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America latina
La signora Eliane Karp è latitante. Eliane Karp è famosa perché negli ultimi cinque anni, in quanto moglie di Alejandro Toledo, è stata la “primera dama” in Perù, “first ledi” come diciamo in italiano. Da tempo i peruviani l’hanno definita ambiziosa, arrogante e corrotta, ma lei definì se stessa come “un fenomeno per il quale la società peruviana non è preparata”. L’arroganza non è un crimine ma la corruzione sì. Ed infatti la signora Karp oggi è ricercata dall’Interpol per vari reati connessi con la falsificazione di documenti, e con la sparizione di fondi pubblici nel fantomatico “despacho [ufficio] de la Primera Dama” che dirigeva. Alcuni saggi sul carattere della signora Karp e sul colonialismo culturale del quale hanno patito i peruviani rispetto al personaggio, si trovano in questo articolo di Luís Arce Borja.
La signora Karp, di origine franco- belga- statunitense- israeliana, a seconda dell’interlocutore, doveva aver sentito puzza di bruciato, tanto che … Leggi tutto
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Michelle Bachelet sarà la prima donna presidente del Cile, terza donna del continente americano (prima formalmente di sinistra) dopo la nicaraguense Violeta Chamorro e la panamense Mireya Moscoso. Ma non sarà una presidenza di rottura per una coalizione che governa nel continuismo dal 1989.
E’ Michelle il migliore dei mondi possibile? Gli sciatti inviati della stampa italiana descrivono una campagna elettorale dai toni entusiastici che non esiste. La campagna (si legga Ivonne Trías) è al contrario … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 29 dicembre 2005, 19:12
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America latina
Ho ricevuto vari email che mi chiedono di esplicitare il mio pensiero su Massimo d’Alema e l’America Latina. Lo faccio volentieri, anche se in breve ed in maniera in nessun modo esaustiva.
Massimo D’Alema è quel politico italiano che difendeva l’ex-presidente argentino Fernando de la Rúa, quando questo faceva sparare sulla folla a Buenos Aires. E’ quello stesso politico che quando era Presidente del Consiglio non riceveva la gente del PT “perché tanto Lula non vincerà mai e il nostro referente … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 12 dicembre 2005, 05:05
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Dialoghi
Nessuna sorpresa nel primo turno delle presidenziali cilene. Michelle Bachelet, (nella foto, da pronunciare per favore Micelle Bacelet e non alla francese) candidata della Concertazione che governerà il Cile da qui all’eternità, ha stravinto.
Ha stravinto anche se andrà al ballottaggio tra quattro settimane contro il berluschino Sebastián Piñera, padrone di mezzo paese. Questo ha eliminato per un pugno di voti il figlioccio di Augusto Pinochet Joaquín Lavín. Bachelet ha avuto il 46% dei voti, Piñera il 25%, Lavín il 23%.
Meno buono delle attese il risultato dell’unico candidato della sinistra … Leggi tutto
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