Thursday 09 February 2012, 13:36

Gli articoli con tag: " Ingrid Betancourt "

Antanas Mockus, un verde per la Colombia?

Chi è Antanas Mockus, il candidato verde in testa ai sondaggi per le imminenti elezioni colombiane? Riuscirà un filosofo di origine lituana, ex sindaco di Bogotà, a sbaragliare il regime uribista? Non vale troppo la pena dar retta ai sondaggi in Colombia ma a quattro settimane dal voto le inchieste demoscopiche lo affiancano o addirittura lo mettono in testa, davanti al candidato uribista Juan Manuel Santos, padrone dei media e in grado di decidere della vita e della morte di molti colombiani. Il 30 maggio, data del primo turno, sapremo se la Colombia è attesa dalla presidenza di quello che Guido Piccoli definisce “un Beppe Grillo creolo”.

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Colombia: Pablo Emilio Moncayo libero dopo 12 anni

Alla fine papà Moncayo ce l’ha fatta. Dopo 12 anni il camminatore della pace è riuscito a riportare a casa sano e salvo suo figlio Pablo Emilio, che oggi ha 31 anni ma che ne aveva appena 19 quando divenne prigioniero della guerra civile colombiana.

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Colombia e Venezuela: amore e odio

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Chi si occupa più degli ostaggi delle FARC colombiane?

Moncayo A chi importa della liberazione di Pablo Emilio Moncayo Cabrera, soldatino colombiano da 11 anni nelle mani delle FARC?

A chi importa di suo padre (nella foto), il maestro che ha percorso migliaia di chilometri a piedi per chiedere l’interscambio umanitario?

A chi importa dei sequestrati tuttora in mano alle FARC?

A chi importa delle migliaia di detenuti politici torturati nelle carceri di Álvaro Uribe che Silvio Berlusconi ha appena invitato al G8 come campione della lotta al terrorismo?

Non certo a quanti, media e pubblico europei, palpitavano e si spellavano le mani per Ingrid Betancourt.

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«Ingrid Betancourt più pericolosa dei nostri rapitori»

Arrogante, egocentrica, ladra, scriteriata al punto da mettere a repentaglio le loro stesse vite, cercando di convincere i loro aguzzini che erano spie della Cia. E’ spietato il ritratto di Ingrid Betancourt che emerge dal libro Out of Captivity.

Si tratta del volume di memorie edito da Harper- Collins dove i tre militari americani detenuti assieme alla Betancourt dalla guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) si confessano. Nell’autobiografia a tre mani di 457 pagine Keith Stansell, Thomas Howes e Marc Gonsalves ripercorrono i 1.967 giorni da incubo trascorsi nella giungla sudamericana infestata da insetti e parassiti letali, tra torture, marce forzate in catene e continue minacce di morte, fino alla loro miracolosa liberazione, il 2 luglio 2008, cinque anni e mezzo dopo la data del sequestro.

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Guido Piccoli e Ingrid Betancourt

GuidoIngrid Guido Piccoli (nella foto), il massimo esperto italiano di cose colombiane, offre a Giornalismo partecipativo questo importantissimo contributo a commento della sua partecipazione all’iniziativa bolognese con Ingrid Betancourt. A questo link l’intervento di Guido, qui la risposta di Ingrid (gc).

Il 16 dicembre scorso Ingrid Betancourt è venuta a Bologna per ricevere la cittadinanza onoraria e per partecipare ad una grande iniziativa in suo onore organizzata dal Comitato Betancourt per promuovere la Fondazione Betancourt. Tra gli invitati, oltre ad alcuni cantanti, il giornalista Maurizio Chierici, il presidente di Amnesty International-Italia Paolo Pobbiati, anche il sottoscritto.

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Guido Piccoli a Ingrid Betancourt: anche le vittime del terrorismo di Stato meritano rispetto

guidoingrid 8807170841 Questo è il testo dell’intervento di Guido Piccoli a Bologna nell’incontro con Ingrid Betancourt di stasera.

Vi ringrazio per questo invito E’ un’emozione avere al fianco Ingrid Betancourt. Ho cominciato a conoscere, amare e scrivere di Colombia alla fine degli anni Ottanta ai tempi di Pablo Escobar.

Tutti allora, dai giornali agli amici, mi chiedevano di Escobar, di scrivere su di lui… se l’avessi incontrato. Un mito negativo. Il male.

Dopo quasi 20 anni, con Ingrid, dal male siamo passati al bene. E’ l’unico miglioramento che vedo però.

Credo che faremmo un gran torto ai colombiani, e anche a Ingrid, se l’obiettivo fosse stretto solo su di lei e la Colombia rimanesse, dietro di lei, un paese incomprensibile.

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Quelle “vite degli altri” in Colombia accusano la nostra stampa

montoyabetancourt La storia dei “falsi positivi” in Colombia, della quale diamo conto oggi per Latinoamerica (e non è la prima volta), è una di quelle che dovrebbe provocare una sollevazione morale nella stampa e nell’opinione pubblica. Anche italiana, visto che ha saputo commuoversi per la storia a lieto fine di Ingrid Betancourt.

Il presidente colombiano Álvaro Uribe, il politico latinoamericano più amato dalla stampa internazionale, ha causato la morte di almeno 1.157 persone innocenti, completamente estranee alla guerriglia, perché la logica della “guerra al terrorismo” post 11 settembre pagava un tanto per ogni cadavere.

Così centinaia di cittadini inermi sono stati sequestrati dall’esercito, assassinati, quindi rivestiti con una tuta mimetica con il simbolo della guerriglia delle FARC per permettere agli assassini di passare all’incasso. Omicidi pagati dallo Stato colombiano e, al di sopra di questo, dal governo degli Stati Uniti.

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ARGENTINA / Il tour di Ingrid Betancourt

INGRID:

“LE FARC, ANACRONISTICHE E SENZA FUTURO”

Buenos Aires, Ambasciata di Francia, martedì 2 dicembre 2008. Eccola, finalmente, Ingrid Betancourt, la più nota ex-ostaggio delle “Forze armate rivoluzionarie colombiane” (Farc), liberata lo scorso luglio dopo oltre 6 anni di sequestro. Indossa un vestito elegante ma sobrio. Viso senza trucco, un paio di orecchini pendenti, i capelli raccolti dietro la nuca.

In Argentina, Ingrid inizia una sorta di tour di ringraziamento nei paesi latinoamericani, a 5 mesi dalla sua liberazione. Davanti ad una folta schiera di giornalisti, fotografi ed operatori, riuniti in una sala dell’ambasciata di Francia, la donna franco-colombiana parla lentamente e con voce pacata, quasi dolce. Come dolci sono le sue parole. Soprattutto quando ricorda coloro che sono ancora prigionieri, per i quali chiede un’immediata liberazione. Ha ringraziamenti per tutti: per la Francia, che chiama la sua patria, per i presidenti latinoamericani, per i popoli dell’America Latina, che mai le hanno fatto mancare l’appoggio. Misurata nei confronti del governo colombiano di Alvaro Uribe, Ingrid elogia il paese che oggi la ospita e la sua presidente: “Con Cristina – donna preparata ed impegnata – è stato un incontro tra due donne”.

Qualcuno domanda di Hugo Chávez, forse sperando in qualche frecciata polemica nei confronti del presidente venezuelano. La delusione è servita immediatamente. “Chávez – spiega la Betancourt – è molto importante. Lui ha messo la sua faccia per la liberazione degli ostaggi”. Entrerà in politica?, le domandano. “No, non tornerò in politica, perché questa politica (che non è servizio) non mi piace”. Poi annuncia che, nei prossimi mesi, si ritirerà dalla scena pubblica per dedicarsi alla scrittura di un libro.

Il tono di Ingrid cambia radicalmente quando le domande vertono sulle Farc. Non c’è in lei alcuna comprensione per le “Forze armate rivoluzionarie della Colombia”. “Questo – spiega – è stato il loro anno nero: sconfitte, morti eccellenti, umiliazioni, lotte intestine. Spero che i colpi subiti servano per rettificare le loro posizioni. Certamente non sono una formazione guerrigliera, men che meno sono una guerriglia romantica”. E, su sollecitazione di una giornalista cilena, aggiunge: “Sono preistoriche ed anacronistiche. Io vi suggerisco di andare a leggere le loro proposte programmatiche: non vi troverete nulla di nuovo. Veramente, nulla di nuovo. Anzi, sono tanto conservatrici che io le considero di destra estrema. Se le Farc non cambieranno radicalmente, non avranno più spazio in questa America Latina. Se invece cambieranno, ci troveranno con le braccia aperte in un’attitudine di perdono e fraternità”. Con queste parole ecumeniche, Ingrid Betancourt chiude la conferenza stampa. Dalla sala si alza un applauso. Lei se ne va, quasi in punta di piedi.

Paolo Moiola

Ingrid Betancourt, stasera il documentario

ngc_logo Segnalo, con una punta di scetticismo ma comunque con interesse (e magari Annalisa Melandri mi bacchetterà), il documentario girato in Colombia sulla liberazione di Ingrid Betancourt prigioniera delle FARC che andrà in onda stasera su “National Geographic Channel Italia”, visibile sul canale 402 di SKY.

Segnalo anche che proprio oggi, per la prima volta da luglio, Ingrid è in Colombia per una breve visita privata. Poi tutto può essere, ma la semplice costatazione che la vita di Ingrid Betancourt sia lontanissima dalla regione vale per i nostri pseudo grandi giornali che l’avevano già eletta presidente.

“In Colombia il governo è responsabile del 97% delle violazioni di diritti umani”

montoyabetancourt Appena pochi mesi fa il generale Mario Montoya, comandante dell’esercito colombiano, si prendeva il merito della liberazione di Ingrid Betancourt e si faceva fotografare con lei. Adesso è nella polvere e si è dovuto dimettere per le sue responsabilità nelle esecuzioni extragiudiziali di 12 persone.

E’ la punta dell’iceberg di almeno 1.483 esecuzioni extragiudiziali da quando Álvaro Uribe (oramai sotto accusa per le proprie responsabilità dirette) è presidente.

Con uno studio della delegazione asturiana per i diritti umani si tirano le somme: “il 97% delle violazioni dei diritti umani in Colombia è colpa del governo”. Sindacati, insegnanti e salute sono tra i principali settori sotto mira.

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Colombia: ex-deputato scappa dopo otto anni di prigionia in mano delle FARC

_45144653_2610lizcano203 Come avevamo previsto alla grande stampa interessano solo i sequestri glamour, con passaporto europeo, e molto meno i sequestri in quanto tali. E allora diamo noi la notizia della liberazione in Colombia di Oscar Tulio Lizcano (a destra), ex parlamentare che, secondo le versioni ufficiali sarebbe fuggito insieme ad un ufficiale delle FARC che lo aveva in custodia dopo otto anni di sequestro.

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Martti Ahtisaari Nobel per la Pace

SVETLAphoto Dunque Ingrid Betancourt non ha vinto il Premio Nobel. Gli amici di Giornalismo partecipativo sanno che questa prospettiva né entusiasmava né scandalizzava chi scrive. Non entusiasmava perché sarebbe stato un premio Nobel soprattutto mediatico in un processo come quello colombiano dove migliaia di formichine lavorano veramente da una vita per una pace che resta ancora drammaticamente lontana. Non scandalizzava perché spesso questi premi devono sintetizzare in una persona una ferita e Ingrid Betancourt forse non ne sarebbe stata indegna.

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Ingrid Betancourt, la presidenza e la frivolità dei media

A Nuova York, per l’ennesima volta, Ingrid Betancourt, l’ex ostaggio delle FARC, ha ribadito che non si candiderà alla presidenza della Colombia e che non pensa di fare più politica. Nella conferenza stampa tenuta a Roma il mese scorso aveva imposto il veto totale sulle domande sulla politica colombiana e tra i cinque o sei giornalisti rigidamente selezionati per fare domande, nessuno ha sgarrato né ha pensato di farlo né ha rilevato il dettaglio: Colombia? What’s Colombia?

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Intervista a Narciso Isa Conde: una visione “radicale” del conflitto colombiano

Narciso Isa Conde può essere considerato come uno dei rivoluzionari che hanno fatto la storia del suo paese, la Repubblica Dominicana e quella di tutta l’America Latina per il contributo  del suo pensiero e per il suo impegno attivo  per una terra libera da legami  con l’imperialismo dei “falchi” del Nord. Nato nel 1942, appena adolescente partecipa alla lotta contro il regime di Trujillo.

Diventa  poi Secretario Generale del Partito Comunista Dominicano.

Ha partecipato inoltre  alla rivoluzione di Aprile del 1965 e alla Guerra Patria contro l’invasione degli Stati Uniti.

Durante il regime di Joaquín Balaguer ha sofferto  il carcere, la persecuzione e l’esilio. … Leggi tutto