Friday 25 May 2012, 05:44

Gli articoli con tag: " ingiustizia "

Honduras, Uruguay, Argentina, domenica di democrazia in America latina

Pepe Mujica Oggi è una fredda domenica d’inizio inverno in sudamerica, ma è soprattutto una giornata di democrazia nel Río de la Plata e in Honduras dove si terrà il referendum per decidere se in novembre verrà eletta un’Assemblea Costituente che dovrà scrivere una Carta che metta fine a una lunga storia di disuguaglianza e ingiustizia sociale e fermare lo sfruttamento senza limiti del paese da parte delle multinazionali imposto dal Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti.

Tenere il referendum è la miglior risposta al tentativo di golpe messo in atto dall’esercito e dai poteri forti del paese centroamericano condannato dall’ONU, dall’Organizzazione degli Stati Americani (quindi Stati Uniti compresi), dall’Alba, ma non (stranezze della politica) dall’Internazionale Socialista o dall’Unione Europea. Quello honduregno sarebbe (ma la tensione è ancora alta) il secondo colpo di stato che fallisce nel XXI secolo in America latina per la reazione di massa della popolazione in difesa del governo democraticamente eletto dopo quello venezuelano dell’11 aprile 2002 ed è tanto più significativo che una reazione popolare così importante si registri nella regione più fragile, il centroamerica, della Patria grande che più lentamente del resto del Continente sta iniziando a cambiare.

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La Société des amis des noirs

180px-Seal_of_the_amis_des_noirs_1788 Chi difende un uomo di colore finalmente è avvisato: quel che rischia è un processo e non soltanto a Napoli. A Siracusa Antonio Pedace l’hanno messo dentro e lo processeranno: resistenza e minacce. Ha preso le difese di un eritreo maltrattato dalla polizia.
L’ho insegnato per anni e la vita m’è stata maestra: c’è un filo teso che corre tra politica e storia. E occorrerà pur dirlo: la furia giacobina non fu solo terrore. Robespierre, membro della “Société des amis des noirs“, lottando per il riconoscimento dei diritti degli uomini di colore, pose ai francesi del suo tempo una domanda più attuale che mai. E la giro a Maroni: “quale persona con un senso sia pur minimo di giustizia – chiese ai francesi Robespierre – può dire a cuor leggero a migliaia di persone noi vi abbiamo riconosciuto dei diritti, è vero, noi vi abbiamo riconosciuto uomini a tutti gli effetti, è vero. Ciò nonostante, d’ora in avanti noi vi risospingeremo nella miseria e nell’avvilimento e vi ricondurremo ai piedi dei vostri padroni?”.

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Cuba riammessa all’OSA. Gli Stati Uniti abbassano la testa

fidel-castro Dopo 47 anni l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA, OEA in spagnolo) ha cancellato all’unanimità e senza condizioni la risoluzione imposta dagli Stati Uniti che escludeva Cuba dalle strutture comunitarie continentali. E’ successo nel vertice in Honduras e nelle dichiarazioni di tutti i governanti è la riparazione ad una ingiustizia storica perpetrata dall’OSA contro Cuba e la sanzione che la politica latinoamericana non è più dettata dalla corruzione, i ricatti, le minacce del cosiddetto “Consenso di Washington”.

Il presidente hondureño Manuel Zelaya, nel discorso nella località di San Pedro Sula, col quale con parole inaudite è stata seppellita la risoluzione del 1962 che escludeva Cuba, in presenza di una Hillary Clinton che poteva solo fare buon viso, si è rivolto direttamente a Fidel Castro citando la storica arringa difensiva di questo del 1953: “lo dico al comandante Fidel Castro, oggi lei è stato assolto dalla storia”.

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Prendiamo Guantanamo

Allargo lo sguardo oltre il mio giardino di casa, oltre la sagoma della mia città, oltre la terraferma, oltre il Mediterraneo e il canale di Sicilia con le sue motovedette italiane di ritorno dalle coste libiche, dove è appena stato scaricato al mittente, per il macero, l’ultimo carico di rifiuti umani, clandestini o potenziali rifugiati che fossero, per accorgermi che lo skyline non cambia nemmeno oltre il mio orizzonte più immediato. Lo scenario del diritto umano resta desolante anche nel mondo nuovo di Obama, il cui avvento messianico -si favoleggiava- avrebbe ripulito e ricostruito tutte le macerie di quell’ecatombe dell’umanità e della democrazia che è stata l’era Bush. No, il mondo non è cambiato e non cambierà nell’immediato, anche e soprattutto perchè, al di là dei soprusi del potere, tanto reiterati e inflazionati da non risultarci più mostruosi, anche e soprattutto perchè ciò che prima scandalizzava e prostrava la nostra coscienza di esseri umani, oggi non la scandalizza e non la scalfisce quasi più.

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Agroindustria e biocombustibili, l’impatto nelle campagne brasiliane è duro ma cresce la resistenza

brasil La Pastorale della terra della conferenza episcopale brasiliana è molto preoccupata. Aumenta ogni anno dal 2006 la risoluzione violenta dei conflitti per la terra in Brasile e i tre quarti di quelli che si concludono con morti si concentrano in Amazzonia, nel Pará e nel Maranhão. L’aumento dei conflitti vuol dire che aumenta l’ingiustizia ma anche che aumenta la resistenza. Si perseguitano i difensori dei diritti umani ma mai come ora si sono liberati schiavi: oltre 11.000 persone tra 2007 e 2008 sono uscite dallo stato di schiavitù. La maggior parte di questi erano sfruttati nel più moderno dei settori agroindustriali, quello dei biocombustibili.

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L’Aquila e la vera faccia del padrone 1 Maggio in Krisis

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Il primo maggio che celebro è con il Manifesto contro il lavoro,

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un documento del 1999 del gruppo Krisis , il cui teorico fu Robert Kurz:  ” è l’intellettuale più noto di una vasta schiera di “pensatori pratici” che, in epoca di fallimenti della deriva finanziaria e virtuale del sistema economicista, oppone con forza un recupero della critica radicale del lavoro, contro le posizioni mediane e compromissorie del riformismo che ha da tempo spostato il suo fuoco sulla redistribuzione equa: una sorta di colonizzazione che capitalismo e socialdemocrazia liberale hanno tentato in questi decenni sui territori della libertà critica”.

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Lettera impossibile a Giuseppe Di Vittorio.

Caro Giuseppe,

mi sei tornato in mente quando ti ho rivisto in televisione, qualche settimana fa.

Capisco che possa esserti difficile pensare all’Italia di cui ti scrivo oggi, ma ti basti sapere che quella scatola elettronica, che ai tuoi tempi era sconosciuta ai più, è entrata pian piano nelle nostre case e ha finito, come già qualcuno ai tuoi tempi aveva previsto, per imprigionarci, senza alcuna via di scampo, nel mondo mediatico della falsità e dell’ipocrisia.

Sì, lo so che non riesci proprio ad immaginarla, questa Italia, e d’altronde non penso nemmeno che sarebbe adatta a te: ormai, anche a “sinistra”, si è persa l’abitudine al dialogo e al confronto, e sono sempre meno quelli che sembrano interessati a recuperarla.

Immagino ti faccia piacere sapere qualcosa del sindacato, della “tua” CGIL; bene, la Confederazione non gode certo di ottima salute: è costantemente umiliata e ignorata dal potere della destra ma, ancora una volta, i lavoratori hanno dimostrato di essere dalla sua, dalla tua, parte. E noi comunisti, se possibile, stiamo pure peggio. Il blocco sovietico si è sgretolato vent’anni fa e, com’era prevedibile, questo ha finito con il causare numerosi danni piuttosto che i fantomatici benefici sbandierati dal liberismo occidentale che proprio adesso sta attraversando una crisi profonda che attacca alla base i diritti dei lavoratori. Il PCI, il tuo partito, non esiste più; i tanti che erano comunisti, salvo rare e preziose eccezioni, dicono di non esserlo mai stati e fanno a gara a rinnegare il loro passato, finendo per rimanere senza un presente e senza un futuro.

In compenso al governo sono rimasti gli stessi, fascisti, massoni, democristiani, che hanno solo sostituito all’olio di ricino e ai manganelli, sempre pronti a colpire nei casi più gravi, con il controllo delle masse attraverso la (dis)informazione.

Il problema è un altro, ed è il motivo di questa lettera: quando vedo che di fronte alla crisi, non solamente economica ma anche sociale e culturale del nostro Paese, di fronte alla spregiudicata offensiva dell’Italia più reazionaria, clerical-fascista e padronale, sono sempre meno coloro che si oppongono con forza e che si rendono conto dei rischi che corriamo, mi sento perso, senza un punto di riferimento a cui guardare.

Ti scrivo perché sento il bisogno di chiederti qualche indicazione, di pregarti di indicare la via giusta al sindacato, ai tuoi “figli”, e, con loro, ai lavoratori di questo Paese, di reinsegnarci come si può, quando tutto sembra remare contro, a decidere di non arrendersi, di continuare a lottare per un ideale, contro ogni ingiustizia piccola e grande, dai piccoli campi del sud alle grandi fabbriche del nord, a farlo con passione, riuscendo ad instaurare rapporti umani e politici con chi, come te, come noi, soffre e sogna un mondo diverso, costruito sull’uguaglianza e sulla libertà.

Ormai qua sono sempre di più coloro che dimenticano, per disinteresse o per convenienza, da dove provengono quelle conquiste sociali che vengono date per scontate, senza accorgersi di quanto possono essere svuotate ed erose se non sono difese con l’impegno quotidiano a migliorare la condizione dei lavoratori con la lotta, senza mai elemosinare levandosi il cappello ciò che spetta di diritto.

Mi manchi, Giuseppe. Mi manca quello spirito di giustizia che ti ha spinto, e conte tanti altri, a superare qualunque ostacolo pur di riuscire ad unire ovunque i lavoratori per fare, e farla davvero, la rivoluzione.

Mi manca un uomo, un comunista, un antifascista e un democratico che di questa parola, rivoluzione, non aveva timore.

Ci manca un compagno che credeva davvero nelle uniche due cose capaci di riscattare tutti gli sfruttati e gli oppressi, di ieri e di oggi: unità e lotta.

Mattia Nesti.

Mariastella Gelmini e la nuova maturità: serietà nelle scuole pubbliche, lo sbraco di sempre nelle private

Maturità, corsia preferenziale ai privatisti non serve l'ammissioneDisparità di trattamento per candidati esterni e candidati interni

L’ordinanza ministeriale sugli esami di Stato ha dimenticato di colmare la lacuna

Maturità, corsia preferenziale ai privatisti non serve l’ammissione

Protesta la Flc Cgil: "Quest’anno, con il vincolo della media del 6 chi si è preparato con il fai-da-te gode di un vantaggio indiscusso"

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Lettera al Presidente Napolitano 28 dicembre 2008

Caro Presidente Giorgio Napolitano,
tra pochi giorni devo pagare l’assicurazione dell’auto, circa 800 euro.

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Terremoto: il sentimento di un Paese

A margine del terremoto, di tanto disastro, di tanta rovina, morte e disperazione, c’è una cosa che mi è saltata agli occhi. Sono rimasto molto impressionato nel vedere come questo Paese, nelle sue reazioni, sia ancora una volta diviso in due polarità estreme.
Da un lato c’è la solidarietà, la compassione, la partecipazione al dolore; enormi folle di volontari, di donatori di sangue, di offerte di ospitalità, di aiuto.
Dall’altro c’è già chi "si è stufato di piagnistei", chi tira dritto, con atteggiamento "pragmatico", ben rappresentato da due esempi che vorrei segnalare.

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Michele Salvati: Ritorno a sinistra

new_deal La profonda recessione economica nella quale siamo incastrati dimostra che il modello di «sregolazione » — adottato e imposto dagli Stati Uniti a partire dagli Anni ’80 del secolo scorso e diffusosi in seguito in (quasi) tutto il mondo—non funziona bene. Funziona male, quanto meno, per il settore finanziario, la cabina di regia dell’intero sistema. Questa è ormai convinzione diffusa, accettata obtorto collo anche da coloro che fino a ieri sostenevano che le banche e le istituzioni finanziarie in genere sono imprese come tutte le altre e devono essere lasciate libere di scorazzare per il mondo e farsi concorrenza con il minimo impaccio regolativo, alla ricerca del massimo valore per i loro azionisti. Da questa convinzione segue che occorre impegnarsi — parlo sempre per il settore finanziario — in un poderoso sforzo di ri-regolazione, la cui intensità e i cui contorni sono delineati al meglio dalla «Turner Review» (A Regulatory Response to the Global Banking Crisis) presentata pochi giorni or sono al governo inglese da Lord Adair Turner, presidente della Financial Services Authority, e che costituirà uno dei documenti di base del prossimo G20. … Leggi tutto

Nella Casa del Grande Rifiuto

Quelle che seguono sono   storie  che arrivano da Israele, come quella di  una giovane donna che insieme a due amiche, si rifiutano di servire e dei loro compagni…

Ringrazio Giuliano Falco per avermi segnalato  il suo recentissimo Blog , per  cui andando a ritroso ho ritrovato che Omer Goldman non è sola, ci sono Tamar Katz, Mia Tabarin… donne giovani che si Rifiutano, così  i loro compagni di cammino, come Lyor Volinytz che  fu invitato  in Italia, a Fano, il 20 novembre 2006, nell’ aula magna dell’Istituto Tecnico-Commerciale Battisti dove  si svolse l’incontro  con il 19enne israeliano, “refusnik” e attivista del movimento Anarchici Contro Il Muro.

Refusnik in una Grande Casa dalle porte spalancate per chi non serve la Guerra a suon di Musica se credete come quella di Al Kamandjati… perche la Libertà non può stare in silenzio.

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Alessandro Portelli – L’America di Obama

di Alessandro Portelli, il manifesto, 22 gennaio 2008

All’inizio di Invisible Man, il grande romanzo di Ralph Ellison del 1952, il protagonista – un giovane afroamericano – riceve dal nonno sul letto di morte un ambiguo messaggio: «Voglio che li soffochi a forza di dirgli di sì, che li mitragli di sorrisi, che li porti a morte e distruzione a forza di consensi, che ti lasci ingoiare da loro fino a farli vomitare o scoppiare»… «Overcome them with yesses»: un consenso che distrugge, l’espressione radicale dell’ironia del blues. Ma dire di sì a che cosa, soffocare e far scoppiare, overcome chi, che cosa? Invisible Man si può leggere come la sequenza dei tentativi del protagonista per interpretare e praticare questo messaggio; e la conclusione è che dire di sì ai valori dichiarati dell’America sarà il gesto che distruggerà il dominio di coloro che li hanno traditi: «Forse voleva dire, anzi senz’altro voleva dire, che dovevamo accettare il principio sul quale il paese si fondava … che dovevamo assumerci noi la responsabilità di tutto, perché eravamo noi gli eredi e… proprio noi, tra tutti, noi più di tutti, dovevamo affermare il principio in nome del quale eravamo stati brutalizzati e sacrificati».

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Paul Krugman – Presidente, Roosevelt non basta

Caro Signor Presidente, come FDR (Franklin Delano Roosevelt) tre quarti di secolo fa, Lei sta entrando in carica in un momento in cui tutte le vecchie certezze sono svanite, tutta la saggezza acquisita si è rivelata fallace. Viviamo in un mondo che né Lei né nessun altro si aspettava di vedere. Molti Presidenti devono fare i conti con una crisi, ma pochi sono stati costretti a fare i conti dal primo giorno con una crisi al livello di quella che l’America affronta ora. Perciò, che cosa dovrebbe fare? In questa lettera non cercherò di offrire consiglio su tutto. Per lo più mi atterrò all’economia, o ad argomenti che si basano sull’economia. La misura del successo o del fallimento della sua amministrazione dipenderà in larga misura da che cosa accadrà nel primo anno, e soprattutto, dalla sua capacità o meno di capire come gestire l’attuale crisi economica.

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Manifestazione per Gaza. Foto & parole


Intanto,
mi commuovo quando vedo che anche ad Aosta è possibile formare un corteo e camminare insieme, manifestando per una giusta causa. A volte mi sembra che la mia città sia veramente fuori dal mondo, come se da noi contasse solo la retorica regionalista sui paesi di montagna… Oggi siamo all’incirca un centinaio, molti immigrati più Cgil, Arci, Partito democratico e ciò che resta in Valle della sinistra Arcobaleno:  Movimento Verde, Rifondazione, Comunisti italiani. C’è pure una bandiera di Di Pietro. I più numerosi parlano arabo, sono stati mobilitati dalla locale Lega islamica, hanno cartelloni che raccontano l’ingiustizia e il massacro. Distribuiscono volantini con la scritta «Siamo tutti palestinesi» e scandiscono slogan in italiano. Significativo quello contro la Rai, rea di non fornire un’informazione reale su ciò che sta avvenendo a Gaza. Tante sono anche le bandiere della pace, molti i bambini. (Continua)