Thursday 09 February 2012, 04:59

Gli articoli con tag: " inflazione "

È il presidente brasiliano Lula l’uomo dell’anno

lula2 Mentre si avvia all’ultimo anno della propria presidenza in Brasile piovono i riconoscimenti locali e mondiali sul presidente operaio (per davvero) Luiz Inácio da Silva detto Lula.

Il quotidiano francese “Le Monde” lo ha proclamato “uomo dell’anno”. Se “La Repubblica” se ne duole noi ci associamo e spieghiamo le nostre ragioni. Nonostante alcune mancanze come aver lasciato irrisolta la questione del latifondo, la sua era passerà alla storia davvero come una rivoluzione: quella dell’inclusione sociale.

Il primo gennaio 2010 il salario minimo in Brasile aumenterà nuovamente del 10%, il 5.5% in termini reali. Da quando Lula è presidente, ovvero dal 2003, i salari si sono rivalutati in termini reali del 53.5%. Ovvero un lavoratore che prima guadagnava 200 Euro e con l’inflazione pienamente sotto controllo e scontata nei nostri conti, oggi ne guadagna, sempre in termini reali, 307; e scusate se è poco.

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Tutti allegri, il PIL cresce. Ma la crisi è finita davvero?

L’Ocse ha pubblicato i dati che riguardano l’andamento del Prodotto Interno Lordo nel terzo trimestre di quest’anno.
L’economia italiana registra una crescita dello 0,6%, la prima dopo cinque trimestri negativi, inferiore alla media del G7 (+0,7%) ma superiore alla media Ue (+0,2%).

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Poder Obrero con Alvaro y Evo

Alvaro Garcia La Paz, 9 Ottobre 2009

A quattro giorni dall’inizio ufficiale della campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 6 Dicembre una folla oceanica ha accolto in festa il comizio di  Alvaro Garcia Linera (nella foto) che inaugurava la campagna del Movimento Al Socialismo.

Nonostante l’assenza del Presidente  Evo Morales, riunito a Cochabamba con i rappresentati degli imprenditori, decine di migliaia di persone, in rappresentanza delle varie sigle sindacali che costituiscono la base sociale del MAS, hanno riempito plaza Villarroel intonando slogan, sventolando bandiere e scoppiando gli immancabili petardi  mentre il  Vicepresidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia elencava e spiegava i risultati conseguiti dal binomio governativo che si appresta alla ricandidatura.

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Attività per la libertà della Palestina in Argentina. Una lotta colpita dalla repressione. Intervista

Come compagni delle Brisop (Brigate per la solidarietà e per la pace) abbiamo intervistato il compagno Dario, di Buenos Aires, venuto in Italia per intervenire al campo estivo organizzato a Viareggio dall’Unione democratica arabo-palestinese.

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Raúl Alfonsín, l’Argentina che voleva resistere e che affondò

na01fo01 La morte di Raúl Alfonsín, il primo presidente costituzionale (1983-1989) in Argentina dopo la dittatura dei 30.000 desaparecidos, è l’occasione per ripercorrere la storia del paese australe.

Una storia di grandi speranze, come quelle che suscitò Alfonsín nel 1983 e di ben inferiori realizzazioni, come quando fu sconfitto e costretto a rinunciare sotto i colpi dell’iperinflazione.

Una storia che ha iniziato a restituire la democrazia agli argentini, ma che si è conclusa con la notte nera del menemismo, che ha processato e condannato all’ergastolo i dittatori ma che poi, minacciato continuamente dalla sovversione militare, dovette cedere alle leggi dell’impunità (Punto Finale e Obbedienza dovuta).

 

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Néstor, Cristina e Catamarca

L’8 marzo nella provincia argentina di Catamarca si sono celebrate le elezioni per il ricambio dei deputati al governo provinciale e di altre cariche di carattere locale: il primo scoglio elettorale con l’ex presidente Nestor Kirchner alla presidenza del partito Justicialista. Questa election day locale è stata vissuta dai K come il primo duello nazionale di quest’anno elettorale. Nonostante le alleanze con vecchi avversari politici, nonostante le sfilate di buona parte del governo alla provincia del nord argentino, nonostante il comizio di chiusura del grande capo in persona, Catamarca ha scelto altro. Nemmeno le ormai consolidate pratiche clientelistiche hanno dato i suoi frutti: lo sperimentato Ishii, intendente della località bonaerense di José C Paz, esperto in elezioni –come si suol dire- “aiutate”, non è riuscito a influenzare con la sua sapienza il voto dei catamarqueños. (Ishii è stato talmente bravo nel 2007, che il caso di José C Paz è arrivato persino all’OEA). Nemmeno il già collaudato affitto di remises, per accompagnare i votanti al seggio, ha funzionato questa volta.

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Il presidente Fregoli

Lo spot che Tg1 intende far passare per notizia, dopo cenni confusi al “cinque in condotta” e un’esibizione da Bagaglino dell’avvocato Gelmini, l’ha offerto l’altra sera, tra squilli di trombe e rullar di tamburi, un Sacconi formato imbonitore, con la storiella tragicomica del “raddoppio”: prendere o lasciare. Se il padrone, che noi sovvenzioniamo in nome della crisi, prende i quattrini e, in nome della crisi, ti lascia per strada con le toppe al sedere e la famiglia da mantenere, voilà, il Presidente Fregoli, sedicente operaio, normalmente padrone, quando serve politico, talvolta imputato di questo o quel reato prontamente prescritto, ci garantisce, in nome della crisi, che vivremo da padreterni passando dal 10 al 20% della retribuzione annuale: prendevamo 1000 euro e ne avremo 200, che è come dire mancia competente. Un provvedimento che certo rassicura, ti assicura Vespa, rassicurato dal salotto buono in crisi d’astinenza per la penuria di catastrofi naturali, di omicidi morbosi su cui montare un caso e l’inflazione di violenze carnali su cui già troppi mostri si sono sbattuti in prima pagina per rinnovare i primati d’ascolto.

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Zimbabwe: è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo

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Il personaggio della foto è Tendai Biti. Probabilmente fa il lavoro più difficile al mondo. E’ infatti il nuovo Ministro delle Finanze dello Zimbabwe dove l’iperinflazione è oramai a livelli incalcolabili. Tendai è membro dell’opposizione a Robert Mugabe ma fa parte del governo di unità nazionale con Mugabe con il quale si cerca di frenare la crisi dell’economia del paese africano.

Primo blitz 2009 del governo, il 7 gennaio voto di fiducia sulla riforma di Mariastella Gelmini per l’Università

08_12_19_gelmini_300x200 Oggi pomeriggio alle 16, con l’ennesimo grave blitz festivo, il decreto legge 180, approvato dal Senato il 28 novembre 2008 e non modificato alla Camera, verrà convertito in legge con voto di fiducia. Al di là dell’uso ossessivo e contro il dettato costituzionale del voto di fiducia, l’anno prossimo 40.000 insegnamenti universitari potrebbero rimanere scoperti mettendo a rischio il funzionamento di interi corsi di laurea.

Mariastella Gelmini la presenta come legge antibaroni ma tale definizione è solo l’ultima grembiulata, la formula ad effetto che serve a far parlar d’altro l’opinione pubblica come per i grembiuli o il voto in condotta. Sarebbe una svolta epocale che premierebbe chi fa ricerca penalizzando chi non lavora. Norme antibaroni? Valorizzazione degli atenei virtuosi? Svolta nel sistema universitario? Premiare chi lavora? In realtà la riforma di Mariastella Gelmini concentra ancora di più tutto il potere sugli ordinari che saranno gli unici a far parte di commissioni di concorso, crea paurosi buchi generazionali e avvia l’Università pubblica verso il collasso definitivo. E lo concentra perché così ha preteso con un semplice editoriale sul “Corriere della Sera” il baronissimo Francesco Giavazzi, uomo della COMIT con cattedra alla Bocconi. In questo articolo spieghiamo perché l’Università sta per bloccarsi.

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Ottimismo con cautela. La crisi colpisce anche in America latina, ma meno di prima

ALCA-l-America-Latina-non-e-piu-il-cortile-di-casa1_medium Fino a pochi anni fa un battito d’ali di farfalla a Wall Street provocava un uragano nelle borse di San Paolo o Buenos Aires e faceva perdere milioni di posti di lavoro dal Golfo del Messico ai Caraibi. Adesso gli effetti della crisi sono più contenuti e un continente più integrato resiste meglio, anche se i conti sono comunque in discesa. Secondo il CEPAL nel 2009 la crescita sfiorerà il 2% contro il 4.6% del 2008 e si perderanno altri due milioni di posti di lavoro arrivando a 18 milioni. In cambio scenderà l’inflazione che passerà dall’8.5 al 6%.

La Commissione economica per l’America latina e i Caraibi delle Nazioni Unite (CEPAL) ha presentato il suo bilancio preventivo per il 2009. L’effetto della crisi si fa già sentire sull’America latina ma meno che in passato. In dieci anni la crescita dell’integrazione economica regionale ha fatto diminuire la dipendenza latinoamericana e il rifiuto dell’ALCA, l’area di libero commercio che George Bush voleva imporre al continente, rende la regione meno direttamente esposta alla crisi e la ricostituzione di riserve auree (510 miliardi di dollari) dà alle banche centrali maggiori strumenti di manovra e di indipendenza.

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Argentina, Infotaxi…

BUGIARDI, BUGIARDI, BUGIARDI

Buenos Aires, 22 novembre 2008. Il taxista di Tienda Leon si presenta subito: “Parlo italiano. La mia famiglia è calabrese”. Mi fa un compendio della situazione argentina. Ce l’ha con tutti, ma soprattutto con i coniugi Kirchner: lei, Cristina, attuale presidenta dell’Argentina; lui, Nestor, ex presidente ed ora gran burattinaio della politica. Il taxista calabrese parla con foga. Bugiardi, bugiardi, bugiardi… Sostiene che i Kirchner sono peggiori di Menem (il presidente ultraliberista degli anni Novanta, ndr). I due hanno distrutto la classe media, quella che lavora e che ora non ce la fa ad arrivare a fine mese. Distribuiscono sussidi ai poveri – quelli che vivono nelle “villas miserias” della capitale – per avere i loro voti, per portarli in piazza quando serve un supporto politico. Non soltanto ricevono 300 pesos al mese (un euro vale – più o meno – 4,15 pesos, ndr), ma rubano e trafficano in droga. Occupano terreni pubblici e per questo il sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri, avversario dei Kirchner – “giovane, bravo e competente”, spiega il taxista – vorrebbe mandali via. Dove?, chiedo. “Fuori, di terra ce n’è tanta”.

E la crisi economica? “Quale crisi? In Argentina, siamo sempre in crisi…”. L’inflazione è a 2 cifre, ma il governo tarocca le statistiche. Bugiardi, bugiardi, bugiardi… Poche settimane fa, Cristina ha nazionalizzato 10 fondi pensione privati. “Ma non erano sull’orlo della bancarotta?”, obietto. “Non importa. Non si può fare così”. I sindacalisti sono miliardari e i giornalisti sono comprati dal governo. Cristina vuole imitare Chavez, con il quale va sempre a braccetto.

Vorrei dire qualcosa (almeno) per difendere il presidente venezuelano, ma sono troppo frastornato dal lungo viaggio e dal caldo. Nel frattempo, siamo arrivati in Corrientes. Saluto il mio taxista calabrese, ringraziandolo per avermi fatto il quadro della situazione. Veritiera o meno, questo è tutto da vedere.

Paolo Moiola

Elezioni amministrative in Venezuela, un paese e il suo futuro

chavezDomani si vota per le amministrative in Venezuela*. Dai massimi storici del 2004 il Partito Socialista Unitario (PSUV) del presidente Hugo Chávez, che secondo alcuni sbrigativi commentatori sarebbe un dittatore, prova a tenere le posizioni.

Conta su dati positivi ineludibili di dieci anni di governo bolivariano, in pace e in democrazia, che analizzeremo qui sotto, come è sempre stato in Venezuela anche quando lo scorso anno per la prima volta Chávez fu sconfitto e gli ipercritici che vaticinavano un golpe fecero finta di sorprendersi dell’ennesima prova di democrazia. Ovviamente anche questa volta per ogni governatorato e ogni sindaco perso, migliorare è impossibile, gli canteranno il “de profundis”.

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C’erano una volta i Chicago Boys

Ricordate i Chicago boys? Erano un gruppo di economisti cileni, oppositori di Allende, formatisi all’Università di Chicago e poi divenuti consulenti di Pinochet. Sono stati gli architetti del modello capitalista e competitivo imposto a punta di baionetta dalla Dittatura e poi, per tanti anni, additato come “faro di salvezza” per tutta l’America Latina dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali (Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale) e da una pletora di economisti cresciuti nel dogma del mercato. … Leggi tutto

Meno male che Silvio c’è

Il premier al massimo della fiducia Tremonti, Gelmini, Brunetta: le starSondaggio IPR marketing per Repubblica.it sulla fiducia al governo

Il Presidente del Consiglio mai così in alto da maggio. Stabile il governo

Il premier al massimo della fiducia Tremonti, Gelmini, Brunetta: le star

Tra i partiti bene l’Udc e Di Pietro. Il Pd per la prima volta sotto il 30 pee cento
di CLAUDIA FUSANI

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Mariastella Gelmini: “Università pubblica: non faremo prigionieri”

einstein_ar Nel 2009, per la prima volta in 800 anni di storia, e come mai è successo al mondo, nessun nuovo ricercatore prenderà servizio in Italia. In nessun ateneo e in nessuna disciplina.

Mentre in tutto il resto d’Europa e del pianeta si investe di più in ricerca, da noi fino a fine legislatura è stato programmato solo di tagliare. Teste. Teste giovani. Teste pensanti.

Ecco come nell’Università di Mariastella Gelmini il lento declino è divenuto un crollo verticale per l’Università e la ricerca scientifica pubblica in Italia.

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