di Gennaro Carotenuto, lunedì 29 ottobre 2007, 18:35
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America latina
Ascolta il dibattito alla Radio Svizzera con Gennaro Carotenuto sulle elezioni in Argentina.
Cristina Fernández è stata eletta Presidente della Repubblica Argentina con un comodissimo 44% dei voti. Al secondo posto, Elisa Carrió con il 21% e terzo per l’ex-ministro dell’economia di Nestor Kirchner, Roberto Lavagna, con il 19%. Carrió avrebbe vinto a Buenos Aires e a Santa Fe e Lavagna a Cordoba. In tutto il resto del paese ha vinto Cristina.
Dunque come previsto, Cristina sarà presidente e il 10 dicembre si installerà alla Casa Rosada come titolare e non solo come primera dama.
Che una elezione presidenziale diretta si concluda al primo turno è insolito ed è segno di forza di chi vince. Che si concluda con il doppiaggio da parte di chi vince sul secondo classificato è un evento straordinario, anche se in America latina è successo ultimamente con Rafael Correa in Ecuador (e quasi a Chávez in Venezuela, 63 contro 36). Questa è la cifra e mostra come le classi popolari stanno esprimendo sempre più spesso maggioranze sgradite alle classi medio alte. E’ ciò meno democratico di un modello nel quale sono eletti i candidati espressi dalle classi dirigenti?
Eppure, … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 7 maggio 2007, 08:22
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America latina
Era tempo che il movimento operaio mondiale non festeggiava un primo maggio di conquiste e non di mera resistenza. Le notizie positive vengono dall’America, dall’Ecuador, dalla Bolivia ma soprattutto dal Venezuela dove il riformismo redistributivo del governo bolivariano si fa sempre più progressivo.
Stante anche l’arrivo di Nicolas Sarkozy all’Eliseo, in Europa le 35 ore di lavoro sono passate dalla sfera delle speranze a quella dei sogni. Nel resto del mondo, nelle maquilladoras che producono beni di consumo, da Ciudad Juárez a Guangzhou a Timisoara, l’orario di lavoro a cottimo continua ad allungarsi e … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 23 marzo 2007, 11:20
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America latina, Primo piano
Botta e risposta tra diplomazia argentina e statunitense. Gli Stati Uniti bacchettano sui rapporti con Hugo Chávez e l’Argentina rispedisce al mittente: “inaccettabile”. Ecco tutti i dati di un’Argentina che da quando ha rotto le relazioni con l’FMI si fa ogni giorno meno povera.
La scorsa settimana, ricorderete, Hugo Chávez aveva presieduto nello stadio del Ferro, a Caballito, piena Buenos Aires, un atto politico pubblico (nella foto) davanti a decine di migliaia di persone, critico nei confronti di George Bush mentre questo stava chiuso in ambasciata a Montevideo, sull’altra sponda del fiume dell’argento. La stampa mondiale aveva parlato di competizione tra i due leader più esposti del continente latinoamericano, per il quale Bush faceva un “tour anti-Chávez” e questi replicava con un “tour anti-Bush”.
Normale dialettica politica, ma mentre la diplomazia venezuelana non si è sognata di protestare contro chi ha ospitato Bush, quella statunitense ha ritenuto di avere diritto di bacchettare chi ha permesso a Chávez di esercitare la propria libertà di espressione. Nicholas Burns, il più stretto e diretto collaboratore di Condoleeza Rice, in maniera … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 29 settembre 2006, 11:54
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Dialoghi
Milena Lonati: Concordo col pezzo intitolato Far politica è redistribuire! 70.000,00 euro diviso 13 = 5.384,62 meno il 40%? (2.153,85 euro) = 3.230,77 euro netti. Davanti a questa cifra, io, con un reddito che è meno della metà (molto meno), sono una poveraccia! E dunque, … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, domenica 16 ottobre 2005, 19:33
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America latina, Pianeta Terra
Qualcuno ricorderà di Glenda, la medica cubana della Missione Barrio Adentro che mi ha ospitato lo scorso anno e della quale ho scritto qui in italiano.
Ebbene in questo momento Glenda è in Guatemala a soccorrere gli alluvionati del ciclone Stam che nel silenzio più assoluto ha fatto in un paese poverissimo più disastri che a Nuova Orleans. Glenda è parte della brigata “Henry Reeves”, una delle brigate di emergenza che la protezione civile cubana tiene sempre pronte a mobilitarsi in caso di disastri naturali. Sarebbero potuti andare anche a Nuova Orleans, se George W Bush si fosse degnato di rispondere all’offerta di aiuto. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 2 marzo 2005, 13:59
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America latina
Smaltita la felicità resta la solidità del processo di insediamento vissuto ieri a Montevideo dove da ieri Tabaré Vázquez è presidente. E resta la concretezza del passaggio politico e del programma da realizzare.
E Tabaré Vázquez ha offerto al mondo tre chiavi decisive sul futuro che viene, due note e da tempo in agenda ed una sorprendente, felicemente sorprendente.
Al primo posto resta la ripresa delle relazioni diplomatiche “con la repubblica sorella di Cuba”. Era una misura da mesi annunciata come un passaggio immediato ed ineludibile: “nessuno dovrà dirci con chi dovremo o non dovremo avere relazioni” ha detto Tabaré con l’evidente riferimento alla rottura operata due anni fa dal governo Batlle solo per compiacere Washington.
Al secondo posto c’è il piano immediato contro l’indigenza. Per un paese come l’Uruguay stanziare 100 milioni di dollari non è poco, ma dà il senso di un obbiettivo che è lì a portata di mano, perché nessuno più in Uruguay possa patire di denutrizione.
La terza misura ha emozionato chi da 30 anni lotta per la verità e la giustizia. Da domani, giovedì 3 marzo, squadre di antropologi forensi batteranno le caserme alla ricerca dei resti dei desaparecidos, cominciando dalle caserme dei battaglioni 13 e 14. “E se ci sono dovranno spiegarci perché ci sono, e se non ci sono dovranno spiegarci perché non ci sono”, ha detto Tabaré. Non era scontato che così fosse, ma, felicemente, è così. Non dimentichiamo, non perdoniamo.
E’ la concretezza, la concretezza di Tabaré che nel mondo post-neoliberale sta proprio in quel governare “con lo sguardo all’utopia e i piedi nella realtà” che il Presidente ha promesso a tre milioni di uruguayani.
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