di Gennaro Carotenuto, martedì 13 ottobre 2009, 15:20
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America latina, Media, Primo piano
A Buenos Aires è stata approvata la Legge sui media che sostituisce quella voluta 30 anni fa dalla dittatura militare. Da domani in Argentina i media saranno distinti tra pubblici, commerciali e partecipativi (ONG, cooperative, università, media comunitari, sindacali, gruppi religiosi, femministi, associazioni, popoli indigeni) e ognuno di questi tre gruppi non potrà avere più di un terzo dello spazio totale. Si mette così un freno alla concentrazione editoriale, ai monopoli dell’informazione e all’occupazione dell’immaginario collettivo da parte del pensiero unico mercatista.
Dall’enunciato stesso della legge si evince la portata del provvedimento: La “legge sui servizi di comunicazione audiovisuale” ha come obbiettivo “democratizzare e universalizzare le nuove tecnologie dell’informazione e comunicazione; impedire la formazione di monopoli e oligopoli; fomentare la produzione nazionale; propiziare la partecipazione di cooperative, università, popoli originari e organizzazioni senza fine di lucro nei media argentini”.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica e entra nel post per vedere alcune prime pagine del “Clarín”.
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di Redazione, sabato 19 settembre 2009, 12:42
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Pianeta Terra
L’organizzazione per i diritti umani Survival International ha nominato “l’articolo più razzista” dell’anno. A vincere il premio è un appello a bombardare con il napalm gli Indiani del Perù pubblicato dal quotidiano nazionale peruviano El Correo [a firma Andrés Bedoya Ugarteche, nell’immagine in caricatura].
Nell’articolo, i popoli indigeni vengono chiamati “selvaggi” “paleolitici” e “primitivi”; secondo l’autore, le loro lingue non conterebbero più di otto parole e, nel corso delle proteste che hanno recentemente paralizzato gran parte dell’Amazzonia peruviana, sarebbero stati manipolati da “escrementi comunisti”.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 18 settembre 2009, 08:20
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America latina, Media, Primo piano
Compie 25 anni il quotidiano messicano “La Jornada” (nell’immagine la prima pagina che festeggiava la fine dell’era Bush), probabilmente il più grande giornale di sinistra al mondo. Agli albori dell’era Internet fece conoscere ovunque cosa stava succedendo con gli zapatisti del Chiapas.
Quel capodanno tra il 1993 e il 1994, quando Jaime Áviles, una delle firme di punta del quotidiano di Città del Messico, solo casualmente si trovava in Chiapas, cambiò anche la storia dell’informazione.
Per la prima volta una tragedia negata del sud del mondo, quella della ribellione armata degli indigeni del Chiapas, che avevano formato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, riusciva a sforare il silenzio omertoso dei media mainstream facendo leva su due combinazioni: la capacità di comunicare e la presenza di Internet.
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di , domenica 13 settembre 2009, 10:13
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America latina, Pianeta Terra, Primo piano

di Marinella Correggia, Annalisa Melandri
“Il Manifesto”, 10 settembre 2009
«Ora soluzione politica»
Intervista dal carcere del Callao, dove è sepolto vivo da quasi 20 anni, a Víctor Polay, leader dell’Mrta, il Movimento rivoluzionario Túpac Amaru. «La nostra lotta era giusta e non è stata vana. Ma il tempo delle armi è finito: in Perú e in una America latina che va vista con speranza e ottimismo»
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di foscalontana, giovedì 3 settembre 2009, 10:04
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Dialoghi
da generoconclase.blogspot.com
trad.di Dhyan E. Risari

Le testimonianze della violazione dei diritti umani delle donne nel contesto del primo colpo di stato del XXI secolo nella regione superano qualunque immaginazione.
I racconti delle donne vanno oltre l’idea generale di violenza e abuso sessuale: viene limitato il loro diritto al transito, viene loro negato il diritto alla libera espressione, vengono perseguitate e abusate,
minacciate di licenziamento. Le loro case sono perquisite, i figli e le figlie sono perseguitate e vengono colpite manganelli (bastoni) alla mano.
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di Davide Matrone, martedì 25 agosto 2009, 12:02
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Pianeta Terra
Intervista a Luis Galli, professore impegnato nel programma d’alfabetizzazione in Ecuador "Dolores Cacuango" (nella foto la leggendaria dirigente indigena).
"Quando ha avuto inizio il programma d’alfabetizzazione?"
A novembre dello scorso anno. Un programma d’alfabetizzazione lanciato per la prima volta nella storia del Paese dall’attuale Governo.
In questo momento ci sono 22 persone che stanno proseguendo e appartengono tutti alla comunità di Esperanza.
Qui, purtroppo, nella provincia del Chimborazo c’è un’alta percentuale di analfabeti. Lo scopo di questo programma è quello di liberare, entro 4 – 5 anni il territorio dall’analfabetismo.
Molti hanno imparato a scrivere e a leggere per la prima volta.
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di Giuseppe Aragno, domenica 9 agosto 2009, 09:36
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Italia, Pianeta Terra, Primo piano
Dalle parole ai fatti. Il governo verde cavalletta dei celoduristi, sostenuto dai quattrini versati a fiumi da “Roma ladrona”, procede come uno schiacciasassi e appare chiaro: nasce un Principato Gallo-Cisalpino.
A Bossi che straccia il tricolore e a Calderoni che fa il filo alle gabbie salariali, copre le spalle con piglio celtico Maroni, “Roberto delle bande verdi”, con la Guardia Nazionale, gli alpini di Padania e, da ultimo, la Milizia Volontaria per la Sicurezza dell’agiatezza gallo-cisalpina.
E’ il principato dell’egoismo e tanto peggio per i poveri d’ogni contrada: nordici, sudici e comunitari o islamici, marocchini e clandestini.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 6 agosto 2009, 20:40
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America latina, Media, Primo piano
Caro Giuseppe Giulietti,
leggo un tuo duro attacco contro il governo venezuelano dalle pagine di “Articolo 21”, associazione nelle finalità della quale mi riconosco pienamente. La stima che ho per te mi fa scorgere il fumo del “sentito dire” e il condizionamento del continuo inquinamento delle fonti operato dal mainstream.
Il Venezuela è un laboratorio mediatico senza pari al mondo. Come tutti i governi integrazionisti latinoamericani ha dovuto fronteggiare, inizialmente senza strumenti legislativi, un irriducibile “latifondo informativo commerciale”, contrario spesso in maniera eversiva ai governi di centro-sinistra. Tale latifondo considera (strumentalmente) ogni possibile democratizzazione del sistema mediatico come un attacco all’unica libertà d’espressione che ha a cuore, la propria.
In questo contesto la demonizzazione sempre più marcata dei processi politici latinoamericani, e in particolare quello venezuelano vede inoltre sempre più spesso accostare il presidente Hugo Chávez a Silvio Berlusconi, dipinti come due autocrati accomunati dalla smania di controllare i media. Tale accostamento è diffamatorio per il governante bolivariano. Semmai è vero il contrario: Chávez è massacrato da anni da un sistema mediatico di stile berlusconiano per squallore morale, potere economico e pervicacia della disinformazione.
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Esattamente un mese fa, il presidente legittimo della Repubblica dell’Honduras, Manuel “Mel” Zelaya, veniva sequestrato da un commando golpista dando inizio così all’ultimo colpo di Stato nel XXI secolo. Di eversori in America latina continuano ad essercene moltissimi ma, soprattutto dopo la sconfitta del golpe in Venezuela dell’11 aprile 2002 si pensava che la forma golpe, i governi civico-militari, i cadaveri degli oppositori sul ciglio della strada, gli appoggi o i silenzio-assenso da parte dei grandi burattinai fossero cosa del passato.
Mel Zelaya nel corso di questo mese è diventato una sorta di simbolo. Questo non perché rappresenti un politico nel quale meriti necessariamente riconoscersi, ma per l’istituzione democratica che incarna rispetto all’istinto autocratico delle forze golpiste, intorno alle quali sta pascolando la peggior feccia della storia latinoamericana, sicari come Joya Améndola, neonazisti come Peña Esclusa, terroristi internazionali come Otto Reich. Alla testa di questi si è installato Roberto Micheletti, un famelico personaggino subito adottato da parecchi media italiani, pronti a passar sopra al golpe e a fare l’ennesima ignobile figura facendo il tifo per il dittatore (presunto) tifoso dell’Atalanta.
Ma la parte interessante, e che riempie di speranza per quanto sta avvenendo in Honduras, non risiede nel quadro politico istituzionale ma nel protagonismo dei movimenti sociali, indigeni, contadini.
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di Gennaro Carotenuto, domenica 26 luglio 2009, 12:48
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America latina, Primo piano
Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sulla Resistenza al golpe in Centroamerica!
Rafael Alegria e altri 50 militanti democratici honduregni, sequestrati dall’esercito golpista durante la giornata di ieri per violazione dello stato d’assedio proclamato illegalmente dalla giunta golpista è stato liberato. Tra gli altri sequestrati si trovavano donne e bambini.

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di Annalisa Melandri, venerdì 24 luglio 2009, 09:15
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America latina
E’ trascorso ormai più di un mese dalla violenta repressione nell’Amazzonia peruviana con la quale il governo di Alan García ha posto fine alla protesta organizzata del movimento indigeno e di ampi settori della società che chiedevano la revoca di alcuni decreti legislativi che minavano profondamente la sovranità indigena su quel territorio ma soprattutto la protezione di uno degli ecosistemi più importanti del pianeta. Al termine di una settimana di scontri violenti che hanno lasciato un saldo di circa 50 morti tra civili e membri di polizia, un numero considerevole di feriti e alcuni casi di persone scomparse, il Congresso ha ritirato due dei decreti legislativi oggetto di contestazione.
Si è parlato di vittoria del movimento indigeno, tuttavia resta da far chiarezza sulla sospensione dello Stato di diritto che si è verificata in quei giorni e che ha portato a gravi violazioni dei diritti umani da parte del Governo. Solo da questo si può partire per un dialogo costruttivo tra le parti che al momento è sospeso. Come ci racconta Francisco Soberón, direttore dell’Asociación Pro Derechos Humanos (APRODEH) del Perú, nominato insieme ad altri 50 difensori dei Diritti Umani “che stanno cambiando il mondo” da Terry Kennedy Cuomo nel suo libro dal titolo “Dire la verità al potere” edito da Random House nel 2000.
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di Gennaro Carotenuto, martedì 21 luglio 2009, 16:42
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Italia
Beppe Grillo non si è potuto iscrivere al PD perché “proveniente da un movimento politico ostile”, la qual cosa suona un po’ criptica come quando George W Bush mise nella lista delle organizzazioni terroristiche tutti gli indigeni latinoamericani. Ma cosa vuol dire provenire da un “movimento politico ostile”?
Qualcuno mi spiega per esempio perché contemporaneamente all’esclusione di Beppe Grillo hanno steso il tappeto rosso per l’ex lady Carroccio Alessandra Guerra (nella foto come comiziante leghista e in posa equivoca con Silvio Berlusconi), la cosiddetta “pasionaria leghista”, già presidente in camicia verde della giunta regionale del Friuli Venezia Giulia?
La Lega Nord non è un “movimento politico ostile”?
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Ha giurato il nuovo governo peruviano; è una svolta a destra dura e pura che prepara la strage del movimento indigeno che lotta per difendere l’Amazzonia e la repressione di tutti i movimenti sociali popolari e sindacali del paese: “sarà un governo che cercherà lo scontro per poter reprimere” ha dichiarato Mario Huamán, segretario generale della CGTP (Confederación General de Trabajadores de Perú), il principale sindacato del paese.
Il 10 giugno scorso il parlamento peruviano non riuscendo, anche al prezzo di decine di morti, a imporre le leggi che, in osservanza al trattato di libero commercio Stati Uniti-Perù, consegnano l’Amazzonia peruviana allo sfruttamento da parte delle multinazionali minerarie, petrolifere, dell’acqua e del legname, aveva deciso una sospensione tattica di 90 giorni.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 11 luglio 2009, 17:11
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America latina, Pianeta Terra
Dopo due giorni di conversazioni in Costa Rica tra la delegazione dei golpisti e quella del governo legittimo dell’Honduras, nella quale ognuno accusa l’altro di essere un criminale e di meritare di andare in carcere o peggio, le cose non si sono spostate di un centimetro. E non spostarsi di un centimetro vuol dire che i golpisti guadagnano terreno, si stabilizzano, guadagnano legittimità, vedono il fronte internazionale perdere unità d’intenti.
Tanto è vero ciò che i golpisti propongono un nuovo incontro tra otto giorni, un’eternità per chi in ogni angolo del paese da due settimane è mobilitato contro il golpe e, nonostante cresca e si radicalizzi la resistenza popolare, sta subendo i colpi sempre più duri della repressione. L’ultima su questo fronte è l’arresto da parte di un commando golpista di José David Murillo, pastore protestante, dirigente ambientalista ma soprattutto padre di Isis Obed Murillo, il ragazzo di 19 anni assassinato domenica scorsa.
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Mentre al G8 dell’Aquila i grandi della terra raggiungono un accordo sul clima per il 2050, quando saremo tutti morti, un piccolo paese impoverito del Sud America, inverte il teorema per il quale i paesi poveri possono solo vendere materie prime sfruttando allo stremo il loro territorio. Per la nuova Costituzione dell’Ecuador che per la prima volta nella storia riconosce che anche la natura ha dei diritti, il posto migliore dove mettere il petrolio è lasciarlo sottoterra.
In Ecuador la conca amazzonica dello Yasuní è una delle più ricche di petrolio in prospettiva al mondo con quasi un miliardo di barili di petrolio di riserva. Ma è anche uno degli ecosistemi più delicati e importanti del pianeta e inoltre è popolato da indigeni che vedrebbero distrutta per sempre la loro maniera di vivere e le loro terre ancestrali. E allora si stanno domandando se i limitati guadagni dovuti allo sfruttamento di una materia prima non rinnovabile valgono la candela dell’impatto sociale, economico e ambientale di trivellare un’intera regione.
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