di Annalisa Melandri, domenica 30 agosto 2009, 09:02
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America latina, Primo piano
Il reporter freelance statunitense Brad Will, fu ucciso da un colpo di arma da fuoco il 27 ottobre 2006 mentre stava coprendo per Indymedia New York gli scontri tra la APPO, l’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca e la Polizia Federale Preventiva nella cittadina messicana.
Ciò durante la protesta (appoggiata dalla quasi totalità della popolazione) organizzata dal sindacato dei maestri che chiedeva migliori condizioni di lavoro e salariali, nonché le dimissioni del governatore dello Stato Ulises Ruiz Ortiz.
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di Annalisa Melandri, venerdì 24 luglio 2009, 09:15
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America latina
E’ trascorso ormai più di un mese dalla violenta repressione nell’Amazzonia peruviana con la quale il governo di Alan García ha posto fine alla protesta organizzata del movimento indigeno e di ampi settori della società che chiedevano la revoca di alcuni decreti legislativi che minavano profondamente la sovranità indigena su quel territorio ma soprattutto la protezione di uno degli ecosistemi più importanti del pianeta. Al termine di una settimana di scontri violenti che hanno lasciato un saldo di circa 50 morti tra civili e membri di polizia, un numero considerevole di feriti e alcuni casi di persone scomparse, il Congresso ha ritirato due dei decreti legislativi oggetto di contestazione.
Si è parlato di vittoria del movimento indigeno, tuttavia resta da far chiarezza sulla sospensione dello Stato di diritto che si è verificata in quei giorni e che ha portato a gravi violazioni dei diritti umani da parte del Governo. Solo da questo si può partire per un dialogo costruttivo tra le parti che al momento è sospeso. Come ci racconta Francisco Soberón, direttore dell’Asociación Pro Derechos Humanos (APRODEH) del Perú, nominato insieme ad altri 50 difensori dei Diritti Umani “che stanno cambiando il mondo” da Terry Kennedy Cuomo nel suo libro dal titolo “Dire la verità al potere” edito da Random House nel 2000.
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di Doriana Goracci, domenica 19 luglio 2009, 23:40
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Dialoghi

Mi è arrivata una lettera da Carmelo Viola , ho promesso che l’avrei inoltrata in rete e mi ha risposto quando gli ho ribattuto che non ero medico giornalista o sociologa: “Non occorre essere medici o altro per negare allo Stato la facoltà medioevale di decidere quale terapia fa comodo alla mafia legale: la più vergognosa”.
Lui è un signore ottantenne, siciliano, con l’animo di un ragazzo ribelle e anarchico, pieno di passione e non velleitaria. Può dare la misura di ciò che scrive una sua breve analisi sul G8, scritta il 10 luglio scorso. E’ impegnato totalmente nella ricerca sociologica e la denuncia sociale con l’ “Editrice di Quaderni fuori commercio Fond. e Dir. Carmelo R. Viola, biosociologo“, dove si definisce il suo anarchismo etico.
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di Redazione, domenica 19 luglio 2009, 16:12
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Italia
Prendo spunto da una domanda di una amica. Perché manifestate il 19 luglio (Strage di Via d’Amelio) e non il 23 maggio (Strage di Capaci)?
Fabio Capacchione
Manifestiamo il 19 luglio perché è l’incidente di percorso della trattativa mafia/stato che, proprio per la fretta di doverla attuare, mostra la prova che quelle che vengono considerate stragi di mafia, sono stragi di Stato. L’escalation comincia il 30 gennaio 1992 con la sentenza della Cassazione che conferma il Teorema Buscetta, mettendo una pietra tombale agli ergastoli comminati in primo giudizio.
A quel punto i politici che avevano promesso un “aggiustamento” tramite il Giudice Carnevale, vedono spuntare le lupare dei mafiosi per non aver mantenuto le promesse. Il primo a cadere è Salvatore Lima il 12 marzo. Plenipotenziario in Sicilia per conto di Andreotti e legatissimo a Vito Ciancimino, paga con la vita lo “sgarro” a Cosa Nostra.
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di Enza Panebianco, sabato 4 luglio 2009, 07:50
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Italia

Ne hanno stuprata un’altra. A Roma, un tizio in passamontagna con il solito coltello, che parlava in italiano, ha aggredito e stuprato una ragazza mentre parcheggiava la macchina nel suo garage. Come già è accaduto poco tempo fa ad un’altra donna a proposito della quale avevamo parlato, non senza una ragione, di stupro di Stato.
La notizia proprio in questi giorni in cui si è votato il pacchetto sicurezza con le sue ronde sponsorizzate per "salvare le nostre donne" e per perseguitare gli stranieri, ha l’effetto di una bomba.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 2 luglio 2009, 00:51
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Italia
Stanno tergiversando e ovviamente finirà a tarallucci e vino e in questo dannato paese tutto sembra normale, ma ve l’immaginate se la sera prima di Roma-Lazio l’arbitro invitasse a cena a casa sua Francesco Totti?
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Vilma Carcamo Blanco era una dirigente sindacale a Magangué Bolívar, in Colombia. Stava organizzando una giornata di protesta per lavoratori che non erano pagati da mesi. Il 9 maggio un sicario l’ha affiancata è l’ha assassinata a sangue freddo. Milton Blanco Leguizamón era un maestro come Víctor Franco. Nonostante Milton sia stato assassinato a pochi passi da una piazza completamente presidiata dall’esercito e dalla polizia non si è mai saputo nulla dei suoi assassini. Edgar Martínez, anche lui sindacalista, invece andava in motocicletta a una riunione quando è stato affiancato e assassinato da alcuni paramilitari, probabilmente delle “Aguilas Negras”, un gruppo che agisce nella totale impunità.
Vilma, Víctor, Edgar, Milton sono solo tra gli ultimi dei 558 sindacalisti fatti assassinare in Colombia da quando è presidente Álvaro Uribe in un contesto nel quale il sistema terroristico contro qualunque organizzazione di lavoratori è completamente impune e avviene nel silenzio della stampa internazionale che in genere applaude al governo colombiano o del Parlamento europeo che non approva mozioni di preoccupazione né di condanna per un massacro senza fine.
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di Giuseppe Aragno, venerdì 22 maggio 2009, 22:36
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Italia
Una Procura della Repubblica che lei, dottor Berlusconi, governa su mandato del popolo – suo sovrano e sovrano di tutte le Procure – ritiene di dovermi processare: ho difeso un senegalese dalla inaccettabile violenza di tre agenti pronti a tutto dopo l’impunita mattanza di Genova e la campagna razzista scatenata dai suoi ministri. Ho difeso un extracomunitario maltrattato e questo, a quanto pare, costituisce reato. E’ un processo all’indignazione, ma lo affronto con animo sereno, senza cercare d’imbrogliar le carte facendomi scudo di un possibile antagonismo tra l’autorità delle regole e la libertà dell’individuo che risponde a un imperativo etico.
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di Martino Mai, mercoledì 20 maggio 2009, 16:39
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Italia
«Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno». Lo dice Gesù all’apostolo Tommaso, che ha dovuto infilare la mano nella piaga del costato per credere nella resurrezione. Il processo Berlusconi-Mills (noto a tutti, grazie a un’informazione serva, solo come il «processo Mills»: si diceva il corrotto, ma non il corruttore) non ha nulla di spirituale né di trascendente.
È una sporca storia di corruzione, il paradigma del modus operandi di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio della Repubblica Italiana. Un grande corruttore che ha sempre comprato tutto e tutti, avendo sempre avuto la fortuna di incontrare gente comprabile. Il suo gruppo comprava la Guardia di Finanza perché chiudesse gli occhi sui libri contabili taroccati. Comprava politici, da Craxi in giù, in cambio di leggi à la carte. Comprava giudici, da Vittorio Metta in giù, per vincere cause civili perdute in partenza, come quella che scippò la Mondadori a De Benedetti per regalarla al Cavaliere.
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di Doriana Goracci, giovedì 7 maggio 2009, 19:07
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Dialoghi

NOTA DEL GESTORE DEL SITO:
A Notte Fonda, Roberto Saviano al Tg 3 del 28 aprile 2009 annuncia che Shimon Peres lo ospiterà e il Paese, Israele, gli si confà. E immagina e programma il suo futuro. Questo è il video con l’annuncio, non immagino io un bel niente, vedo solo Muri sempre più alti che evidentemente non ha “visitato” Saviano.
Mi piacerebbe andare a vivere in Israele: l’ho letto sul sito che dichiara “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”.
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di Chiara Calzolaio, martedì 28 aprile 2009, 00:02
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Primo piano
Sono iniziati oggi i tre giorni di sessione speciale della Corte Interamericana per i Diritti Umani che in Cile giudicherà lo Stato messicano su uno dei casi di femminicidio più brutali avvenuti a Ciudad Juárez, alla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti.
La decisione di chiamare a rispondere il governo messicano da parte della Corte Interamericana per i Diritti Umani su quello che è ormai noto come il caso del “campo algodonero” (campo di cotone, nella foto), per il fatto che otto corpi di giovani donne torturate e uccise furono ritrovati tra le piante di cotone di un grande campo, in una zona ricca e centrale della città, segna un importante, primissimo passo per quel difficile e contrastato cammino verso la verità e la giustizia per i femminicidi di Juárez che iniziò sotto la spinta dei movimenti di donne e dei familiari di vittime ormai un decennio fa.
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Forse non si sentirà proprio rumore di sciabole negli Stati Uniti, ma l’impunità garantita da Barack Obama ai torturatori della CIA per i crimini contro l’umanità commessi a Guantanamo, in Iraq, Afghanistan e altri paesi nell’era Bush, disegna una democrazia statunitense fragile e incapace di fare davvero i conti col suo passato. Così l’amnistia garantita da Obama alla CIA per le violazioni dei diritti umani somiglia tanto alle leggi dell’impunità in America latina.
Barack Obama ha cambiato molte cose rispetto al decennio infame di George Bush, almeno dal punto di vista formale. Sostiene di volere un nuovo inizio con Cuba, ma non pensa né di abolire l’embargo né di restituire all’isola, come pure sarebbe ragionevole, la base di Guantanamo, a tutti gli effetti un possedimento coloniale illegale. Rispetto al resto del Continente ha dispensato sorrisi e strette di mano, ma le differenze politiche restano immutate già che vende all’estero quello stesso neoliberismo affamatore la critica del quale in casa lo ha portato alla Casa Bianca.
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di Gianmarco Saurino, lunedì 13 aprile 2009, 22:47
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Dialoghi
Sono mesi che mi riprometto di fare un articolo su codesto signore e finalmente ho trovato il tempo di farlo.
Il nostro ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, è passato alla ribalta delle cronache italiane come uno dei politici di era Berlusconiana più apprezzati, proprio per il suo "instancabile" lavoro e la sua tenace attività contro i fannulloni presenti, senza alcun dubbio, nell’amministrazione pubblica.
I punti principali dell’era Brunetta sono molteplici e vanno, dalla lotta già citata ai fannulloni, alle pensioni, al debito pubblico. Partirei proprio da quest’ultimo punto però.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 9 aprile 2009, 17:00
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Italia
Nel GR1 delle otto di stamattina l’inviato Bruno Sokolowicz (bravo) ha intervistato un carabiniere che ha affermato che sarebbero in 500 i militi dell’Arma dediti in queste ore alla caccia allo sciacallo in Abruzzo. Non trovo conferma di tale numero ma il capo del governo ha preannunciato l’istituzione di un nuovo reato, quello di sciacallaggio, peraltro già compreso da sempre in quello di furto. Non si scherza con gli sciacalli, in certi tempi e in certi luoghi c’è stata la fucilazione sul posto per chi approfitta delle sciagure. Per il caro leader la task force (sic) antisciacallaggio sarebbe già di 90 persone, ma ne annuncia l’arrivo di altri 700, un numero che misura l’entità del fenomeno in termini di allarme sociale. La novità di oggi è che invece di “al lupo, al lupo” (lupo uguale costruttore senza scrupoli?) si grida “allo sciacallo, allo sciacallo”.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 9 aprile 2009, 14:44
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Media, Primo piano
A fianco potete vedere il video di come la polizia malmena il giornalaio Ian Tomlinson a Londra che di lì a poco morirà durante le manifestazioni critiche del G20 la settimana scorsa. Dunque erano balle le versioni ufficiali per le quali la polizia avrebbe soccorso Ian bersagliata dai manifestanti.
Come erano balle, rimanendo in Gran Bretagna, le versioni ufficiali sull’omicidio del cittadino brasiliano Jean Charles de Menezes il 22 luglio 2005 a Londra. Ne scrivemmo qui, qui quando l’assassinio si verificò e infine qui e qui, nel 2007 quando i depistaggi ma anche l’impunità furono dimostrati.
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