Thursday 09 February 2012, 03:42

Gli articoli con tag: " impunità "

Perù: amnistia e repressione

Attraverso quattro decreti legislativi, il governo di Alan Garcia prima di uscire di scena sembra voler fare un ultimo regalo ai militari e a coloro che – ora lo si può dire con certezza – sono gli alleati di sempre: i fujimoristi.

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Francisco Chávez Abarca arrestato in Venezuela, verrà estradato presto a Cuba. Fu l’autore dell’attentato in cui perse la vita Fabio di Celmo.

Francisco Chávez Abarca arrestato in Venezuela, verrà estradato presto a Cuba. Fu l’autore dell’attentato in cui perse la vita Fabio di Celmo.

di Annalisa Melandri

E’ stato arrestato giovedì scorso in Venezuela mentre cercava di entrare nel paese con documenti falsi,  il terrorista salvadoregno Francisco Chávez Abarca,  braccio destro di  Luis Posada Carriles ai cui ordini  negli anni ‘90 ha organizzato  a Cuba numerosi attentati, tra i quali quello in cui perse la vita il nostro Fabio di Celmo nel 1997. “El Panzòn”, come era conosciuto Chàvez Abarca, era ricercato dall’Interpol a seguito di una denuncia presentata  dal governo cubano che ne ha richiesto prontamente l’estradizione al Venezuela. … Leggi tutto

Antanas Mockus, un verde per la Colombia?

Chi è Antanas Mockus, il candidato verde in testa ai sondaggi per le imminenti elezioni colombiane? Riuscirà un filosofo di origine lituana, ex sindaco di Bogotà, a sbaragliare il regime uribista? Non vale troppo la pena dar retta ai sondaggi in Colombia ma a quattro settimane dal voto le inchieste demoscopiche lo affiancano o addirittura lo mettono in testa, davanti al candidato uribista Juan Manuel Santos, padrone dei media e in grado di decidere della vita e della morte di molti colombiani. Il 30 maggio, data del primo turno, sapremo se la Colombia è attesa dalla presidenza di quello che Guido Piccoli definisce “un Beppe Grillo creolo”.

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Diritti umani in Argentina. Appena 68 i condannati in 4 anni

JORGE JULIO LOPEZ Il CELS (Centro di Studi Legali e Sociali), a 34 anni dal golpe dei 30.000 desaparecidos in Argentina pubblica un importantissimo rapporto completo sullo stato dei processi per violazioni dei diritti umani aperti da quando Nestor Kirchner riuscì ad abolire le leggi sull’impunità volute da Carlos Menem.

Su 1464 imputati, tra militari e civili, appena 75 hanno già avuto una sentenza, con 68 condanne e 7 assoluzioni.

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(REPORTAGE) Ciudad Juárez: viaggio al termine del neoliberismo

Il sogno dell’industrializzazione neoliberale si è trasformato in un incubo. Ciudad Juárez, frontiera tra il nord e il sud del mondo, la città delle “maquiladoras” e dei femminicidi è oggi la città più violenta del pianeta. Negli ultimi due anni la guerra tra narcos, nella quale è coinvolto come parte in causa l’esercito messicano, ha già causato 4.700 morti e 100.000 rifugiati.

Reportage di Gennaro Carotenuto e Chiara Calzolaio da Ciudad Juárez

Arrivando a Ciudad Juárez dal Sud, dalla mesoamérica cuore della nazione messicana, l’ultima ora di aereo mostra con crescente angoscia uno dei deserti più aridi del mondo. Non era così prima, raccontano i pochi juarensi che non sono immigrati. Juárez aveva appena 30.000 abitanti nel 1930, 300.000 nel 1970 e 1.5 milioni nel 2000 e ha perso varie battaglie per il controllo dell’acqua del Río Bravo con El Paso, l’ex quartiere dall’altro lato del fiume e che dal 1848 appartiene agli Stati Uniti.

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Alberto Asor Rosa: Capo corrotto, nazione infetta

0002445FAU Un fiume di fango corre per l’Italia. Le sue acque sono alimentate soprattutto dal corpaccio immenso e immensamente ramificato dal centrodestra; ma il suo corso è talmente possente e impetuoso che, come suole, ha rotto gli argini e invaso i territori circostanti, quelli del centrosinistra, dai quali, a loro volta, provengono al fiume principale rivoli, ruscelli, scarichi obbrobriosi e maleodoranti (Bologna, Firenze, Abruzzo, Roma, Napoli….). Altro che Tangentopoli! Quello era – o sembrava – un fenomeno circostanziato e dunque particolare di corruzione di una frazione del ceto politico, fronteggiato da un forte schieramento delle forze politiche e della società civile. Oggi il fenomeno tende a generalizzarsi, abbatte i confini fra società politica e società civile, non incontra ostacoli altrettanto significativi di allora, si configura dunque come un carattere speciale, peculiare, della società nazionale italiana in questa fase storica.

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Messico giudicato colpevole di feminicidios e desapariciones

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Aggressione a Silvio Berlusconi: se la politica si ritira sull’Aventino

sangue_bigSilvio Berlusconi aveva appena finito di sciorinare la solita sequenza di balle e battute volgari parlando di un paese irreale e dicendo cose indegne per un dirigente politico di un paese democratico quando Anteo Zamboni lo ha colpito in Piazza Duomo a Milano.

Lo scellerato Zamboni, facendo il gioco del capo del governo nel procurargli una per fortuna leggera ferita, ha messo a nudo due passaggi fondamentali della crisi italiana.

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La farsa elettorale in Honduras

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Messico violento o Messico lindo y querido? Alcune verità su violenza e narcotraffico

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La violenza in Messico è uno dei temi più controversi e discussi da sempre e la dichiarazione di guerra al narcotraffico da parte del presidente della Repubblica Felipe Calderón, in carica dal dicembre 2006, ha diffuso internamente e all’estero l’immagine di un paese dove si muore molto facilmente e sulla stampa s’è affermata l’idea di una progressiva “colombianizzazione” di molte regioni del paese. Inoltre la familiarità con la morte, con le sue raffigurazioni e il suo culto in miriadi di forme ed espressioni diverse rappresentano elementi culturali molto vivi nell’identità messicana e nell’immaginario trasmesso all’estero. … Leggi tutto

Il mistero della morte

Il volto giovane, fermo per sempre in una maschera di cera ghiacciata e consegnato inconsapevole al cellulare furtivo, aveva tratti affilati e lunghi e, sotto uno zigomo, un taglio lieve, grigio e sottile come la traccia casuale e inavvertita della punta di un lapis su un foglio candido come la neve. Di vivo rimaneva il respiro, troncato un’ultima volta dalla fitta implacabile venuta su dalla schiena spezzata in due punti e fermo lì, sorpreso sulle labbra cinerine, quasi condensato in un velo livido, in un inutile tentativo di rivolta frustrato dal sopraggiungere liberatorio e ad un tempo proditorio dell’oscuro trapasso dall’inganno della vita al mistero della morte. Il cavo ormai immoto delle orecchie custodiva inutilmente l’eco d’un grido strozzato – “ma così l’ammazziamo!”’- che nessuno avrebbe potuto ascoltare, nemmeno il medico legale, chiamato in fretta e furia e ad attestare quelle che, di lì a poco, la stampa avrebbe presentato come le “conseguenze sciagurate d’una caduta accidentale”.

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Uruguay, la sinistra perde, la sinistra vince

Mujica Con appena 30.000 voti considerati “da revisionare” il quadro delle elezioni parlamentari è praticamente definitivo e dà al Frente Amplio (la coalizione di centro sinistra fondata il 5 febbraio 1971 da Líber Seregni) la maggioranza parlamentare per la seconda volta nella storia del paese.

Se da una parte per la sinistra uruguayana c’è il campanello d’allarme della mancata vittoria al primo turno di Pepe Mujica (47.4%) e la bocciatura del referendum sull’impunità, tali segnali sono controbilanciati dal mantenimento della maggioranza assoluta in parlamento.

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Pepe Mujica presidente: una domenica contro l’impunità e per il futuro dell’Uruguay

mujica-OB_1 Domenica tre milioni di cittadini della riva orientale del Río de la Plata saranno chiamati a votare per il presidente della Repubblica che succederà a Tabaré Vázquez, il primo di centro-sinistra, e per cancellare la vergogna dell’impunità ai militari che torturarono il paese negli anni ’70 fino all’85.

Tutto si tiene perché viene il tempo di Pepe Mujica, l’ex-guerrigliero tupamaro, a lungo prigioniero politico, che con ogni probabilità sposterà ancora più a sinistra l’asse del paese. È lui infatti il favorito e con un colpo di reni potrebbe vincere già al primo turno.  

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La sparizione forzata di Rosendo Radilla: il Messico davanti alla Corte Interamericana dei Diritti Umani

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Lo scorso 7 luglio si è tenuta a San José di Costa Rica presso la Corte Interamericana di Difesa dei Dirtti Umani  un’udienza che per il Messico  può essere  considerata storica.

Per la prima volta nella storia dell’Esercito e del paese, lo Stato messicano  si trova al banco degli imputati per la politica repressiva applicata dal governo e dalle Forze Armate durante la così detta guerra sucia. Il caso preso in esame, della sparizione forzata di Rosendo Radilla Pacheco, avvenuta il 25 agosto del 1974 ad Atoyac de Álvarez, stato del Guerrero, e del quale quella del 7 luglio è stata  soltanto l’udienza preliminare, è considerato infatti emblematico di centinaia di altri avvenuti in quegli stessi anni, nel decennio compreso tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’70,  quando la sparizione forzata era una modalità repressiva applicata sistematicamente in Messico  con lo scopo di rompere l’unità del tessuto sociale organizzato e di annientare fisicamente qualsiasi forma di protesta e di dissidenza.

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Guatemala sentenza storica contro l’impunità

9788872582107g Mi raccontano che, nel calendario Maya, il giorno “E’” è quello nel quale s’inaugura un percorso e si aprono le porte di un cammino verso la giustizia.

Il 31 agosto 2009, nel calendario Maya, in effetti, corrispondeva a un giorno “E’”.

Per tutti quelli, Maya e non, che amano il Guatemala e che in qualche modo si adoperano per sconfiggere l’impunità che regna nel paese dell’eterna primavera sulle gravissime violazioni dei diritti umani commesse nel corso di un conflitto interno durato 36 anni, il 31 agosto 2009 sarà comunque una data da ricordare. Quasi quanto il 29 dicembre 1996, quando la firma degli Accordi di Pace di Oslo pose fine, almeno sulla carta, al genocidio che aveva già lasciato 250.000 morti (la quasi totalità dei quali appartenente a una delle varie etnie Maya), circa 45.000 desaparecidos e un milione di profughi. Quasi quanto il triste 26 aprile 1998, quando dei codardi pensarono che un’efferata aggressione potesse mettere a tacere per sempre quell’uomo coraggioso e cocciuto che era Monsignor Gerardi, che aveva appena reso pubblico un rapporto nel quale si denunciavano con tutti i dettagli del caso le violazioni commesse durante il conflitto e si facevano nomi e cognomi dei principali responsabili. In effetti, Monsignor Gerardi morì, ma lasciò come “testamento” una citazione evangelica: “la verità vi renderà liberi”.

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