di mario barone lumaga, mercoledì 23 dicembre 2009, 22:48
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Dialoghi
In seguito alla pubblicazione in Colombia di un’intervista a un generale dell’esercito nella quale si informava del trasferimento di 7 nuove brigate al confine col Venezuela, la tensione tra i due paesi caraibici è schizzata alle stelle. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 17 dicembre 2009, 15:30
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Clima, energia, scienza, Consumi, Globalizzazione, Politica internazionale, Problemi globali, Sottosviluppo, Venezuela
Vorrei innanzitutto vedere libero Luca Tornatore, il climatologo (precario) dell’Università di Trieste arrestato come un terrorista a Copenhagen dalla civilissima polizia danese.
Poi vorrei che sul clima i giornali e i telegiornali la smettessero di tergiversare e dessero pane al pane. Sono gli Stati Uniti (e in subordine l’Unione Europea) che stanno facendo fallire un accordo chiave per il futuro dell’umanità perché non vogliono spostare una virgola del loro (nostro) modello economico fallito e insostenibile. Deve essere l’India forse, che ha tre quarti degli abitanti che vivono senza elettricità, a stringersi?
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Hillary Clinton minaccia l’America latina per le relazioni con Teheran: “è una cattiva idea fare affari con l’Iran e l’America latina deve sapere che ne pagherà le conseguenze”.
L’America latina integrazionista, che nell’ultimo decennio è diventata un attore mondiale indipendente moltiplicando per quattro le relazioni e il commercio Sud-Sud col resto del mondo, da Brasilia a Caracas a La Paz rifiuta le minacce della signora Clinton e sottoscrive accordi con Teheran nei quali si conferma che, nel rispetto degli accordi sulla non proliferazione nucleare, sia l’Iran che i paesi latinoamericani hanno diritto di sviluppare programmi nucleari pacifici.
Il regime iraniano fa affari con mezzo mondo, a cominciare dall’Unione Europea, ma nella visione neocoloniale del segretario di Stato statunitense quando si tratta dell’ex cortile di casa gli Stati Uniti (che dalla loro hanno eccellenti relazioni con alcuni dei più impresentabili regimi al mondo) credono di avere ancora il diritto di dar lezioni su come si sta al mondo.
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Non risulta che ci siano prese di posizione di Álvaro Uribe o Hillary Clinton, il fior fiore della democrazia occidentale, né una riga sola scritta dai gagliardi Omero Ciai, Rocco Cotroneo o Emiliano Guanella, i Pulitzer della stampa italiana sull’America latina, sul ritrovamento del corpo decapitato di Santos Corrales García, un attivista della resistenza hondureña a 50 km dalla capitale Tegucigalpa.
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Assalti ai media partecipativi e alle associazioni sospettate di favorire il boicottaggio proclamato dalla Resistenza delle elezioni farsa benedette dal Dipartimento di Stato. Mentre in Uruguay, contemporaneamente, le elezioni sono davvero una festa della democrazia in un altro punto della “Patria grande latinoamericana”, l’Honduras, le elezioni sono la fine della democrazia.
Tegucigalpa si sveglia oggi in un’alba tragica nella quale ancora una volta, nella piena logica alla George Bush di esportazione della democrazia, ed esattamente come è avvenuto in Afghanistan, si svolgono “elezioni pur che siano”. Con brogli, senza opposizione, senza osservatori internazionali, mentre si violano i diritti umani. Non importa.
Se qualcuno va a votare, vedremo quanti saranno, allora il simulacro di democrazia è mantenuto anche se ad imporlo sono gli squadroni della morte. Era la filosofia di Donald Rumsfeld e lo rimane per Hillary Clinton.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 6 novembre 2009, 17:00
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Honduras
L’accordo raggiunto la scorsa settimana con l’avallo del segretario di Stato statunitense Hillary Clinton per riportare il presidente legittimo Mel Zelaya, rifiugiato nell’ambasciata brasiliana, al governo in Honduras è abortito.
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Mel Zelaya e Roberto Micheletti raggiungono un accordo sotto l’egida statunitense che forse già domani potrebbe riportare al governo il presidente legittimo che gestirà il processo elettorale del 29 novembre viziato dal golpe del 28 giugno. Intanto anche ieri la repressione ha disperso con violenza un’enorme manifestazione popolare. Oltre 20.000 persone si erano radunate intorno alla Facoltà di Pedagogia per dimostrare quanto intollerabilmente viva è la Resistenza al golpe in Honduras.
La notizia della grande politica è quella che c’è l’accordo. Facendo passare anche una scoria della politica del passato come Roberto Micheletti come un grande statista, il vice di Hillary Clinton per l’Emisfero Occidentale Thomas Shannon, solo accompagnato dal vice segretario dell’Organizzazione degli Stati Americani, ha convinto il presidente deposto Mel Zelaya. Questo sarà un “Re di Maggio” per appena un mese, di qui alle elezioni del 29 novembre, rimesso a cavallo dal Congresso che lo aveva deposto. Sarà un “Re di Maggio” ma il bicchiere è anche mezzo pieno perché non saranno i golpisti ad umiliare direttamente il processo elettorale.
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di Mattia Nesti, venerdì 7 agosto 2009, 20:37
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Dialoghi
Alcuni fedelissimi della Segretaria di Stato americana oggi lavorano attivamente con i golpisti.
Tom Hayden
La politica americana confrontata al colpo di Stato del 28 giugno (che ha detronizzato il presidente dell’Honduras Manuel Zelaya, sostituendolo con Roberto Micheletti), rischia di sprofondare nella confusione a causa delle divergenze tra il Presidente Barack Obama e la Segretaria di Stato Hillary Clinton.
Questi contrasti vengono da lontano, almeno dalle primarie del 2008 quando i due si sfidarono per l’investitura presidenziale.
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di Doriana Goracci, venerdì 31 luglio 2009, 11:05
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Dialoghi

Una cartolina che ancora conservo, edita in poche copie, mostra una signora che sbatte in faccia sulle gradinate della Borsa di Milano, la sua sporta, ad un signore degli Affari e sotto in grande: o la Borsa o la Vita. Ognuno può leggerla questa frasetta come crede, io ci rido ancora oggi, avendo passeggiato 30 anni per quei Mercati e non solo finanziari, vedetela come un film del 1933, o come il motto del rapinatore, o come ne scrissi l’11 ottobre 2008.
Ma andiamo ad aprire il Portafoglio e a vedere cosa ci troviamo, intanto con un video sulle spese militari, che non è recente ma in compenso tratta di una spesa aumentata, non solo per comprare il pane. Ricevo un po’ di conti da Ugo Beiso, che mi risulta essere solo un tecnico dell’ Ansaldo oltre che un attivista dei Diritti Umani, contro la guerra.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 25 luglio 2009, 17:40
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Honduras, Infografica

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Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sulla Resistenza al golpe in Centroamerica!
Adesso sappiamo che Hillary Clinton avrebbe dato del “temerario” anche al Mahatma Gandhi, al tempo della marcia del sale. La stessa cosa avrebbe fatto con Rosa Parks e con Martin Luther King. Adesso sappiamo che anche Salvador Allende, non piegandosi al colpo di Stato di Augusto Pinochet e non tradendo il suo mandato “non aiutò a trovare una soluzione”.
Eppure è stato questo, “il ritorno di Mel Zelaya in Honduras è temerario e non aiuta a ristabilire l’ordine costituzionale in Honduras”, il raggelante commento del segretario di stato statunitense al tentativo del presidente legittimo dell’Honduras, riconosciuto come tale da tutti i governi del mondo e da tutte le organizzazioni internazionali, che ieri è entrato pacificamente per pochi minuti in territorio honduregno.
Zelaya, che si sta dimostrando un uomo degno, lo ha fatto per lanciare un messaggio al paese e al mondo intero: “nessuno può accettare un golpe nel secolo XXI, noi siamo venuti per dare un esempio di pace”.
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Per il Segretario di Stato nordamericano Hillary Clinton, “il ritorno di Mel Zelaya in Honduras è temerario e non aiuta a ristabilire l’ordine costituzionale in Honduras”. Se la Clinton ha un’idea migliore…
Il presidente Mel Zelaya ha compiuto alcuni passi in territorio honduregno dove le sue prime parole sono state: “nessuno può accettare un golpe nel secolo XXI, noi siamo venuti per dare un esempio di pace”. Quindi è tornato sulla linea di confine da dove attende l’arrivo della famiglia dall’Honduras.
Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!
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Dopo due giorni di conversazioni in Costa Rica tra la delegazione dei golpisti e quella del governo legittimo dell’Honduras, nella quale ognuno accusa l’altro di essere un criminale e di meritare di andare in carcere o peggio, le cose non si sono spostate di un centimetro. E non spostarsi di un centimetro vuol dire che i golpisti guadagnano terreno, si stabilizzano, guadagnano legittimità, vedono il fronte internazionale perdere unità d’intenti.
Tanto è vero ciò che i golpisti propongono un nuovo incontro tra otto giorni, un’eternità per chi in ogni angolo del paese da due settimane è mobilitato contro il golpe e, nonostante cresca e si radicalizzi la resistenza popolare, sta subendo i colpi sempre più duri della repressione. L’ultima su questo fronte è l’arresto da parte di un commando golpista di José David Murillo, pastore protestante, dirigente ambientalista ma soprattutto padre di Isis Obed Murillo, il ragazzo di 19 anni assassinato domenica scorsa.
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E’ un voltaireiano Barack Obama che da Mosca ha chiuso ogni polemica sulla posizione dell’attuale governo di Washington rispetto al colpo di stato in Honduras: “gli Stati Uniti appoggiano il ritorno di Mel Zelaya in Honduras anche se questo si è fermamente opposto alle politiche nordamericane”.
E inoltre: “Non appoggiamo Zelaya perché siamo d’accordo con lui. Lo appoggiamo in nome di un principio universale per il quale i popoli debbono poter eleggere i propri dirigenti, che ci piacciano o no. E dobbiamo riconoscere chiaramente: gli Stati Uniti non hanno sempre agito correttamente su questo punto ma il mio governo non cercherà di imporre governi ad altri paesi”.
Sarebbe (anche per l’ammissione di responsabilità) un discorso da prima pagina quello di Barack Obama a Mosca e che va ben oltre la crisi honduregna se non si perdesse nel porto delle nebbie degli irriformabili media del pensiero unico e quindi lo mettiamo in prima pagina noi, media partecipativo.
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Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!
Il dipartimento di stato del governo statunitense, in una conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio di ieri, lunedì, ha chiarito che nessun rappresentante del governo di fatto honduregno, che ha inviato ieri una delegazione nella capitale del paese nordamericano, sarà ricevuta.
Al contrario nella stessa conferenza stampa è stato chiaramente affermato che oggi martedì il presidente legittimo Manuel Zelaya sarà ricevuto al massimo livello presente nel paese, probabilmente dalla stessa Hillary Clinton, essendo il presidente Barack Obama impegnato in Europa.
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