Thursday 09 February 2012, 04:09

Gli articoli con tag: " Hezbollah "

Una road map di letture per la pace

ImmagineParafrasando un recente post di Paola Caridi, non sono esente dalla malattia del voler affermare la mia verità sul conflitto israelo-palestinese: prendo spunto dalla notizia dell’autorizzazione concessa da Netanyahu a favore dei coloni israeliani per circa 500 nuovi insediamenti abitativi in Cisgiordania, nonostante le riserve espresse sia dagli USA che dall’Europa.

Credo che chiunque sia onestamente intenzionato al raggiungimento della pace in Palestina dovrebbe considerare come principale ostacolo a questo traguardo l’ininterrotto processo di occupazione dei Territori palestinesi da parte dei coloni israeliani. Non è che consideri trascurabili le responsabilità palestinesi: nella definizione della road map, venivano loro richiesti l’abbandono della violenza terroristica e l’avvio di riforme in senso democratico. (Al proposito segnalo un paio di articoli di Foreign Affairs che analizzano i progressi, ma anche le difficoltà, di Hamas nel farsi partito capace di governare con sempre maggiore efficienza, oltre che con maggiore senso democratico e meno condizionamenti ideologici. Per quanto mi riguarda, devo ancora affrontare la necessaria lettura di “Hamas”, di Paola Caridi.)

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Guido Piccoli: le verità di Gaza

gaza-martyr Una cosa è chiara.
Israele, i suoi governanti e la gran parte del suo popolo non vogliono la pace. Per la preponderanza bellica, per gli appoggi internazionali, perché le guerre come l’attuale (accettando che possa chiamarsi così il massacro di questi giorni) gli comportano un centesimo delle vittime rispetto al nemico. Israele, i suoi governanti e la gran parte del suo popolo non vogliono la pace per il fanatismo cresciuto con il compiacimento o la tolleranza della gran parte dell’intellettualità locale e internazionale.

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Angelo Panebianco: l’informazione ai servizi dei crimini di Israele

Scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 4 gennaio scorso, che il silenzio del mondo arabo rispetto all’attacco prima,  e all’invasione poi della Striscia di Gaza da parte di Israele,  potrebbe essere spiegato secondo la logica  per cui  onde evitare che … (avanzi il fondamentalismo islamico, l’Iran acquisti un ruolo di egemonia in Medio Oriente, etc etc) si accetta che…  (i palestinesi vengano sterminati e Gaza sia ridotta ad un cumulo di macerie).
In effetti, sebbene appaia come un agire cinico dinanzi al quale  è difficile rimanere indifferenti,  questo spiegherebbe anche perchè l’Egitto mantiene e ha mantenuto in passato chiuso il valico verso la Striscia da dove potrebbero passare invece cibo e medicinali per gli abitanti di Gaza  ridotti allo stremo dal blocco israeliano.
Questo silenzio avrà conseguenze storiche catastrofiche, preannuncia Uri Avnery, scrittore e attivista pacifista israeliano.
Come si spiega invece il silenzio dei governi occidentali?
Angelo Panebianco, analizzando proprio questo ma  anche l’esplicito consenso all’azione bellica israeliana del mondo occidentale  va ben al di là delle ragioni più o meno politiche, anche se condannabili, che lo determinano.
Egli azzarda la teoria secondo la quale il consenso generale di questi giorni da parte della comunità internazionale  all’attacco israeliano sarebbe dettato anche  da un “diverso valore attribuito dai contendenti alla vita umana”. In pratica, poiché secondo il Panebianco, per “gli uomini di Hamas, come per Hezbollah in Libano, la vita (anche quella degli appartenenti al proprio popolo) vale talmente poco che essi non hanno alcun problema a usare i civili, compresi i bambini e donne, come scudi umani”… bene fanno gli israeliani  allora a sterminarli tutti.
Questa è la conclusione logica alla quale si  sovviene terminando di leggere il periodo fuoriuscito dalla mente contorta di Angelo Panebianco . Invece no. Egli non è  così stolto. Ma disonesto lo è di sicuro e quindi conclude che : Israele “cerca di limitare le ingiurie alla popolazione civile, anche se naturalmente la natura del conflitto esclude che essa non sia coinvolta”.
I numeri, ovviamente a Panebianco dicono ben poco, perchè se ad oggi  possiamo contare più di 700 morti palestinesi, per la maggior parte civili, donne e bambini e più di 3.000 feriti, metà dei quali destinati a morire per mancanza di medicinali (e anche di ospedali, visto che vengono bombardati anche quelli) e soltanto 6 soldati israeliani, evidentemente di guerra non si tratta. Possiamo e dobbiamo chiamarlo genocidio.
E già questo potrebbe  di per sé bastare a far comprendere il pensiero di Angelo Panebianco: chi ha valori morali diversi da noi merita lo sterminio. Perchè non sterminare a questo punto tutti i tossicodipendenti invece di curarli, o gli zingari che non si piegano a vivere come noi? Invece qualche riga più in là  l’editorialista del Corriere della Sera  affonda completamente nella palude dei suoi ragionamenti,  accusando  addirittura Richard Falk, “relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi” dell’ONU, di “star usando la sua carica e le sue sponsorizzazioni per fare propaganda pro-Hamas e antiisraeliani ”.
Mi ha ricordato Uribe, il presidente colombiano quando accusa i difensori dei diritti umani in Colombia di essere membri delle Farc e poi gli spara addosso.
Così ha fatto Israele ieri, uccidendo con la complicità di tutti gli Angelo Panebianco del mondo due addetti palestinesi, due terribili terroristi di Hamas appartenenti all’ Unrwa — l’Agenzia dell’Onu che si occupa dei profughi a Gaza, mentre guidavano un convoglio che portava aiuti umanitari.

Chi racconta i fattacci d’Israele e della Palestina, facendosi i nostri

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I  testi che vi propongo sono due articoli: da un israeliano Ran Hacohen agli israeliani, da  un’italiano Paolo Barnard agli italiani e una lettera di  una cooperativa siciliana di Alcamo ricevuta  da alcuni GAS fiorentini (Gruppi di acquisto solidale)  che  ricevono i loro  prodotti e che cercano nei fatti quotidiani di vivere e far vivere un presente diverso e migliore.  Sono tre NON noti ai Media, se non nella misura di NON renderli noti: vogliono coinvolgerci nei fattacci d’Israele e della Palestina, nella storia presente che viene raccontata, come in passato, a mo’ di santa favoletta. E’  “anche”  la nostra storia e il nostro presente. … Leggi tutto

C’è martire e martire e fondamentalismo e fondamentalismo

ansa_13754024_08550 Abbiamo appreso (fonte Il Manifesto, gli altri hanno glissato) che nel Texas una condanna a morte è stata comminata sulla base dell’Antico Testamento (la Shari’a è zucchero al confronto). Quando i fondamentalisti protestanti farneticano del loro “destino manifesto” al dominio del mondo, nel loro millenarismo assassino, ci giriamo dall’altra parte.

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Anche Roberto Calderoli ce lo meritiamo

calderoli Mi dicono che né Al Jazeera né altri media arabi abbiano dedicato un solo secondo al "caso Calderoli", che occupa le prime pagine dei nostri giornali come se fossimo sul punto di essere attaccati dalla Libia. Le cose da dire sull’uomo del Maiale day e delle magliette islamofobe sono poche, quattro per l’esattezza, e anche molto chiare, perfino ovvie.

1) E’ divertente vedere come un paese occidentale rifiuti ad un terzo, in questo caso un paese arabo, il diritto d’ingerirsi nei fatti propri ma poi s’ingerisce quotidianamente nei fatti dei paesi arabi, per esempio presumendo di andare a costruire democrazie in Iraq o Afghanistan o stabilendo che per motivi meramente geopolitici la dittatura di Moubarak in Egitto sia una democrazia.

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Oltre a Vauro querela anche me, Fiamma Frankenstein!

Sì, questa vignetta di Vauro su Fiamma Frankestein l’avevamo già pubblicata. Ma è necessario ripubblicarla e magari farla circolare in più siti possibile, perché le accuse di antisemitismo contro Vauro di Fiamma Nirenstein sono un caso da manuale di manipolazione grossolana del pensiero altrui per difendere un comportamento politico impresentabile cercando di passare da vittima.

Cosa rappresenta questa vignetta per ogni persona intellettualmente onesta?

Rappresenta graficamente la contraddizione del fatto che Fiamma Nirenstein, giornalista che ha fatto carriera specializzandosi sul conflitto mediorientale con posizioni vicine se non organiche a quelle della destra israeliana, si candidi in un partito, il PDL, che ospita nelle sue liste almeno due fascisti dichiarati, Giuseppe Ciarrapico e Alessandra Mussolini.

Ha diritto o no, Vauro, di far notare questa contraddizione?

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Brecha – Líbano – Pruebas técnicas de guerra civil

Entre huelgas generales, francotiradores en la universidad y grandes juegos económicos, Líbano vuelve al borde de la guerra civil. Hezbollah pide nuevas elecciones, que podría ganar, pero que ni el gobierno ni los occidentales están dispuestos a conceder. Estos últimos condicionan todas las ayudas al nombre de Fouad Siniora, “nuestro hombre en Beirut”

Sayyed Hassan Nasrallah, dirigente de Hezbollah, el partido de dios, que aguantó el pasado agosto el choque contra el ejército israelí, conquistando un enorme prestigio en todo el mundo islámico, y que nunca había aparecido en público desde septiembre, volvió a … Leggi tutto

Libano: nuovi guai in arrivo

La risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, che ha portato al cessate il fuoco in Libano, prevede il disarmo degli Hezbollah. Ma la risoluzione, che ha portato al cessate il fuoco solo perché prevede il disarmo di Hezbollah, in osservanza a precedente risoluzione ONU, non dice chi deve disarmare Hezbollah.

Jacques Chirac, vuole il comando delle truppe Unifil. Sostiene che la Francia ne avrebbe diritto come ex-potenza coloniale, e solo questa sarebbe una buona ragione per non darglielo, il comando. Ma la novità sorprendente è che la Francia vuole … Leggi tutto

Quei volti sorridenti dei soldatini israeliani

La storia di Uri Grossman (nella foto), figlio di David, militare di leva, morto a 20 anni in un paese straniero dove era stato mandato a fare la guerra, non può non commuovere ed ispirare pietà. Ma non può neanche indurre ad un messaggio che porta a leggere la guerra in Libano come parte dello scontro di civiltà tra un Occidente illustrato ed un Islam zotico.

Le cronache ricordano l’iniziale appoggio alla guerra e poi l’appello alla pace da parte del padre, scrittore autorevole, che rende ancora più straziante la vicenda personale. Tutte raccontano in maniera pudica il dolore privato della famiglia. Descrivono un ragazzo sensibile e colto della classe media benestante israeliana, appassionato di calcio e di teatro, che appena congedato era atteso da un iniziatico giro del mondo. A quel viaggio Uri Grossman non è mai arrivato ma, con ogni evidenza, era e sarebbe stato una bella persona.

Il servizio di leva, nel XIX secolo, ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità nazionale e di quella che George Mosse chiama … Leggi tutto

Articolo 11

I comunisti italiani dicono che si va a patto che acconsenta il governo libanese, rifondazione comunista dice che si va a patto che ci sia la benedizione di Hezbollah, i verdi a patto che sia una missione di pace (con la bandierina?).

Mi direte che tutti gli altri vanno a qualunque costo, prezzo e condizione, solo perché sì (ma sarebbe interessante sapere che pensa il dipietrista exitaloforzuto Sergio de Gregorio) e che il presidente Napolitano aveva già l’elmetto in testa da un mese. Ma anche questi, la cosiddetta sinistra radicale, potrebbero coordinarsi almeno un poco. Mi ricordano tanto Re Francesco a Gaeta. O era sul Garigliano?


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Il drone

Un drone è una specie di robot, un aereo in grado di viaggiare senza pilota né equipaggio. Un drone non prova emozioni. E’ un killer perfetto. Non è un granché come tecnologia il drone. Perfino gli Hezbollah ne hanno alcuni. Ma i primi droni erano tutt’altro. I primi droni anzi erano una specie di suicidi, di piattelli da tiro a volo. Si lanciavano in aria per poi … Leggi tutto

I veri nemici di Israele

La splendida Cecilia Rinaldini, nel GR3 delle 8.45 di stamane 31 luglio, firma un’eccellente, surreale ma paradigmatica e importante intervista a Massimo Teodori.
Rispetto alla guerra in Libano ed al suo rapido trasformarsi in un pantano ed un boomerang per gli israelostatunitensi, l’americanista radical-neoliberal-italoforzuto, opportunamente stimolato dalla giornalista del gr Rai, si dedica in maniera sorprendentemente puntigliosa a dividere le sorti degli Stati Uniti da quelle dello stato israeliano.

A qualunque persona di medio intelletto e cultura è chiaro che per ogni goccia di sangue versata in Libano il governo degli Stati Uniti sia almeno altrettanto responsabile quanto … Leggi tutto

Beirut; il fallimento storico di George Bush

Questo editoriale, nella versione originale in spagnolo, esce domani nel settimanale Brecha.

Dopo l’11 settembre 2001, il presidente George W. Bush promise di instaurare nel Medio Oriente un’era di pace, democrazia e, ovviamente, libero commercio, che battezzò “Gran Medio Oriente”.
Raccontò ad amici e simpatizzanti che era possibile creare un’estesa zona di influenza statunitense che unisse il Mediterraneo israelopalestinese, il Golfo Persico e arrivasse fino all’Afghanistan, in Asia centrale, alle porte dei due giganti cinese e indiano. Per riuscire a realizzare il paradiso terrestre nelle regioni bibliche, bisognava solo estirpare la malerba del terrorismo e, magicamente avrebbero prosperato democrazia e progresso. Era la versione “american dream” della “giustizia infinita”.

I critici che osavano considerare irrealizzabile il piano erano accusati di essere amici di terroristi e dittatori e così si chiudeva il discorso. Dagli anni ’50, in chiave antisovietica, gli Stati Uniti hanno sostenuto … Leggi tutto