Thursday 09 February 2012, 10:15

Gli articoli con tag: " Henry Kissinger "

Scie di Grandi Firme e Clima di Stelle al Club Bilderberg

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Jean-Daniel Beley foto

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C’erano una volta i Chicago Boys

Ricordate i Chicago boys? Erano un gruppo di economisti cileni, oppositori di Allende, formatisi all’Università di Chicago e poi divenuti consulenti di Pinochet. Sono stati gli architetti del modello capitalista e competitivo imposto a punta di baionetta dalla Dittatura e poi, per tanti anni, additato come “faro di salvezza” per tutta l’America Latina dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali (Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale) e da una pletora di economisti cresciuti nel dogma del mercato. … Leggi tutto

Salvador Allende, a cento anni dalla nascita

allende

Da tutta la vita rifuggo le definizioni, le tessere, gli inscatolamenti, che piacciono tanto soprattutto a sinistra, per bollare, etichettare, ghettizzare e autoghettizzarsi e smettere di pensare.

Faccio però un’eccezione: sono da sempre e sarò sempre allendista. Mi riconosco tuttora pienamente nel progetto di socialismo umanista del presidente Salvador Allende e dell’Unidad Popular.

Oggi 26 giugno 2008, ricorrono i cent’anni della nascita di questo cileno universale, un rivoluzionario, un socialista e un militante della Patria grande latinoamericana che lo annovera tra i propri padri come il più umano. In un giorno come questo, dedicato alla vita di Don Salvador, una vita di militante instancabile nel rispetto fino alla morte del proprio mandato e del popolo che lo elesse, non è il caso di parlare dei suoi lugubri carnefici, di Henry Kissinger e del suo ascaro Augusto Pinochet.

Da allendista voglio dedicare al mio Don Salvador, quello con il quale, come Tomás Moulián, da sempre mantengo una conversazione ininterrotta sul destino del Cile e dell’America latina, una mia traduzione di una poesia di Don Mario Benedetti a lui dedicata.

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Distillati di saggezza

Dal “Venerdi’” di Repubblica, prendo l’agghiacciante ritratto che Paolo Garimberti fa di Henry Kissinger:

“ancora oggi, a 85 anni (…) dispensa saggezza ai governanti che gli chiedono consigli (…) Distillati di saggezza kissingeriana (…) In questo mondo di predicatori ed illusionisti, qualche testa fredda e pensante come la sua ci vorrebbe davvero”

Tutto partendo da qualche vaga dichiarazione del vegliardo sulla necessità di dialogare con l’Iran e con la Cina (peraltro coi cinesi si riesce benissimo a dialogare, a forza di dollari…). Sul finire il Galimberti, bonta sua riconosce che sì, effettivamente in passato il “realismo di Kissinger è trasceso in bieco cinismo”. Ma che sarà mai, un po’ di cinismo non guasta mai a questo mondo.

Raccontare invece che si è macchiato di crimini contro l’umanità, che centinaia di milioni di latinoamericani gli devono decenni di dittature, torture, sparizioni, omicidi, sangue, repressioni, etc. etc. pareva brutto. Non sia mai che i governanti di mezzo mondo lo venissero a sapere e smettessero di chiedergli le sue preziose pillole di saggezza…

Effetto Kosovo, Francesco Battistini e il Corriere della Sera: cialtroni!

Quel bel richiamo in prima sul Corriere della Sera di ieri non poteva non attrarre come le mosche al miele chi si interessa di popoli e nazioni: “Effetto Kosovo: voglia di secessione. Dalla Spagna al Messico, nuova linfa ai secessionismi”. Il Messico?

Si va all’interno e ci sono ben due pagine, la 12 e la 13. Ovvero è il reportage più importante che il giornale offre ai suoi lettori. Potrebbe essere l’occasione perché il più importante giornale italiano faccia il punto su cosa mette in moto l’invenzione del Kosovo come Stato da parte della Nato. Ma alla lettura del pezzo si rimane indignati per il pressappochismo, la superficialità, le scelte politiche e la vera ignoranza dimostrate dall’articolista Francesco Battistini, già famoso per performance ineleganti in America latina.

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Nascita, ascesa, declino ed eredita’ dell’ex presidente indonesiano Suharto

Emanuele Giordana, il direttore di Lettera22 è forse il massimo esperto di cose indonesiane in Italia. Come non affidarsi alle sue parole per il coccodrillo di uno dei peggiori criminali del XX secolo (nella foto con l’ex presidente statunitense Gerald Ford che con Henry Kissinger e Richard Nikon fu il principale sponsor e complice).

L’Ottantaseienne ex presidente indonesiano Suharto, uno dei piu’ longevi ditattori del “secolo breve”, e’ morto nel suo letto d’ospedale, dov’era ricoverato da tre settimane, al Pertamnina di Giacarta. Pertamina e’ la compagnia di bandiera che gestisce il petrolio indonesiano. Un vanto per quest’uomo che si faceva amabilmente chiamare “Bapak Pembangunan”, padre dello sviluppo, e che rivendicava di aver reso il suo paese autosufficiente dal punto di vista alimentare. E soprattutto di averlo vaccinato dalla malattia del secolo: il comunismo.
Benche’ il vecchio se ne sia andato con una sfilza di procedimenti giudiziari a carico – mai andati in porto per “motivi di salute” – con il peso di qualche centiania di migliaia di assassini politici alcuni dei quali pubblicamnete rivendicati e che, per gran parte degli indonesiani, quest’uomo abbia rappresentato, per 32 anni dal 1966 al 1998, un regime di terrore, il paese gli ha dedicato una settimana di lutto nazionale e il presidente della repubblica Yudoyhono, l’uomo che gli ha garantito di non finire in questi anni alla sbarra, ha detto che Suharto ha reso un “grande servizio alla nazione”. Se si pensa che Yudoyhono, benche’ sia stato democraticamnete eletto e si sia in effetti dimostrato un presidente democratico, proviene dall’esercito, molto si spiega.

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Piano Condor, verso la Norimberga latinoamericana

Pinochet_y_Videla La giustizia federale argentina ha deciso. Si farà il processo per il Piano Condor, l’internazionale del terrore che negli anni ’70 coordinò il sequestro, l’interscambio e la sparizione di migliaia di oppositori politici nella regione. Si apre così un nuovo capitolo nella ricerca della verità in America latina.

“Il Piano Condor è stato una vasta associazione a delinquere attiva nel Cono Sud, diretta al … Leggi tutto

Su Chávez e il Borbone; se Allende avesse potuto fare altrettanto!

Provate ad immaginare se Salvador Allende fosse uscito vivo dal golpe dell’11 settembre 1973, se il popolo cileno avesse rovesciato la situazione, sconfitto i golpisti e Don Salvador fosse rimasto legittimamente al governo. Credete che Allende avrebbe fatto sconti al mandante del colpo di stato, Henry Kissinger, parlando magari dalla tribuna delle Nazioni Unite? Credete che non sarebbe stato ridicolizzato e criminalizzato?

Perché mai Hugo Chávez non deve dare pane al pane e definire “golpista” e “fascista” José María Aznar? L’ex capo del governo spagnolo, ha documentatamente partecipato all’organizzazione del golpe che doveva vedere Chávez morto l’11 aprile 2002, e di questo fu direttamente accusato dal Ministro degli Esteri di Zapatero stesso, ed è il figlioccio politico di Manuel Fraga (l’ultimo ministro di Franco in attività). Quale straordinaria ipocrisia riduzionista impedisce agli europei di … Leggi tutto

Caro Veltroni, ma sei sicuro che Berlinguer fosse dello stesso partito di Pol Pot?

berlinguerconfidel Per l’ex comunista Walter Veltroni nazismo e comunismo sono la stessa cosa. Veltroni lo dice con appena un velato giro di parole alla presentazione del libro di Cristina Comencini, “l’illusione del bene”. Veltroni, nel suo linguaggio alla melassa, finge di non sapere molte cose che invece conosce benissimo. Finge di non sapere che il nazismo fu solo genocidio e sterminio perchè fin dal Mein Kampf nacque per quello. Finge di non sapere (e ainda mais) che non solo il comunismo fu soprattutto molte altre cose, la stragrande maggioranza delle quali hanno contribuito a diminuire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo in questo pianeta, ma che la sua riduzione alla categoria di genocidio innanzitutto non spiega nulla, ma si attaglia perfettamente tanto al nazismo come alla liberaldemocrazia. Come definire altrimenti … Leggi tutto

V-day, perché ci sono più spine che rose

Sabato pomeriggio chi scrive stava percorrendo l’A22 e poi l’A1 da Bolzano verso Firenze. Il caso ha voluto che passassi da Modena pochi minuti dopo la conclusione dei funerali di Luciano Pavarotti. In quel tratto d’autostrada, per alcuni minuti sono stato sorpassato da stormi di auto blu, auto di scorta, con sirene al vento. Sembravano incrociarsi tra loro, sorpassandosi in maniera acrobatica come fossero delle frecce tricolori di terra.

Andavo esattamente a 130 km all’ora e quelle auto blu volavano a 180 se non a … Leggi tutto

Pinochet, il sadico che spense la primavera

Oggi è un giorno triste per la storia del Cile e soprattutto per la giustizia cilena. Il più grande criminale nella storia di quel paese e forse dell’intera America Latina, Augusto Pinochet Ugarte, è morto nel suo letto. Per i 3.500 desaparecidos, per le decine di migliaia di torturati e prigionieri politici, per il mezzo milione di esiliati non ci sarà mai giustizia.

In un conato di dignità il governo concertazionista, che pure ne ha discusso per tempo spaccandosi, ha annunciato che non ci sarà né lutto nazionale né funerale di stato. Con quello che passa il convento nel Cile del 2006, tiriamo un sospiro di sollievo e restiamo quasi stupiti per la buona novella.

Pinochet il sadico, quello che ordinava di torturare infilando topi nelle vagine delle prigioniere politiche, è morto nel suo letto senza essere mai stato neanche per un’ora in carcere.

Pinochet il traditore, che si finse fedele al Presidente Salvador Allende fino all’ultimo istante, è morto con qualche vescovone che gli impartiva i sacramenti.

Pinochet il ladro, forse solo Francisco Franco e Ferdinando Marcos rubarono come lui, che faceva girare su oltre cento conti correnti statunitensi le centinaia di milioni che sottraeva a … Leggi tutto

Pinochet, el sádico que apagó la primavera

Hoy es un día triste para la historia de Chile y de la justicia chilena. El más grande criminal en la historia del país y quizás de toda América Latina, Augusto Pinochet Ugarte, se murió en su cama. Para los 3.500 desaparecidos, las decenas de miles de torturados, para el medio millón de exiliados, nunca habrá justicia.

En un sobresalto de dignidad el gobierno concertacionista, que lo discutió durante tiempo dividiéndose, anunció que no habrá duelo nacional ni funeral de estado. Con lo que pasa en Chile en 2006, hasta uno queda sorprendido por la buena noticia.

Pinochet el sádico, el que ordenaba torturar insertando ratones en las vaginas de las presas políticas ha muerto en su cama sin haber estado ni una hora en la cárcel.

Pinochet el traidor, que se fingió fiel al Presidente Salvador Allende hasta … Leggi tutto

“Antisemitismo de izquierda”, una carta a Rebelión

Queridos amigos de Rebelión,
leo con gusto todos los días Rebelión y aporto a veces con mis artículos. Lo considero un medio indispensable. Sin embargo no puedo dejar pasar el articulo publicado hoy al link con firma Denise Shomaly, sin contestar al respecto por que este articulo es exemplificativo de un fenomeno grave: el antisemitismo de izquierda.
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Brecha – Contra el terrorismo de Estado Tribunal internacional

En La Habana se convocó oficialmente a la creación de un Tribunal contra el Terrorismo y en Defensa de la Humanidad para juzgar ?al menos política y éticamente? 50 años de crímenes de lesa humanidad en América Latina.


GC desde La Habana


Esa fue la primera consecuencia concreta del encuentro contra el terrorismo celebrado entre el jueves 2 y el sábado 4. El tribunal propuesto, que es patrocinado por el Encuentro Mundial de Intelectuales y Artistas en Defensa de la Humanidad y que casi seguramente tendrá sede en Caracas, retoma la tradición del prestigioso Tribunal Russell, que en los años setenta esclareció numerosos crímenes de lesa humanidad, incluyendo los de las dictaduras del Cono Sur. Su objetivo es juzgar, y en lo posible condenar, a los impulsores del terrorismo de Estado en el hemisferio, incluyendo a Henry Kissinger y a la dinastía Bush: George padre, ex presidente y jefe de la cia en los años setenta, George hijo, actual presidente, y su hermano Jebb, gobernador de Florida y que debe su poder a la Fundación Nacional Cubano-Americana, íntimamente ligada a terroristas condenados, como Luis Posada Carriles.
 
Para integrar el tribunal serán convocadas personalidades de América Latina y del mundo, entre las cuales Noam Chomsky, Ramsey Clark, Harry Belafonte, Danielle Mitterrand, Ken Loach, Adolfo Pérez Esquivel, Samir Amin, Dario Fo, François Houtart, Pablo González Casanova, Alfonso Sastre.
 
En palabras del presidente cubano, Fidel Castro, esta instancia puede contribuir a esclarecer lo que aparece como un único diseño criminal, que toma distintas formas de organización y sustenta golpes de Estado y dictaduras militares: el Plan Cóndor, las guerras sucias en América Central, las guerras de baja intensidad, el terrorismo que desde Miami se expande no sólo hacia Cuba sino a todo el continente, incluyendo el mismo territorio de Estados Unidos. Según Castro, este diseño no sólo constituye una de las páginas más negras de la historia de la humanidad sino que se ha convertido en un símbolo de las políticas imperialistas y neocolonialistas impulsadas por Estados Unidos.
 
El tribunal se propone fundamentar jurídicamente juicios que ya se estén desarrollando contra acusados de terrorismo o contribuir a que tengan lugar otros hoy inviables. En el caso del pedido de extradición de Posada Carriles por Venezuela, las pruebas son tan contundentes que hasta ahora el gobierno de Bush sólo ha respondido con el silencio. De estar ya operativo el tribunal, a Estados Unidos esa postura se le haría insostenible.
 
Romper el circuito informativo comercial y sus códigos interpretativos, que consideran a Washington como paladín de la lucha contra el terrorismo, es otro de los objetivos. Para lograrlo, el tribunal contará con una importante estructura informativa: un observatorio y un gran centro de documentación mundial sobre el terrorismo de Estado, alimentado por los archivos ya existentes (por ejemplo los del Plan Cóndor encontrados en Paraguay) y nueva documentación. Completarán la estructura un grupo de difusión del material recopilado (que será distribuido tanto a los medios independientes como a los oficiales) y un centro de elaboración y difusión de informaciones.
 
Además, las sesiones del tribunal serán difundidas por Telesur, la tevé satelital ?latinoamericana y latinoamericanista? que comenzará a trasmitir regularmente el 24 de julio, aniversario del nacimiento de Simón Bolívar. En los próximos días, esta señal emitirá una serie de videos en cinco idiomas sobre los temas de que se ocupará el tribunal, desde el Plan Cóndor a casos como el asesinato de Orlando Letelier y el atentado contra el avión de Cubana de Aviación en 1975.

Brecha – Contratapa – Un tsunami de ayudas (virtuales)

Los grandes países prometieron mucho y darán poco a los damnificados por el maremoto del 26 de diciembre. La mayor parte de las ayudas serán sustraídas a otras emergencias y ni hablar de cancelación de la deuda. La moratoria que las mismas víctimas rechazan sólo servirá para cobrar más intereses.


Gennaro Carotenuto, desde Roma


Por el huracán Mitch, que en 1998 mató a más de 9 mil personas en América Central, fueron prometidos 8 mil millones de dólares. Llegaron menos de la tercera parte. Para el terremoto de Bar en Irán, en 2003, donde murieron más de 35 mil personas, se dijo que la ayuda alcanzaría los 1.100 millones; sólo llegaron 17 millones. Son dos ejemplos del riesgo que corren los 4 mil millones de dólares prometidos a los damnificados por el maremoto en Asia.


En esto la corrupción tiene poco que ver. Más intervienen los espejismos, que hacen parecer como enormes ayudas las que no son tales, o no son reales, o que simplemente cambian de rubro. La emergencia misma, la conmoción y la presencia de cámaras de televisión obligan a los políticos a actuar. Así se explica por ejemplo el cambio -mediático- de la administración estadounidense, que ha pasado de ofrecer ayudas insignificantes (35 millones de dólares) a ponerse a la cabeza del mundo en la lucha contra la catástrofe.


En un mundo donde ninguno de los países ricos -con excepción de los escandinavos- cumple con el solemne compromiso de destinar el 0,7 por ciento del pbi a los países subdesarrollados (Estados Unidos, con 0,14, es el peor, y le sigue Italia), ofrecer ayudas a Tailandia no significa destinar a ese fin dinero fresco. Se trata por lo general de sumas que en principio iban a ir hacia otros países afectados por catástrofes que ahora han dejado de ser mediáticas. Por otra parte, en el monto ofrecido se incluye también, por ejemplo, la reconversión de la deuda, y hay que considerar que la gestión de las ayudas ofrece la posibilidad de comprar productos o servicios producidos por el país donante y contabilizarlos como ayuda. Así, de los 1.500 millones de dólares que ofreció la Unión Europea (un tercio del total de la asistencia mundial), parte importante está constituida por facilidades para el pago de los próximos siete años de cuotas de la deuda. Este dinero volverá a ser descontado en el futuro, aumentando, y no desminuyendo a largo plazo la propia deuda. Así funciona la ?cooperación? internacional.


UN ARMA DE ESTRATEGIA POLÍTICA. Para China, el tsunami ha sido una ocasión importante. Un país tradicionalmente receptor de ayudas internacionales puede ahora aparecer en su nuevo rol de donante, tanto público como privado. (De manera distinta, pero coherente, ha actuado India, que ha intentado demostrar que no necesitaba de ayudas externas.) Para el gobierno de Hu Jintao, la región damnificada, empezando por la península de Indochina, es mucho más que una suerte de patio trasero: es el lugar estratégico donde el antiguo celeste imperio juega su papel de actor global planetario. Para China, el estrechamiento de vínculos con India y el control del resto de la región pasan ahora también a través de la política humanitaria. Y hasta Paquistán brilla ante el silencio de dos actores en decadencia política e histórica: Rusia y las ricas monarquías petroleras. Japón apunta a su vez, por un lado, a ofrecer una ayuda masiva, cosa de reforzar su peso regional, y por otro a promover la reforma de las Naciones Unidas.


Estados Unidos ha encontrado una ocasión para actuar como actor global y contrarrestar el papel de China (para un damnificado asiático, que la botella de agua se la entregue un casco azul o un marine da exactamente lo mismo), e igualmente para mostrar que el complejo militar industrial puede desenvolver su potencia también con fines estrictamente humanitarios. La potencia hegemónica aparece de esa manera tendiendo la mano a países islámicos. No es casualidad que los primeros 24 -hoy son 2.200- soldados estadounidenses desembarcados en la zona de desastre se hayan hecho inmediatamente fotografiar junto a niños. Asistir a naciones islámicas en Asia representa para Washington la ocasión soñada de utilizar una catástrofe natural para ocultar la catástrofe artificial que ha creado conscientemente en Irak y que ya ha cobrado más de 100 mil vidas. Al otro islam, el iraquí, no se le tendió la mano y los cadáveres se pudren en las calles de Faluya exactamente como en Sumatra, sin que a ningún periodista le sea dada la oportunidad de mostrarlo gráficamente.


JUGANDO CON LA DEUDA. La cumbre de Yakarta, el viernes 7, sancionó la moratoria de la deuda externa de los países damnificados. Quienes pidieron la condonación pura y simple de la deuda se vieron, nuevamente, frustrados. Entre ellos figuraba el ministro de Relaciones Exteriores de Sri Lanka, Laksman Kadirgamar, que recordó cómo su paupérrimo país siempre honró su deuda. Pero no es seguro que la moratoria sea aceptada por todos los ?beneficiarios?. India (104 mil millones de dólares de deuda), Malasia (48 mil) y Tailandia (59 mil) son economías emergentes que crecen a un ritmo superior al 6 por ciento anual, y prefieren pagar y demostrar que pueden seguir pagando. Quieren evitar que la calificación de su deuda caiga y su riesgo país aumente, con lo cual crecerían también los intereses a pagar, justo en momentos en que han logrado atraer cuantiosas inversiones extranjeras. Indonesia, por su parte, rechaza cualquier tipo de moratoria y pretende que le sea condonada al menos una parte de la deuda externa. Para ello tiene buenos argumentos, que seguramente ninguno de los ?grandes? escuchará.


A Irak, recuerda Yakarta, le fue condonado el 80 por ciento de su deuda en función de que ésta había sido contraída por la dictadura de Saddam Hussein y que no sería justo que fuera heredada por el nuevo gobierno ?democrático?. Esgrime también -tímidamente- que parte considerable de su enorme deuda externa, 132 mil millones de dólares, fue contraída durante las décadas de la dictadura fondomonetarista de Suharto, impuesta por un golpe de Estado genocida organizado por Henry Kissinger. La otra parte se debe a la aplicación estricta de erróneas recetas del propio Fondo durante la crisis financiera de 1997. El único país interesado en la moratoria es Sri Lanka, cuyo crecimiento se debe exclusivamente al turismo. Aplastado por los 9 mil millones de dólares de su deuda, proporcionalmente la mayor de la región, se ve obligado a aceptar hasta la moratoria que los demás rechazan.


¿TODO NEGATIVO? A pesar de todo, es imposible hablar del sistema de ayudas a los damnificados del tsunami del 26 de diciembre sólo de manera negativa. Una primera buena noticia es que los países ribereños del océano Índico podrán contar con un sistema de alerta parecido al que hoy tienen las naciones ricas que miran al Pacífico.


Por otra parte, los 4 mil millones de dólares prometidos atestiguan que en el mundo globalizado la conciencia de la interconexión de los destinos de los distintos pueblos está avanzando. Una porción significativa de ese monto corresponde a ayudas privadas llegadas desde los cinco continentes, incluidos países que hasta ahora nunca se habían movilizado, como China. Solidaridad global, que le dicen. Finalmente, la cumbre de Yakarta mostró que se está procurando cierto orden en el caos institucional. Pero sobre todo apareció como una victoria de la onu, que emerge triunfante de un nuevo ataque frontal lanzado por unos Estados Unidos deseosos de extender su liderazgo mundial desde lo militar a lo humanitario. Debilitado el unilateralismo de Washington, Yakarta brinda una nueva oportunidad de construir un mundo multipolar.