Wednesday 08 February 2012, 19:22

Gli articoli con tag: " Hamas "

Una road map di letture per la pace

ImmagineParafrasando un recente post di Paola Caridi, non sono esente dalla malattia del voler affermare la mia verità sul conflitto israelo-palestinese: prendo spunto dalla notizia dell’autorizzazione concessa da Netanyahu a favore dei coloni israeliani per circa 500 nuovi insediamenti abitativi in Cisgiordania, nonostante le riserve espresse sia dagli USA che dall’Europa.

Credo che chiunque sia onestamente intenzionato al raggiungimento della pace in Palestina dovrebbe considerare come principale ostacolo a questo traguardo l’ininterrotto processo di occupazione dei Territori palestinesi da parte dei coloni israeliani. Non è che consideri trascurabili le responsabilità palestinesi: nella definizione della road map, venivano loro richiesti l’abbandono della violenza terroristica e l’avvio di riforme in senso democratico. (Al proposito segnalo un paio di articoli di Foreign Affairs che analizzano i progressi, ma anche le difficoltà, di Hamas nel farsi partito capace di governare con sempre maggiore efficienza, oltre che con maggiore senso democratico e meno condizionamenti ideologici. Per quanto mi riguarda, devo ancora affrontare la necessaria lettura di “Hamas”, di Paola Caridi.)

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Mattine e notti da Madonne

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Il mese di settembre è iniziato a Gerusalemme con le parole in musica e le gambe di una Madonna. Tel Aviv è stata la testimone della città delle Madonne. Si cantava anche in Italia  un’ ode alle Madonne, che si risvegliassero alfine con la primavera: Fiorin dipinto, s’amava tanto nel quattrocento, fiorin dipinto, s’amava tanto…

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Iran e Usa. Where is democracy?

"Where is my vote?". In questi giorni centinaia di migliaia di cittadini iraniani sono scesi in piazza, in Iran come nel resto del mondo, per chiedere "dove sono finiti" i loro voti che, secondo il Governo di Teheran, non sono riusciti ad impedire una vittoria a valanga del Presidente in carica Ahmadinejad alle presidenziali di venerdì scorso.
A voler essere cinici, senza lasciarsi influenzare dall’onda emotiva che sta scuotendo il paese mediorientale, si potrebbe ricercare la risposta in un’intervista rilasciata pochissimi giorni fa da Ken Ballen e Patrick Doherty, sondaggisti di un’organizzazione americana finanziata dal Rockfeller Brothers Found che aveva previsto una larga vittoria di Ahmadinejad, dato, sempre secondo questo sondaggio, molto avanti in tutte le provincie del Paese.

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Saviano in Israele: non pettiniamo le bambole nè smacchiamo i giaguari

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NOTA DEL GESTORE DEL SITO:

  1. Mi rendo conto che questo sito ha bisogno di essere tenuto con maggior polso. Non avevo letto i commenti, sopratutto quelli di Piero dai quali mi dissocio fermamente, perché quando l’autore non sono io non passano attraverso la mia moderazione.

    In generale conosco Israele e, pur non facendo sconti a quel governo, non posso non considerare quel paese come uno dei più interessanti dove vivere. Nello specifico, ma perchè una persona, Roberto Saviano in questo caso, è obbligato a rappresentare l’icona mediatica che altri gli hanno cucito addosso?

    Perchè Saviano è un santo se ci rappresenta e diventa un diavolo se si discosta del 10% da come noi ci aspettiamo che debba essere? Gennaro Carotenuto

A Notte Fonda, Roberto Saviano al Tg 3 del 28 aprile 2009 annuncia che Shimon Peres lo ospiterà e  il Paese, Israele,  gli si confà. E immagina e programma il suo futuro. Questo è il video con l’annuncio, non immagino io un bel niente, vedo solo Muri sempre più alti che evidentemente non ha “visitato”   Saviano.

Mi piacerebbe andare a vivere in Israele: l’ho letto sul sito  che dichiara “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”.

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Ahmadinejad fa comodo a tutti

Il vertice dell’Onu sul razzismo in corso a Ginevra, ribattezzato Durban II, è stato un fiasco annunciato dopo le polemiche della vigilia e si è trasformato in un pulpito dal quale il presidente iraniano Ahmadinejad ha violentemente attaccato Israele. Risultato: la conferenza è stata abbandonata anche da quelle democrazie che avevano deciso di prendervi parte, con la sola eccezione significativa dell’Inghilterra. E del Vaticano.

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Sette punti per provare a spiegare il conflitto israelo-palestinese. In risposta ad altrettanti cliché

La straordinaria confusione (ideo)logica, a volte infarcita di malafede, altre volte dovuta a una congenita incapacità di distinguere, mi ha portato a non considerare ovvie alcune ovvietà, e anzi a partire da esse per cercare di spiegare il conflitto israelo-palestinese. Alcuni di questi luoghi comuni sono autentiche aberrazioni, ma il mio tentativo, disperato, è quello di usarli come sponda per cercare di ristabilire alcuni fatti. … Leggi tutto

A proposito di Giornalismo Corretto come un caffè

Con Buona Pace di chi legge politicamente corretto, una volta ancora vi propongo un’altra versione alla  bevuta di News…

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Lettera (e risposta) a Giulietto Chiesa

Caro Giulietto,

leggo con sorpresa una lettera di tale Francesco Tronci sia sul tuo sito che su Megachip, con annessa risposta non firmata e quindi che presumo tua. Senza aver letto nulla di mio, lo dichiari, prendi per buona la versione data da questa persona e mi lanci una serie di accuse gravi che essendo evidentemente generiche non mi colpiscono ma mi obbligano a una richiesta di rettifica.

Devo infatti dedurre che se ti inviassi una lettera nella quale scrivessi “Chiesa è delirante”, “Chiesa è in malafede”, “Chiesa è fuori di testa”,“Chiesa è complice”, Chiesa è ridicolo” e tu non la pubblicassi sul TUO sito personale, io avrei buon diritto a concludere “Giulietto Chiesa, agente del Mossad, censura”.

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Cosa cambia con l’arrivo di Barak Obama in Medio Oriente?

Cosa cambia con l’arrivo di Barak Obama? Per Hamas guarda alla crisi con gli "occhi di Israele". Ma il neo presidente sceglie anche un rappresentante speciale, George Mitchell (nella foto), che è in realtà una piccola svolta polItica

Junko Terao

Sabato 24 Gennaio 2009

“Un inzio infelice” quello di Barack Obama rispetto alla questione mediorientale. Il commento è di Hamas che, per voce del suo rappresentante in Libano, Osama Hamdan, ha anche aggiunto che “l’impressione è che stia cercando di commettere gli stessi errori di Bush che hanno portato all’esplosione della regione”. Obama, che ieri ha nominato George Mitchell inviato speciale per il Medio Oriente – scelta che Israele e Autorità nazionale palestinese hanno accolto con favore –, nell’auspicare un cessate il fuoco duraturo, ha ribadito il diritto di Israele a difendersi dal lancio di razzi da parte di Hamas. Una frase che non è piaciuta all’organizzazione islamista, secondo cui Obama e gli Usa guardano alla situazione “con gli occhi di Israele”.

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Il Jerusalem Post e l’esercito israeliano smentiscono il Corriere della Sera: i morti a Gaza sono il doppio

Smentita la campagna riduzionista su Gaza messa in atto dal Corriere della Sera che, più realista del Re, con Lorenzo Cremonesi, voleva dimezzare i morti. Lo puntualizzano, riferendosi proprio al reportage italiano, niente meno che l’esercito israeliano e il Jerusalem Post. Faccio notare quanto agghiacciante sia anche così la conta dei morti e il fatto che calcolare 750 militanti di Hamas come obbiettivo legittimo sia aberrante.

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Gaza. Dei vivi che passano

di Vincenza Perilli

Mona Hatoum

(L’immagine è un’opera di Mona Hatoum, artista palestinese nata a Beirut. Lo scoppio della guerra civile in Libano le impedirà di ritornare nel paese d’origine, costringendola all’esilio).

Sono passate settimane dall’inizio dei bombardamenti su Gaza, settimane durante le quali l’attivismo contro la guerra e per il cessate il fuoco non ha avuto tregua, tra appelli, presidi, petizioni per il boicottaggio dei prodotti made in Israel e per la sospensione degli accordi commerciali con Israele, manifestazioni grandi e piccole in tutto il mondo, da Roma ad Atene, da Parigi a Tel Aviv. … Leggi tutto

David Grossman: Israele parli anche con Hamas

Come le volpi del racconto biblico di Sansone, legate per la coda a un’unica torcia in fiamme, così noi e i palestinesi ci trasciniamo l’un l’altro, malgrado la disparità delle nostre forze. E anche quando tentiamo di staccarci non facciamo che attizzare il fuoco di chi è legato a noi – il nostro doppio, la nostra tragedia – e il fuoco che brucia noi stessi. Per questo, in mezzo all’esaltazione nazionalista che travolge oggi Israele, non guasterebbe ricordare che anche quest’ultima operazione a Gaza, in fin dei conti, non è che una tappa lungo un cammino di violenza e di odio in cui talvolta si vince e talaltra si perde ma che, in ultimo, ci condurrà alla rovina.

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E’ necessario sconfiggere i fondamentalismi

Dopo la manifestazione, ancora più forte è in me la convinzione che l’unica strada da percorrere, che gli uomini di buona volontà, gli uomini dotati di intelligenza e raziocinio, gli uomini che hanno solo l’iteresse della convivenza pacifica fra uomini e che vivono del proprio lavoro, che per questi uomini, la strada è il chiedere con forza ed insistenza, la fine delle ostilità con il ritiro dell’esercito israeliano entro i confin del ’67, l’interposizione di forze internazionali che abbia forza ed autorevolezza, che possa ritirare tutte le armi in mano ai civili , coloni compresi. … Leggi tutto

Guido Piccoli: le verità di Gaza

gaza-martyr Una cosa è chiara.
Israele, i suoi governanti e la gran parte del suo popolo non vogliono la pace. Per la preponderanza bellica, per gli appoggi internazionali, perché le guerre come l’attuale (accettando che possa chiamarsi così il massacro di questi giorni) gli comportano un centesimo delle vittime rispetto al nemico. Israele, i suoi governanti e la gran parte del suo popolo non vogliono la pace per il fanatismo cresciuto con il compiacimento o la tolleranza della gran parte dell’intellettualità locale e internazionale.

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Michele Santoro e Gaza, la televisione tra narrazione e conversazione

santoroGiovedì sera è andata in scena ad “Anno Zero”, in una trasmissione dedicata ai giovani e Gaza, una rappresentazione chiara del bivio di fronte al quale si trova il più di massa dei media, la televisione. Non è in questa sede importante riprendere le polemiche e giudicare il plotone di esecuzione schierato in queste ore contro Michele Santoro e gli arcangeli e i serafini in fila a santificare Lucia Annunziata. Ma è importante fare un altro tipo di riflessione che concerne il medium.

Chi va in televisione può fare tre tipi diversi di cose. Può performare, ovvero dimostrare cosa sa fare o cosa conosce, ballare, cantare, far ridere, rispondere a quiz come a “Lascia o Raddoppia”. Può narrare, raccontando fatti reali o inventati, in un reportage o in una telenovela. O infine può conversare, dei massimi sistemi, in maniera aulica o del più e del meno, giù giù fino a “Porta a porta”.

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